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	<title>LABOKLIN Europe</title>
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	<description>Laboratory for clinical diagnostics</description>
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		<title>La diarrea da agenti infettivi nel puledro: endoparassiti e Lawsonia intracellularis</title>
		<link>https://laboklin.com/it/la-diarrea-da-agenti-infettivi-nel-puledro-endoparassiti-e-lawsonia-intracellularis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 07:42:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi]]></category>
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					<description><![CDATA[Prendiamo in esame le più comuni infestazioni da endoparassiti che possono causare patologie intestinali nei puledri e nei giovani cavalli.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>Endoparassiti</h2>
<p>Prendiamo in esame le più comuni infestazioni da endoparassiti che possono causare patologie intestinali nei puledri e nei giovani cavalli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Nematodi</h4>
<p><strong>Ascaridi </strong><em>(Parascaris equorum </em>è la principale specie coinvolta<em>): </em>questi parassiti vengono assunti dal puledro dal terreno attraverso l’ingestione di uova infettanti (contenenti L2) eliminate da adulti parassitati. Le larve ingerite schiudono nello stomaco e passano al fegato e al polmone attraverso il circolo linfatico, penetrando la mucosa gastrica. Vengono poi ingerite tramite le secrezioni tracheali e si localizzano nel piccolo intestino dove diventano sessualmente mature. Possono occasionalmente localizzarsi a livello gastrico in caso di infestioni massive. Da qui iniziano a liberare uova che verranno eliminate con le feci. Il ciclo completo dura circa 10 / 16 settimane, i parassiti adulti sono biancastri e si possono facilmente rilevare nelle feci di soggetti infestati, in quanto non si fissano alla parete intestinale, ma vivono frammisti alle ingesta.</p>
<p>La loro azione patogena principale è di tipo ostruttivo, formando dei grovigli che possono facilmente ostruire il lume intestinale dei puledri, specialmente nel primo anno di vita, con un picco di massima incidenza tra i 4 e gli 8 mesi di età, causando coliche anche fatali e peritoniti.</p>
<p>Dopo i due anni di vita i cavalli adulti sono meno predisposti in quanto il lume intestinale è maggiore e gli animali sviluppano nel tempo una sorta di resistenza immunitaria.</p>
<p>La diagnosi si effettua tramite flottazione su materiale fecale, con rilevazione delle uova.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Piccoli strongili </strong>(<em>Strongiloides westerii): </em>sono piccoli nematodi che mostrano un ciclo particolare con fasi a vita libera nel terreno e fasi all’interno del tratto intestinale. La penetrazione nell’ospite si verifica sia per via percutanea che orale. Quando le L3 arrivano nel circolo sanguigno raggiungono i polmoni, vengono deglutite attraverso la trachea e tornano nell’intestino dove si svilupperanno per partenogenesi in una forma adulta. Le larve, in condizioni particolari (mesi freddi), possono rimanere incistate nella mucosa intestinale in stato di ipobiosi. In questa forma possono localizzarsi anche a livello mammario e trasmettersi al puledro tramite il latte materno.</p>
<p>La diagnosi si effettua per flottazione e si consiglia di trattare le fattrici in prossimità del parto, per evitare infestioni precoci nel neonato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Grossi strongili </strong><em>(Strongylus vulgaris, Strongylus edentatus): </em>le uova si localizzano nel terreno e vengono ingerite come L3 dal pascolo, penetrano la mucosa e passano nel torrente circolatorio (<em>S. vulgaris</em>) o a livello epato-peritoneale <em>(S. edentatus</em>) come L4, localizzandosi o nei vasi dove possono provocare danni vascolari (trombosi ed aneurismi verminosi) o incistarsi a livello intramurale di cieco e colon (come L5).</p>
<p>Ritornano poi nel lume intestinale in forma adulta. Questi cicli sono molto lunghi quindi sono raramente colpiti i puledri di meno di 18 / 24 mesi di vita.</p>
<p>Anche per questi parassiti la diagnosi si effettua tramite flottazione e la differenziazione tra piccoli e grossi strongili avviene con la coltura fecale (1).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Protozoi</h4>
<p>I principali protozoi che possono colpire i puledri neonati sono <em>Cryptosporidium sp., </em>che nei puledri immunocompromessi può causare diarrea acquosa, di solito autolimitante, e (meno frequentemente) <em>Eimeria sp. e Giardia sp., </em>spesso come agenti coinfettivi.</p>
<p>Gli equini si infestano per via orofecale, assumendo dall’ambiente le oocisti sporulate, che si attivano nello stomaco penetrando poi nelle cellule villose dell’ileo. I soggetti adulti (e le fattrici al parto) possono eliminare delle piccole quantità di oocisti pur in maniera asintomatica, visto che nel tempo acquisiscono una sorta di resistenza immunitaria che manca invece nei puledri nella fascia di età 0 – 4 settimane.</p>
<p>Nei puledri colpiti l’infestazione può provocare diarrea acquosa profusa, innescata sia dalla compromissione dei villi, che dall’azione osmotica delle tossine parassitarie. Questo sintomo è di solito autolimitante nell’arco di qualche giorno, se non sono presenti altri cofattori batterici, virali o parassitari congiunti. Durante gli episodi diarroici i puledri parassitati eliminano elevate quantità di oocisti infettanti nell’ambiente circostante, con un effetto di amplificazione epidemiologica importante.</p>
<p>Il parassita <em>Giardia </em>sp. può colpire anche l’uomo in casi particolari, mentre <em>Cryprosporidium sp</em>. ed <em>Eimeria sp</em>. possono parassitare anche i ruminanti.</p>
<p>La terapia per questi parassiti implica l’utilizzo di molecole ad azione mirata, quindi la diagnostica fecale in questi casi appare indispensabile per instaurare una corretta terapia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>Cestodi</h4>
<p><em>Anoplocephala perfoliata </em>è il principale verme piatto che parassita il cavallo, è dotato di uno scolice con cui si fissa alla mucosa intestinale (specialmente di digiuno e ileo), e può raggiungere la lunghezza di 5 cm. Il ciclo di questo parassita è piuttosto lungo e raramente ritroviamo dei soggetti colpiti di meno di 2 anni di età. I principali effetti riscontrati sono malassorbimento, dimagrimento e coliche da alterazione della peristalsi dell’ultimo tratto intestinale.</p>
<p>La diagnosi copromicroscopica di questa parassitosi non è semplice, in quanto l’escrezione delle proglottidi con le uova tramite le feci è intermittente, e la mole di materiale fecale prodotta dagli equini è importante.</p>
<p>E’ disponibile un test sierologico per la rilevazione di anticorpi contro <em>Anoplocephala perfoliata, </em>anche se la sua utilità diagnostica appare limitata dato che la negativizzazione dei soggetti trattati richiede tempi lunghi (1). Di solito si trattano i soggetti sulla base dei rilievi clinici e con un’anamnesi di esclusivi trattamenti antielmintici non mirati, dato che questi parassiti sono sensibili ad un’unica molecola specifica (Praziquantel) o a una doppia dose di Pyrantel pamoato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Lawsonia intracellularis</h2>
<p>Questo batterio gram-negativo intracellulare obbligato colpisce i puledri intorno a 4 / 6 mesi di vita, causando un’enterite proliferativa cronica con diarrea persistente, possono essere colpiti occasionalmente anche gli adulti.</p>
<p>Il periodo maggiormente a rischio appare essere l’autunno / l’inverno.</p>
<p>Altri sintomi aspecifici possono comprendere letargia, febbre, anoressia, perdita di peso, pelo opaco, malassorbimento con ipoalbuminemia, edemi, e lieve rialzo della seria bianca. E’ descritta una forma subclinica, generalmente autolimitante, caratterizzata da calo di incremento ponderale e ritardo di crescita, senza grossi rilievi di laboratorio.</p>
<p>L’ecografia addominale potrebbe rilevare un inspessimento della mucosa del piccolo intestino (oltre i 5 mm) a causa dell’edema sottosieroso causato dall’agente eziologico. Un eventuale puntato addominale può mostrare la presenza di un trasudato non infiammatorio (2).</p>
<p>La diagnosi tramite PCR fecale è attendibile, possono verificarsi esiti negativi in caso di trattamento antibiotico precoce.<br />
E’ possibile la rilevazione della <em>Lawsonia </em>con opportune colorazioni istologiche della mucosa intestinale, la quale mostra alterazioni istologiche caratteristiche (2).</p>
<p>I soggetti sintomatici vanno isolati e sono necessari almeno 7 gg di terapia antibiotica per ridurre la diffusione del batterio nell’ambiente tramite le feci.<br />
Possono essere necessarie cure supportive mirate in caso di grave ipoalbuminemia e disidratazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<span style="color: #000000;"><strong>Laboklin </strong>offre i seguenti <strong>profili fecali</strong>:</span></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;"><strong>Profilo feci puledro </strong>completo di ricerca parassitologica (tramite flottazione e S.A.F.C.) oltre alla batteriologia fecale e alla PCR per virus e batteri</span></li>
<li><span style="color: #000000;"><strong>Profilo parassiti </strong>con esame copromicroscopico quali-/quantitativo (flottazione, S.A.F.C. e McMaster)</span></li>
<li><span style="color: #000000;"><strong>Profilo diarrea puledro PCR </strong>che testa il materiale fecale per vari virus, batteri e </span><em><span style="color: #000000;">Lawsonia intracellularis</span> </em></li>
</ul>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<span style="color: #000000;">Sono disponibili presso <strong>Laboklin </strong>anche:</span></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;"><strong>coltura larvale fecale </strong>per la differenziazione di genere dei nematodi</span></li>
<li><span style="color: #000000;"><strong>PCR </strong>solo per <strong><em>Lawsonia intracellularis</em></strong></span></li>
<li><span style="color: #000000;">ricerca su siero di <strong>anticorpi per </strong><strong><em>Anoplocephala perfoliata</em></strong></span></li>
</ul>
</blockquote>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1776842033660"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h5><span style="color: #000000;"><strong>Reference</strong></span></h5>
<ol>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Veneziano; Veronesi, F. Laus <em>Malattie Parassitarie del cavallo e dell’asino </em>(2022)</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Nicola Pusterla, Connie Gebhart <em>Lawsonia intracellularis infection and proliferative enteropathy in foal (2013)</em></strong></span></h6>
</li>
</ol>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1772713241985 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038983342"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1776843708158 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/04/Diarrea_nel_puledro_endoparassiti_e_Lawsonia.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038998255"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/04/Diarrea_nel_puledro_endoparassiti_e_Lawsonia.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>La diarrea da agenti infettivi nel puledro: endoparassiti e Lawsonia intracellularis</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le carenze vitaminiche nei Camelidi</title>
		<link>https://laboklin.com/it/le-carenze-vitaminiche-nei-camelidi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 08:16:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi]]></category>
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					<description><![CDATA[I camelidi sudamericani si sono adattati alla vita ad alta quota, in ampi spazi ed esposti a un clima piuttosto secco e freddo, per questo i loro globuli rossi hanno caratteristiche peculiari (sono piccoli e di forma ellittica) come adattamento alla scarsità di ossigeno, e l’intestino a spirale ha sviluppato una notevole capacità di riassorbire l’acqua.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>I camelidi sudamericani si sono adattati alla vita ad alta quota, in ampi spazi ed esposti a un clima piuttosto secco e freddo, per questo i loro globuli rossi hanno caratteristiche peculiari (sono piccoli e di forma ellittica) come adattamento alla scarsità di ossigeno, e l’intestino a spirale ha sviluppato una notevole capacità di riassorbire l’acqua.</p>
<p>La digestione della fibra è, rispetto agli altri ruminanti domestici, più lenta e più efficiente proprio perché le ingesta rimangono più tempo nei prestomaci (<em>C. Whitehead</em>).</p>
<p>La peculiare conformazione anatomica di labbra e cavità orale li rende poco propensi ad assumere fieni a stelo lungo, che peraltro possono causare facilmente problemi dentali come ascessi e lesioni gengivali (<em>Linden&amp;Anderson</em>). In natura infatti questi animali hanno a disposizione ampi spazi, camminano molto e cercano fieni con buon odore, con stelo fine e morbido e con foglie succulente. Nei mesi invernali, soprattutto in assenza di pascolo, è particolarmente indicata l’aggiunta nella dieta di fieni di leguminose (erba medica) e un moderato quantitativo di concentrati per bilanciare micronutrienti e vitamine: i nostri fieni polifiti ne sono infatti spesso carenti, e una buona integrazione appare fondamentale alle nostre latitudini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Vitamina D</h2>
<p>Una delle principali problematiche associate alla vita a bassa quota, tipica dell’allevamento nei nostri climi temperati, è la carenza di vitamina D, dovuta alla minore irradiazione solare, tipica del nostro emisfero, e alla presenza di folta fibra caratteristica di questa specie. Soprattutto i soggetti a mantello scuro risentono di questa minore esposizione al sole: la forma attiva di questa vitamina (D3) è infatti sintetizzata a livello cutaneo attraverso la luce solare. La misurazione di questa forma metabolicamente più attiva nel siero risulta quindi attendibile per la valutazione dello stato di carenza.</p>
<p>L’integrazione (per via orale o parenterale) durante i mesi invernali è indicata specialmente nei soggetti in accrescimento, al fine di prevenire le malattie dello sviluppo (rachitismo, osteomalacia). Una carenza di questa vitamina infatti compromette l’assorbimento del calcio e del fosforo, l’integrazione è quindi indispensabile per sostenere la mineralizzazione ossea dei soggetti adulti o delle fattrici gravide, che in questo modo possono produrre un colostro ricco di vitamina D per il cria, dato che questa molecola non passa la placenta. Questo assume una particolare importanza, specialmente per i nati nei mesi freddi. E’ stata dimostrata infatti una maggiore incidenza di rachitismo nei cria nati in autunno / inverno rispetto ai soggetti nati in primavera / estate (1).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Diagnosi di carenza di vitamina D</h2>
<p>E’ attendibile per la diagnosi di carenza la misurazione della vitamina D3 (colecalciferolo) su siero, che rappresenta la forma metabolicamente attiva, mentre la forma D2 (ergocalciferolo) è quella che viene comunemente integrata. Per questi animali è stata stabilita una soglia di carenza per la vitamina D3 &lt; a 50 nmol/l, mentre non sono ancora stati validati dei limiti ematologici di riferimento per l’eccesso. Si considera un’integrazione sicura la quantità comprese tra 1.000 e 2.000 UI / kg di peso vivo ogni due mesi per os da ottobre ad aprile (<em>C. Whitehead</em>).</p>
<p>In letteratura troviamo un limite sierologico di 500 nmol/l per l’intossicazione da vitamina D, spesso associata a iperfosfatemia e ipercalcemia, oltre a iperazotemia e creatinina elevata a causa del danno renale e della mineralizzazione dei tessuti molli associata. Questi livelli si ottengono con quantità elevate di vitamina D assunte ogni giorno per un certo arco temporale.</p>
<p>Anche la misurazione del calcio e del fosfato può aiutare nella diagnosi di carenza, in quanto la presenza di livelli &lt; a 0,65 mmol/l per il fosfato e &lt; a 2,1 mmol/l per il calcio, soprattutto nei giovani, indica un grave disturbo della mineralizzazione (1).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Laboklin </strong>offre la misurazione del <strong>rapporto D3/D2</strong>, e anche del <strong>fosfato </strong>e del <strong>calcio </strong>su siero.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Vitamina A</h2>
<p>Si tratta di una vitamina liposolubile che viene facilmente assunta attraverso il pascolo e i foraggi freschi, mentre nell’essiccazione delle specie erbacee per la produzione di fieni questa sostanza viene persa. Pertanto nei mesi invernali e in assenza di pascolo potrebbero verificarsi delle carenze. I cria assumono questa vitamina alla nascita tramite il colostro, in quanto anch’essa non passa tramite la placenta (<em>R.J. Van Saun</em>).</p>
<p>Eventuali carenze di breve durata vengono compensate facilmente, dato che questa vitamina viene immagazzinata nel fegato. Si ricorda che i soggetti in accrescimento hanno fabbisogni maggiori rispetto agli adulti e poche riserve.</p>
<p>Un soggetto con bassi livelli di vitamina A presenta una maggior incidenza di patologie cutanee (rogna) e disturbi visivi (1).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Laboklin </strong>testa i livelli di <strong>vitamina A </strong>nel siero (la letteratura indica come valori sierologici normali quelli compresi tra 1,70 &#8211; 4,70 micromoli/l per l’alpaca) (3).
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Vitamina E (alpha-tocoferolo)</h2>
<p>Questa vitamina svolge una potente azione antiossidante, immunomodulante, coadiuvante nella fertilità ed è indispensabile per un corretto metabolismo muscolare. La sua carenza nel neonato espone al rischio della cosiddetta “white muscle disease”. Sembrano esserci correlazioni positive tra i livelli di vitamina E nel sangue ed ematocrito, emoglobina, linfociti, ed eosinofili, probabilmente perchè la vitamina E svolge un ruolo importante nello stabilizzare la membrana cellulare delle cellule ematiche (<em>Faye&amp;Seboussi 2010).</em></p>
<p>La carenza si verifica specialmente nei soggetti che non hanno accesso a foraggi freschi, i cria la assumono tramite il colostro della madre.</p>
<p>Il deficit di vitamina E si accompagna spesso alla carenza di selenio, che porta a disturbi di funzionalità della tiroide, della funzione muscolare e cardiaca, e di conseguenza disturbi dell’accrescimento. Durante l’integrazione con prodotti contenenti entrambi i componenti, i livelli di selenio vanno monitorati attivamente, in quanto un eccesso di questo microelemento espone ad intossicazione che può essere fatale (1).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Laboklin </strong>offre la misurazione di <strong>vitamina E </strong>su siero con range validati.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La carenza di microelementi verrà trattata nel prossimo Aktuell.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Vitamina B12 (Cobalamina)</h2>
<p>Questa vitamina appare coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso e nell’ematopoiesi, di solito la popolazione batterica ruminale riesce a produrne una sufficiente quantità e una sua carenza è evento non comune e associato più spesso a deficienza di cobalto (essenziale per la sintesi della molecola).</p>
<p>Un’insufficienza di vitamina B12 provoca ritardi di crescita, perdita di appetito, debolezza, in quanto coinvolta nel metabolismo energetico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Laboklin </strong>offre la misurazione della <strong>vitamina B12 </strong>su siero con range validati.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Susanna Mereghetti</em></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1776842033660"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h5><span style="color: #000000;"><strong>Reference</strong></span></h5>
<ol>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Bernard Faye, Mohammed Bengoumi &#8211; Camel Clinical Biochemistry and Hematology, <em>Springer (2018)</em></strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Jill Parker, Karen I. Timm, et al. &#8211; Seasonal interaction of serum vitamin D concentration and bone density in alpacas, <em>AJVR, vol 63 (2002)</em></strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Husakova, L. Pavlata, et al. &#8211; Reference values for biochemical parameters in blood serum of young and adult alpacas, <em>Animal (2014)</em></strong></span></h6>
</li>
</ol>

		</div>
	</div>
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/04/Carenze_vitamine_nei_Camelidi.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Le carenze vitaminiche nei Camelidi</strong></a></p>

		</div>
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</div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>La diarrea da agenti infettivi nel puledro: virus e batteri</title>
		<link>https://laboklin.com/it/la-diarrea-da-agenti-infettivi-nel-puledro-virus-e-batteri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 12:26:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi]]></category>
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					<description><![CDATA[Il puledro è particolarmente esposto alle patologie enteriche, soprattutto se non ha assunto sufficienti quantità di colostro nelle prime ore di vita, o se in anamnesi abbiamo una gravidanza a rischio o un parto difficoltoso.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Il puledro è particolarmente esposto alle patologie enteriche, soprattutto se non ha assunto sufficienti quantità di colostro nelle prime ore di vita, o se in anamnesi abbiamo una gravidanza a rischio o un parto difficoltoso. Molti agenti (infettivi e non) possono essere responsabili di enterite o colite nel puledro nei primi giorni di vita, determinando forme diarroiche gravi, diversamente dalla “diarrea da calore di parto”. Quest’ultima rispecchia la colonizzazione batterica e il completamento del microbioma del tratto gastroenterico del neonato, è di solito autolimitante e si gestisce con semplice terapia di supporto, in quanto non causa di solito complicanze sistemiche.</p>
<p>In questo <em>Aktuell </em>prenderemo invece in esame le cause infettive (batteriche e virali) che possono causare una diarrea potenzialmente fatale nel puledro e vedremo come diagnosticarle rapidamente per poter instaurare una terapia efficace il prima possibile.</p>
<p>Il materiale fecale utilizzato per la diagnostica deve essere raccolto e spedito rispettando le normali regole di biosicurezza (prelievo con guanti in contenitori appositi riempiti per 2/3 e dotati di guscio protettivo) per evitare travasi accidentali durante il trasporto.</p>
<p>È possibile utilizzare sia la coltura batterica con semina su piastra, che la PCR. Per quest’ultima metodica possono essere sufficienti uno o due tamponi a secco di materiale fecale, dato che vengono amplificate parti di DNA dell’agente eziologico ricercato. Per il <em>Parvovirus </em>Laboklin effettua la PCR su siero.</p>
<p>Da ultimo, sempre sul materiale fecale, offriamo la ricerca di parassiti e, per alcuni di questi, i test antigenici (affronteremo questi argomenti nel prossimo <em>Aktuell</em>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Virus enterici:</h2>
<p><strong>Rotavirus A, Parvovirus, Coronavirus</strong></p>
<p>I virus enterici sono molto pericolosi per i puledri neonati entro i primi 4 mesi di vita, soprattutto se presente deficit di trasferimento di immunità materna, dato che l’insufficiente assunzione di colostro e di fattori protettivi mucosali (immunoglobuline, lisozima, lattoferrina, fattori di crescita…..) rende il neonato più suscettibile all’ingresso di microrganismi per via enterica. Questi microrganismi sono ubiquitari e infettano molte specie animali, incluso l’uomo.</p>
<p>I <strong><em>Rotavirus A </em></strong>sono degli RNA virus privi di envelop, quindi piuttosto resistenti nell’ambiente. La loro trasmissione avviene per via orofecale da soggetti infetti, ma anche da portatori asintomatici (per esempio la fattrice stessa). Una volta introdotti nel tratto gastroenterico si localizzano sui villi degli enterociti distruggendoli, questo causa diarrea acquosa e malassorbimento, principalmente per deficit di produzione di lattasi e ristagno di lattosio indigerito nel lume. La diarrea è di solito autolimitante, ma la terapia sintomatica deve essere rapida, in quanto i puledri si disidratano velocemente e, oltre alla diarrea acquosa profusa, mostrano anoressia, depressione, sintomi colici, letargia.</p>
<p>I soggetti colpiti diffondono il virus nell’ambiente anche fino a 8 – 10 gg dopo la guarigione e la trasmissione può avvenire per via diretta da puledro malato a sano, ma anche tramite il personale se non vengono rispettate le normali norme di biosicurezza in allevamento.</p>
<p>Il <strong><em>Parvovirus </em></strong>è un virus a DNA, anch’esso sprovvisto di envelope, che infetta gli enterociti causando diarrea acquosa, epatite, malassorbimento e disidratazione.</p>
<p>Anche il <strong><em>Coronavirus</em></strong><em>, </em>un RNA virus dotato di envelope che in altre specie provoca di solito patologie respiratorie, nel cavallo causa principalmente enterite e diarrea, pertanto anche i puledri possono essere colpiti.</p>
<p>Sia <em>Coronavirus </em>che <em>Parvovirus </em>tendono a provocare più facilmente una diarrea di tipo autolimitante e svolgono piuttosto un importante ruolo immunodepressivo, aprendo la porta a complicanze batteriche / parassitarie secondarie o a grave compromissione metabolica con disidratazione e tossicosi.</p>
<p>Per tutti questi virus la sintomatologia appare sovrapponibile, pertanto la diagnosi eziologica è fondamentale per instaurare terapie precoci ed efficaci e per attuare il prima possibile le norme di biosicurezza, al fine di limitare i contagi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
Laboklin offre nei suoi profili la <strong>PCR </strong>per <strong><em>Rotavirus A </em>e <em>Coronavirus </em>su feci</strong>, mentre per il <strong><em>Parvovirus </em></strong>è possibile effettuare una PCR <strong>su siero o sangue intero in EDTA</strong>.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Batteri enterici:</h2>
<p><strong>Salmonella, Clostridi, Rhodococcus</strong></p>
<p>La <strong><em>Salmonella </em></strong>è un batterio enterico gram negativo, anaerobio facoltativo, che può contagiare i puledri tramite la via intrauterina o orofecale, durante il parto o durante i primi tentativi di accesso alla mammella, dato che alcune fattrici possono essere portatrici asintomatiche. Abbiamo già affermato che il tratto gastroenterico del neonato non possiede una microflora completa e le difese mucosali prima dell’assunzione del colostro sono parziali. Dopo aver attraversato la mucosa intestinale i batteri raggiungono il circolo linfatico e si possono localizzare nei linfonodi o in altri organi (polmone, fegato, articolazioni) con setticemia e produzione di tossine citotossiche e infiammatorie che causano diarrea e shock settico. I soggetti colpiti sono eliminatori del batterio e questa condizione può persistere (anche intermittente) dopo la guarigione.<br />
Nelle fattrici gravide può verificarsi aborto.</p>
<p>La diagnosi si effettua tramite esame colturale o PCR sulle feci e la terapia deve essere precoce, aggressiva e mirata a limitare la batteriemia e la diffusione di tossine (fluidi, antibiotici, antitossici ed adsorbenti intestinali). In alcuni casi di grave compromissione del paziente possono essere indicate la somministrazione di plasma iperimmune e la nutrizione parenterale al fine di mettere a riposo la mucosa enterica e fornire adeguato supporto nutrizionale.</p>
<p>In caso di episodi di salmonellosi sono indispensabili delle strette procedure di biosicurezza e igiene ambientale e del parto, sia per la fattrice (pulizia del perineo e della mammella) che delle sale parto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
Per la fattrice che ha abortito è disponibile un <strong>test sierologico </strong>per <em>Salmonella abortus equi</em>.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>I <strong>Clostridi enterici </strong>sono batteri gram positivi, anaerobi, di solito dotati di flagelli, che producono spore in ambiente sfavorevole. Molti tipi di clostridi possono causare patologie enteriche: ricordiamo <em>Clostridium difficile</em>, responsabile della cosiddetta colite pseudomembranosa (o colite indotta da antibiotico) nell’uomo.<br />
Questa patologia inizia con l’alterazione della normale flora intestinale e con la colonizzazione da parte delle spore di <em>Clostridium difficile </em>presenti nel terreno che sopravvivono all’ambiente gastrico per poi germinare nell’ultimo tratto dell’intestino, producendo poi le tossine (enterotossina A e citotossina B) causa di danno mucosale, infiammazione, richiamo di fluidi nel lume, e quindi diarrea emorragica profusa. Le tossine provocano anche perdita di proteine, acidosi metabolica, disidratazione, intossicazione sistemica. Anche <em>Clostridium perfringens (tipi A, B, C, D</em>) produce differenti tipi di enterotossine, con effetti sia locali che sistemici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
Laboklin offre una <strong>PCR fecale </strong>sia per la rilevazione dell’<strong>agente eziologico</strong>, che delle <strong>differenti tossine </strong>prodotte (tossine A e B per <em>Clostridium difficile, </em>gene enterotossina, gene alfatossina e gene NetF per <em>Clostridium perfringens</em>).
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’isolamento del solo batterio non è sufficiente a fare diagnosi di clostridiosi, in quanto solo i ceppi produttori di tossine sono patogeni.</p>
<p><strong><em>Rhodococcus hoagii </em></strong>è un batterio intracellulare facoltativo, gram positivo, ubiquitario, che di solito si trasmette tramite aerosol, dal pulviscolo e dalle secrezioni di altri puledri malati, localizzandosi generalmente a livello polmonare, causando sintomi respiratori ed ascessi. Può avere occasionalmente diverse localizzazioni: osteo-articolare, oculare e anche intestinale, causando enterite o ascessi addominali.<br />
Possiamo avere l’eliminazione intestinale del microrganismo non solo nelle forme enteriche, ma anche in quelle respiratorie, poiché viene ingerito con le secrezioni bronchiali o assunto dal terreno in ambienti fortemente contaminati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
Per questo motivo Laboklin offre la ricerca tramite <strong>PCR su feci </strong>per questo microrganismo, con la <strong>differenziazione </strong>dei <strong>ceppi produttori della proteina VapA</strong>, fattore che indica la patogenicità del ceppo batterico eventualmente rilevato.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda le indicazioni di <strong>biosicurezza </strong>da applicare in caso di focolai di malattie diffusive:</p>
<blockquote><p>
Laboklin offre dei <strong>test di contaminazione / di efficacia della disinfezione delle superfici</strong>, con apposite piastre da contatto ambientali che vengono fornite su richiesta.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Susanna Mereghetti</em></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1772713241985 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038983342"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1772799954574 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/Diarrea_nel_puledro_virus_e_batteri.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038998255"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/Diarrea_nel_puledro_virus_e_batteri.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>La diarrea da agenti infettivi nel puledro: virus e batteri</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Proteine della fase acuta nei cani e nei gatti: risultati recenti e le loro implicazioni pratiche</title>
		<link>https://laboklin.com/it/proteine-della-fase-acuta-nei-cani-e-nei-gatti-risultati-recenti-e-le-loro-implicazioni-pratiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 12:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/acute-phase-proteins-in-dogs-and-cats-current-insights-and-clinical-relevance/</guid>

					<description><![CDATA[Proteine della fase acuta nei cani e nei gatti: il valore diagnostico della CRP, della SAA, dell'AGP e di altre proteine nella pratica clinica]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La risposta di fase acuta (APR) è una risposta sistemica precoce a stimoli infiammatori, infezioni e danni tissutali. Le citochine pro-infiammatorie   (IL-6, IL-1β, TNF-α) regolano la sintesi di speci-fiche proteine di fase acuta (APP) nel fegato, le   cui concentrazioni aumentano o diminuiscono nel sangue durante un&#8217;APR. Le APP sono marcatori preziosi per l&#8217;individuazione e il monitoraggio dei processi infiammatori e delle malattie neoplastiche. L&#8217;APR si attiva significativamente prima ed è più specifica delle variazioni della conta leucocitaria.</p>
<p>Le APP vengono classificate in base all&#8217;intensità della risposta in &#8220;major&#8221; (aumento da 10 a 100 volte), &#8220;moderate&#8221; (aumento da 2 a 10 volte) e &#8220;minor&#8221; (aumento inferiore a 2 volte).<br />
La determinazione delle APP major è particolar-mente utile per la diagnosi precoce e il monito-raggio di alcune patologie associate a un&#8217;APR.  Nei cani, la proteina C-reattiva (PCR) è la più importante APP major, mentre nei gatti è la proteina amiloide A sierica (SAA). L&#8217;aptoglobina (Hp) e la glicoproteina acida α1 (AGP) sono tra le proteine di fase acuta (APP) che reagiscono in modo moderato o lieve. L&#8217;albumina, la transferrina e la paraossonasi sono tra le APP a reazione negativa, le cui concentrazioni tipicamente diminuiscono durante una reazione di fase acuta.  Il comportamento delle rispettive APP durante la reazione di fase acuta è illustrato nella Tabella 1.</p>

		</div>
	</div>
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<a href='https://laboklin.com/it/proteine-della-fase-acuta-nei-cani-e-nei-gatti-risultati-recenti-e-le-loro-implicazioni-pratiche/fip-cat-2/'><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/04/FIP-cat.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Gatto con FIP" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/04/FIP-cat.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/04/FIP-cat-300x300.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/04/FIP-cat-150x150.jpg 150w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/04/FIP-cat-768x768.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>


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			<h2>Il cane – La proteina C-reattiva (CRP) come standard di riferimento</h2>
<p>Essendo una proteina di fase acuta (APP) fondamentale, la CRP aumenta di 50-100 volte entro 4-24 ore dopo l&#8217;esposizione a uno stimolo scatenante, raggiunge il suo picco massimo dopo 1-2 giorni e diminuisce rapidamente con un trattamento efficace. Grazie a questo andamento dinamico, la CRP è ideale per la diagnosi precoce, il monitoraggio della progressione della malattia e la valutazione del successo del trattamento.</p>
<p>Livelli elevati di CRP si riscontrano in una varietà di processi infiammatori e immunomediati, tra cui infezioni batteriche, infestazioni parassitarie,  malattie autoimmuni, neoplasie e alterazioni post-traumatiche o post-operatorie.<br />
Nei cani con infezione acuta da <em>Babesia canis</em>, esiste una chiara correlazione tra CRP e gravità clinica e parametri ematologici.</p>
<p>Nell&#8217;ambito della gestione antimicrobica, è stato dimostrato che gli antibiotici possono essere sospesi una volta ottenuto un miglioramento clinico e la normalizzazione della concentrazione di CRP, riducendo significativamente la durata della terapia per molte patologie.</p>
<p>Nelle micosi sistemiche, come la coccidioidomicosi polmonare, la CRP in combinazione con l&#8217;Hp ha mostrato un valore predittivo per la remissione.</p>
<p>Tuttavia, la CRP può risultare elevata anche in assenza di una causa infiammatoria, ad esempio durante un&#8217;intensa attività fisica o in gravidanza; per questo motivo, l&#8217;interpretazione deve essere contestualizzata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tabella 1:</strong> Panoramica delle variazioni delle proteine di fase acuta e della conta leucocitaria in funzione del tempo trascorso dallo stimolo infiammatorio in cani e gatti.</p>
<table>
<tbody valign="top">
<tr bgcolor="e51e1e">
<td width="182"><span style="color: #ffffff;"><strong>Tempo da stimolo </strong></span><span style="color: #ffffff;"><strong>infiammatorio</strong></span></td>
<td width="132"><span style="color: #ffffff;"><strong>Cane </strong><strong>–<br />
</strong><strong>ad es. CRP, SAA</strong></span></td>
<td width="123"><span style="color: #ffffff;"><strong>Cane </strong><strong>–</strong></span><br />
<span style="color: #ffffff;"><strong>conta leucocitaria</strong></span></td>
<td width="121"><span style="color: #ffffff;"><strong>Gatto </strong></span><strong><span style="color: #ffffff;">–</span><br />
</strong><span style="color: #ffffff;"><strong>ad es. SAA, AGP</strong></span></td>
<td width="126"><strong><span style="color: #ffffff;">Gatto –</span><br />
<span style="color: #ffffff;">conta leucocitaria</span></strong></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>0–6 h</strong></td>
<td width="132">inizialmente lieve aumento<br />
(la sintesi nel fegato inizia dopo alcune ore).</td>
<td width="123">perlopiù ancora entro l&#8217;intervallo di riferimento</td>
<td width="121">inizialmente lieve aumento</td>
<td width="126">perlopiù ancora entro l&#8217;intervallo di riferimento</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>6–12 h</strong></td>
<td width="132">aumento significativo<br />
misurabile</td>
<td width="123">tendenza iniziale verso un possibile aumento, spesso ancora al limite</td>
<td width="121">aumento significativo misurabile</td>
<td width="126">tendenza iniziale verso un possibile aumento, spesso ancora al limite</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>12–24 h</strong></td>
<td width="132">forte aumento, valori per lo più chiaramente patologici</td>
<td width="123">leucocitosi/-penia è ora frequentemente visibile</td>
<td width="121">forte aumento, chiaramente<br />
patologico</td>
<td width="126">leucocitosi frequente, a volte<br />
leucogramma da stress</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>24–48 h</strong></td>
<td width="132"><strong>Picco APR –</strong> massima<br />
concentrazione</td>
<td width="123">ulteriore aumento/plateau dei<br />
leucociti</td>
<td width="121"><strong>Picco APR</strong></td>
<td width="126">ulteriore aumento/plateau dei<br />
leucociti</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>2–5</strong><strong> gg</strong></td>
<td width="132">declino incipiente, quando infiammazione sotto controllo</td>
<td width="123">leucociti spesso ancora elevati, diminuiscono lentamente</td>
<td width="121">declino con miglioramento<br />
clinico</td>
<td width="126">leucociti spesso sono ancora<br />
alterati, normalizzano lentamente</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>&gt; 5 gg</strong></td>
<td width="132">ritorno a valori di riferimento o a valori prossimi a quelli di<br />
riferimento in guarigione da<br />
infiammazione</td>
<td width="123">normalizzazione, ma può richiedere più tempo a causa<br />
di processi cronici</td>
<td width="121">simile al cane</td>
<td width="126">simile al cane</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>APR = reazione di fase acuta, CRP = proteina C-reattiva, SAA = amiloide sierica A, AGP = alfa-1-glicoproteina acida</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Indice di Fase Acuta (API) – marcatore combinato</h2>
<p>La ricerca attuale combina i marcatori APP positivi (CRP, Hp) e negativi (albumina, eventualmente PON-1) in un Indice di Fase Acuta (API). Questo indice riflette l&#8217;attività infiammatoria complessiva.<br />
I cani con tumori maligni e valori elevati di API presentavano una prognosi significativamente peggiore.</p>
<p>Nelle malattie infiammatorie croniche, ad esempio la leishmaniosi canina, i livelli di CRP e Hp rimangono costantemente elevati, mentre quelli di albumina e transferrina spesso diminuiscono. Le variazioni dell&#8217;API sono strettamente correlate alla risposta al trattamento e all&#8217;attività della malattia. Valori persistentemente elevati indicano attività residua, coinfezioni o fallimento del trattamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il gatto – SAA e AGP sotto i riflettori</h2>
<p>Nei gatti, la dinamica e il significato delle APP differiscono considerevolmente da quelli dei cani. La SAA è la principale APP più importante, mentre l&#8217;AGP è particolarmente importante per la diagnosi di FIP.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siero amiloide A (SAA)</strong></p>
<p>La SAA reagisce molto precocemente e con elevata sensibilità, raggiungendo rapidamente concentrazioni elevate ed è quindi adatta sia per la diagnosi precoce che per la valutazione prognostica. Un rapido declino indica una buona risposta alla terapia, mentre un valore stagnante suggerisce un&#8217;infiammazione persistente o un&#8217;infezione secondaria. I moderni test turbidimetrici con anticorpi monoclonali offrono un&#8217;elevata precisione diagnostica. Ulteriori studi dimostrano l&#8217;utilità della SAA, in particolare nelle infezioni batteriche come la pielonefrite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Glicoproteina alfa-1-acida (AGP)</strong></p>
<p>L&#8217;AGP è una proteina di fase acuta (APP) che aumenta moderatamente e ha un&#8217;elevata rilevanza clinica per la FIP (Fig. 1). Livelli elevati di AGP nel siero supportano la diagnosi sospetta in combinazione con altri riscontri. L&#8217;AGP mostra variazioni particolarmente dinamiche durante la terapia antivirale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Aptoglobina (Hp)</h2>
<p>Nei cani e nei gatti, l&#8217;Hp è una delle proteine di fase acuta a moderata espressione sintetizzate nel fegato. La sua funzione biologica principale è il legame ad alta affinità con l&#8217;emoglobina libera (Hb) proveniente dagli eritrociti lisati, riducendo così il danno ossidativo ai tessuti e prevenendo la perdita di ferro legato all&#8217;Hb. Durante i processi infiammatori acuti, entrambe le specie mostrano un aumento della concentrazione di aptoglobina significativamente meno pronunciato e più ritardato rispetto alle principali proteine di fase acuta come la SAA o la CRP. Come in altri mammiferi, l&#8217;emolisi intravascolare può portare a una diminuzione della concentrazione di aptoglobina perché la proteina viene rapidamente consumata legando grandi quantità di emoglobina libera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Proteine di fase acuta negative</h2>
<p><strong>Albumina<br />
</strong>L&#8217;albumina diminuisce a causa della ridistribuzione degli aminoacidi per la sintesi delle proteine di fase acuta positive e a causa dell&#8217;aumento della permeabilità capillare. È un indicatore prezioso di infiammazione sistemica, ma deve essere valutata tenendo conto di idratazione, perdita di proteine e funzionalità epatica. Nei cani, l&#8217;albumina è inclusa nel parametro API.</p>
<p><strong>Transferrina<br />
</strong>La transferrina, una proteina di trasporto che lega il ferro, diminuisce durante la fase di risposta parziale acuta (APR) per ridurre la disponibilità di ferro per i microrganismi. Nei cani, è stata osservata una marcata diminuzione della transferrina nelle infezioni batteriche. Una diminuzione significativa è stata documentata anche nei gatti con infiammazione cronica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Proteine di fase acuta nella FIP</h2>
<p>La peritonite infettiva felina (FIP) è una malattia infiammatoria solitamente associata a un aumento delle proteine di fase acuta.<br />
Studi hanno dimostrato che la determinazione dell&#8217;AGP nel liquido essudativo è il metodo più significativo per differenziare i gatti con FIP da quelli senza. Sono stati definiti diversi intervalli di cut-off con sensibilità/specificità variabili (Tabella 2). Alcuni di questi intervalli di cut-off, ad esempio, in Helfer-Hungerbühler et al. (AGP &gt; 2927), mostrano un&#8217;elevata specificità (97%) e possono quindi essere altamente indicativi di FIP.<br />
Tuttavia, a causa della sua sensibilità relativamente bassa (54%), quasi la metà dei gatti affetti da FIP potrebbe non essere diagnosticata. Inoltre, va considerato che le APP possono aumentare anche in altre patologie. I gatti con addome settico e anche i gatti con neoplasie disseminate spesso mostrano concentrazioni di AGP altrettanto elevate quanto quelle dei gatti affetti da FIP. Pertanto, è importante eseguire un esame citologico e batteriologico supplementare per escludere diagnosi differenziali.</p>
<p>La sola misurazione dell&#8217;AGP non è quindi sufficiente per una diagnosi definitiva, ma rappresenta piuttosto uno dei tanti elementi necessari per giungere a una diagnosi.<br />
L&#8217;AGP può anche svolgere un ruolo importante nel monitoraggio della terapia dei gatti affetti da FIP. Durante il trattamento, l&#8217;AGP diminuisce costantemente, ma più lentamente rispetto alla SAA. Ciò è presumibilmente dovuto alla maggiore emivita dell&#8217;AGP, motivo per cui la concentrazione di AGP al secondo giorno di terapia per la FIP può essere superiore rispetto a prima dell&#8217;inizio del trattamento. Una diminuzione significativa dell&#8217;AGP è stata osservata a partire dal settimo giorno dopo l&#8217;inizio della terapia. Entro il 28° giorno al più tardi, l&#8217;AGP era tornata entro i valori normali in quasi tutti i gatti (Helfer-Hungerbuehler 2024: (10) – 17/18 gatti e Zuzzi-Krebitz 2024: 37/39 gatti) e può quindi essere utilizzata come un buon parametro per monitorare il successo del trattamento.<br />
Per quanto riguarda la SAA, una diminuzione significativa era già evidente al giorno 2 e la maggior parte dei gatti ha mostrato nuovamente concentrazioni di SAA (quasi) normali entro 4-7 giorni.<br />
Addie et al. (2022) utilizzano l&#8217;AGP come marcatore per differenziare tra remissione e guarigione. La guarigione si riferisce alla completa cura della FIP, mentre la remissione è definita come uno stadio intermedio tra la guarigione e la morte, che comporta ancora il rischio di recidiva. I gatti completamente guariti mostravano livelli di AGP entro i valori normali, mentre i gatti in remissione mostravano livelli elevati di AGP. L&#8217;aumento dell&#8217;AGP potrebbe quindi indicare anche una potenziale recidiva di FIP.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tabella 2:</strong> Panoramica delle pubblicazioni attuali sull&#8217;uso dell&#8217;AGP. Valori medi misurati (incluso l&#8217;intervallo) nei gatti con FIP rispetto ai gatti senza FIP, valori di cut-off definiti e relativa sensibilità e specificità.</p>
<table>
<tbody valign="top">
<tr bgcolor="e51e1e">
<td width="102"><span style="color: #ffffff;"><strong>Studio</strong></span></td>
<td width="96"><span style="color: #ffffff;"><strong>Proteina di fase acuta</strong></span></td>
<td width="154"><span style="color: #ffffff;"><strong>Valore medio in gatti con FIP (range)</strong></span></td>
<td colspan="2" width="133"><span style="color: #ffffff;"><strong>Valore medio in gatti senza FIP (range)</strong></span></td>
<td width="55"><span style="color: #ffffff;"><strong>cut-</strong><strong>Off</strong></span></td>
<td width="85"><span style="color: #ffffff;"><strong>Sensibilità </strong><strong>(%)</strong></span></td>
<td width="64"><span style="color: #ffffff;"><strong>Specificità </strong><strong>(%)</strong></span></td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td width="102"></td>
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Siero</strong></td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="7" bgcolor="e7e7e7" width="102"><strong><em>Hazuchova </em></strong><strong><em>2017</em></strong></td>
<td width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td width="154">2900 (960-5040)</td>
<td colspan="2" width="133">690 (120-4500)</td>
<td width="55"><strong>2260</strong></td>
<td width="85">85</td>
<td width="64">90</td>
</tr>
<tr>
<td width="96">SAA (µg/ml)</td>
<td width="154">98,5 (1,3-163,4)</td>
<td colspan="2" width="133">7,6 (0,1-163,8)</td>
<td width="55"><strong>97,3</strong></td>
<td width="85">55</td>
<td width="64">87</td>
</tr>
<tr>
<td width="96">Hp (mg/ml)</td>
<td width="154">2,0 (2,0-9,0)</td>
<td colspan="2" width="133">1,8 (0,0-2,0)</td>
<td width="55"><strong>2,0</strong></td>
<td width="85">55</td>
<td width="64">82</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Versamento</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td width="154">2570 (1300-5760)</td>
<td colspan="2" width="133">480 (190-3800)</td>
<td width="55"><strong>1550</strong></td>
<td width="85">93</td>
<td width="64">93</td>
</tr>
<tr>
<td width="96">SAA (µg/ml)</td>
<td width="154">80,4 (0,1-207,4)</td>
<td colspan="2" width="133">0,1 (0,1-182,7)</td>
<td width="55"><strong>43,6</strong></td>
<td width="85">71</td>
<td width="64">91</td>
</tr>
<tr>
<td width="96">Hp (mg/ml)</td>
<td width="154">2,2 (0,1-9,3)</td>
<td colspan="2" width="133">0,8 (0,1-2,5)</td>
<td width="55"><strong>2,1</strong></td>
<td width="85">79</td>
<td width="64">87</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td width="102"></td>
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Siero</strong></td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="4" bgcolor="e7e7e7" width="102"><strong><em>Helfer-</em></strong><br />
<strong><em>Hungerbuehler </em></strong><strong><em>2024</em></strong></td>
<td rowspan="2" width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td rowspan="2" width="154">2954 (200-5861)</td>
<td bgcolor="e7e7e7" width="66">sano</td>
<td bgcolor="e7e7e7" width="67">malato</td>
<td width="55"><strong>2531</strong></td>
<td width="85">61</td>
<td width="64">79</td>
</tr>
<tr>
<td width="66">235<br />
(78-616)</td>
<td width="67">1734<br />
(305-3449)</td>
<td width="55"><strong>2927</strong></td>
<td width="85">54</td>
<td width="64">97</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Versamento</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td width="154">2425 (343-5611)</td>
<td colspan="2" width="133">560 (83-3950)</td>
<td width="55"><strong>1686</strong></td>
<td width="85">71</td>
<td width="64">89</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td width="102"></td>
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Siero</strong></td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="7" bgcolor="e7e7e7" width="102"><strong><em>Romanelli 2024</em></strong></td>
<td rowspan="3" width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td rowspan="3" width="154">1986 (405-4428)</td>
<td colspan="2" rowspan="3" width="133">296 (165-4254)</td>
<td width="55"><strong>707</strong></td>
<td width="85">80</td>
<td width="64">80</td>
</tr>
<tr>
<td width="55"><strong>&gt;4099</strong></td>
<td width="85">&#8211;</td>
<td width="0">100</td>
</tr>
<tr>
<td width="55"><strong>&lt;438</strong></td>
<td width="85">100</td>
<td width="64">&#8211;</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Versamento</strong></td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="3" width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td rowspan="3" width="154">1717 (549-3166)</td>
<td colspan="2" rowspan="3" width="133">233 (103-4099)</td>
<td width="55"><strong>990</strong></td>
<td width="85">75</td>
<td width="64">73</td>
</tr>
<tr>
<td width="55"><strong>&gt;4254</strong></td>
<td width="85">&#8211;</td>
<td width="64">100</td>
</tr>
<tr>
<td width="55"><strong>&lt;296</strong></td>
<td width="85">100</td>
<td width="64">&#8211;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa. Ruth Klein, Katharina Buchta</em></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1713769814380 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Malin K, Witkowska-Piłaszewicz O. C-Reactive Protein as a Diagnostic Marker in Dogs: A Review. Animals (Basel). 2022 Oct 21;12(20):2888. doi: 10.3390/ani12202888.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">von Hohnhorst IM, Moritz A, Eisenecker CM, Strube C, Rodjana KE, Müller E, Schäfer I. Impact of levels of parasitemia and antibodies, acute-phase proteins, as well as stays abroad on hematological and biochemical parameters in 342 dogs with acute Babesia canis infection. Parasit Vectors. 2025 Aug 15;18(1):347. doi: 10.1186/s13071-025-06997-4.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Glick A, Jaffey JA, Kreisler R, Hanzlicek AS, Ringold R. Serum C-reactive protein and haptoglobin decrease in the first three months of treatment and relative change in haptoglobin predict remission in dogs with pulmonary coccidioidomycosis. J Am Vet Med Assoc. 2024 Jun 19;262(9):1222-1230. doi: 10.2460/javma.24.05.0296.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Baldin M, Gelain ME, Marolato G, Bedin S, Berlanda M, Zanetti M, Torrigiani F, Giordano A, Moretti P, Scavone D, Bonsembiante F. Beyond Individual Acute Phase Protein Assessments: Introducing the Acute Phase Index (API) as a Prognostic Indicator in Dogs with Malignant Neoplasia. Vet Sci. 2025 Jun 1;12(6):533. doi: 10.3390/vetsci12060533.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Fernandes Rodrigues N, Giraud L, Bolen G, Fastrès A, Clercx C, Gommeren K, Billen F. Antimicrobial discontinuation in dogs with acute aspiration pneumonia based on clinical improvement and normalization of C-reactive protein concentration. J Vet Intern Med. 2022 May;36(3):1082-1088. doi: 10.1111/jvim.16405.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Viitanen SJ, Lappalainen AK, Christensen MB, Sankari S, Rajamäki MM. The Utility of Acute-Phase Proteins in the Assessment of Treatment Response in Dogs With Bacterial Pneumonia. J Vet Intern Med. 2017 Jan;31(1):124-133. doi: 10.1111/jvim.14631.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Yuki M, Inden T, Hirano T, Naito E, Taira H, Yokota S, Narita M. Comparison of polyclonal and monoclonal antibody assays for serum amyloid A in cats: a study based on an automated turbidimetric  immunoassay in a primary care veterinary hospital. Am J Vet Res. 2024 Jul 12;85(9):ajvr.24.03.0067. doi: 10.2460/ajvr.24.03.0067.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Waugh EM, Haining H, Harvie J, Ridyard AE, Eckersall PD. Validation of an automated immunoturbidimetric assay for feline serum amyloid A. BMC Vet Res. 2022 Sep 28;18(1):359. doi: 10.1186/s12917-022-03456-5.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Kurtz M, Pey PBM, Mortier J, Manassero M, Da Riz F, Canonne-Guibert M, Maurey C, Benchekroun G. Usefulness of serum amyloid A for the diagnosis of pyelonephritis in cats: A prospective evaluation. J Vet Intern Med. 2024 May-Jun;38(3):1542-1552. doi: 10.1111/jvim.17082.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Helfer-Hungerbuehler AK, Spiri AM, Meili T, Riond B, Krentz D, Zwicklbauer K, Buchta K, Zuzzi-Krebitz AM, Hartmann K, Hofmann-Lehmann R, Meli ML. Alpha-1-Acid Glycoprotein Quantification via Spatial Proximity Analyte Reagent Capture Luminescence Assay: Application as Diagnostic and Prognostic Marker in Serum and Effusions of Cats with Feline Infectious Peritonitis Undergoing GS-441524 Therapy. Viruses. 2024 May 16;16(5):791. doi: 10.3390/v16050791.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Tršar L, Štrljič M, Svete AN, Koprivec S, Tozon N, Žel MK, Pavlin D. Evaluation of selected inflammatory markers in cats with feline infectious peritonitis before and after therapy. BMC Vet Res. 2025 May 9;21(1):330. doi: 10.1186/s12917-025-04731-x.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Ceron JJ, Pardo-Marin L, Caldin M, Furlanello T, Solano-Gallego L, Tecles F, Bernal L, Baneth G, Martinez-Subiela S. Use of acute phase proteins for the clinical assessment and management of canine leishmaniosis: general recommendations. BMC Vet Res. 2018 Jun 20;14(1):196. doi: 10.1186/s12917-018-1524-y.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Rossi G. Acute phase proteins in cats: Diagnostic and prognostic role, future directions, and analytical challenges. Vet Clin Pathol. 2023 Feb;52 Suppl 1:37-49. doi: 10.1111/vcp.13238.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Martínez-Subiela S, Ceron JJ. Evaluation of acute phase protein indexes in dogs with leishmaniasis at diagnosis, during and after short-term treatment. Vet Med &#8211; Czech, 2005, 50(1):39-46. doi: 10.17221/5595-VET-MED.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Paltrinieri S. The feline acute phase reaction. Vet J. 2008 Jul;177(1):26-35. doi: 10.1016/j.tvjl.2007.06.005.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Eckersall PD, Bell R. Acute phase proteins: Biomarkers of infection and inflammation in veterinary medicine. Vet J. 2010 Jul;185(1):23-7. doi: 10.1016/j.tvjl.2010.04.009.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Ceron JJ, Eckersall PD, Martýnez-Subiela S. Acute phase proteins in dogs and cats: current knowledge and future perspectives. Vet Clin Pathol. 2005 Jun;34(2):85-99. doi: 10.1111/j.1939-165x.2005.tb00019.x.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Shih AW, McFarlane A, Verhovsek M. Haptoglobin testing in hemolysis: measurement and interpretation. Am J Hematol. 2014 Apr;89(4):443-7. doi: 10.1002/ajh.23623.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Hazuchova K, Held S, Neiger R. Usefulness of acute phase proteins in differentiating between feline infectious peritonitis and other diseases in cats with body cavity effusions. J Feline Med Surg. 2017 Aug;19(8):809-816. doi: 10.1177/1098612X16658925.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Tasker S, Addie DD, Egberink H, Hofmann-Lehmann R, Hosie MJ, Truyen U, Belák S, Boucraut-Baralon C, Frymus T, Lloret A, Marsilio F, Pennisi MG, Thiry E, Möstl K, Hartmann K. Feline Infectious Peritonitis:</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">European Advisory Board on Cat Diseases Guidelines. Viruses. 2023 Aug 31;15(9):1847. doi: 10.3390/v15091847.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Zuzzi-Krebitz AM, Buchta K, Bergmann M, Krentz D, Zwicklbauer K, Dorsch R, Wess G, Fischer A, Matiasek K, Hönl A, Fiedler S, Kolberg L, Hofmann-Lehmann R, Meli ML, Spiri AM, Helfer-Hungerbuehler AK, Felten S, Zablotski Y, Alberer M, Both UV, Hartmann K. Short Treatment of 42 Days with Oral GS-441524 Results in Equal Efficacy as the Recommended 84-Day Treatment in Cats Suffering from Feline Infectious Peritonitis with Effusion-A Prospective Randomized Controlled Study. Viruses. 2024 Jul 16;16(7):1144. doi: 10.3390/v16071144.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Addie DD, Silveira C, Aston C, Brauckmann P, Covell-Ritchie J, Felstead C, Fosbery M, Gibbins C, Macaulay K, McMurrough J, Pattison E, Robertson E. Alpha-1 Acid Glycoprotein Reduction Differentiated Recovery from Remission in a Small Cohort of Cats Treated for Feline Infectious Peritonitis. Viruses. 2022 Apr 1;14(4):744. doi: 10.3390/v14040744.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Romanelli P, Bertazzolo W, Prisciandaro A, Leone A, Bonfanti U, Paltrinieri S. Measurement of Feline Alpha-1 Acid Glycoprotein in Serum and Effusion Using an ELISA Method: Analytical Validation and Diagnostic Role for Feline Infectious Peritonitis. Pathogens. 2024 Mar 29;13(4):289. doi: 10.3390/pathogens13040289.</span></strong></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1777277489633 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/04/Proteine_della_fase_acuta_nei_cani_e_nei_gatti.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
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		<div class="wpb_wrapper">
			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/04/Proteine_della_fase_acuta_nei_cani_e_nei_gatti.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Proteine della fase acuta nei cani e nei gatti: risultati recenti e le loro implicazioni pratiche</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mycoplasma haemolamae</title>
		<link>https://laboklin.com/it/mycoplasma-haemolamae/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 08:15:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi]]></category>
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					<description><![CDATA[L’infezione da Mycoplasma haemolamae nei camelidi presenta aspetti epidemiologici e clinici particolari. I micoplasmi sono batteri appartenenti al genere Mollicutes, si tratta di organismi pleomorfi, privi di parete cellulare, quindi poco resistenti all’ambiente esterno.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>L’infezione da <em>Mycoplasma haemolamae </em>nei camelidi presenta aspetti epidemiologici e clinici particolari. I micoplasmi sono batteri appartenenti al genere Mollicutes, si tratta di organismi pleomorfi, privi di parete cellulare, quindi poco resistenti all’ambiente esterno.<br />
Alcuni micoplasmi per sopravvivere parassitano i globuli rossi, localizzandosi sulla loro superficie e per questo motivo sono stati caratterizzati come “micoplasmi emotropi” o “emoplasmi”.</p>
<p>Non producono generalmente tossine, ma presentano delle “adesine”: proteine di adesione alle cellule, che favoriscono la loro azione patogena, dato che tendono a danneggiare la cellula ospite su cui aderiscono &#8211; in questo caso i globuli rossi dei camelidi parassitati &#8211; provocando emolisi e anemia nei soggetti colpiti. Questo meccanismo è mediato dal sistema immunitario stesso, che può confondere gli antigeni del <em>Mycoplasma haemolamae </em>con quelli delle cellule del sangue dell’ospite, innescando anche una reattività di tipo immunomediato, che amplifica di fatto l’azione patogena e rende molto difficile eliminare l’agente eziologico una volta superata la malattia, come vedremo di seguito (1).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Infezione e segni clinici</h2>
<p>Gli studi epidemiologici per valutare i meccanismi di trasmissione di questo agente sono ancora in corso. Dato che si tratta di un batterio emotropo si suppone che siano coinvolti la via iatrogena (trasfusioni e utilizzo di emoderivati, aghi non sterili, o anche per soluzioni di continuo della cute durante la tosa), gli insetti e gli artropodi ematofagi. La via transplacentare e la trasmissione durante il parto sono state dimostrate, anche da madri non batteriemiche ma solo positive alla PCR (3,5).</p>
<p>Negli animali infetti la batteriemia è transitoria e ciclica. Molti soggetti positivi non sviluppano mai la malattia e risultano carrier asintomatici, altri possono sviluppare una forma cronica subclinica di difficile diagnosi.<br />
L’azione patogena del <em>Mycoplasma haemolamae </em>si manifesta causando emolisi dei globuli rossi nelle fasi batteriemiche, con conseguenti anemia emolitica, debolezza, calo di peso, disoressia e mucose pallide. La sintomatologia può essere più grave nei soggetti colpiti da parassitosi intestinali concomitanti, carenze nutrizionali, altre malattie infettive o metaboliche, stress cronici e spostamenti che contribuiscono all’indebolimento del sistema immunitario, favorendo quindi l’azione del batterio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Diagnostica di laboratorio</h2>
<p>Quali sono gli esami di laboratorio che possono aiutare il veterinario di campo per la diagnosi?</p>
<p><strong>Esame emocromocitometrico: riscontro di anemia</strong></p>
<p>Questo esame permette di valutare la presenza di anemia, testimoniata da un basso valore di ematocrito, globuli rossi ed emoglobina. Nessun valore particolare della conta cellulare è stato associato fino ad ora all’azione di questo agente eziologico in caso di animali che non mostrano segni clinici (4), mentre in animali sintomatici si riscontra spesso un’anemia rigenerativa normocromica normocitica, che nei camelidi indica generalmente una perdita cronica di sangue, che può peraltro verificarsi anche per parassitosi, ulcere gastriche oltre che per emolisi (Tvedten 2022). Non vi sono in letteratura descritti casi di anemia emolitica autoimmune nei camelidi, come invece si riscontra in altre specie (5).</p>
<p>Per alpaca e lama l’anemia viene classificata in:</p>
<ul>
<li><em>lieve: </em>ematocrito tra 0,25 e 0,20</li>
<li><em>moderata: </em>ematocrito tra 0,20 e 0,15</li>
<li><em>severa</em>: ematocrito tra 0,15 e 0,10</li>
<li><em>fatale: </em>ematocrito inferiore a 0,10 (Wittek and Franz 2021).</li>
</ul>
<p>Questi parametri sono generalmente più bassi rispetto alla classificazione delle anemie nelle altre specie, poiché la maggiore efficienza dei globuli rossi permette a questi animali di sopperire al loro calo numerico in modo più efficace. Le trasfusioni di sangue in caso di necessità sono attuabili anche in campo e le reazioni avverse a questa pratica medica sono piuttosto rare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Striscio ematico</h3>
<p>Si consiglia sempre &#8211; date le caratteristiche peculiari delle emazie di questa specie &#8211; di eseguire uno striscio ematico che verrà letto da un patologo specializzato unitamente all’esame emocromocitometrico una volta che il campione arriva in laboratorio. In questo modo è possibile diagnosticare la presenza di anomalie morfologiche che possono coadiuvare il veterinario clinico nella diagnosi: in caso di anemia rigenerativa è frequente riscontrare anisocitosi (variazione di dimensioni), poichilocitosi (variazione di forma) e presenza di dacriociti e reticolociti con policromasia (Hawkins and Hill 2014). Anche la presenza di normoblasti, ovvero globuli rossi immaturi con nucleo ancora presente, indicano anemia rigenerativa.</p>
<p>Lo striscio potrebbe essere utile nella diagnosi diretta della presenza di <em>Mycoplasma haemolamae, </em>anche se la sua assenza all’osservazione diretta su vetrino non permette di escludere la malattia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>PCR su sangue intero</h3>
<p>Questo test si è dimostrato efficace nella diagnosi di infezione da <em>Mycoplasma haemolamae</em>, dato che rispetto allo striscio ematico su vetrino permette l’amplificazione di piccole quantità di DNA batterico rilevabili in circolo. In Europa l’incidenza di soggetti positivi oscilla tra il 15% e il 19%, ma come abbiamo visto non tutti i soggetti positivi sviluppano malattia o sintomi clinici, che tra l’altro sono spesso aspecifici e sfumati: non solo debolezza, mucose pallide, letargia, perdita di peso, ma anche tachicardia / tachipnea, aborto in fattrici gravide e, a volte, costipazione intestinale per disordini vascolari del tratto enterico (5).</p>
<p>Dato che il quadro clinico è spesso complesso e sfumato, la PCR è indicata a conferma del sospetto diagnostico. Dobbiamo tuttavia sottolineare che la letteratura concorda nell’affermare che la semplice positività a questo test in assenza di sintomi clinici chiari non giustifica il trattamento con ossitetraciclina, che oltretutto non sempre riesce ad eliminare il micoplasma dall’ospite, pur essendo efficace nel miglioramento della sintomatologia e dei parametri ematologici (aumento di ematocrito, emoglobina e globuli rossi).</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1772783682596"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<h5><span style="color: #000000;"><strong>Reference</strong></span></h5>
<ol>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>J. Quinn, B.K. Markey, F.C. Leonard, E.S. FitzPatrick, S. Fanning, P.J. Hartigan &#8211; <em>Veterinary Microbiology and Microbial Disease </em>(2011)</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>G. Sala, G. Ratti, V. Ferrulli, D. Scavone, A. Stranieri, A. Giordano, A. Boccardo, D. Pravettoni, S. Lauzi &#8211; First detection of “Candidatus Mycoplasma haemolamae” in alpaca (Vicugna pacos) in Italy<em>, UniMi </em>(2022)</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Almy FS, Ladd SM, Sponenberg DP, Crisman MV, Messick JB – Mycoplasma haemolamae infection in a 4-day-old cria: support for in utero transmission by use of a polymerase chain reaction assay, <em>Canadian Veterinary Journal </em>(2006)</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Lisa Viesselmann, Ricardo Videla2, John Schaefer, Aly Chapman &#8211; Mycoplasma haemolamae and intestinal parasite relationships with erythrocyte variables in clinically healthy alpacas and llamas, <em>Journal of Internal Vet medicine </em>(2019)</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>M. G. Wagener, H. Marahrens, M. Ganter, S. Neubert, et al. &#8211; Anaemia in South American camelids – an overview of clinical and laboratory diagnostics, <em>Vet Res Commun </em>(2024)</strong></span></h6>
</li>
</ol>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1772713241985 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038983342"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1772784921805 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/Mycoplasma_haemolamae.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038998255"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/Mycoplasma_haemolamae.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mycoplasma haemolamae</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La diagnostica delle malattie infettive nel cavallo: PCR e test sierologici (3) &#8211; Emoparassiti e altri patogeni</title>
		<link>https://laboklin.com/it/la-diagnostica-delle-malattie-infettive-nel-cavallo-pcr-e-test-sierologici-3-emoparassiti-e-altri-patogeni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 12:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi]]></category>
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					<description><![CDATA[La Piroplasmosi equina è una patologia causata da emoprotozoi parassiti che si localizzano negli eritrociti, causando emolisi in fase replicativa. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>Emoparassiti</h2>
<p><strong>Theileria equi / Babesia caballi</strong></p>
<p>La Piroplasmosi equina è una patologia causata da emoprotozoi parassiti che si localizzano negli eritrociti, causando emolisi in fase replicativa. La <em>Theileria equi </em>ha una fase replicativa e di quiescenza all’interno delle cellule della serie bianca, ed appare maggiormente resistente alle terapie. La trasmissione all’ospite equide avviene tramite zecche infette, che agiscono da riserva replicativa e propagano l’infezione con il pasto di sangue da un soggetto infetto ad un soggetto sano.</p>
<p>Possiamo riconoscere diverse forme di questa patologia:</p>
<ul>
<li><em>forma inapparente: </em>questi pazienti mostrano bassi livelli di parassitemia e scarsi sintomi clinici, le fattrici possono trasmettere al feto la malattia e spesso sviluppano aborto</li>
<li><em>forma cronica: </em>questi pazienti mostrano segni clinici aspecifici e lievi, a carattere ricorrente</li>
<li><em>forma subacuta / acuta: </em>caratterizzata da febbre elevata, ittero, anemia, anoressia, coliche, decubito, insufficienza epatica e renale, tachipnea, debolezza, morte nei casi gravi.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>La PCR è indicata in fase acuta quando il paziente mostra febbre, mentre nelle forme croniche o inapparenti è più attendibile   il   test   sierologico. È importante considerare un’eventuale sieroconversione nei soggetti con sospetto di malattia in aree endemiche, dove la semplice sieropositività non è diagnostica.</p>
<p>La differenziazione <em>Thelieria equi / Babesia caballi </em>è necessaria per impostare una corretta terapia, in quanto i protocolli previsti della somministrazione del farmaco (Imidocarb dipropionato) sono differenti per i due emoparassiti.</p>
<p>Si ricorda inoltre che l’asino risulta essere particolarmente sensibile agli effetti tossici del farmaco, quindi i dosaggi in questi casi devono essere particolarmente accurati.</p>
<p>I pazienti dopo trattamento e remissione della sintomatologia possono mostrare una PCR positiva a <em>Theileria equi</em>, dato che questo agente ha una fase quiescente nelle cellule della serie bianca, e quindi il trattamento farmacologico potrebbe non eliminare completamente il parassita dall’ospite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Laboklin offre per Theileria equi e Babesia caballi </strong>sia la <strong>PCR su sangue e zecca </strong>&#8211; per la rilevazione dell’agente eziologico (con differenziazione), che un <strong>test sierologico</strong>
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Anaplasma phagocytophilum (ex Ehrlichia equi)</strong></p>
<p>Questo microrganismo si localizza nelle cellule della serie bianca (principalmente granulociti neutrofili o eosinofili) e si trasmette anch’esso tramite zecche. Dopo l’infezione si sviluppa una batteriemia che provoca la distruzione delle cellule della serie bianca, quindi causa pancitopenia, febbre, depressione, inappetenza, lieve ittero, lieve anemia, atassia, riluttanza al movimento.</p>
<p>Nelle forme acute (con febbre) può essere indicata una PCR su sangue, dato che il paziente è sicuramente in fase batteriemica, mentre nelle forme croniche o ricorrenti è più indicato un test sierologico, con valutazione della sieroconversione (per approfondimenti vedi <em>Aktuell </em>“Malattie da emoparassiti nel cavallo” &#8211; Luglio 2021).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Laboklin offre per Anaplasma phagocytophilum </strong>sia una <strong>PCR su sangue e zecca </strong>che un <strong>test sierologico</strong>
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Altri patogeni</h2>
<p><strong>Hepacivirus</strong></p>
<p>Si tratta di un gruppo di virus appartenenti alla famiglia dei <em>Flavividae &#8211; </em>la stessa famiglia che comprende il virus della West Nile Disease e il virus dell’epatite C nell’uomo. Quando infettano il paziente, determinano l’insorgenza di un’epatite generalmente subclinica a decorso cronico, con sintomatologia aspecifica come perdita di peso, diarrea intermittente, letargia, disoressia. La trasmissione può avvenire per via iatrogena tramite emoderivati infetti, probabilmente anche per contatto diretto tramite secrezioni o per via oro-fecale, anche alcuni vettori potrebbero essere coinvolti (insetti ematofagi, zecche ma anche roditori): gli studi epidemiologici sono ancora in corso.</p>
<p>La viremia può durare molti mesi, i virus si localizzano nel tessuto epatico (da biopsia o post-mortem) e vengono rilasciati in circolo, pertanto sono rilevabili nel siero e plasma dei soggetti colpiti.</p>
<p>La PCR è un test diagnostico affidabile (vedi <em>Aktuell </em>“Gli Hepacivirus nel cavallo”-Dicembre 2024).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Laboklin offre per Hepacivirus </strong>una <strong>PCR su siero, sangue e tessuto epatico</strong>.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Borrelia burgdorferi (Malattia di Lyme)</strong></p>
<p>Questa spirocheta, trasmessa dalle zecche durante il pasto di sangue sull’ospite, può provocare la Malattia di Lyme nel cavallo. I sintomi sono molto vaghi ed aspecifici: possiamo avere debolezza, atassia, febbre, zoppie migranti, edemi agli arti, letargia, miosite, calo di performance.</p>
<p>Il test sierologico non permette una diagnosi di certezza, perché solamente il 10% dei soggetti sieropositivi sviluppa la malattia, e la diagnosi è spesso per esclusione di altre patologie. Il test sierologico che offriamo permette di misurare le IgM e le IgG, rendendo possibile valutare se l’infezione è recente (se abbiamo presenza di IgM) e quindi possa essere responsabile del quadro clinico riscontrato al momento dell’esecuzione del test, oppure più lontana nel tempo. La presenza di anticorpi risulta rilevabile dopo almeno 3 settimane dall’esposizione alla spirocheta, ma non si riscontra una correlazione certa tra entità del titolo anticorpale e malattia. La valutazione della sieroconversione potrebbe essere di ulteriore aiuto diagnostico nei casi dubbi.</p>
<p>La <em>Borrelia burgdorferi </em>si localizza dapprima in corrispondenza del morso del vettore, poi,una volta entrata nel circolo sanguigno, infetta i leucociti e le cellule delle membrane sinoviali, innescando nei soggetti sintomatici una reazione infiammatoria e autoimmunitaria grave, che peggiora la sintomatologia. Può verificarsi la localizzazione a livello di sistema nervoso (neuroborreliosi), nell’occhio (uveite), oltre alle classiche zoppie intermittenti dovute a poliartrite e polisinovite.</p>
<p>La PCR su liquido articolare / sinoviale in caso di artrite o edemi delle guaine tendinee, oppure su liquor in caso di forma neurologica, o sulla cute in caso di lesioni dermatologiche (papule e pustole nel punto di infezione), è più affidabile del test sierologico per la diagnosi.</p>
<p>E’ possibile anche testare le zecche e rilevare tramite PCR la presenza di <em>Borrelia burgdorferi </em>nell’artropode, permettendo la conferma epidemiologica (vedi <em>Aktuell </em>“Malattia di Lyme nel cavallo”-Maggio 2024).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Laboklin offre per Borrelia </strong>sia una <strong>PCR su liquido sinoviale, cute, liquor, zecca </strong>che <strong>test sierologico IgG+IgM </strong>e <strong>Immunoblot</strong>.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Susanna Mereghetti</em></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1772713241985 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038983342"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1772713271426 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/La_diagnostica_delle_malattie_infettive_nel_cavallo_parte_3.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038998255"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/La_diagnostica_delle_malattie_infettive_nel_cavallo_parte_3.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>La diagnostica delle malattie infettive nel cavallo: PCR e test sierologici (3) &#8211; Emoparassiti e altri patogeni</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La diagnostica delle malattie infettive nel cavallo: PCR e test sierologici (2) &#8211; Patogeni neurologici e causa di aborto</title>
		<link>https://laboklin.com/it/la-diagnostica-delle-malattie-infettive-nel-cavallo-pcr-e-test-sierologici-2-patogeni-neurologici-e-causa-di-aborto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 10:55:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi]]></category>
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					<description><![CDATA[Per la diagnosi in caso di forma neurologica data da virus erpetici (di solito causata  dal sierotipo 1 variante neuro-logica, (D752) ma in alcuni casi anche dal sierotipo senza variante  specifica, oppure dal sierotipo 4) è indicata la PCR su liquido cefalorachidiano, in quanto il virus si localizza nel tessuto nervoso. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>Patogeni neurologici</h2>
<p><strong>EHV1</strong></p>
<p>Per la diagnosi in caso di forma neurologica data da virus erpetici (di solito causata  dal sierotipo 1 variante neurologica, (D752) ma in alcuni casi anche dal sierotipo senza variante  specifica, oppure dal sierotipo 4) è indicata la PCR su liquido cefalorachidiano, in quanto il virus si localizza nel tessuto nervoso. Il prelievo di liquor nell’animale in vita non è particolarmente complicato ed è possibile anche dallo spazio lombare, non solamente a livello cervicale, nell’animale in decubito o in anestesia. Post mortem è invece possibile effettuare questo test su tessuto cerebrale.</p>
<p>La forma neurologica si manifesta dopo la viremia, e una  semplice sieropositività non permette di diagnosticare con sicurezza questa patologia, la cui sintomatologia potrebbe essere causata da altri virus neurotropi o da fattori traumatici (vedi <em>Aktuell ”</em>Herpesvirus equino 1, 4” &#8211; Marzo 2021).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>West Nile Virus / Encefalite da morso di zecca (TBE)</strong></p>
<p>Si tratta di due patologie causate da virus della famiglia dei <em>Flaviviridae,</em> trasmessi tramite vettori (zecche o insetti ematofagi).</p>
<p>La <strong>West Nile Disease</strong> è una malattia neurologica causata dal <em>Virus West Nile </em>che si manifesta con febbre, decubito, encefalite, deficit neurologici gravi. La trasmissione avviene tramite gli insetti ematofagi che si infettano pungendo uccelli migratori viremici.</p>
<p>Per questa malattia disponiamo di un test sierologico che misura le IgG e le IgM, quindi possiamo agevolmente differenziare tra infezione recente (entro il mese di manifestazione della sintomatologia neurologica, testimoniato dalla presenza di IgM) e positività vaccinale o da infezione pregressa (testimoniate dalla presenza di IgG).</p>
<p>La PCR su sangue non è molto indicativa nel cavallo, perché la viremia è lieve e questo animale è fondo cieco dell’infezione, mentre è diagnostica  su liquido cefalorachidiano o su tessuto cerebrale.</p>
<p>Il controllo ambientale degli insetti ematofagi svolge un ruolo importante nelle strategie di prevenzione (vedi <em>Aktuell</em> “Il Virus West Nile nel cavallo: aggiornamenti” &#8211; Settembre 2023).</p>
<p>L’<strong>Encefalite da morso di zecca</strong> <strong>(TBE)</strong> è invece causata dal <em>Virus dell’Encefalite da morso di zecca </em>e si trasmette tramite artropodi del genere Ixodes, il cui controllo nelle zone endemiche assume particolare importanza.</p>
<p>I sintomi neurologici non sono patognomonici e la sola sieropositività non permette una diagnosi di certezza, pertanto dobbiamo sempre valutare la presenza di IgM per  diagnosticare un’infezione recente.</p>
<p>Laboklin offre per la West Nile un test che rileva IgG per Flavivirus e IgM specifico per West Nile Virus, oltre che una PCR su sangue intero o liquido cefalorachidiano. Per la TBE è possibile ricercare IgG e IgM da siero, ma anche IgG da liquor. La PCR per TBE può essere eseguita su liquido cefalorachidiano, siero e sulla zecca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Malattia di Borna</strong></p>
<p>La Malattia di Borna è causata da un <em>Bornavirus, </em>sembra  diffondersi tramite contatto diretto di secrezioni (saliva, urina, feci) da soggetto malato a soggetto sano, con probabilmente coinvolgimento di alcuni roditori. Il virus penetra generalmente nel sistema nervoso centrale tramite il nervo olfattorio, dando luogo a sintomi neurologici aspecifici di varia entità (sonnolenza, apatia, letargia, alterazioni comportamentali di vario genere).  In linea generale una sieropositività non è sufficiente per emettere la diagnosi, ma è necessario valutare la sieroconversione, oppure considerare una PCR su sangue intero o liquor / umor acqueo in fase acuta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Patogeni causa di aborto</h2>
<p><strong>Herpesvirus 1,4</strong></p>
<p>Le fattrici vengono di solito regolarmente vaccinate contro l’<em>Herpesvirus 1,4</em> che può causare aborto e mortalità neonatale. Il vaccino in commercio è efficace nella prevenzione della viremia fetale, causa diretta della morte del feto e del conseguente aborto (il passaggio del virus in utero causa una vasculite e trombosi dei vasi con distacco placentale e aborto).</p>
<p>Se in una fattrice si sospetta un aborto da rinopolmonite, di solito l’esame sierologico non è indicato, proprio a causa delle vaccinazioni pregresse somministrate. Appare invece indicato un test PCR su invogli, fegato, milza e polmoni del feto espulso. Si consiglia quindi l’isolamento della fattrice interessata dall’aborto e l’eliminazione rapida del materiale abortivo, per evitare la disseminazione virale nell’ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Leptospira</strong></p>
<p>La <em>Leptospira</em> è una spirocheta che viene diffusa tramite urina e feci di animali  malati e roditori infetti, si mantiene vitale negli ambienti umidi a temperature miti, quindi il periodo di massima diffusione corrisponde alla primavera e all’autunno.</p>
<p>La sintomatologia è variabile nel cavallo, può causare un’epatite o nefrite, oppure anche solamente aborto, con un decorso di infezione inapparente, o nascita di puledri disvitali con forme neurologiche (meningoencefalite). La <em>Leptospira</em> può causare un’uveite ricorrente nei pazienti adulti, anche dopo mesi o anni dall’infezione.</p>
<p>Nei casi cronici è indicato un test sierologico, dato che il soggetto colpito potrebbe aver già superato la malattia ed aver eliminato il batterio, mentre è diagnostica la PCR su sangue intero, urine, liquido oculare (camera anteriore) o materiale abortivo nelle forme acute, in caso di sindrome ittero-emorragica, nefrite, uveite o aborto. Questo test permette inoltre di identificare gli eventuali portatori sani eliminatori, che contribuiscono attivamente alla diffusione del batterio nell’ambiente (vedi <em>Aktuell </em>”La Leptospirosi nel cavallo” &#8211; Febbraio 2024).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Arterite virale equina</strong></p>
<p>L<em>’Arterivirus </em>causa l’arterite, quindi un’infiammazione con distruzione dell’endotelio vasale nel soggetto colpito.  La sintomatologia è molto varia: febbre ricorrente, abbattimento, ittero, fotofobia, edemi, sintomi respiratori e diarrea (nei puledri), mentre nelle fattrici gravide determina aborto a causa della viremia, che provoca stress fetale (1). La maggior parte dei soggetti colpiti supera la malattia con decorso subclinico o inapparente, ma può rimanere portatore / eliminatore del virus tramite le secrezioni nasali, oculocongiuntivali, urina nelle fasi acute della malattia e, nello stallone escretore, tramite il seme. Il virus rimane attivo anche nel materiale seminale refrigerato o congelato.</p>
<p>Lo stallone può rimanere escretore per molto tempo dopo aver superato la malattia sistemica, in quanto il virus si localizza nelle vie genitali maschili, mentre le fattrici contagiate tendono a eliminare il virus (anche dopo un aborto) nell’arco di un mese, rimanendo sieropositive.</p>
<p>Il test sierologico appare più indicato per le forme croniche, mentre la PCR su sangue intero è diagnostica per le forme acute con febbre e viremia. È possibile anche effettuare una PCR su sperma, tampone oculo-congiuntivale o nasale,   a seconda della sintomatologia prevalente. Negli stalloni con positività sierologica è richiesta una PCR negativa sul seme per poter dare inizio alla stagione riproduttiva (almeno due prelievi negativi a distanza di 15 gg), per escludere lo stato di escretore attivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Listeria</strong></p>
<p>La Listeriosi non è molto frequente nella specie equina,  è causata da un batterio intracellulare  ubiquitario <em>(Listeria monocytogenes)</em> che può essere assunto dal terreno o da cibi contaminati da feci, urine, materiale abortivo infetto, oppure tramite aerosol o contatto diretto con le mucose. Le fattrici infette possono contagiare il neonato tramite il latte e per via transplacentale. Dopo l’ingresso del microrganismo nel tratto gastroenterico dell’ospite, questo si moltiplica provocando setticemia, dolori addominali, diarrea, febbre, meningoencefalite, aborto e &#8211; in alcuni casi &#8211; una cherato-congiuntivite ulcerativa.</p>
<p>È una zoonosi, e nell’uomo l’infezione si trasmette principalmente tramite assunzione di alimenti contaminati (1).</p>
<p>Laboklin offre un test sierologico per due sierotipi di Listeria, 1 e 4b, oltre alla PCR inclusa nel “Profilo aborto” da effettuarsi su materiale abortivo o tampone a secco.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Susanna Mereghetti</em></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1761038971222 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<h5><strong>Bibliografia</strong></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>(1) Debra C. Sellon, Maureen T. Long  Equine Infectious Diseases &#8211; Saunders (2007)</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1761038971222 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038983342"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1765969352121 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/12/La_diagnostica_delle_malattie_infettive_nel_cavallo_parte2.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038998255"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/12/La_diagnostica_delle_malattie_infettive_nel_cavallo_parte2.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>La diagnostica delle malattie infettive nel cavallo: PCR e test sierologici (2) &#8211; Patogeni neurologici e causa di aborto</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sessaggio nei serpenti</title>
		<link>https://laboklin.com/it/sessaggio-nei-serpenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Nov 2025 11:27:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN volatili/rettili]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/sex-determination-in-snakes/</guid>

					<description><![CDATA[Determinazione genetica del sesso nei serpenti: sicura, affidabile, indolore]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La detenzione di rettili in cattività viene spesso intrapresa con l&#8217;obiettivo di riprodurre la specie in questione. Un prerequisito fondamentale per un allevamento di successo è la conoscenza del sesso degli animali. Inoltre, questa informazione è necessaria perché gli individui dello stesso sesso di molte specie possono manifestare comportamenti territoriali, in particolare al raggiungimento della maturità sessuale, che nei casi peggiori può sfociare in incontri aggressivi.</p>
<p>Sebbene molti rettili, tra cui numerose specie di serpenti, presentino un chiaro dimorfismo sessuale, questo è raramente evidente negli animali giovani, poiché generalmente si sviluppa solo nel tempo.<br />
In molte specie, il dimorfismo sessuale si esprime pienamente solo al raggiungimento della maturità sessuale (Fig. 1).<br />
Un esempio significativo è l&#8217;anaconda (genere Eunectes), in cui le femmine adulte crescono molto più grandi dei maschi. Un altro esempio è il crotalo di Wagler (Tropidolaemus wagleri), in cui, oltre al dimorfismo sessuale, è presente anche il bicromatismo sessuale, ovvero una differenza sesso-specifica nella colorazione e nel disegno.</p>
<p>Mentre la determinazione del sesso negli individui adulti di molte specie è relativamente semplice, diventa difficile negli animali subadulti o giovani.<br />
Identificare correttamente il sesso dei piccoli è particolarmente importante, poiché questi animali vengono solitamente trasferiti a nuovi proprietari in questa fase iniziale.</p>
<p>Esistono diversi <strong>metodi manuali per la determinazione del sesso</strong>, ognuno dei quali presenta spesso i suoi svantaggi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>1. Popping</h2>
<p>La cosiddetta tecnica del &#8220;popping&#8221; consiste nell&#8217;eversione manuale degli emipeni dei serpenti maschi dalle tasche emipeniene (Fig. 2). Questo metodo presenta lo svantaggio di essere spesso<br />
applicabile solo a serpenti molto giovani, poiché gli emipeni degli individui più anziani non possono più essere eversi. Esiste anche un rischio considerevole di lesioni alla regione spinale a causa della flessione della coda e dell&#8217;applicazione di pressione immediatamente distale alla cloaca. Inoltre, esiste sempre il rischio di un&#8217;identificazione errata, poiché i maschi possono essere erroneamente classificati come femmine se l&#8217;eversione degli emipeni non riesce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>2. Sondaggio</h2>
<p>Il sondaggio consiste nell&#8217;inserire una sonda metallica negli emipeni o nelle tasche emiclitoridee appena distalmente alla cloaca. La profondità di inserimento è misurata dal numero di squame sottocaudali attraversate dalla sonda. Le tasche emipeniene più profonde dei serpenti maschi consentono un inserimento maggiore della sonda. Lo svantaggio principale è che il sondaggio di serpenti molto piccoli non è semplice a causa del rischio di lesioni, come la perforazione dell&#8217;emiclitoride delle femmine (Fig. 3). Esiste anche sempre il rischio di un&#8217;identificazione errata, che può verificarsi in entrambe le direzioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>3. Ispezione visiva</h2>
<p>Alcune caratteristiche possono indicare il sesso di un serpente senza ulteriori manipolazioni. Tra queste, ad esempio, la forma della coda o i tratti sessuali visibili, come le tasche emipeniene sulle squame dorsali dei colubridi (Fig. 4). Tuttavia, questi metodi richiedono una notevole esperienza, sono altamente inaffidabili e devono essere applicati con grande cautela.</p>

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<a href='https://laboklin.com/it/sessaggio-nei-serpenti/dorsal_scales_of_adult_colubrids_with_hemipenal_pockets-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/12/Dorsal_scales_of_adult_colubrids_with_hemipenal_pockets-1024x683.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Hemipenal pockets can sometimes be observed on the dorsal scales of adult colubrids" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/12/Dorsal_scales_of_adult_colubrids_with_hemipenal_pockets-1024x683.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/12/Dorsal_scales_of_adult_colubrids_with_hemipenal_pockets-300x200.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/12/Dorsal_scales_of_adult_colubrids_with_hemipenal_pockets-768x512.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/12/Dorsal_scales_of_adult_colubrids_with_hemipenal_pockets.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
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			<p>A causa dei numerosi inconvenienti dei metodi classici, abbiamo sviluppato un <strong>approccio di biologia molecolare</strong> che consente una determinazione affidabile del sesso in molte specie. Questo metodo rileva geni specifici sul cromosoma W delle femmine di serpente (Fig. 5). I campioni idonei includono pelle morta, tamponi mucosali o sangue in EDTA.<br />
I vantaggi sono evidenti: la determinazione del sesso può essere eseguita indipendentemente dall&#8217;età e non vi è alcun rischio di lesioni. La raccolta dei campioni è molto semplice e quindi non presenta difficoltà per gli allevatori di serpenti.</p>
<p>Abbiamo già applicato con successo il nostro metodo a oltre 80 specie di serpenti e continuiamo ad ampliare la nostra offerta. La determinazione genetica del sesso è attualmente disponibile per vipere, crotali e la maggior parte delle specie di colubridi. Tutte le specie comunemente allevate, come il serpente del grano, il serpente reale e il serpente porcino, possono essere sessate in modo affidabile.<br />
Per boa e pitoni, stiamo attualmente sviluppando un metodo separato, con l&#8217;obiettivo di fornire in futuro un test genetico per la determinazione del sesso anche per questi gruppi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>La determinazione del sesso nei serpenti, in particolare nei neonati, è stata a lungo una sfida. Il test genetico offre ora un&#8217;alternativa sicura e affidabile ai metodi tradizionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em> </em><em>Dott. Gregor Geisler</em></p>

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			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Pyron RA, Burbrink FT, Colli GR, de Oca AN, Vitt LJ, Kuczynski CA, Wiens JJ. The phylogeny of advanced snakes (Colubroidea), with discovery of a new subfamily and comparison of support methods for likelihood trees. Mol Phylogenet Evol. 2011 Feb;58(2):329-42. doi: 10.1016/j. ympev.2010.11.006.</strong></span></h6>

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	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1760344428548 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1760343156428"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1766147394332 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/12/Sessaggio_nei_serpenti.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1760343165360"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/12/Sessaggio_nei_serpenti.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sessaggio nei serpenti</strong></a></p>

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			</item>
		<item>
		<title>Ipotiroidismo canino: diagnosi migliorata con particolare attenzione a rT3 e LC-MS/MS</title>
		<link>https://laboklin.com/it/ipotiroidismo-canino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 10:32:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/canine-hypothyroidism/</guid>

					<description><![CDATA[Quando si tratta di diagnosticare con precisione l'ipotiroidismo canino, la misurazione dell'rT3 e le analisi basate sulla LC-MS/MS forniscono informazioni cruciali, specialmente nei casi dubbi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>L&#8217;ipotiroidismo canino è considerato una classica endocrinopatia con manifestazioni cliniche caratteristiche. Nonostante i sintomi clinici apparentemente chiari, stabilire una diagnosi accurata rimane una sfida significativa.<br />
Numerosi studi retrospettivi hanno dimostrato che fino al 70% dei cani trattati con levotiroxina (L-tiroxina) non presenta effettivamente ipotiroidismo. La sostanziale discrepanza tra il tasso diagnostico riportato e la prevalenza reale (stimata tra lo 0,07 e lo 0,23%) evidenzia la necessità di un approccio diagnostico più affinato.</p>
<p>Le malattie non tiroidee (NTI), gli effetti dei farmaci e le interpretazioni errate legate al metodo complicano ulteriormente il processo diagnostico. L&#8217;inizio indiscriminato della terapia con levotiroxina comporta il rischio di trascurare patologie sottostanti rilevanti e di aumentare inutilmente lo stress metabolico. In presenza di una concomitante malattia cardiaca o di un ipoadrenocorticismo non trattato/non riconosciuto, questo può portare a scompenso e può essere potenzialmente fatale.</p>
<p>In questa zona grigia diagnostica, nuovi approcci come la misurazione della T3 inversa (reverse-T3 &#8211; rT3) e l&#8217;analisi dei parametri rilevanti mediante cromatografia liquida-spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS) forniscono preziose opzioni diagnostiche aggiuntive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Nozioni di base sulla fisiologia e diagnostica della tiroide</h2>
<p>La funzione tiroidea è regolata dalla complessa interazione all&#8217;interno dell&#8217;asse ipotalamo-ipofisi-tiroide. Il TRH rilasciato dall&#8217;ipotalamo stimola la secrezione di TSH nell&#8217;ipofisi, che a sua volta stimola la tiroide a sintetizzare e secernere ormoni tiroidei, principalmente tiroxina (T4). Nel siero, oltre il 99% della T4 è legata alle proteine, con la T4 totale che comprende sia la frazione legata alle proteine che quella libera. Solo la frazione libera (fT4) viene assorbita dalle cellule, dove subisce una 5&#8242;-deiodazione ed è metabolizzata a triiodotironina (T3), l&#8217;ormone biologicamente attivo a livello cellulare.</p>
<p>In alternativa, fT4 può essere convertito in T3 inversa (rT3) biologicamente inattiva, che si ritiene svolga un ruolo nella regolazione cellulare e nella prevenzione di livelli eccessivi di T3 attiva.</p>

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			<h2>L&#8217;insidia diagnostica: NTI e limitazioni metodologiche</h2>
<p>In un caso tipico, la diagnosi di ipotiroidismo canino si basa sulla combinazione di anamnesi compatibili, segni clinici, risultati ematologici e biochimici, insieme a una concentrazione di T4 inferiore all&#8217;intervallo di riferimento e un contemporaneo aumento del TSH.</p>
<p>Tuttavia, questo quadro non è presente in tutti i casi in cui si sospetta un ipotiroidismo. Molte malattie possono sopprimere secondaria-mente le concentrazioni di ormone tiroideo senza alcuna anomalia funzionale e/o strutturale della tiroide. Questa cosiddetta sindrome del malato eutiroideo (ESS o NTIS) è caratterizzata da basse concentrazioni di T4 e/o fT4 con TSH normale.<br />
L&#8217;interpretazione di tali risultati è problematica senza ulteriori accertamenti diagnostici.</p>
<p>Ulteriori sfide derivano dalle concentrazioni inferiori di iodotironina specifiche per razza (ad esempio, levrieri, Basenji) e dall&#8217;interferenza di proteine leganti o autoanticorpi (tireoglobulina, T3, T4) con i kit immunoenzimatici di routine.<br />
Inoltre, anche vari farmaci (ad esempio, glucocorticoidi, fenobarbital, sulfonamidi) possono influenzare i parametri tiroidei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LC-MS/MS: un potenziale nuovo metodo di riferimento</h2>
<p>La LC-MS/MS si è affermata come tecnica analitica altamente precisa. A differenza degli immunoenzimatici, la LC-MS/MS consente la quantificazione diretta e specifica di T4, T3 e rT3 senza interferenze da parte di autoanticorpi o farmaci. Questo la rende particolarmente preziosa nei casi diagnostici difficili. Ad esempio, mentre i test immunoenzimatici possono produrre risultati falsamente bassi o falsamente alti in presenza di autoanticorpi anti-tireoglobulina, la LC-MS/MS fornisce una rappresentazione affidabile della reale concentrazione ormonale.</p>
<p>Presso Laboklin, un metodo per la misurazione di T4, T3 e rT3 mediante LC-MS/MS è stato messo a punto e validato per la medicina veterinaria nell&#8217;ambito di una tesi di dottorato. Ciò consente una diagnosi altamente specifica, in particolare nei casi poco chiari. Può anche rappresentare un&#8217;opzione affidabile per il monitoraggio della terapia o in caso di sospetto ipotiroidismo nonostante le concentrazioni di T4 siano entro l&#8217;intervallo di riferimento.</p>
<p>Nell&#8217;interpretazione dei valori di T3 e T4 misurati mediante LC-MS/MS, è necessario tenere conto degli intervalli di riferimento specifici del metodo, poiché differiscono da quelli ottenuti con altre tecniche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>T3 inversa (rT3): distinguere l&#8217;NTI dall&#8217;ipotiroidismo</h2>
<p>L&#8217;rT3 viene prodotto principalmente in caso di eccesso di T4 o quando la conversione in T3 attiva è sottoregolata. Nell&#8217;ipotiroidismo, solo quantità minime di T4 sono disponibili per la conversione, con conseguente riduzione delle concentrazioni di rT3. Al contrario, l&#8217;NTI porta tipicamente a livelli di rT3 normali o elevati: è disponibile una quantità sufficiente di T4, ma il fabbisogno fisiologico di T3 è contemporaneamente notevolmente ridotto (Fig. 1).</p>
<p>Studi iniziali confermano il valore diagnostico di questo parametro:</p>
<ul>
<li>rT3 &lt; 50 pg/ml, in combinazione con una bassa concentrazione di T4, suggerisce fortemente</li>
<li>rT3 &gt; 109 pg/ml rende l&#8217;ipotiroidismo altamente improbabile, anche quando i livelli di T4 sono ridotti (Fig. 2).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Indicazioni</h2>
<p>Questo parametro è particolarmente utile quando le concentrazioni di T4 o fT4 sono basse, ma non è presente un aumento del TSH per confermare il sospetto di ipotiroidismo. Questa situazione può verificarsi nel 20-30% dei cani con ipotiroidismo, ma più frequentemente indica una patologia non tiroidea (NTI).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Esperienze precedenti con il parametro</h2>
<p>Un primo studio multicentrico su rT3 è stato presentato a un congresso internazionale (ECVIM) nel 2024.<br />
Lo studio ha dimostrato che i cani sani, i cani con ipotiroidismo e quelli con basse concentrazioni di T4 secondarie a una patologia non tiroidea (NTI) potevano essere distinti in modo affidabile.<br />
Un cut-off di 50 pg/ml è stato identificato come altamente specifico per la presenza di ipotiroidismo, mentre concentrazioni superiori a 109 pg/ml erano incompatibili con l&#8217;ipotiroidismo. Valori compresi tra queste soglie rappresentavano una zona grigia.<br />
Per stabilire un intervallo di riferimento per rT3, Laboklin ha condotto uno studio su una popolazione più ampia di cani eutiroidei clinicamente sani. Questo studio ha determinato un intervallo di riferimento di 109–533 pg/ml.</p>
<p>Oltre agli studi condotti, sono ora disponibili dati di campo di grande valore.</p>
<p>Tra marzo 2024 e giugno 2025, il parametro rT3 è stato richiesto 3.052 volte presso Laboklin, di cui 1.887 richieste riguardavano solo rT3 e 1.165 sono state eseguite come parte di un profilo o come aggiunta ai parametri tiroidei inizialmente richiesti.</p>
<p>Tra i 491 casi con una concentrazione di rT3 inferiore a 50 pg/ml, anche la T4 è stata misurata nel nostro laboratorio in 289 casi. Di questi, il 92% dei cani presentava concentrazioni di T4 inferiori all&#8217;intervallo di riferimento, a conferma della stretta relazione funzionale tra triiodotironina inversa e tiroxina.</p>
<p>Solo in 22 casi (7,6%) con una concentrazione di rT3 inferiore a 50 pg/ml la concentrazione di T4 rientrava nell&#8217;intervallo di riferimento. Questo fenomeno può essere attribuito principalmente ai limiti degli immunodosaggi utilizzati di routine per la misurazione della T4 (ad esempio, Immulite 2000; Siemens, Germania). Risultati di T4 falsamente elevati possono essere dovuti alla presenza di autoanticorpi o a una qualità del campione non ottimale (campioni emolitici o lipemici). Questi fattori interferenti sono ben noti e possono complicare l&#8217;interpretazione dei risultati nella diagnostica di routine.</p>
<p>In 570 cani con concentrazioni di T4 contempora-neamente basse, i livelli di rT3 erano chiaramente entro l&#8217;intervallo di normalità (&gt; 109 pg/ml). Tale risultato non supporta una diagnosi di ipotiroidismo, ma piuttosto indica una malattia non tiroidea (NTI). Naturalmente, una singola misurazione di parametri di laboratorio, anche altamente specifici, non può determinare in modo definitivo che questi cani non soffrissero effettivamente di ipotiroidismo, ma piuttosto di una malattia non tiroidea (NTI).<br />
In tutti i casi che siamo stati in grado di esaminare in colloqui personali con i veterinari curanti, la valutazione è stata, tuttavia, confermata.</p>
<p>Studi precedenti ed esperienze cliniche suggeriscono un importante progresso nella diagnosi dell&#8217;ipotiroidismo canino. Il parametro sembra mantenere le sue promesse. Dovrebbe essere considerato uno strumento aggiuntivo nella cassetta degli attrezzi dell'&#8221;ipotiroidismo&#8221;. L&#8217;rT3 non è inteso come parametro di screening iniziale, ma piuttosto come un&#8217;aggiunta a un profilo tiroideo esistente. Di conseguenza, dovrebbe essere interpretato nel contesto dei risultati clinici e di altri parametri tiroidei (Fig. 3).</p>
<p>Per ulteriori accertamenti diagnostici, è possibile determinare autoanticorpi anti-tireoglobulina, T3 e T4 tramite profili tiroidei estesi. Un&#8217;altra opzione è la misurazione delle concentrazioni di T3 e T4 mediante cromatografia liquida-spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), che non è influenzata da fattori interferenti come la qualità del campione o gli autoanticorpi, consentendo risultati più specifici e precisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>La diagnosi precisa di ipotiroidismo canino richiede più della semplice valutazione di T4 e TSH. In particolare, la misurazione di rT3 e le analisi basate su LC-MS/MS forniscono informazioni cruciali in caso di incertezza diagnostica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Jennifer von Luckner, Dott. Niklas Wiesner, Dott.ssa Ruth Klein</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>I nostri servizi relativi all&#8217;ipotiroidismo</strong></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;">T4, TSH, fT4</span></li>
<li><span style="color: #000000;">T3, fT3</span></li>
<li><span style="color: #000000;">rT3</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Profilo tiroideo (T4, fT4, T3, fT3, TSH, ATG, T4-AK, T3-AK)</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Profilo ipotiroidismo/NTI (T4, fT4, reverse T3, TSH)</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Monitoraggio tiroideo (T4, TSH, creatinina, SDMA, ALT, AP, Troponina I)</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Spettrometria di massa tiroidea (T4, T3, rT3 mediante HPLC-MS/MS)</span></li>
</ul>
</blockquote>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1713769814380 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h5><span style="color: #000000;"><strong>Approfondimenti</strong></span></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Giunti M, Troia R, Battilani M, Giardino L, Dondi F, Andreani G, Fracassi F. </strong></span><span style="color: #808080;"><strong>Retrospective evaluation of circulating thyroid hormones in critically ill dogs with systemic inflammatory response syndrome. J Vet Sci. 2017 Dec 31;18(4):471-477. doi: 10.4142/jvs.2017.18.4.471.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Graham PA, Mooney CT. Laboratory evaluation of hypothyroidism and hyperthyroidism. BSAVA Manual Clinical Pathology 2016: 233-252.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Kantrowitz LB, Peterson ME, Melián C, Nichols R. Serum total thyroxine, total triiodothyronine, free thyroxine, and thyrotropin concentrations </strong></span><span style="color: #808080;"><strong>in dogs with nonthyroidal disease. J Am Vet Med Assoc. 2001 Sep 15;219(6):765-9. doi: 10.2460/javma.2001.219.765.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Rus J, Schwens C, Glos K, Meindl C, Ritz S, Müller D, Müller R. Measurement of reverse triiodothyronine concentration in healthy dogs, dogs with hypothyroidism and nonthyroidal illness syndrome. J Vet Intern Med. 2024; 38 (6): 3537 – 3694.</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1773058926205 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/Ipotiroidismo_canino_focus_su_rT3_e_LC-MS-MS.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/Ipotiroidismo_canino_focus_su_rT3_e_LC-MS-MS.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ipotiroidismo canino: diagnosi migliorata con particolare attenzione a rT3 e LC-MS/MS</strong></a></p>

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</div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La diagnostica delle malattie infettive nel cavallo: PCR e test sierologici (1) &#8211; Patogeni enterici e respiratori</title>
		<link>https://laboklin.com/it/la-diagnostica-delle-malattie-infettive-nel-cavallo-pcr-e-test-sierologici-1-patogeni-enterici-e-respiratori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 09:31:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni si è verificato un aumento dell’incidenza di numerose malattie infettive, sia a causa delle modificazioni climatiche che hanno dilatato i tempi e le zone di sopravvivenza degli eventuali artropodi vettori, che per effetto dell’aumento della vita media dei nostri pazienti, e delle intense movimentazioni (anche internazionali) degli equini sportivi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Negli ultimi anni si è verificato un aumento dell’incidenza di numerose malattie infettive, sia a causa delle modificazioni climatiche che hanno dilatato i tempi e le zone di sopravvivenza degli eventuali artropodi vettori, che per effetto dell’aumento della vita media dei nostri pazienti, e delle intense movimentazioni (anche internazionali) degli equini sportivi.</p>
<p>Fortunatamente anche la diagnostica si è molto affinata negli ultimi anni, rendendo più comodi, rapidi e veloci i test diagnostici per queste patologie: vediamo in dettaglio quali test per quali malattie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Test sierologici</h2>
<p>Si basano sulla rilevazione di anticorpi nel siero di animali che hanno avuto un contatto con l’agente patogeno (virale, batterico o parassitario). Si tratta quindi di una metodica diagnostica indiretta, che comporta la scelta del momento idoneo per il prelievo (di solito alcuni giorni dopo l’insorgenza dei sintomi) e uno sforzo supplementare per l‘interpretazione dei risultati: una sieropositività infatti definisce un contatto diretto attuale o pregresso con l’agente eziologico ricercato, ma anche, semplicemente, una vaccinazione. Sono disponibili differenti metodiche: i test più moderni utilizzano la tecnica ELISA che è caratterizzata da sensibilità e specificità molto elevate e utilizza una reazione colorimetrica in presenza di anticorpi, mentre in assenza di anticorpi il campione non mostra alcun colore. Alcuni test utilizzati oltre alla classica ELISA (diretta/indiretta, reverse, competitive), sono l’immunofluorescenza indiretta (IFAT), l’inibizione dell’emoagglutinazione (HAH), l’agglutinazione (MAT), la fissazione del complemento (CFT), l’immunodiffusione in gel di agar (AGID), la sieroneutralizzazione virale (VN).</p>
<p>Per una diagnostica di certezza tramite test sierologici è necessario valutare la <em>sieroconversione</em>, ovverosia l’aumento significativo del titolo anticorpale per il dato patogeno in due prelievi distanziati di 15 / 45 gg uno dall’altro (vedi approfondimento “La diagnostica sierologica nella clinica equina: valutazione dei titoli anticorpali” &#8211; Aprile 2017), oppure considerare la presenza di IgM, che testimoniano un contatto recente (nei 20 gg precedenti) con l’agente eziologico cercato. In questo modo possiamo con ragionevole certezza ricondurre la sintomatologia corrente alla positività riscontrata.</p>
<p>Laboklin offre per molti test sierologici la rilevazione delle IgM, anche se la misurazione di questo tipo di anticorpi non è possibile per tutte le patologie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>PCR</h2>
<p>Questa metodica, perfezionata negli anni 80 del secolo scorso, permette di rilevare nei liquidi biologici, in vari tessuti, in tamponi a secco la presenza di parti di DNA dell’agente eziologico ricercato, con cicli ripetuti di amplificazione in vitro. Questa tecnica si è evoluta con molteplici varianti (Real time, Nested, etc&#8230;) permettendo la rilevazione dei microrganismi per via diretta, senza basarsi sulla reattività del sistema immunitario del paziente.</p>
<p>Queste amplificazioni comportano una sensibilità maggiore rispetto alla coltura, in quanto i diversi cicli ripetuti vanno ad esaltare la presenza anche di piccole parti di DNA del patogeno ricercato nella matrice fornita. Non è possibile quindi rilevare alcuna informazione sulla virulenza o vitalità del microrganismo isolato e non per tutte le metodiche è possibile la sua quantizzazione.</p>
<p>L‘estrazione del genoma è possibile da molti materiali: sangue intero, siero, cute, croste e peli, tampone a secco (senza medium) proveniente da scoli, tessuti vari preferibilmente non fissati, feci, urina e sperma, liquidi cavitari, etc. in base alle caratteristiche peculiari della malattia (vedi approfondimento “La diagnostica PCR nella clinica equina”- maggio 2017).</p>
<p>Vediamo in dettaglio per le singole malattie quando è preferibile avvalersi del test sierologico e quando è invece indicato utilizzare una PCR per la diagnosi e su quale materiale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><u>Patogeni enterici</u></h2>
<p><strong>Clostridiosi</strong></p>
<p>Per queste patologie abbiamo a disposizione delle PCR specifiche che utilizzano come matrice feci e contenuto gastrico, sia per la rilevazione dell’agente eziologico come <em>Clostridium difficile / perfringens / botulinum </em>che per le loro tossine: A, B, F e botulinica.</p>
<p>I test sierologici sono generalmente poco indicati per le clostridiosi enteriche, date le caratteristiche iperacute di questo gruppo di malattie, per le quali la presenza dell’agente patogeno nelle feci è sufficiente per la diagnosi ed è inoltre importante rilevare i soggetti diffusori asintomatici.</p>
<p>Per <em>Clostridium botulinum </em>disponiamo invece anche di un test sierologico per la ricerca della tossina e dell’agente patogeno in circolo, date le caratteristiche sistemiche della malattia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Salmonella</strong></p>
<p><em>Salmonella enterica </em>è ricercabile tramite PCR su feci ed è anche disponibile un test sierologico per <em>Salmonella abortus equi, </em>da proporre alle fattrici che hanno abortito.</p>
<p>Non è disponibile invece la PCR sugli invogli fetali specifica per questo tipo di agente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Coronavirus equino</strong></p>
<p>Nell’equino l’infezione da <em>Coronavirus </em>si manifesta con una sintomatologia enterica e non prettamente respiratoria, quindi la diagnosi si effettua con una PCR su feci o su piccole biopsie intestinali di tessuto non fissato in formalina (vedi approfondimento “Coronavirus equini” &#8211; Aprile 2021).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Parvovirus, Lawsonia intracellularis, Rotavirus A e Rhodococcus oagii nel puledro</strong></p>
<p>Si tratta di patogeni enterici caratterizzati da un decorso acuto di malattia con pesanti sintomi intestinali, per i quali Laboklin offre la PCR per la rilevazione dell’agente eziologico nelle feci o nel tessuto intestinale post-mortem. Possiamo rilevare anche <em>Rhodococcus oagii </em>nelle feci di puledri malati, sebbene la rodococcosi si presenti principalmente con sintomi respiratori ed ascessi polmonari: ne parleremo estesamente nel prossimo capitolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><u>Patogeni respiratori</u></h2>
<p><strong>Streptococcus equi / zooepidemicus</strong></p>
<p>Per la diagnosi di adenite da <em>Streptococcus equi / zooepidemicus </em>è indicata la PCR su lavaggio delle tasche gutturali e, come alternativa, da tampone nasale o da linfonodo ascessuale. Questa metodica permette inoltre di identificare i portatori sani eliminatori, che rappresentano un problema epidemio- logico importante e contribuiscono alla diffusione  del  batterio  nell’ambiente. E’ possibile anche una coltura da tampone con medium, con tempistiche però maggiori rispetto all’esecuzione della PCR.</p>
<p>Il test sierologico non è indicato, sia per l’esistenza del vaccino (anche se non presente in Italia) che per il fatto che la sieropositività testimonia un contatto con l’agente eziologico che potrebbe essere avvenuto anche molto lontano nel tempo, e quindi non particolarmente utile ai fini diagnostici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Herpesvirus 1, 4</strong></p>
<p>Le malattie erpetiche nel cavallo possono originare forme respiratorie, neurologiche, o abortive. Per la forma respiratoria da Herpesvirus 1,4 la PCR da tampone nasale è diagnostica nel caso di fase diffusiva, dato che il virus si localizza e viene escreto dalla mucosa nasale. Sappiamo però che i virus erpetici attraversano delle fasi variabili di quiescenza, pertanto la PCR su sangue &#8211; e potenzialmente anche da tampone nasale &#8211; è indicata in una fase acuta viremica e in presenza di febbre. Viceversa il test sierologico è maggiormente attendibile nelle forme croniche ricorrenti dato che la presenza di anticorpi (e un’eventuale sieroconversione) testimoniano che si è avuta viremia nel tempo intercorrente tra i due prelievi presi in esame.</p>
<p>Ricordiamo che l’interpretazione del test sierologico deve tener presente che sono disponibili in Italia dei vaccini somministrati principalmente per la prevenzione dell’aborto virale nelle fattrici gravide. Per le forme neurologiche e abortive è possibile l’esecuzione di PCR su liquor, umor acqueo e invogli fetali (le patologie causa di aborto verranno trattate nel prossimo approfondimento).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Herpesvirus 2, 5</strong></p>
<p>L’infezione da Herpesvirus 2 causa prevalentemente forme respiratorie delle prime vie e oculari, mentre l’infezione da Herpesvirus 5 può causare patologie polmonari (EMPF, Fibrosi polmonare multinodulare equina). La diagnostica si avvale della PCR su tamponi nasali, oculo-congiuntivali, umor acqueo, fluidi da BAL / TW e parenchima polmonare per la polmonite nodulare. Anche in questo caso la diagnostica sierologica è maggiormente indicata nelle forme subacute / croniche ricorrenti. Una sieropositività al sierotipo 2 si riscontra frequentemente in soggetti affetti da altre patologie respiratorie e il suo significato patogeno non è ancora stato chiarito completamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Influenza A</strong></p>
<p>Per la diagnosi dell’Influenza A è indicata la PCR su tamponi a secco del tratto respiratorio o da fluido da BAL. La diagnostica sierologica è utile per la valutazione del titolo anticorpale dopo vaccinazione, ma non particolarmente per la diagnosi di patologia, in quanto l’infezione naturale stimola prevalentemente un’immunità di tipo umorale mucosale e cellulo-mediata, difficilmente valutabile in laboratorio (vedi approfondimento “Valutazione dello stato vaccinale nel cavallo” &#8211; Agosto 2025).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Puledri: Rhodococcus oagii</strong></p>
<p>Questo batterio intracellulare penetra nell’ospite dall’ambiente (dal terreno, tramite aerosol, dal pulviscolo e con le secrezioni di altri puledri malati) e si localizza principalmente nei macrofagi, distruggendoli. Di solito la rodococcosi si presenta nei puledri fino a 6 mesi di età con sintomi respiratori e ascessi polmonari, ma può avere occasionalmente diverse localizzazioni: intestinale (enterite o ascessi addominali), osteo-articolare (osteomielite, artrite settica o polisinovite immunomediata), oculare (hypopyon). Possiamo avere l’eliminazione intestinale del microrganismo non solo nelle forme enteriche, ma anche in quelle respiratorie, poiché viene ingerito con le secrezioni bronchiali o assunto dal terreno in ambienti fortemente contaminati.</p>
<p>La diagnostica in questi casi si effettua con una PCR su tampone nasale o da liquido da TW / BAL, feci, liquido articolare, umor acqueo, a seconda del distretto colpito.</p>
<p>Il test sierologico non è indicato perché si tratta di un patogeno con una scarsa reattività umorale, stimolando infatti prevalentemente un’immunià di tipo citotossico ne consegue che l’infezione attiva non sempre dà luogo ad una sieroconversione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Susanna Mereghetti</em></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1761038971222 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038983342"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1761039043354 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/La_diagnostica_delle_malattie_infettive_nel_cavallo_parte_1.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1761038998255"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/La_diagnostica_delle_malattie_infettive_nel_cavallo_parte_1.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>La diagnostica delle malattie infettive nel cavallo: PCR e test sierologici (1) &#8211; Patogeni enterici e respiratori</strong></a></p>

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