Il virus della Blue Tongue (o Febbre catarrale) è un Orbivirus della famiglia delle Reoviridae, RNA virus a doppio filamento senza envelope, presente in 24 sierotipi (1 – 24) a trasmissione tramite vettori (Culex, descritte anche le zecche degli ovini e la via iatrogena), che interessa sia ruminanti domestici che selvatici. L’infezione si verifica specialmente nelle zone temperate e nella stagione estivo-autunnale, in presenza di aree umide e clima mite, che favoriscono la proliferazione del virus e degli insetti. Il vettore si infetta da un soggetto viremico e dopo un periodo di incubazione (4 – 20 gg) può pungere e infettare un altro ruminante, il quale sviluppa viremia dopo un periodo di latenza di 2 – 4 gg. Quindi la prima linea di difesa contro questa patologia è il controllo dei vettori, sia con repellenti sull’animale che tramite disinfestazione ambientale.
Il virus causa una grave vasculite, che provoca danni allle mucose, edemi sottocutanei e compromissione dell’apparato cardio-polmonare.
I camelidi non sono considerati particolarmente sensibili alla malattia e le forme cliniche riscontrate non sono frequenti, mentre le pecore appaiono più suscettibili, sviluppando spesso una grave patologia sistemica caratterizzata da una mortalità elevata. I bovini mostrano una viremia elevata persistente nel tempo, pur in assenza di sintomatologia. Per questo motivo possono, assieme ai camelidi e ai ruminanti selvatici, costituire ospiti di riserva e bacino di infezione permanente.
La malattia è endemica in Europa da molti anni, anche se alcune regioni italiane risultavano indenni fino a pochi mesi fa, e ha sempre causato ingenti danni economici nel comparto zootecnico a seguito di perdita di produttività, aborti, malformazioni fetali, restrizioni alla movimentazione. Non esiste una terapia specifica efficace, ma solo una terapia sintomatologica e di supporto.
Caratteristiche della malattia nei camelidi
Vi sono pochi report descrittivi della malattia nei camelidi, nei quali sembra avere un’incidenza minore rispetto ai piccoli ruminanti domestici. In letteratura sono riportati sintomi vaghi e aspecifici, come debolezza, decubito, febbre, seguiti da stress respiratorio, tachipnea e morte improvvisa, a volte anche in assenza di sintomi prodromici (1). All’ispezione post-mortem è possibile rilevare cianosi, schiuma da naso e bocca (come conseguenza di edema polmonare) e grave insufficienza cardio-respiratoria. Non si riscontrano invece le classiche lesioni orali, l’edema sottocutaneo o del legamento nucale come descritti negli ovicaprini domestici (3). Sono stati rilevati casi riguardanti cammelli africani che hanno mostrato zoppia, perdita di appetito, aborto, necrosi gengivale e congiuntivite e che poi si sono rivelati positivi al virus della Blue Tongue (2). Lo sviluppo di sintomatologia nei camelidi non è comunque tanto frequente quanto nei ruminanti domestici, la maggior parte di camelidi si infetta e supera brillantemente la malattia senza mostrare alcun sintomo.
Rilievi necroscopici
Nel caso di morte improvvisa di un camelide in area endemica e in presenza di focolai bisogna sempre sospettare un caso di Blue Tongue e richiedere pertanto un esame necroscopico.
All’apertura della cavità toracica e pericardica si riscontra frequentemente la presenza di fluido acquoso-emorragico, i polmoni appaiono ingrossati, edematosi, congesti e di colore rosso scuro con abbondante schiuma rosata. Il pericardio può mostrare emorragie diffuse e fibrina – la morte infatti avviene per un’insufficienza cardio-respiratoria acuta. La conferma diagnostica si ottiene con la rilevazione del virus tramite PCR su parenchima polmonare e della milza.
Diagnostica di laboratorio
È possibile effettuare un esame PCR da sangue intero in soggetti con sospetto di malattia (ed anche da organi come milza o polmone, inviati in soluzione fisiologica per una diagnostica post-mortem). Gli altri rilievi ematologici non offrono indicazioni specifiche, soprattutto nella forma iperacuta.
Profilassi vaccinali
Non esiste un vaccino registrato per camelidi, ma viene correntemente utilizzato il prodotto disponibile per i ruminanti domestici, secondo il protocollo pensato per gli ovicaprini (dosaggio, via di somministrazione e tempistica). Questi vaccini si sono dimostrati sicuri ed efficaci anche nei camelidi al fine della riduzione della sintomatologia, anche se non prevengono l’infezione (4), e sono indicati in caso di circolazione virale per permettere la movimentazione dei capi.
Dott.ssa Susanna Mereghetti
