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	<title>Aggiornamenti LABOKLIN &#8211; LABOKLIN Europe</title>
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	<description>Laboratory for clinical diagnostics</description>
	<lastBuildDate>Mon, 27 Apr 2026 08:15:03 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Proteine della fase acuta nei cani e nei gatti: risultati recenti e le loro implicazioni pratiche</title>
		<link>https://laboklin.com/it/proteine-della-fase-acuta-nei-cani-e-nei-gatti-risultati-recenti-e-le-loro-implicazioni-pratiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 12:07:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/acute-phase-proteins-in-dogs-and-cats-current-insights-and-clinical-relevance/</guid>

					<description><![CDATA[Proteine della fase acuta nei cani e nei gatti: il valore diagnostico della CRP, della SAA, dell'AGP e di altre proteine nella pratica clinica]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La risposta di fase acuta (APR) è una risposta sistemica precoce a stimoli infiammatori, infezioni e danni tissutali. Le citochine pro-infiammatorie   (IL-6, IL-1β, TNF-α) regolano la sintesi di speci-fiche proteine di fase acuta (APP) nel fegato, le   cui concentrazioni aumentano o diminuiscono nel sangue durante un&#8217;APR. Le APP sono marcatori preziosi per l&#8217;individuazione e il monitoraggio dei processi infiammatori e delle malattie neoplastiche. L&#8217;APR si attiva significativamente prima ed è più specifica delle variazioni della conta leucocitaria.</p>
<p>Le APP vengono classificate in base all&#8217;intensità della risposta in &#8220;major&#8221; (aumento da 10 a 100 volte), &#8220;moderate&#8221; (aumento da 2 a 10 volte) e &#8220;minor&#8221; (aumento inferiore a 2 volte).<br />
La determinazione delle APP major è particolar-mente utile per la diagnosi precoce e il monito-raggio di alcune patologie associate a un&#8217;APR.  Nei cani, la proteina C-reattiva (PCR) è la più importante APP major, mentre nei gatti è la proteina amiloide A sierica (SAA). L&#8217;aptoglobina (Hp) e la glicoproteina acida α1 (AGP) sono tra le proteine di fase acuta (APP) che reagiscono in modo moderato o lieve. L&#8217;albumina, la transferrina e la paraossonasi sono tra le APP a reazione negativa, le cui concentrazioni tipicamente diminuiscono durante una reazione di fase acuta.  Il comportamento delle rispettive APP durante la reazione di fase acuta è illustrato nella Tabella 1.</p>

		</div>
	</div>
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			<h2>Il cane – La proteina C-reattiva (CRP) come standard di riferimento</h2>
<p>Essendo una proteina di fase acuta (APP) fondamentale, la CRP aumenta di 50-100 volte entro 4-24 ore dopo l&#8217;esposizione a uno stimolo scatenante, raggiunge il suo picco massimo dopo 1-2 giorni e diminuisce rapidamente con un trattamento efficace. Grazie a questo andamento dinamico, la CRP è ideale per la diagnosi precoce, il monitoraggio della progressione della malattia e la valutazione del successo del trattamento.</p>
<p>Livelli elevati di CRP si riscontrano in una varietà di processi infiammatori e immunomediati, tra cui infezioni batteriche, infestazioni parassitarie,  malattie autoimmuni, neoplasie e alterazioni post-traumatiche o post-operatorie.<br />
Nei cani con infezione acuta da <em>Babesia canis</em>, esiste una chiara correlazione tra CRP e gravità clinica e parametri ematologici.</p>
<p>Nell&#8217;ambito della gestione antimicrobica, è stato dimostrato che gli antibiotici possono essere sospesi una volta ottenuto un miglioramento clinico e la normalizzazione della concentrazione di CRP, riducendo significativamente la durata della terapia per molte patologie.</p>
<p>Nelle micosi sistemiche, come la coccidioidomicosi polmonare, la CRP in combinazione con l&#8217;Hp ha mostrato un valore predittivo per la remissione.</p>
<p>Tuttavia, la CRP può risultare elevata anche in assenza di una causa infiammatoria, ad esempio durante un&#8217;intensa attività fisica o in gravidanza; per questo motivo, l&#8217;interpretazione deve essere contestualizzata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tabella 1:</strong> Panoramica delle variazioni delle proteine di fase acuta e della conta leucocitaria in funzione del tempo trascorso dallo stimolo infiammatorio in cani e gatti.</p>
<table>
<tbody valign="top">
<tr bgcolor="e51e1e">
<td width="182"><span style="color: #ffffff;"><strong>Tempo da stimolo </strong></span><span style="color: #ffffff;"><strong>infiammatorio</strong></span></td>
<td width="132"><span style="color: #ffffff;"><strong>Cane </strong><strong>–<br />
</strong><strong>ad es. CRP, SAA</strong></span></td>
<td width="123"><span style="color: #ffffff;"><strong>Cane </strong><strong>–</strong></span><br />
<span style="color: #ffffff;"><strong>conta leucocitaria</strong></span></td>
<td width="121"><span style="color: #ffffff;"><strong>Gatto </strong></span><strong><span style="color: #ffffff;">–</span><br />
</strong><span style="color: #ffffff;"><strong>ad es. SAA, AGP</strong></span></td>
<td width="126"><strong><span style="color: #ffffff;">Gatto –</span><br />
<span style="color: #ffffff;">conta leucocitaria</span></strong></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>0–6 h</strong></td>
<td width="132">inizialmente lieve aumento<br />
(la sintesi nel fegato inizia dopo alcune ore).</td>
<td width="123">perlopiù ancora entro l&#8217;intervallo di riferimento</td>
<td width="121">inizialmente lieve aumento</td>
<td width="126">perlopiù ancora entro l&#8217;intervallo di riferimento</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>6–12 h</strong></td>
<td width="132">aumento significativo<br />
misurabile</td>
<td width="123">tendenza iniziale verso un possibile aumento, spesso ancora al limite</td>
<td width="121">aumento significativo misurabile</td>
<td width="126">tendenza iniziale verso un possibile aumento, spesso ancora al limite</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>12–24 h</strong></td>
<td width="132">forte aumento, valori per lo più chiaramente patologici</td>
<td width="123">leucocitosi/-penia è ora frequentemente visibile</td>
<td width="121">forte aumento, chiaramente<br />
patologico</td>
<td width="126">leucocitosi frequente, a volte<br />
leucogramma da stress</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>24–48 h</strong></td>
<td width="132"><strong>Picco APR –</strong> massima<br />
concentrazione</td>
<td width="123">ulteriore aumento/plateau dei<br />
leucociti</td>
<td width="121"><strong>Picco APR</strong></td>
<td width="126">ulteriore aumento/plateau dei<br />
leucociti</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>2–5</strong><strong> gg</strong></td>
<td width="132">declino incipiente, quando infiammazione sotto controllo</td>
<td width="123">leucociti spesso ancora elevati, diminuiscono lentamente</td>
<td width="121">declino con miglioramento<br />
clinico</td>
<td width="126">leucociti spesso sono ancora<br />
alterati, normalizzano lentamente</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="e7e7e7" width="182"><strong>&gt; 5 gg</strong></td>
<td width="132">ritorno a valori di riferimento o a valori prossimi a quelli di<br />
riferimento in guarigione da<br />
infiammazione</td>
<td width="123">normalizzazione, ma può richiedere più tempo a causa<br />
di processi cronici</td>
<td width="121">simile al cane</td>
<td width="126">simile al cane</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>APR = reazione di fase acuta, CRP = proteina C-reattiva, SAA = amiloide sierica A, AGP = alfa-1-glicoproteina acida</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Indice di Fase Acuta (API) – marcatore combinato</h2>
<p>La ricerca attuale combina i marcatori APP positivi (CRP, Hp) e negativi (albumina, eventualmente PON-1) in un Indice di Fase Acuta (API). Questo indice riflette l&#8217;attività infiammatoria complessiva.<br />
I cani con tumori maligni e valori elevati di API presentavano una prognosi significativamente peggiore.</p>
<p>Nelle malattie infiammatorie croniche, ad esempio la leishmaniosi canina, i livelli di CRP e Hp rimangono costantemente elevati, mentre quelli di albumina e transferrina spesso diminuiscono. Le variazioni dell&#8217;API sono strettamente correlate alla risposta al trattamento e all&#8217;attività della malattia. Valori persistentemente elevati indicano attività residua, coinfezioni o fallimento del trattamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il gatto – SAA e AGP sotto i riflettori</h2>
<p>Nei gatti, la dinamica e il significato delle APP differiscono considerevolmente da quelli dei cani. La SAA è la principale APP più importante, mentre l&#8217;AGP è particolarmente importante per la diagnosi di FIP.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siero amiloide A (SAA)</strong></p>
<p>La SAA reagisce molto precocemente e con elevata sensibilità, raggiungendo rapidamente concentrazioni elevate ed è quindi adatta sia per la diagnosi precoce che per la valutazione prognostica. Un rapido declino indica una buona risposta alla terapia, mentre un valore stagnante suggerisce un&#8217;infiammazione persistente o un&#8217;infezione secondaria. I moderni test turbidimetrici con anticorpi monoclonali offrono un&#8217;elevata precisione diagnostica. Ulteriori studi dimostrano l&#8217;utilità della SAA, in particolare nelle infezioni batteriche come la pielonefrite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Glicoproteina alfa-1-acida (AGP)</strong></p>
<p>L&#8217;AGP è una proteina di fase acuta (APP) che aumenta moderatamente e ha un&#8217;elevata rilevanza clinica per la FIP (Fig. 1). Livelli elevati di AGP nel siero supportano la diagnosi sospetta in combinazione con altri riscontri. L&#8217;AGP mostra variazioni particolarmente dinamiche durante la terapia antivirale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Aptoglobina (Hp)</h2>
<p>Nei cani e nei gatti, l&#8217;Hp è una delle proteine di fase acuta a moderata espressione sintetizzate nel fegato. La sua funzione biologica principale è il legame ad alta affinità con l&#8217;emoglobina libera (Hb) proveniente dagli eritrociti lisati, riducendo così il danno ossidativo ai tessuti e prevenendo la perdita di ferro legato all&#8217;Hb. Durante i processi infiammatori acuti, entrambe le specie mostrano un aumento della concentrazione di aptoglobina significativamente meno pronunciato e più ritardato rispetto alle principali proteine di fase acuta come la SAA o la CRP. Come in altri mammiferi, l&#8217;emolisi intravascolare può portare a una diminuzione della concentrazione di aptoglobina perché la proteina viene rapidamente consumata legando grandi quantità di emoglobina libera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Proteine di fase acuta negative</h2>
<p><strong>Albumina<br />
</strong>L&#8217;albumina diminuisce a causa della ridistribuzione degli aminoacidi per la sintesi delle proteine di fase acuta positive e a causa dell&#8217;aumento della permeabilità capillare. È un indicatore prezioso di infiammazione sistemica, ma deve essere valutata tenendo conto di idratazione, perdita di proteine e funzionalità epatica. Nei cani, l&#8217;albumina è inclusa nel parametro API.</p>
<p><strong>Transferrina<br />
</strong>La transferrina, una proteina di trasporto che lega il ferro, diminuisce durante la fase di risposta parziale acuta (APR) per ridurre la disponibilità di ferro per i microrganismi. Nei cani, è stata osservata una marcata diminuzione della transferrina nelle infezioni batteriche. Una diminuzione significativa è stata documentata anche nei gatti con infiammazione cronica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Proteine di fase acuta nella FIP</h2>
<p>La peritonite infettiva felina (FIP) è una malattia infiammatoria solitamente associata a un aumento delle proteine di fase acuta.<br />
Studi hanno dimostrato che la determinazione dell&#8217;AGP nel liquido essudativo è il metodo più significativo per differenziare i gatti con FIP da quelli senza. Sono stati definiti diversi intervalli di cut-off con sensibilità/specificità variabili (Tabella 2). Alcuni di questi intervalli di cut-off, ad esempio, in Helfer-Hungerbühler et al. (AGP &gt; 2927), mostrano un&#8217;elevata specificità (97%) e possono quindi essere altamente indicativi di FIP.<br />
Tuttavia, a causa della sua sensibilità relativamente bassa (54%), quasi la metà dei gatti affetti da FIP potrebbe non essere diagnosticata. Inoltre, va considerato che le APP possono aumentare anche in altre patologie. I gatti con addome settico e anche i gatti con neoplasie disseminate spesso mostrano concentrazioni di AGP altrettanto elevate quanto quelle dei gatti affetti da FIP. Pertanto, è importante eseguire un esame citologico e batteriologico supplementare per escludere diagnosi differenziali.</p>
<p>La sola misurazione dell&#8217;AGP non è quindi sufficiente per una diagnosi definitiva, ma rappresenta piuttosto uno dei tanti elementi necessari per giungere a una diagnosi.<br />
L&#8217;AGP può anche svolgere un ruolo importante nel monitoraggio della terapia dei gatti affetti da FIP. Durante il trattamento, l&#8217;AGP diminuisce costantemente, ma più lentamente rispetto alla SAA. Ciò è presumibilmente dovuto alla maggiore emivita dell&#8217;AGP, motivo per cui la concentrazione di AGP al secondo giorno di terapia per la FIP può essere superiore rispetto a prima dell&#8217;inizio del trattamento. Una diminuzione significativa dell&#8217;AGP è stata osservata a partire dal settimo giorno dopo l&#8217;inizio della terapia. Entro il 28° giorno al più tardi, l&#8217;AGP era tornata entro i valori normali in quasi tutti i gatti (Helfer-Hungerbuehler 2024: (10) – 17/18 gatti e Zuzzi-Krebitz 2024: 37/39 gatti) e può quindi essere utilizzata come un buon parametro per monitorare il successo del trattamento.<br />
Per quanto riguarda la SAA, una diminuzione significativa era già evidente al giorno 2 e la maggior parte dei gatti ha mostrato nuovamente concentrazioni di SAA (quasi) normali entro 4-7 giorni.<br />
Addie et al. (2022) utilizzano l&#8217;AGP come marcatore per differenziare tra remissione e guarigione. La guarigione si riferisce alla completa cura della FIP, mentre la remissione è definita come uno stadio intermedio tra la guarigione e la morte, che comporta ancora il rischio di recidiva. I gatti completamente guariti mostravano livelli di AGP entro i valori normali, mentre i gatti in remissione mostravano livelli elevati di AGP. L&#8217;aumento dell&#8217;AGP potrebbe quindi indicare anche una potenziale recidiva di FIP.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tabella 2:</strong> Panoramica delle pubblicazioni attuali sull&#8217;uso dell&#8217;AGP. Valori medi misurati (incluso l&#8217;intervallo) nei gatti con FIP rispetto ai gatti senza FIP, valori di cut-off definiti e relativa sensibilità e specificità.</p>
<table>
<tbody valign="top">
<tr bgcolor="e51e1e">
<td width="102"><span style="color: #ffffff;"><strong>Studio</strong></span></td>
<td width="96"><span style="color: #ffffff;"><strong>Proteina di fase acuta</strong></span></td>
<td width="154"><span style="color: #ffffff;"><strong>Valore medio in gatti con FIP (range)</strong></span></td>
<td colspan="2" width="133"><span style="color: #ffffff;"><strong>Valore medio in gatti senza FIP (range)</strong></span></td>
<td width="55"><span style="color: #ffffff;"><strong>cut-</strong><strong>Off</strong></span></td>
<td width="85"><span style="color: #ffffff;"><strong>Sensibilità </strong><strong>(%)</strong></span></td>
<td width="64"><span style="color: #ffffff;"><strong>Specificità </strong><strong>(%)</strong></span></td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td width="102"></td>
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Siero</strong></td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="7" bgcolor="e7e7e7" width="102"><strong><em>Hazuchova </em></strong><strong><em>2017</em></strong></td>
<td width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td width="154">2900 (960-5040)</td>
<td colspan="2" width="133">690 (120-4500)</td>
<td width="55"><strong>2260</strong></td>
<td width="85">85</td>
<td width="64">90</td>
</tr>
<tr>
<td width="96">SAA (µg/ml)</td>
<td width="154">98,5 (1,3-163,4)</td>
<td colspan="2" width="133">7,6 (0,1-163,8)</td>
<td width="55"><strong>97,3</strong></td>
<td width="85">55</td>
<td width="64">87</td>
</tr>
<tr>
<td width="96">Hp (mg/ml)</td>
<td width="154">2,0 (2,0-9,0)</td>
<td colspan="2" width="133">1,8 (0,0-2,0)</td>
<td width="55"><strong>2,0</strong></td>
<td width="85">55</td>
<td width="64">82</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Versamento</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td width="154">2570 (1300-5760)</td>
<td colspan="2" width="133">480 (190-3800)</td>
<td width="55"><strong>1550</strong></td>
<td width="85">93</td>
<td width="64">93</td>
</tr>
<tr>
<td width="96">SAA (µg/ml)</td>
<td width="154">80,4 (0,1-207,4)</td>
<td colspan="2" width="133">0,1 (0,1-182,7)</td>
<td width="55"><strong>43,6</strong></td>
<td width="85">71</td>
<td width="64">91</td>
</tr>
<tr>
<td width="96">Hp (mg/ml)</td>
<td width="154">2,2 (0,1-9,3)</td>
<td colspan="2" width="133">0,8 (0,1-2,5)</td>
<td width="55"><strong>2,1</strong></td>
<td width="85">79</td>
<td width="64">87</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td width="102"></td>
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Siero</strong></td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="4" bgcolor="e7e7e7" width="102"><strong><em>Helfer-</em></strong><br />
<strong><em>Hungerbuehler </em></strong><strong><em>2024</em></strong></td>
<td rowspan="2" width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td rowspan="2" width="154">2954 (200-5861)</td>
<td bgcolor="e7e7e7" width="66">sano</td>
<td bgcolor="e7e7e7" width="67">malato</td>
<td width="55"><strong>2531</strong></td>
<td width="85">61</td>
<td width="64">79</td>
</tr>
<tr>
<td width="66">235<br />
(78-616)</td>
<td width="67">1734<br />
(305-3449)</td>
<td width="55"><strong>2927</strong></td>
<td width="85">54</td>
<td width="64">97</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Versamento</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td width="154">2425 (343-5611)</td>
<td colspan="2" width="133">560 (83-3950)</td>
<td width="55"><strong>1686</strong></td>
<td width="85">71</td>
<td width="64">89</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td width="102"></td>
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Siero</strong></td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="7" bgcolor="e7e7e7" width="102"><strong><em>Romanelli 2024</em></strong></td>
<td rowspan="3" width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td rowspan="3" width="154">1986 (405-4428)</td>
<td colspan="2" rowspan="3" width="133">296 (165-4254)</td>
<td width="55"><strong>707</strong></td>
<td width="85">80</td>
<td width="64">80</td>
</tr>
<tr>
<td width="55"><strong>&gt;4099</strong></td>
<td width="85">&#8211;</td>
<td width="0">100</td>
</tr>
<tr>
<td width="55"><strong>&lt;438</strong></td>
<td width="85">100</td>
<td width="64">&#8211;</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td style="text-align: center;" colspan="7" width="696"><strong>Versamento</strong></td>
</tr>
<tr>
<td rowspan="3" width="96">AGP (µg/ml)</td>
<td rowspan="3" width="154">1717 (549-3166)</td>
<td colspan="2" rowspan="3" width="133">233 (103-4099)</td>
<td width="55"><strong>990</strong></td>
<td width="85">75</td>
<td width="64">73</td>
</tr>
<tr>
<td width="55"><strong>&gt;4254</strong></td>
<td width="85">&#8211;</td>
<td width="64">100</td>
</tr>
<tr>
<td width="55"><strong>&lt;296</strong></td>
<td width="85">100</td>
<td width="64">&#8211;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa. Ruth Klein, Katharina Buchta</em></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1713769814380 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Malin K, Witkowska-Piłaszewicz O. C-Reactive Protein as a Diagnostic Marker in Dogs: A Review. Animals (Basel). 2022 Oct 21;12(20):2888. doi: 10.3390/ani12202888.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">von Hohnhorst IM, Moritz A, Eisenecker CM, Strube C, Rodjana KE, Müller E, Schäfer I. Impact of levels of parasitemia and antibodies, acute-phase proteins, as well as stays abroad on hematological and biochemical parameters in 342 dogs with acute Babesia canis infection. Parasit Vectors. 2025 Aug 15;18(1):347. doi: 10.1186/s13071-025-06997-4.</span></strong></h6>
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<h6><strong><span style="color: #808080;">Zuzzi-Krebitz AM, Buchta K, Bergmann M, Krentz D, Zwicklbauer K, Dorsch R, Wess G, Fischer A, Matiasek K, Hönl A, Fiedler S, Kolberg L, Hofmann-Lehmann R, Meli ML, Spiri AM, Helfer-Hungerbuehler AK, Felten S, Zablotski Y, Alberer M, Both UV, Hartmann K. Short Treatment of 42 Days with Oral GS-441524 Results in Equal Efficacy as the Recommended 84-Day Treatment in Cats Suffering from Feline Infectious Peritonitis with Effusion-A Prospective Randomized Controlled Study. Viruses. 2024 Jul 16;16(7):1144. doi: 10.3390/v16071144.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Addie DD, Silveira C, Aston C, Brauckmann P, Covell-Ritchie J, Felstead C, Fosbery M, Gibbins C, Macaulay K, McMurrough J, Pattison E, Robertson E. Alpha-1 Acid Glycoprotein Reduction Differentiated Recovery from Remission in a Small Cohort of Cats Treated for Feline Infectious Peritonitis. Viruses. 2022 Apr 1;14(4):744. doi: 10.3390/v14040744.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Romanelli P, Bertazzolo W, Prisciandaro A, Leone A, Bonfanti U, Paltrinieri S. Measurement of Feline Alpha-1 Acid Glycoprotein in Serum and Effusion Using an ELISA Method: Analytical Validation and Diagnostic Role for Feline Infectious Peritonitis. Pathogens. 2024 Mar 29;13(4):289. doi: 10.3390/pathogens13040289.</span></strong></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1777277489633 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner  vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style-" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/04/Proteine_della_fase_acuta_nei_cani_e_nei_gatti.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
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		<item>
		<title>Ipotiroidismo canino: diagnosi migliorata con particolare attenzione a rT3 e LC-MS/MS</title>
		<link>https://laboklin.com/it/ipotiroidismo-canino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 10:32:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si tratta di diagnosticare con precisione l'ipotiroidismo canino, la misurazione dell'rT3 e le analisi basate sulla LC-MS/MS forniscono informazioni cruciali, specialmente nei casi dubbi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>L&#8217;ipotiroidismo canino è considerato una classica endocrinopatia con manifestazioni cliniche caratteristiche. Nonostante i sintomi clinici apparentemente chiari, stabilire una diagnosi accurata rimane una sfida significativa.<br />
Numerosi studi retrospettivi hanno dimostrato che fino al 70% dei cani trattati con levotiroxina (L-tiroxina) non presenta effettivamente ipotiroidismo. La sostanziale discrepanza tra il tasso diagnostico riportato e la prevalenza reale (stimata tra lo 0,07 e lo 0,23%) evidenzia la necessità di un approccio diagnostico più affinato.</p>
<p>Le malattie non tiroidee (NTI), gli effetti dei farmaci e le interpretazioni errate legate al metodo complicano ulteriormente il processo diagnostico. L&#8217;inizio indiscriminato della terapia con levotiroxina comporta il rischio di trascurare patologie sottostanti rilevanti e di aumentare inutilmente lo stress metabolico. In presenza di una concomitante malattia cardiaca o di un ipoadrenocorticismo non trattato/non riconosciuto, questo può portare a scompenso e può essere potenzialmente fatale.</p>
<p>In questa zona grigia diagnostica, nuovi approcci come la misurazione della T3 inversa (reverse-T3 &#8211; rT3) e l&#8217;analisi dei parametri rilevanti mediante cromatografia liquida-spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS) forniscono preziose opzioni diagnostiche aggiuntive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Nozioni di base sulla fisiologia e diagnostica della tiroide</h2>
<p>La funzione tiroidea è regolata dalla complessa interazione all&#8217;interno dell&#8217;asse ipotalamo-ipofisi-tiroide. Il TRH rilasciato dall&#8217;ipotalamo stimola la secrezione di TSH nell&#8217;ipofisi, che a sua volta stimola la tiroide a sintetizzare e secernere ormoni tiroidei, principalmente tiroxina (T4). Nel siero, oltre il 99% della T4 è legata alle proteine, con la T4 totale che comprende sia la frazione legata alle proteine che quella libera. Solo la frazione libera (fT4) viene assorbita dalle cellule, dove subisce una 5&#8242;-deiodazione ed è metabolizzata a triiodotironina (T3), l&#8217;ormone biologicamente attivo a livello cellulare.</p>
<p>In alternativa, fT4 può essere convertito in T3 inversa (rT3) biologicamente inattiva, che si ritiene svolga un ruolo nella regolazione cellulare e nella prevenzione di livelli eccessivi di T3 attiva.</p>

		</div>
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<a href='https://laboklin.com/it/ipotiroidismo-canino/guida_diagnostica_per_rt3/'><img decoding="async" width="1024" height="352" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Guida_diagnostica_per_rT3-1024x352.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Guida diagnostica per rT3" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Guida_diagnostica_per_rT3-1024x352.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Guida_diagnostica_per_rT3-300x103.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Guida_diagnostica_per_rT3-768x264.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Guida_diagnostica_per_rT3.jpg 1181w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/ipotiroidismo-canino/valutazione_iniziale_di_una_ridotta_concentrazione_di_t4/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="753" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Valutazione_iniziale_di_una_ridotta_concentrazione_di_T4-1024x753.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Valutazione iniziale di una ridotta concentrazione di T4 nel sangue" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Valutazione_iniziale_di_una_ridotta_concentrazione_di_T4-1024x753.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Valutazione_iniziale_di_una_ridotta_concentrazione_di_T4-300x221.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Valutazione_iniziale_di_una_ridotta_concentrazione_di_T4-768x565.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Valutazione_iniziale_di_una_ridotta_concentrazione_di_T4-1536x1129.jpg 1536w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Valutazione_iniziale_di_una_ridotta_concentrazione_di_T4-2048x1506.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>


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			<h2>L&#8217;insidia diagnostica: NTI e limitazioni metodologiche</h2>
<p>In un caso tipico, la diagnosi di ipotiroidismo canino si basa sulla combinazione di anamnesi compatibili, segni clinici, risultati ematologici e biochimici, insieme a una concentrazione di T4 inferiore all&#8217;intervallo di riferimento e un contemporaneo aumento del TSH.</p>
<p>Tuttavia, questo quadro non è presente in tutti i casi in cui si sospetta un ipotiroidismo. Molte malattie possono sopprimere secondaria-mente le concentrazioni di ormone tiroideo senza alcuna anomalia funzionale e/o strutturale della tiroide. Questa cosiddetta sindrome del malato eutiroideo (ESS o NTIS) è caratterizzata da basse concentrazioni di T4 e/o fT4 con TSH normale.<br />
L&#8217;interpretazione di tali risultati è problematica senza ulteriori accertamenti diagnostici.</p>
<p>Ulteriori sfide derivano dalle concentrazioni inferiori di iodotironina specifiche per razza (ad esempio, levrieri, Basenji) e dall&#8217;interferenza di proteine leganti o autoanticorpi (tireoglobulina, T3, T4) con i kit immunoenzimatici di routine.<br />
Inoltre, anche vari farmaci (ad esempio, glucocorticoidi, fenobarbital, sulfonamidi) possono influenzare i parametri tiroidei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>LC-MS/MS: un potenziale nuovo metodo di riferimento</h2>
<p>La LC-MS/MS si è affermata come tecnica analitica altamente precisa. A differenza degli immunoenzimatici, la LC-MS/MS consente la quantificazione diretta e specifica di T4, T3 e rT3 senza interferenze da parte di autoanticorpi o farmaci. Questo la rende particolarmente preziosa nei casi diagnostici difficili. Ad esempio, mentre i test immunoenzimatici possono produrre risultati falsamente bassi o falsamente alti in presenza di autoanticorpi anti-tireoglobulina, la LC-MS/MS fornisce una rappresentazione affidabile della reale concentrazione ormonale.</p>
<p>Presso Laboklin, un metodo per la misurazione di T4, T3 e rT3 mediante LC-MS/MS è stato messo a punto e validato per la medicina veterinaria nell&#8217;ambito di una tesi di dottorato. Ciò consente una diagnosi altamente specifica, in particolare nei casi poco chiari. Può anche rappresentare un&#8217;opzione affidabile per il monitoraggio della terapia o in caso di sospetto ipotiroidismo nonostante le concentrazioni di T4 siano entro l&#8217;intervallo di riferimento.</p>
<p>Nell&#8217;interpretazione dei valori di T3 e T4 misurati mediante LC-MS/MS, è necessario tenere conto degli intervalli di riferimento specifici del metodo, poiché differiscono da quelli ottenuti con altre tecniche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>T3 inversa (rT3): distinguere l&#8217;NTI dall&#8217;ipotiroidismo</h2>
<p>L&#8217;rT3 viene prodotto principalmente in caso di eccesso di T4 o quando la conversione in T3 attiva è sottoregolata. Nell&#8217;ipotiroidismo, solo quantità minime di T4 sono disponibili per la conversione, con conseguente riduzione delle concentrazioni di rT3. Al contrario, l&#8217;NTI porta tipicamente a livelli di rT3 normali o elevati: è disponibile una quantità sufficiente di T4, ma il fabbisogno fisiologico di T3 è contemporaneamente notevolmente ridotto (Fig. 1).</p>
<p>Studi iniziali confermano il valore diagnostico di questo parametro:</p>
<ul>
<li>rT3 &lt; 50 pg/ml, in combinazione con una bassa concentrazione di T4, suggerisce fortemente</li>
<li>rT3 &gt; 109 pg/ml rende l&#8217;ipotiroidismo altamente improbabile, anche quando i livelli di T4 sono ridotti (Fig. 2).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Indicazioni</h2>
<p>Questo parametro è particolarmente utile quando le concentrazioni di T4 o fT4 sono basse, ma non è presente un aumento del TSH per confermare il sospetto di ipotiroidismo. Questa situazione può verificarsi nel 20-30% dei cani con ipotiroidismo, ma più frequentemente indica una patologia non tiroidea (NTI).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Esperienze precedenti con il parametro</h2>
<p>Un primo studio multicentrico su rT3 è stato presentato a un congresso internazionale (ECVIM) nel 2024.<br />
Lo studio ha dimostrato che i cani sani, i cani con ipotiroidismo e quelli con basse concentrazioni di T4 secondarie a una patologia non tiroidea (NTI) potevano essere distinti in modo affidabile.<br />
Un cut-off di 50 pg/ml è stato identificato come altamente specifico per la presenza di ipotiroidismo, mentre concentrazioni superiori a 109 pg/ml erano incompatibili con l&#8217;ipotiroidismo. Valori compresi tra queste soglie rappresentavano una zona grigia.<br />
Per stabilire un intervallo di riferimento per rT3, Laboklin ha condotto uno studio su una popolazione più ampia di cani eutiroidei clinicamente sani. Questo studio ha determinato un intervallo di riferimento di 109–533 pg/ml.</p>
<p>Oltre agli studi condotti, sono ora disponibili dati di campo di grande valore.</p>
<p>Tra marzo 2024 e giugno 2025, il parametro rT3 è stato richiesto 3.052 volte presso Laboklin, di cui 1.887 richieste riguardavano solo rT3 e 1.165 sono state eseguite come parte di un profilo o come aggiunta ai parametri tiroidei inizialmente richiesti.</p>
<p>Tra i 491 casi con una concentrazione di rT3 inferiore a 50 pg/ml, anche la T4 è stata misurata nel nostro laboratorio in 289 casi. Di questi, il 92% dei cani presentava concentrazioni di T4 inferiori all&#8217;intervallo di riferimento, a conferma della stretta relazione funzionale tra triiodotironina inversa e tiroxina.</p>
<p>Solo in 22 casi (7,6%) con una concentrazione di rT3 inferiore a 50 pg/ml la concentrazione di T4 rientrava nell&#8217;intervallo di riferimento. Questo fenomeno può essere attribuito principalmente ai limiti degli immunodosaggi utilizzati di routine per la misurazione della T4 (ad esempio, Immulite 2000; Siemens, Germania). Risultati di T4 falsamente elevati possono essere dovuti alla presenza di autoanticorpi o a una qualità del campione non ottimale (campioni emolitici o lipemici). Questi fattori interferenti sono ben noti e possono complicare l&#8217;interpretazione dei risultati nella diagnostica di routine.</p>
<p>In 570 cani con concentrazioni di T4 contempora-neamente basse, i livelli di rT3 erano chiaramente entro l&#8217;intervallo di normalità (&gt; 109 pg/ml). Tale risultato non supporta una diagnosi di ipotiroidismo, ma piuttosto indica una malattia non tiroidea (NTI). Naturalmente, una singola misurazione di parametri di laboratorio, anche altamente specifici, non può determinare in modo definitivo che questi cani non soffrissero effettivamente di ipotiroidismo, ma piuttosto di una malattia non tiroidea (NTI).<br />
In tutti i casi che siamo stati in grado di esaminare in colloqui personali con i veterinari curanti, la valutazione è stata, tuttavia, confermata.</p>
<p>Studi precedenti ed esperienze cliniche suggeriscono un importante progresso nella diagnosi dell&#8217;ipotiroidismo canino. Il parametro sembra mantenere le sue promesse. Dovrebbe essere considerato uno strumento aggiuntivo nella cassetta degli attrezzi dell'&#8221;ipotiroidismo&#8221;. L&#8217;rT3 non è inteso come parametro di screening iniziale, ma piuttosto come un&#8217;aggiunta a un profilo tiroideo esistente. Di conseguenza, dovrebbe essere interpretato nel contesto dei risultati clinici e di altri parametri tiroidei (Fig. 3).</p>
<p>Per ulteriori accertamenti diagnostici, è possibile determinare autoanticorpi anti-tireoglobulina, T3 e T4 tramite profili tiroidei estesi. Un&#8217;altra opzione è la misurazione delle concentrazioni di T3 e T4 mediante cromatografia liquida-spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), che non è influenzata da fattori interferenti come la qualità del campione o gli autoanticorpi, consentendo risultati più specifici e precisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>La diagnosi precisa di ipotiroidismo canino richiede più della semplice valutazione di T4 e TSH. In particolare, la misurazione di rT3 e le analisi basate su LC-MS/MS forniscono informazioni cruciali in caso di incertezza diagnostica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Jennifer von Luckner, Dott. Niklas Wiesner, Dott.ssa Ruth Klein</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>I nostri servizi relativi all&#8217;ipotiroidismo</strong></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;">T4, TSH, fT4</span></li>
<li><span style="color: #000000;">T3, fT3</span></li>
<li><span style="color: #000000;">rT3</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Profilo tiroideo (T4, fT4, T3, fT3, TSH, ATG, T4-AK, T3-AK)</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Profilo ipotiroidismo/NTI (T4, fT4, reverse T3, TSH)</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Monitoraggio tiroideo (T4, TSH, creatinina, SDMA, ALT, AP, Troponina I)</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Spettrometria di massa tiroidea (T4, T3, rT3 mediante HPLC-MS/MS)</span></li>
</ul>
</blockquote>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1713769814380 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h5><span style="color: #000000;"><strong>Approfondimenti</strong></span></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Giunti M, Troia R, Battilani M, Giardino L, Dondi F, Andreani G, Fracassi F. </strong></span><span style="color: #808080;"><strong>Retrospective evaluation of circulating thyroid hormones in critically ill dogs with systemic inflammatory response syndrome. J Vet Sci. 2017 Dec 31;18(4):471-477. doi: 10.4142/jvs.2017.18.4.471.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Graham PA, Mooney CT. Laboratory evaluation of hypothyroidism and hyperthyroidism. BSAVA Manual Clinical Pathology 2016: 233-252.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Kantrowitz LB, Peterson ME, Melián C, Nichols R. Serum total thyroxine, total triiodothyronine, free thyroxine, and thyrotropin concentrations </strong></span><span style="color: #808080;"><strong>in dogs with nonthyroidal disease. J Am Vet Med Assoc. 2001 Sep 15;219(6):765-9. doi: 10.2460/javma.2001.219.765.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Rus J, Schwens C, Glos K, Meindl C, Ritz S, Müller D, Müller R. Measurement of reverse triiodothyronine concentration in healthy dogs, dogs with hypothyroidism and nonthyroidal illness syndrome. J Vet Intern Med. 2024; 38 (6): 3537 – 3694.</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1773058926205 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner  vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style-" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/Ipotiroidismo_canino_focus_su_rT3_e_LC-MS-MS.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/Ipotiroidismo_canino_focus_su_rT3_e_LC-MS-MS.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ipotiroidismo canino: diagnosi migliorata con particolare attenzione a rT3 e LC-MS/MS</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tumori spontanei nella cavia (Cavia porcellus): Valutazione retrospettiva dei tumori da campioni inviati di routine</title>
		<link>https://laboklin.com/it/tumori-spontanei-nella-cavia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Sep 2025 06:47:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/spontaneous-tumours-in-guinea-pigs/</guid>

					<description><![CDATA[Tumori spontanei nei porcellini d'India: frequenza, localizzazione, istologia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Secondo un&#8217;indagine del 2020 condotta dall&#8217;Associazione tedesca dell&#8217;industria degli animali domestici, in Germania vivono 5 milioni di piccoli animali domestici nel 5% delle famiglie. Un importante rappresentante di questo gruppo è la cavia. Questi animali provengono originariamente dal Sud America, ma furono introdotti in Europa dai marinai spagnoli già nel XVI secolo. Nel loro habitat naturale vengono utilizzati come animali da reddito per la produzione di carne. Nell&#8217;Europa centrale, tuttavia, la cavia domestica viene tenuta come animale domestico.<br />
Le cavie vivono spesso più a lungo se tenute come animali domestici che in natura. Questo porta inevitabilmente a malattie che colpiscono gli animali adulti e anziani, come i tumori.</p>
<p>Esistono solo pochi articoli sui tumori spontanei che si verificano nelle cavie (Dobromylskyj et al., 2023).</p>
<p>Tuttavia, negli ultimi anni, la disponibilità dei proprietari di animali domestici a sottoporre i propri animali a visita e trattamento in caso di malattia è aumentata.</p>
<p>Per ottenere una panoramica dei tumori che svolgono un ruolo nelle cavie, sono stati valutati i casi di tumori presentati a Laboklin dal 2013 al 2020.<br />
I criteri di inclusione erano l&#8217;indicazione della sede del tumore e campioni in cui fosse possibile una diagnosi chiara. Durante il periodo esaminato, questi criteri sono stati applicati a 1.017 tumori.</p>
<p>Nella sezione seguente vengono analizzate più in dettaglio le sedi da cui hanno avuto origine questi tumori, quali tumori sono stati diagnosticati più frequentemente, se predominavano neoplasie benigne o maligne e quali tumori insoliti si sono verificati in questi animali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Localizzazioni dei tumori</h2>
<p>I tumori presentati provenivano da un&#8217;ampia varietà di sedi, con i tumori del tessuto (sotto-)cutaneo più frequentemente sottoposti a diagnosi. Seguono tumori della ghiandola mammaria, dell&#8217;utero e del tessuto linfatico. Sono stati presenti anche tumori della tiroide. Le alterazioni neoplastiche in altri organi sono state sottoposte a diagnosi molto meno frequentemente (Fig. 1). Poiché i tumori del tessuto sottocutaneo vengono notati dai proprietari durante la manipolazione e la cura degli animali, questo è probabilmente uno dei motivi per cui le neoplasie in questa sede sono state sottoposte a diagnosi più frequentemente, mentre possibili processi negli organi interni potrebbero non essere necessariamente evidenti ai proprietari o richiedere interventi chirurgici più complessi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Diagnosi tumorali</h2>
<p>Tra i campioni inviati, il lipoma è stata la diagnosi tumorale più comune nelle cavie. I tumori del follicolo pilifero sono seguiti al secondo posto. Sono state effettuate numerose altre diagnosi tumorali (Fig. 2). Poiché la cute e il tessuto sottocutaneo predominavano come siti di campionamento, non sorprende che i tumori del tessuto adiposo e i tumori del follicolo pilifero fossero le diagnosi più comuni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Frequenza dei tumori benigni/maligni</h2>
<p>Per ottenere una migliore panoramica del rapporto tra tumori benigni e maligni, è stato creato lo schema nella figura seguente che riguarda i tumori più frequentemente sottoposti a diagnosi (Fig. 3).</p>
<p>I tumori mesenchimali ed epiteliali (sotto-)cutanei più comuni sono stati ulteriormente suddivisi per ottenere una migliore panoramica e valutare se predominassero neoplasie benigne o maligne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Tumori mesenchimali (sotto-)cutanei</h2>
<p>Nelle cavie, predominavano i tumori mesenchimali del (sotto-)cute. Sono stati diagnosticati 508 tumori mesenchimali in totale, di cui 365 benigni e 143 neoplasie classificate come maligne. I tumori sono stati suddivisi in 325 lipomi, 13 fibromi, 13 fibrolipomi e 6 emangiomi. Sono stati diagnosticati altri 8 tumori benigni. Inoltre, sono stati sottoposti a screening 80 sarcomi (non è stato possibile determinare con certezza la popolazione cellulare di origine). Sono stati diagnosticati 29 fibrosarcomi, 24 liposarcomi (Fig. 4) e 10 altre neoplasie mesenchimali maligne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Tumori epiteliali (sotto-)cutanei</h2>
<p>Sono stati sottoposti a screening un totale di 157 tumori epiteliali. Di questi, 142 erano benigni e 15 maligni. Sono stati diagnosticati 124 tricofolliculomi (Fig. 5), 5 tricoepiteliomi, 3 pilomatricomi, 3 adenomi e 7 altre neoplasie benigne. Inoltre, sono stati descritti cinque adenocarcinomi, cinque carcinomi non identificati, tre carcinomi squamocellulari e due carcinomi sebacei.</p>
<p>Altri tumori (sotto-)cutanei diagnosticati includevano 11 linfomi cutanei, 3 melanomi, 1 fibropapilloma e 1 carcinosarcoma.</p>

		</div>
	</div>
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<a href='https://laboklin.com/it/tumori-spontanei-nella-cavia/diagnosi_tumorali_nelle_cavie_nei_campioni_inviati/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1004" height="1024" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/09/Diagnosi_tumorali_nelle_cavie_nei_campioni_inviati-1004x1024.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Diagnosi tumorali nelle cavie nei campioni inviati a Laboklin (2013-2020) *NOS: not otherwise specified" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/09/Diagnosi_tumorali_nelle_cavie_nei_campioni_inviati-1004x1024.jpg 1004w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/09/Diagnosi_tumorali_nelle_cavie_nei_campioni_inviati-294x300.jpg 294w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/09/Diagnosi_tumorali_nelle_cavie_nei_campioni_inviati-768x784.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/09/Diagnosi_tumorali_nelle_cavie_nei_campioni_inviati.jpg 1079w" sizes="auto, (max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/tumori-spontanei-nella-cavia/distribuzione_dei_tumori_benigni-maligni_nei_siti_di/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="663" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/09/Distribuzione_dei_tumori_benigni-maligni_nei_siti_di-1024x663.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Distribuzione dei tumori benigni/maligni nei siti di campionamento più frequentemente inviati" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/09/Distribuzione_dei_tumori_benigni-maligni_nei_siti_di-1024x663.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/09/Distribuzione_dei_tumori_benigni-maligni_nei_siti_di-300x194.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/09/Distribuzione_dei_tumori_benigni-maligni_nei_siti_di-768x497.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/09/Distribuzione_dei_tumori_benigni-maligni_nei_siti_di.jpg 1164w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/tumori-spontanei-nella-cavia/liposarcoma-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="728" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Liposarcoma-1024x728.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Liposarcoma (colorazione HE, ingrandimento 100x)" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Liposarcoma-1024x728.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Liposarcoma-300x213.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Liposarcoma-768x546.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Liposarcoma.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/tumori-spontanei-nella-cavia/trichofolliculoma-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="728" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Trichofolliculoma-1024x728.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Tricofolliculoma (colorazione HE, ingrandimento 20x)" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Trichofolliculoma-1024x728.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Trichofolliculoma-300x213.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Trichofolliculoma-768x546.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Trichofolliculoma.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/tumori-spontanei-nella-cavia/cutaneous_epitheliotropic_lymphoma-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Cutaneous_epitheliotropic_lymphoma-576x1024.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Quadro clinico, cavia femmina: escrescenze ulcerativo-crostose in un caso di linfoma epiteliotropico cutaneo" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Cutaneous_epitheliotropic_lymphoma-576x1024.jpg 576w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Cutaneous_epitheliotropic_lymphoma-169x300.jpg 169w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Cutaneous_epitheliotropic_lymphoma-768x1366.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Cutaneous_epitheliotropic_lymphoma-864x1536.jpg 864w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Cutaneous_epitheliotropic_lymphoma.jpg 899w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /></a>


		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner vc_custom_1650632075890"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>Linfomi</h2>
<p>Anche i linfomi si verificano regolarmente nelle cavie. Oltre al linfoma, è stata descritta anche una forma di leucemia nelle cavie.<br />
La leucemia colpisce in particolare gli animali giovani adulti (di età inferiore ai 3 anni). Gli animali di solito muoiono entro poche settimane.<br />
I 46 linfomi inclusi in questo studio erano localizzati prevalentemente nei linfonodi (n=31), ma anche nella pelle (n=11), negli organi interni (n=3) e nell&#8217;occhio (n=1).</p>
<p>Una forma particolare di linfoma cutaneo è il linfoma epiteliotropico cutaneo (sin. micosi fungoide). Si tratta di una malattia tumorale progressiva con caratteristica infiltrazione di linfociti T tumorali (cellule T della memoria) nell&#8217;epidermide e negli annessi (Moore, P.F. e Olivry, T., 1994). L&#8217;eziologia di questa malattia non è ancora completamente compresa. Questa forma di linfoma si manifesta anche nelle cavie e spesso inizialmente non viene riconosciuta come tumore.<br />
Clinicamente, possono essere presenti eritema, alopecia e desquamazione. Pertanto, spesso si sospetta inizialmente una malattia cutanea. Solo con il progredire della malattia si possono sviluppare escrescenze nodulari (Fig. 6).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Tumori mammari</h2>
<p>I tumori mammari della cavia, a differenza di altre specie animali, si verificano regolarmente anche nei maschi (Tabella 1) (Schöniger et al., 2025). Durante il periodo di studio, sono stati sottoposti a osservazione 157 tumori. Di questi, 75 tumori provenivano da animali femmine e 58 neoplasie da animali maschi.<br />
Il sesso di 24 animali era sconosciuto. Sono stati diagnosticati 78 adenomi, 7 fibroadenomi, 71 adenocarcinomi e 1 carcinoma indifferenziato.</p>
<p><strong>Tab.1</strong>: Distribuzione dei tumori mammari per genere</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="76"><strong>Diagnosi</strong></td>
<td width="60"><strong>Quantità</strong></td>
<td width="37"><strong>F</strong></td>
<td width="47"><strong>FC</strong></td>
<td width="41"><strong>M</strong></td>
<td width="40"><strong>MC</strong></td>
<td width="34"><strong>X</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="76"><strong>Totale</strong></td>
<td width="60">157</td>
<td width="37">74</td>
<td width="47">1</td>
<td width="41">44</td>
<td width="40">14</td>
<td width="34">24</td>
</tr>
<tr>
<td width="76"><strong>Benigni</strong></td>
<td width="60">85</td>
<td width="37">47</td>
<td width="47">–</td>
<td width="41">17</td>
<td width="40">7</td>
<td width="34">14</td>
</tr>
<tr>
<td width="76"><strong>Maligni</strong></td>
<td width="60">72</td>
<td width="37">27</td>
<td width="47">1</td>
<td width="41">27</td>
<td width="40">7</td>
<td width="34">10</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em><strong>Legenda</strong>: <strong>F</strong>: femmina, <strong>FC</strong>: femmina sterilizzata, <strong>M</strong>: maschio, <strong>MC</strong>: maschio castrato, <strong>X</strong>: sconosciuto</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Tumori uterini</h2>
<p>A differenza dei conigli, le cavie presentano un&#8217;ampia gamma di alterazioni uterine.<br />
Queste possono essere non neoplastiche/proliferative. Possono verificarsi tumori semplici benigni o maligni. Tuttavia, possono essere diagnosticati anche tumori misti (Laik-Schandelmaier et al., 2017).<br />
Tra il 2013 e il 2020, sono stati sottoposti a diagnosi 60 tumori della regione uterina. Di questi, 37 erano benigni e 23 maligni. I tumori potevano essere suddivisi in 28 tumori epiteliali, 27 mesenchimali e 5 tumori misti. Tra le alterazioni epiteliali, 19 adenomi predominavano su 9 adenocarcinomi. Inoltre, tra le neoplasie mesenchimali sono stati riscontrati 17 leiomiomi, 8 leiomiosarcomi e 2 sarcomi indistinguibili. Al contrario, solo un tumore misto era benigno, mentre 4 sono stati diagnosticati come tumori misti maligni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Tumori tiroidei</h2>
<p>A differenza di altri piccoli mammiferi, le cavie presentano frequentemente anche tumori alla tiroide. Durante il periodo di studio, sono stati diagnosticati 15 adenomi e 14 carcinomi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>Nel presente studio sui tumori spontanei nelle cavie, predominano le neoplasie benigne del (sotto-)cute e delle mucose. Il lipoma è di gran lunga il tumore più comune, seguito dal tricofolliculoma.<br />
I linfomi epiteliotropici cutanei possono essere clinicamente difficili da distinguere dalle malattie infiammatorie della pelle.<br />
I tumori mammari si verificano sia nelle cavie femmine che nei maschi. Le femmine sterilizzate e i maschi castrati sono stati colpiti meno frequentemente rispetto alle cavie intere nello studio.</p>
<p>L&#8217;esame istopatologico è un esame importante per la valutazione prognostica delle dimensioni tumorali, poiché le neoplasie della mammella, dell&#8217;utero e della tiroide, in particolare, possono essere sia benigne che maligne.</p>
<p>Questo studio ha dimostrato che un tumore nelle cavie non significa necessariamente una condanna a morte per l&#8217;animale. In molti casi, la causa sottostante è benigna e, se individuato tempestivamente da un veterinario e rimosso il tumore, consente all&#8217;animale di continuare a vivere una vita sana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Claudia Schandelmaier</em></p>
<blockquote><p>
<strong>Esami disponibili sull‘argomento</strong></p>
<p><span style="color: #000000;">&#8211; Istopatologia</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8211; Citologia</span>
</p></blockquote>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1713769814380 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h5><span style="color: #000000;"><strong>Approfondimenti</strong></span></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Dobromylskyj MJ, Hederer R, Smith KC. Lumpy, bumpy guinea pigs: a retrospective study of 619 biopsy samples of externally palpable masses submitted from pet guinea pigs for histopathology. J Comp Pathol. 2023 May;203:13-18. doi: 10.1016/j.jcpa.2023.04.001.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Laik-Schandelmaier C, Klopfleisch R, Schöniger S, Weiffenbach G, Staudacher M, Aupperle H. Spontaneously Arising Tumours and Tumour-like Lesions of the Cervix and Uterus in 83 Pet Guinea Pigs(Cavia porcellus). J Comp Pathol. 2017 May;156(4):339-351. doi: 10.1016/j.jcpa.2017.03.002.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Moore PF, Olivry T. Cutaneous lymphomas in companion animals. Clin Dermatol. 1994 Oct-Dec;12(4):499-505. doi: 10.1016/0738-081x(94)90216-x. Schöniger S, Schandelmaier C, Aupperle-Lellbach H, Koppel C, Zhang Q, Schildhaus HU. Neoplastic and Non-Neoplastic Proliferative Mammary Gland Lesions in Female and Male Guinea Pigs: Histological and Immunohistochemical Characterization. Animals (Basel). 2025 May 28;15(11):1573. doi: 10.3390/ani15111573.</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1761911260577 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner  vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style-" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Tumori_spontanei_nella_cavia_valutazione-retrospettiva.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Tumori_spontanei_nella_cavia_valutazione-retrospettiva.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Tumori spontanei nella cavia (Cavia porcellus): Valutazione retrospettiva dei tumori da campioni inviati di routine</strong></a></p>

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</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il panel di esperti Laboklin sull&#8217;anaplasmosi granulocitaria (Anaplasma phagocytophilum)</title>
		<link>https://laboklin.com/it/il-panel-di-esperti-laboklin-sullanaplasmosi-granulocitaria-anaplasma-phagocytophilum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 08:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/the-laboklin-expert-panel-on-granulocytic-anaplasmosis/</guid>

					<description><![CDATA[Valutazioni specialistiche dei sintomi, della diagnosi e del trattamento dell'anaplasmosi granulocitica nei piccoli animali e nei cavalli]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>I panel di esperti Laboklin sono molto popolari. Questa volta, l&#8217;attenzione si è concentrata sull&#8217;<strong>anaplasmosi granulocitaria in cani, gatti e cavalli</strong>. Abbiamo riassunto per voi i risultati e le valutazioni più importanti degli esperti.<br />
Lo scambio è stato vivace, orientato alla pratica e ricco di preziosi spunti provenienti dalla pratica clinica, dal lavoro di laboratorio e dalla ricerca.</p>
<p>I partecipanti al panel di esperti erano:<br />
<strong>Prof. Dr. Reto Neiger</strong>, PhD, Specialista EBVS e Diplomato ECVIM (Medicina Interna), Dipl. ACVIM (SAIM), Direttore Medico del IVC Evidensia DACH;<br />
<strong>Prof. Dr. Jessica-Maximilliane Cavallieri</strong>, Specialista EBVS e Diplomato ECVIM, Specialista in Medicina Equina, Specialista in Medicina Interna Equina, Responsabile di Medicina Interna presso il Centro Clinico per Cavalli, Vetmed. Università di Vienna;<br />
<strong>PD Dr. Barbara Willi</strong>, PhD, Specialista EBVS e Diplomato ECVIM (Medicina Interna), Dipl. ACVIM. Docente e Medico Senior presso la Clinica per Piccoli Animali, Vetsuisse Facoltà dell&#8217;Università di Zurigo, Specialista in Medicina Interna e Malattie Infettive presso la Clinica Veterinaria Aarau Ovest;<br />
<strong>Dott. Ingo Schäfer</strong>, M.Sc., Specializzando ECVCP in Diagnostica di Laboratorio presso Laboklin, con focus sulle malattie trasmesse da vettori;<br />
<strong>Prof.ssa Dott.ssa Christina Strube</strong>, PhD, Specialista in Parassitologia, Direttrice dell&#8217;Istituto di Parassitologia presso l&#8217;Università di Medicina Veterinaria Hannover.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Sintomi e osservazioni cliniche</h2>
<p>Reto Neiger fornisce una panoramica introduttiva dei segni clinici nei <strong>cani </strong>con anaplasmosi. Descrive i sintomi come prevalentemente aspecifici: letargia, anoressia e febbre sono comuni, ma si possono osservare anche zoppia, disturbi gastrointestinali, disturbi della coagulazione e persino versamenti pericardici.<br />
Sottolinea in particolare che la zoppia è spesso più una generale riluttanza a muoversi.<br />
Ingo Schäfer osserva che è stata descritta l&#8217;insorgenza di encefalite nei cani, sebbene rara. Fa riferimento a casi isolati in cui il patogeno è stato rilevato nel liquido cerebrospinale.</p>
<p>Barbara Willi aggiunge che nei <strong>gatti </strong>i sintomi sono piuttosto aspecifici e letargia, febbre, anoressia e riduzione dell&#8217;appetito sono stati descritti più frequentemente.</p>
<p>Nei <strong>cavalli</strong>, descrive Jessica Cavallieri, febbre alta, apatia e ittero sono particolarmente evidenti. Possono verificarsi atassia e persino crisi epilettiformi. Sono stati descritti anche casi atipici con rabdomiolisi o disfagia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Alterazioni tipiche degli esami del sangue</h2>
<p>Alla domanda sulle alterazioni dei valori di laboratorio, Ingo Schäfer spiega che nei <strong>cani </strong>la <strong>trombocitopenia </strong>è il riscontro ematologico più comune, sebbene non sia sempre presente.<br />
Altre anomalie includono anemia, linfocitosi e globuline elevate con contemporanea ipoalbuminemia.</p>
<p>Barbara Willi sottolinea che nei <strong>gatti </strong>la trombocitopenia è spesso meno pronunciata e può essere misurata erroneamente a causa degli aggregati piastrinici. Pertanto, l&#8217;esame microscopico è essenziale.</p>
<p>Jessica Cavallieri descrive che nei <strong>cavalli</strong>, oltre all&#8217;iperbilirubinemia, si verificano frequentemente leucopenia e lievi anemie. SAA e fibrinogeno sono solitamente significativamente elevati, mentre l&#8217;albumina è diminuita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Trasmissione e prevalenza</h2>
<p>Alla domanda su cosa siano specificamente gli Anaplasma, Jessica Cavallieri spiega che si tratta di batteri intracellulari che dipendono da componenti della cellula ospite. <em>Anaplasma </em>(<em>A.</em>) <em>phagocytophilum </em>infetta principalmente i neutrofili (e in misura minore gli eosinofili), da cui il nome anaplasmosi granulocitaria.</p>
<p>Christina Strube sottolinea che la <strong>trasmissione avviene tramite zecche </strong>del genere Ixodes ricinus. Sebbene il DNA di Anaplasma sia stato trovato anche in altre specie di zecche, ciò non significa necessariamente che agiscano effettivamente come vettori. Riferisce che la trasmissione avviene solitamente 48 ore dopo la puntura. Sebbene sia tipica una ricorrenza stagionale con un picco primaverile, la malattia dovrebbe essere monitorata tutto l&#8217;anno.</p>
<p>Ingo Schäfer conferma che la sieroprevalenza è elevata. In Germania, il tasso di incidenza varia del 20-30% sia nei cani che nei <strong>cavalli</strong>, con differenze regionali. Reto Neiger riferisce che l&#8217;incidenza clinica della malattia nei <strong>cani </strong>non è aumentata nel corso degli anni.<br />
Jessica Cavallieri conferma inoltre che per i <strong>cavalli</strong>, il rischio di infezione è onnipresente nei paesi di lingua tedesca, anche ad altitudini più elevate, ma il tasso di malattia è relativamente moderato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Diagnostica</h2>
<p>Barbara Willi mette in guardia dal <strong>sovrastimare l&#8217;importanza degli anticorpi</strong>.<br />
A causa della loro elevata sieroprevalenza, non sono adatti per rilevare un&#8217;infezione acuta e come base per decidere se sia presente un&#8217;anaplasmosi granulocitaria clinicamente rilevante e trattabile. Un singolo titolo anticorpale positivo non giustifica la terapia.</p>
<p>La diagnosi dovrebbe basarsi sulla <strong>rilevazione diretta del patogeno</strong>. Reto Neiger sottolinea l&#8217;importanza della PCR per la diagnosi. In presenza di sintomi clinici, si dovrebbe prima esaminare uno striscio di sangue per individuare le <strong>morule</strong>, per poi eseguire la PCR. Barbara Willi spiega che le morule sono tipiche inclusioni basofile nei granulociti che possono essere la prova di un&#8217;infezione. La ricerca delle morule in uno striscio di sangue è uno strumento diagnostico rapido e indicativo. Concorda con Ingo Schäfer, tuttavia, sul fatto che la loro identificazione richieda pratica. Inoltre, le morule compaiono solo entro un intervallo di tempo limitato dopo l&#8217;infezione e possono essere facilmente trascurate. Jessica Cavallieri conferma che questo vale anche per i cavalli.</p>
<p>Un test <strong>PCR </strong>positivo è un prerequisito per la diagnosi. Una terapia basata esclusivamente sul sospetto e su un test anticorpale positivo non è consigliabile. Ingo Schäfer sottolinea inoltre che la determinazione degli anticorpi, anche in casi negativi, non è necessariamente utile. Nelle malattie acute, potrebbe essere ancora troppo presto per la produzione di anticorpi. Un titolo anticorpale negativo non esclude quindi automaticamente l&#8217;infezione.</p>
<p>I partecipanti vogliono sapere se un campione di siero accoppiato che mostra un aumento del titolo anticorpale sia un possibile modo per diagnosticare l&#8217;anaplasmosi. Reto Neiger è critico al riguardo. L&#8217;anaplasmosi granulocitaria è una malattia acuta che deve essere trattata di conseguenza nella sua fase sintomatica. La decisione di iniziare il trattamento non può basarsi su un aumento del titolo anticorpale rilevabile 2-4 settimane dopo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Terapia e prognosi</h2>
<p>Alla domanda sulle raccomandazioni terapeutiche, Reto Neiger menziona un dosaggio di <strong>doxiciclina </strong>di 5 mg/kg due volte al giorno (BID) o 10 mg/kg una volta al giorno (SID). A differenza della durata del trattamento precedentemente spesso raccomandata di quattro settimane, oggigiorno il trattamento dura spesso solo <strong>due o tre settimane</strong>.</p>
<p>Barbara Willi conferma che una durata del trattamento di due o tre settimane è sufficiente nella maggior parte dei casi. Non sono disponibili dati basati sull&#8217;evidenza. In linea di principio, una durata ridotta del trattamento è ben accetta dal punto di vista della gestione antimicrobica.</p>
<p>Un&#8217;ampia revisione sistematica della letteratura sulle infezioni da <em>A. phagocytophilum </em>nell&#8217;uomo ha rivelato una durata media del trattamento di 13 giorni. Attualmente è difficile stabilire se una durata del trattamento inferiore a due settimane sia sufficiente. Al momento, non è raccomandata.</p>
<p>Per i <strong>gatti</strong>, Ingo Schäfer continua a raccomandare una durata del trattamento di 21 giorni con 10 mg/kg SID per via orale. Anche in caso di rapido miglioramento clinico, la terapia deve essere somministrata completamente.<br />
Tuttavia, è essenziale notare che la doxiciclina deve essere somministrata con un pasto o con acqua. Se la compressa rimane nell&#8217;esofago, può portare a gravi reazioni infiammatorie e stenosi.</p>
<p>Jessica Cavallieri spiega che nei <strong>cavalli</strong>, si utilizzano ossitetraciclina o doxiciclina, a seconda della situazione clinica e della tollerabilità.</p>
<p>Il monitoraggio della terapia tramite PCR non è necessario. Quest&#8217;ultima affermazione è confermato anche dagli altri esperti per cani e gatti. Il successo della terapia viene valutato principalmente in base al miglioramento dei sintomi clinici e alla scomparsa delle alterazioni dei valori di laboratorio.</p>
<p>Tutti gli esperti sono ottimisti sulla <strong>prognosi</strong>. Non sembra verificarsi cronicità. Tuttavia, sono possibili reinfezioni. Un&#8217;infezione da <em>A. phagocytophilum </em>lascia anticorpi, ma a quanto pare non un&#8217;immunità robusta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Profilassi e protezione dalle zecche</h2>
<p>Christina Strube chiarisce che i <strong>repellenti per zecche </strong>acquistabili presso uno studio veterinario rappresentano la migliore prevenzione. Si consiglia cautela con i prodotti alternativi disponibili nei negozi di animali, poiché alcuni non offrono una protezione affidabile. Anche alla domanda su rimedi casalinghi popolari come estratti di lavanda o rosmarino, si mostra critica, poiché questi non forniscono la necessaria protezione dalle zecche. Raccomanda invece preparati personalizzati in base alle circostanze specifiche, previo consulto con un veterinario.<br />
È importante che i prodotti agiscano abbastanza rapidamente, idealmente entro il periodo precedente la trasmissione dell&#8217;agente patogeno. La protezione è consigliabile anche in inverno, poiché le zecche sono attive tutto l&#8217;anno grazie alle temperature miti.</p>
<p>Sebbene esistano molti farmaci antiparassitari di comprovata efficacia per cani e gatti, la profilassi contro le zecche nei <strong>cavalli </strong>non è così semplice. I preparati a base di permetrina esistenti devono essere applicati molto frequentemente per mantenere un&#8217;efficacia costante. I farmaci antiparassitari orali, come quelli utilizzati per cani e gatti, hanno una biodisponibilità sfavorevole nei cavalli, quindi probabilmente non rappresenteranno un&#8217;alternativa in futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Jennifer von Luckner</em></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1773132080765 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner  vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style-" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/Anaplasmosi_granulocitaria.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2026/03/Anaplasmosi_granulocitaria.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il panel di esperti Laboklin sull&#8217;anaplasmosi granulocitaria (<em>Anaplasma phagocytophilum</em>)</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Biomarcatori fecali nelle enteropatie croniche feline e canine</title>
		<link>https://laboklin.com/it/biomarcatori-fecali-nelle-enteropatie-croniche-feline-e-canine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Aug 2025 07:39:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/faecal-biomarkers-in-feline-and-canine-chronic-enteropathies/</guid>

					<description><![CDATA[Faecal biomarkers represent a valuable, non-invasive tool for gaining insights into pathophysiological processes in the gastrointestinal tract. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>I biomarcatori fecali rappresentano uno strumento prezioso e <strong>non invasivo</strong> per comprendere i processi fisiopatologici del tratto gastrointestinale.<br />
Consentono di differenziare le cause infiammatorie e non infiammatorie delle enteropatie croniche, forniscono indicazioni sulla perdita di proteine e aiutano a monitorare la progressione della malattia e a indirizzare le decisioni terapeutiche.<br />
Di seguito, presentiamo i più importanti biomarcatori fecali attualmente disponibili in medicina veterinaria.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner vc_custom_1650632075890"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>1.   α1-Antitrypsin</h2>
<p>L&#8217;<strong>α1-antitripsina (α1-AT) </strong>è una proteina appartenente alla famiglia degli inibitori della serina proteasi (serpine). Viene sintetizzata principalmente nel fegato e circola nel plasma sanguigno a concentrazioni relativamente stabili. La sua funzione fisiologica è quella di inibire gli enzimi proteolitici, in particolare l&#8217;elastasi neutrofila, al fine di prevenire il danno tissutale causato da eccessive risposte infiammatorie. L&#8217;α1-AT è di particolare <strong>rilevanza diagnostica nei casi di enteropatia proteino-disperdente (EPD)</strong>.</p>
<p>A differenza di molte altre proteine, l&#8217;α1-AT è ampiamente resistente alla degradazione enzimatica nel tratto gastrointestinale. Quando la funzione di barriera intestinale è compromessa, ad esempio a causa di infiammazione o ulcerazione, l&#8217;α1-AT può fuoriuscire dal plasma nel lume intestinale e può essere rilevata intatta nelle feci. Ciò rende l&#8217;α1-AT un marcatore fecale ideale per identificare la perdita di proteine plasmatiche attraverso il tratto gastrointestinale. La rilevazione nelle feci indica una compromissione dell&#8217;integrità della barriera intestinale ed è considerata un marcatore di perdita di proteine intestinali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Indicazioni</strong><br />
Nei cani, l&#8217;α1-antitripsina fecale è stata particolarmente studiata come marcatore precoce per lo sviluppo di enteropatia proteino-disperdente (EPD) in razze predisposte (ad esempio, Soft Coated Wheaten Terrier). Studi indicano che il marcatore può rilevare una disfunzione della barriera intestinale in una fase precoce, prima che si manifestino segni clinici o un&#8217;ipoalbuminemia rilevabile nel sangue.<br />
Un&#8217;altra potenziale applicazione è nella valutazione dell&#8217;ipoproteinemia o dell&#8217;ipoalbuminemia. Poiché la EPD non si manifesta sempre con diarrea, l&#8217;α1-AT fecale può essere uno strumento utile per identificare la causa di tali anomalie nelle analisi del sangue. Nei pazienti con enteropatia cronica, concentrazioni elevate di α1-AT fecale sono indicative di una patologia intestinale più grave. Inoltre, il marcatore può essere utilizzato per il monitoraggio della terapia: valori in diminuzione durante il trattamento suggeriscono un miglioramento della funzionalità della barriera intestinale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Punti da considerare</strong><br />
La misurazione viene in genere eseguita tramite ELISA. È possibile rilevare anche piccole quantità di α1-antitripsina che fuoriescono da una mucosa danneggiata. Tuttavia, sia la variazione diurna che la distribuzione non uniforme all&#8217;interno di un singolo campione fecale sono problemi noti. Ciò può comportare la segnalazione di concentrazioni basse o non rilevabili nonostante la presenza della malattia. L&#8217;analisi di tre campioni fecali consecutivi aumenta l&#8217;accuratezza diagnostica.</p>
<p>L&#8217;interpretazione delle concentrazioni fecali di α1-AT deve sempre essere effettuata nel contesto clinico. L&#8217;intervallo di riferimento è ampio ed è possibile una sovrapposizione con animali di controllo sani. Le fluttuazioni diurne e la distribuzione non uniforme nelle feci possono portare a risultati sia falsi positivi che falsi negativi. È inoltre importante considerare che le concentrazioni possono essere elevate in presenza di sanguinamento gastrointestinale o aumentata produzione di muco nell&#8217;intestino.<br />
L&#8217;α1-antitripsina non fornisce informazioni sull&#8217;eziologia di una EPD: è un marcatore quantitativo di perdita proteica, non specifico per infiammazione o neoplasia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>α1-antitripsina nei gatti</strong><br />
Sono disponibili dati anche per i gatti, che indicano che le concentrazioni di α1-antitripsina possono essere significativamente elevate in caso di enteropatia cronica. Come per i cani, l&#8217;interpretazione deve sempre essere effettuata nel contesto clinico. Nel complesso, l&#8217;enteropatia cronica nei gatti sembra essere più frequentemente associata alla perdita di proteine intestinali rispetto ai cani. Di conseguenza, definire un&#8217;enteropatia proteino-disperdente (EPD) in questa specie è più difficile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>2. Calprotectina</h2>
<p>La <strong>calprotectina</strong> è una proteina legante il calcio appartenente alla famiglia delle proteine S100, presente principalmente nei granulociti neutrofili.<br />
Viene rilasciata in quantità maggiori durante i processi infiammatori. In caso di infiammazione gastrointestinale, la calprotectina viene secreta attraverso la mucosa intestinale nel lume e può quindi essere rilevata nelle feci.<br />
La sua misurazione nei campioni fecali consente una <strong>valutazione non invasiva dell&#8217;attività infiammatoria nel tratto gastrointestinale</strong>, un metodo ben consolidato in medicina umana e sempre più applicato in medicina veterinaria.</p>
<p><strong>Indicazioni</strong><br />
Nei cani, la calprotectina fecale viene utilizzata come marcatore per la malattia infiammatoria cronica intestinale. Studi hanno dimostrato che concentrazioni elevate sono correlate sia alla gravità delle alterazioni istologiche sia all&#8217;indice di attività clinica (CCECAI). Può essere utile per distinguere tra diarrea infiammatoria e non infiammatoria, valutare l&#8217;attività della malattia e monitorare la risposta al trattamento.</p>
<p>L&#8217;importanza della calprotectina risiede in particolare nella sua capacità di riflettere la gravità dell&#8217;enteropatia cronica. Studi hanno dimostrato che i cani con un CCECAI più elevato (ad esempio ≥12) presentano valori significativamente aumentati. Il parametro può fornire indicazioni sulla necessità di una terapia immunosoppressiva e supportare le valutazioni prognostiche. Maggiore è la concentrazione di calprotectina fecale, maggiore è la probabilità che il paziente richieda un trattamento immunosoppressivo. Nelle valutazioni di follow-up, la mancata normalizzazione dei livelli può indicare una remissione incompleta. Un nuovo aumento può verificarsi anche prima che il peggioramento clinico diventi evidente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Punti da considerare<br />
</strong>Come tutti i biomarcatori, la calprotectina non è specifica per una determinata malattia. Indica semplicemente la presenza e l&#8217;entità dell&#8217;infiammazione. Livelli elevati possono essere osservati anche in caso di infezioni batteriche, infestazioni parassitarie o malattie neoplastiche. L&#8217;interpretazione deve quindi sempre avvenire nel contesto clinico ed essere supportata da ulteriori indagini diagnostiche (ad esempio, imaging, endoscopia, istologia).<br />
Concentrazioni di calprotectina fecale entro l&#8217;intervallo di riferimento non escludono la presenza di enteropatia. Questo è particolarmente rilevante nei cani, dove la risposta infiammatoria predominante tende ad essere linfoplasmocitaria piuttosto che neutrofila. Inoltre, molte enteropatie nei cani sembrano essere responsive al cibo e, in tali casi, non è prevista una forte risposta infiammatoria neutrofila, e quindi livelli elevati di calprotectina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Calprotectina nei gatti</strong><br />
La calprotectina ha mostrato risultati promettenti anche nei gatti. Viene utilizzata come marcatore di supporto nei casi di diarrea cronica. Particolarmente rilevanti sono gli studi sul suo potenziale nella differenziazione tra processi infiammatori e neoplastici (ad esempio, linfoma di basso grado). Le concentrazioni di calprotectina fecale possono essere significativamente più elevate nei casi di linfoma; tuttavia, una differenziazione affidabile non è stata ancora chiaramente dimostrata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>3. Zonulina</h2>
<p>La <strong>zonulina</strong> è una proteina endogena che svolge un ruolo centrale nella regolazione della permeabilità intestinale. <strong>Controlla la permeabilità delle giunzioni strette</strong>, ovvero quelle connessioni cellulari che collegano le cellule epiteliali intestinali e quindi prevengono l&#8217;intrusione di sostanze indesiderate.<br />
Un aumento del rilascio di zonulina porta all&#8217;allentamento di queste giunzioni, con conseguente aumento della permeabilità intestinale, una condizione comunemente nota come &#8220;<strong>intestino permeabile</strong>&#8220;.<br />
In condizioni fisiologiche, la zonulina consente un&#8217;apertura temporanea della barriera intestinale, ad esempio per la sorveglianza immunitaria o i processi di trasporto. Questa regolazione è finemente calibrata e normalmente reversibile.<br />
Si verificano condizioni patologiche quando questa apertura è prolungata o eccessiva, consentendo il passaggio di componenti batteriche, tossine o proteine alimentari non completamente digerite nei tessuti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Indicazioni</strong><br />
La zonulina è stata identificata come un potenziale marcatore dell&#8217;integrità della barriera intestinale. Livelli elevati di zonulina fecale o sierologica sono stati descritti in particolare nei cani con enteropatia cronica, allergie alimentari o malattie infiammatorie intestinali. Studi indicano che un&#8217;espressione disregolata di zonulina è associata a un aumento della permeabilità intestinale, ovvero a un meccanismo di barriera alterato. La determinazione della zonulina offre quindi una visione non invasiva della funzionalità della mucosa intestinale. Nonostante la quantità attualmente limitata di dati clinici disponibili per i piccoli animali, la misurazione della zonulina apre nuove prospettive diagnostiche e terapeutiche per un approccio olistico alle patologie gastrointestinali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa considerare</strong><br />
La zonulina <strong>non è un marcatore specifico per una determinata patologia</strong>. Come per molti biomarcatori più recenti, i risultati devono essere interpretati nel contesto clinico generale.<br />
Valori elevati da soli non consentono una diagnosi, ma possono fornire indicazioni di disturbi funzionali della barriera. Fattori come stress, farmaci, età o dieta possono influenzarne la concentrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Zonulina nei gatti</strong><br />
Studi pilota iniziali sui gatti suggeriscono che la proteina potrebbe anche svolgere un ruolo nelle enteropatie croniche feline (ad esempio, enterite linfoplasmacellulare o linfomi di basso grado).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>4. Immunoglobulina A secretoria fecale (sIgA)</h2>
<p>L&#8217;immunoglobulina A (IgA) è una componente centrale della difesa immunitaria della mucosa. Viene prodotta come <strong>IgA secretoria (sIgA) </strong>dalle plasmacellule nella lamina propria dell&#8217;intestino e attivamente trasportata attraverso l&#8217;epitelio nel lume intestinale. Lì, forma una prima linea di difesa contro i microrganismi patogeni senza innescare risposte infiammatorie. Le sIgA agiscono quindi come &#8220;buttafuori&#8221;, <strong>proteggendo la mucosa dall&#8217;adesione batterica, dall&#8217;attività delle tossine e dall&#8217;invasione</strong>. Le IgA secretorie si legano agli antigeni di superficie di batteri, virus o tossine e li neutralizzano prima che entrino in contatto con le cellule epiteliali. A differenza delle IgG o delle IgM, le IgA non attivano il sistema del complemento e quindi non sono infiammatorie. Ciò è essenziale per la tolleranza immunologica nell&#8217;intestino, dove sono costantemente presenti numerosi antigeni innocui (ad esempio componenti alimentari, commensali).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Indicazioni</strong><br />
Una ridotta concentrazione nelle feci può indicare un&#8217;immunodeficienza funzionale della mucosa intestinale. Una ridotta produzione di sIgA è stata particolarmente descritta nei Pastori Tedeschi con enteropatia cronica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa considerare</strong><br />
Le sIgA sono considerate un indicatore di immunocompetenza della mucosa intestinale, sebbene l&#8217;interpretazione debba essere valutata con cautela, poiché possono essere influenzate da età, stress, dieta e anche dalla manipolazione del campione.<br />
La misurazione deve essere eseguita su campioni fecali il più freschi possibile.</p>
<p><strong>sIgA nei gatti</strong><br />
I dati sulle sIgA fecali nei gatti sono ancora limitati.<br />
Tuttavia, studi iniziali suggeriscono che concentrazioni ridotte di sIgA nelle feci possono verificarsi in caso di malattie intestinali croniche, come l&#8217;enterite infiammatoria o il linfoma intestinale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>5. Elastasi pancreatica canina 1</h2>
<p>L&#8217;elastasi è un enzima proteolitico prodotto nel pancreas esocrino e rilasciato nell&#8217;intestino tenue con il succo pancreatico. La sua funzione principale è la degradazione dell&#8217;elastina, una proteina strutturale del tessuto connettivo. Nella diagnostica, tuttavia, la sua attività enzimatica è di minore importanza rispetto alla rilevazione di quantità stabili di elastasi nelle feci, che consente di trarre conclusioni sulla funzione pancreatica esocrina. A differenza di molti altri enzimi pancreatici, l&#8217;elastasi nel lume intestinale è ampiamente resistente alla degradazione enzimatica, agli acidi biliari e all&#8217;influenza batterica. Viene escreta immodificata nelle feci e può essere rilevata mediante test immunologici (ELISA), il che la rende un <strong>marcatore non invasivo della funzione pancreatica esocrina</strong>.<br />
Nei cani, la misurazione dell&#8217;<strong>elastasi pancreatica 1</strong> è un utile strumento di screening, in particolare nei pazienti con segni gastrointestinali aspecifici. Può servire come test integrativo o preliminare per determinare l&#8217;immunoreattività specifica tripsina-simile (cTLI). Valori normali di elastasi generalmente escludono un&#8217;insufficienza pancreatica esocrina (EPI) clinicamente rilevante. Valori significativamente ridotti possono indicare una disfunzione esocrina, ma è necessaria la conferma con la cTLI sierica.<br />
Basse concentrazioni di elastasi fecale possono verificarsi, ad esempio, a causa dell&#8217;effetto diluitivo nella diarrea e pertanto non sono di per sé conclusive per l&#8217;EPI. Basse concentrazioni possono essere osservate anche in cani sani. Una concentrazione di cTLI entro l&#8217;intervallo di riferimento depone contro la presenza di EPI, anche se l&#8217;elastasi fecale è molto bassa. Solo in casi molto rari l&#8217;EPI è accompagnata da basse concentrazioni di elastasi fecale, ma concentrazioni di cTLI normali o al di sotto della norma.<br />
Ciò può verificarsi in situazioni come l&#8217;occlusione del dotto pancreatico (il pancreas stesso rimane funzionale, ma gli enzimi non raggiungono l&#8217;intestino), o quando il prelievo di sangue per la cTLI non viene eseguito a digiuno o si verifica durante un episodio di pancreatite (l&#8217;enzima residuo ancora presente viene rilasciato nel sangue).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>6. Acidi biliari (totali)</h2>
<p>Gli <strong>acidi biliari</strong> vengono sintetizzati nel fegato e secreti nell&#8217;intestino tenue durante la digestione.<br />
Circa il 95% viene riassorbito nell&#8217;ileo. L&#8217;interruzione di questo riassorbimento, ad esempio a causa di un&#8217;infiammazione cronica, porta a un aumento della quantità di acidi biliari primari nel colon, che può scatenare diarrea secretoria. Analogamente, la disbiosi con ridotta conversione in acidi biliari secondari da parte di Clostridium hiranonis (rinominato Peptacetobacter hiranonis) può influenzare questi processi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>7. Indagini sulla disbiosi</h2>
<p>Il microbiota intestinale svolge un ruolo chiave nella patogenesi delle enteropatie croniche. I test sulla disbiosi quantificano le specie batteriche marcatrici rilevanti (ad esempio <em>Faecalibacterium, Turicibacter, Clostridium hiranonis</em>) utilizzando metodi basati sulla PCR e ne valutano lo scostamento dallo stato fisiologico. Un punteggio alterato indica un&#8217;alterazione dell&#8217;omeostasi microbica e può avere rilevanza prognostica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>Negli ultimi anni, la valutazione dei biomarcatori fecali è diventata sempre più integrata nella diagnosi e nel monitoraggio terapeutico delle enteropatie croniche. Mentre l&#8217;α1-antitripsina e la calprotectina possono fornire indicazioni dirette di perdita proteica e infiammazione, altri possono offrire informazioni aggiuntive sull&#8217;integrità funzionale e microbica dell&#8217;intestino. Il loro uso mirato può fornire una base per decisioni terapeutiche, valutazioni di follow-up e prognosi. Rimane essenziale interpretare i risultati nel contesto clinico e, ove appropriato, combinare diversi parametri per migliorare il valore diagnostico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em> </em><em>Dott.ssa Jennifer von Luckner</em></p>

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			<h5><span style="color: #000000;"><strong>Further literature</strong></span></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Jergens AE, Heilmann RM. Canine chronic enteropathy — Current state-of-the-art and emerging concepts. Front Vet Sci. 2022;9:923013.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Oliveira IM, Ribeiro RR, Cysneiros MEC, Torres LB, Moraes VR, Ferreira LR, Silva WPR, Souza MR, Xavier RAL, Costa PRS, Martins DB, Borges NC. Intestinal biomarkers and their importance in canine enteropathies. Vet Med Int. 2024;2024:7409482.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Sacoor C, Barros LM, Montezinho L. What are the potential biomarkers that should be considered in diagnosing and managing canine chronic inflammatory enteropathies? Open Vet J. 2020;10:412–30.</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1765970975508 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner  vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style-" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/12/Biomarcatori_fecali_nelle_enteropatie_croniche_feline_e_canine.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><strong><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/12/Biomarcatori_fecali_nelle_enteropatie_croniche_feline_e_canine.pdf" target="_blank" rel="noopener">Biomarcatori fecali nelle enteropatie croniche feline e canine</a></strong></p>

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</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Macchie scure nel campo visivo: tumori melanocitici oculari dell&#8217;uvea in cani e gatti</title>
		<link>https://laboklin.com/it/macchie-scure-nel-campo-visivo-tumori-melanocitici-oculari-delluvea-in-cani-e-gatti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 09:11:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
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					<description><![CDATA[Rispetto alla comparsa di tumori in altri organi, le neoplasie intraoculari sono relativamente rare nei cani e nei gatti. I tumori primari sono più comuni delle malattie metastatiche.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Rispetto alla comparsa di tumori in altri organi, le neoplasie intraoculari sono relativamente rare nei cani e nei gatti. I tumori primari sono più comuni delle malattie metastatiche.</p>
<p>La diagnosi clinica dei tumori intraoculari è spesso difficile. A differenza dei tumori cutanei, le neoplasie oculari spesso non sono facilmente visibili esternamente.<br />
Le masse intraoculari possono anche causare vari segni clinici a seconda delle strutture interessate all&#8217;interno dell&#8217;occhio, complicando ulteriormente la diagnosi. Di conseguenza, anche tumori molto piccoli o benigni possono avere effetti drammatici sulla funzionalità oculare. Perdita o compromissione della vista, danni ai tessuti e sviluppo di glaucoma secondario sono tipici segni clinici che spingono i proprietari di animali domestici a consultare un veterinario.</p>
<p>Sebbene i tumori abbiano effetti diversi a seconda della loro posizione anatomica nell&#8217;occhio, le neoplasie oculari sono una causa comune di enucleazione.</p>
<p>Secondo la letteratura, i tumori melanocitici sono le neoplasie intraoculari primarie più comuni sia nei cani che nei gatti.<br />
Secondo la classificazione dell&#8217;OMS, questi sono suddivisi in due gruppi: i tumori benigni sono chiamati melanocitomi, mentre le varianti maligne sono chiamate melanomi.</p>
<p>Nell&#8217;occhio, l&#8217;uvea anteriore è considerata la sede più comune per lo sviluppo di tumori melanocitici intraoculari negli animali (Fig. 1).<br />
Nei cani, la maggior parte dei tumori è benigna, mentre nei gatti, sono prevalentemente classificati come maligni.<br />
Al contrario, le neoplasie melanocitiche dell&#8217;uvea posteriore sono rare sia nei cani che nei gatti e sono solitamente benigne in questa sede.</p>
<p>Di seguito vengono analizzate più dettagliatamente le caratteristiche specifiche delle due entità più comuni nei cani e nei gatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Melanoma diffuso dell&#8217;iride del gatto (FDIM)</h2>
<p>I tumori melanocitici rappresentano il 67% di tutte le neoplasie oculari primarie nei gatti. Il melanoma diffuso dell&#8217;iride del gatto è di gran lunga la neoplasia melanocitica oculare più comune. I melanomi limbari e i melanomi atipici sono varianti diagnosticate significativamente meno frequentemente.</p>
<p>La FDIM può verificarsi nei gatti di qualsiasi età, con un&#8217;età media di 9,4 anni. Non è nota alcuna predisposizione di razza o sesso. È una malattia maligna con una presentazione clinica altamente variabile, che rende difficile la diagnosi in alcuni casi, soprattutto nelle fasi iniziali. Le lesioni spesso iniziano come puntini pigmentati singoli o multipli sull&#8217;iride, che appaiono macroscopicamente come macchie piatte e nere. Queste macchie sono chiamate melanosi dell&#8217;iride e sono considerate precursori benigni della FDIM.</p>
<p>La progressione della malattia è altamente variabile e quindi imprevedibile. Le lesioni possono rimanere invariate per mesi o addirittura anni, mentre, in alcuni casi, una rapida progressione con crescita localmente invasiva e metastasi si verifica in un breve lasso di tempo. Ciò complica ulteriormente la gestione clinica.</p>

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<a href='https://laboklin.com/it/macchie-scure-nel-campo-visivo-tumori-melanocitici-oculari-delluvea-in-cani-e-gatti/feline_diffuse_iris_melanoma-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="415" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/07/Feline_diffuse_iris_melanoma-1024x415.jpg" class="attachment-large size-large" alt="A: Melanoma felino diffuso dell&#039;iride, area dell&#039;angolo camerale (F). L&#039;iride (I) è dilatata da numerose cellule tumorali melanocitiche scarsamente differenziate e moderatamente pigmentate. Crescita invasiva (punta di freccia) nella sclera (S). Colorazione HE, ingrandimento 8x. Scala: 1 mm. B: Dettaglio, freccia: figura mitotica atipica. Le cellule circostanti mostrano moderata atipia cellulare e nucleare. Colorazione HE, ingrandimento 20x. Scala: 80 μm" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/07/Feline_diffuse_iris_melanoma-1024x415.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/07/Feline_diffuse_iris_melanoma-300x122.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/07/Feline_diffuse_iris_melanoma-768x311.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/07/Feline_diffuse_iris_melanoma.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/macchie-scure-nel-campo-visivo-tumori-melanocitici-oculari-delluvea-in-cani-e-gatti/eye_overview-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="625" height="1024" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/07/Eye_overview-625x1024.jpg" class="attachment-large size-large" alt="A: Occhio, panoramica. Melanocitoma canino dell&#039;uvea anteriore con dislocazione della normale struttura dell&#039;iride (quadrato) e crescita lievemente invasiva nella sclera adiacente (ellisse). L = cristallino, C = cornea, R = retina. Colorazione HE, ingrandimento 0,6x. Barra della scala: 4 mm. B: Sezione dettagliata della massa tumorale. Melanociti neoplastici ben differenziati, altamente pigmentati, di forma poligonale. Ingrandimento 40x, colorazione HE. Barra della scala: 60 μm." srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/07/Eye_overview-625x1024.jpg 625w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/07/Eye_overview-183x300.jpg 183w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/07/Eye_overview.jpg 732w" sizes="auto, (max-width: 625px) 100vw, 625px" /></a>


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			<p>Clinicamente, la melanosi iridea e gli stadi precoci della FDIM sono indistinguibili. La transizione dalla melanosi iridea alla FDIM maligna può essere determinata solo mediante esame istologico.<br />
Nella melanosi iridea, i melanociti sono limitati esclusivamente agli strati esterni della superficie dell&#8217;iride. Non appena i melanociti atipici si diffondono nello stroma dell&#8217;iride, le lesioni progrediscono in FDIM. In questa fase, le caratteristiche cliniche includono ispessimento dell&#8217;iride, alterazioni della forma della pupilla (discoria) e ridotta mobilità pupillare.</p>
<p>La malattia può progredire lentamente o rapidamente. Attualmente, non esiste un metodo valido per prevedere la velocità di progressione, poiché i fattori che accelerano la progressione della malattia sono sconosciuti. In caso di progressione lenta, uno dei primi segni è un aumento del numero o delle dimensioni delle macchie nere nell&#8217;iride.La superficie dell&#8217;iride appare quindi irregolare e non più liscia.<br />
Con il progredire della malattia, si verifica una crescita localmente invasiva nei tessuti adiacenti (Fig. 2A e B). Le masse tumorali possono diffondersi in varia misura all&#8217;iride, all&#8217;angolo camerulare e al corpo ciliare; in alcuni casi, sono interessati l&#8217;intero bulbo oculare e i tessuti adiacenti. Se si verifica un&#8217;ostruzione del deflusso nell&#8217;angolo camerulare, il drenaggio dell&#8217;umor acqueo non funziona più e si sviluppa un glaucoma secondario.</p>
<p>Nei casi avanzati, possono formarsi metastasi. Mentre le metastasi intraoculari probabilmente si formano per esfoliazione delle cellule tumorali nell&#8217;umore acqueo, la via più probabile per le metastasi extraoculari è la diffusione ematogena attraverso il plesso venoso sclerale, motivo per cui l&#8217;invasione delle cellule tumorali nel plesso è un importante fattore prognostico. Le metastasi sono più comunemente segnalate negli organi addominali, in particolare nel fegato. Ma possono essere colpiti anche la milza, i linfonodi, le ossa e i polmoni.</p>
<p>I dati sul potenziale metastatico sono scarsi. I dati sulle metastasi variano dal 19% al 63%. Tuttavia, questi studi spesso si riferiscono a un numero limitato di casi o includono un numero relativamente elevato di casi in stadio avanzato. Poiché ciò può portare a una sovrastima errata dell&#8217;incidenza di malattia metastatica, tali risultati devono essere interpretati con cautela. Sebbene possano trascorrere diversi anni tra la diagnosi di FDIM e il decesso per metastasi, la prognosi della malattia rimane cauta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Indicatori prognostici negativi per la comparsa di metastasi nella FDIM:</strong></p>
<ul>
<li>Conta mitotica &gt; 7/HPF (campo ad alto ingrandimento)</li>
<li>Invasione del plesso venoso sclerale, della coroide e del tessuto connettivo circostante</li>
<li>Necrosi intratumorale</li>
<li>Glaucoma secondario</li>
</ul>
<p>Attualmente, l&#8217;unica opzione terapeutica è l&#8217;enucleazione. Terapie adiuvanti per la malattia metastatica dell&#8217;FDIM, come quelle utilizzate per il melanoma canino, non sono disponibili. La diagnosi di melanosi iridea deve essere interpretata con cautela, poiché queste lesioni possono progredire piuttosto rapidamente e diventare maligne. Si raccomandano pertanto controlli clinici di follow-up regolari e approfonditi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Tumori melanocitici dell&#8217;uvea anteriore del cane</h2>
<p>I tumori melanocitici canini dell&#8217;uvea anteriore sono i tumori intraoculari primari più comuni nei cani. I cani di mezza età e anziani sono più comunemente colpiti, ma possono insorgere a qualsiasi età.<br />
Non è nota una predisposizione di razza o sesso.<br />
Le neoplasie melanocitiche uveali canine sono generalmente classificate come benigne, a differenza del melanoma diffuso dell&#8217;iride felino. Nonostante il loro comportamento biologico generalmente benigno, anche in questo caso viene comunemente utilizzato il termine &#8220;melanoma&#8221;.<br />
Tuttavia, secondo la classificazione dell&#8217;OMS, le varianti benigne dovrebbero essere più correttamente chiamate melanocitoma e melanoma maligno.</p>
<p>L&#8217;aspetto clinico dei tumori melanocitici uveali canini è molto variabile e spesso colpisce l&#8217;iride, il corpo ciliare o entrambe le strutture. La coroide è raramente coinvolta. La diffusione locale del tumore porta spesso al glaucoma, simile alla variante felina. Il melanocitoma canino benigno dell&#8217;uvea anteriore presenta un quadro relativamente uniforme, indipendentemente dall&#8217;esatta sede intraoculare di origine del tumore. Tipicamente, questi tumori sono altamente pigmentati e composti da cellule poligonali fusiformi o paffute che presentano minime atipie cellulari e nucleari (Fig. 3B). Le figure mitotiche sono rare o assenti. Molti melanocitomi uveali canini si diffondono lungo il reticolo corneosclerale e crescono nello stroma corneale. Inoltre, anche la sclera e il tessuto extrasclerale sono spesso infiltrati da questi tumori (Fig. 3A).</p>
<p>Ad esempio, i melanocitomi uveali canini dell&#8217;uvea anteriore, sebbene classificati come benigni, mostrano regolarmente una crescita localmente invasiva.<br />
Quest&#8217;ultima è spesso considerata un segno di malignità in altri tumori. Tuttavia, le segnalazioni di metastasi nei tumori melanocitari uveali canini dell&#8217;uvea anteriore si riscontrano solo in una piccola percentuale di casi, motivo per cui la crescita localmente invasiva non è un criterio affidabile per la malignità e per distinguere tra comportamento benigno e maligno.</p>
<p>Al contrario, la <strong>conta mitotica </strong>è un fattore più importante nel determinare la malignità, poiché le metastasi si verificano soprattutto nei casi con una conta mitotica elevata (&gt; 4/10 HPF, campi ad alto ingrandimento).</p>
<p>Tuttavia, a parte la conta mitotica, attualmente non sono noti altri criteri istologici in grado di predire il comportamento biologico maligno. In generale, le atipie cellulari e nucleari sono pronunciate nelle rare varianti maligne (melanomi) e i tumori sono spesso solo molto lievemente o per niente pigmentati, il che a sua volta complica la diagnosi. In questi casi, l&#8217;esame immunoistologico può essere utile per confermare l&#8217;origine melanocitaria delle cellule tumorali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>Nei tumori melanocitici uveali sia canini che felini, è difficile distinguere tra forme/precursori benigni e tumori uveali maligni basandosi esclusivamente sulle caratteristiche cliniche (Tabella 1). I gatti con iperpigmentazione dell&#8217;iride devono essere sottoposti a un esame clinico generale completo e a una visita oculistica specialistica. Per distinguere tra melanosi iridea e stadi precoci di melanoma diffuso felino dell&#8217;iride, è necessario un esame istologico. Ulteriori tecniche di imaging, come ecografia, TC o RM, sono consigliabili per valutare l&#8217;entità dell&#8217;invasività e la presenza di metastasi, soprattutto perché il rischio di metastasi è maggiore nel melanoma diffuso felino dell&#8217;iride rispetto al melanocitoma canino dell&#8217;uvea anteriore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tabella 1: </strong>Panoramica delle caratteristiche cliniche del melanoma diffuso felino dell&#8217;iride e del melanocitoma canino dell&#8217;uvea anteriore</p>
<table>
<tbody valign="top">
<tr bgcolor="#e51e1e">
<td width="116"></td>
<td width="116"><span style="color: #ffffff;"><strong>Melanoma diffuso felino dell‘iride</strong></span></td>
<td width="124"><span style="color: #ffffff;"><strong>Melanocitoma </strong><strong>canino dell‘uvea</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td width="116"><strong>Andamento</strong></td>
<td width="116">maligno</td>
<td width="124">benigno (multiplo)</td>
</tr>
<tr>
<td width="116"><strong>Crescita</strong> <strong>locale </strong><strong>invasiva</strong></td>
<td width="116">sì, indice di malignità</td>
<td width="124">sì, ma nessun criterio attendibile di malignità</td>
</tr>
<tr>
<td width="116"><strong>Potenziale </strong><strong>metastatico</strong></td>
<td width="116">sì</td>
<td width="124">no</td>
</tr>
<tr>
<td width="116"><strong>Progresso</strong> <strong>della malattia</strong></td>
<td width="116">molto variabile</td>
<td width="124">lento</td>
</tr>
<tr>
<td width="116"><strong>Prognosi</strong></td>
<td width="116">cauta</td>
<td width="124">buona dopo enucleazione</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>I cani con tumori melanocitici dell&#8217;uvea anteriore hanno una prognosi favorevole nei casi benigni (melanocitomi) in termini di aspettativa di vita, sebbene spesso venga raccomandata l&#8217;enucleazione.</p>
<p>In alcuni casi, i tumori mostrano una conta mitotica &gt; 4/10 HPF, che porta alla classificazione come melanoma. I melanomi hanno una prognosi cauta perché è più probabile che presentino un comportamento maligno, con rapida progressione e metastasi.</p>
<p>Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio i fattori e i meccanismi che influenzano la progressione del melanoma diffuso felino dell&#8217;iride e prevedere con precisione il rischio di metastasi nei tumori melanocitici canini dell&#8217;uvea anteriore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>I nostri servizi relativi alle neoplasie</strong></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;">Istopatologia</span></li>
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<li><span style="color: #000000;">Analisi immunoistologiche</span></li>
<li><span style="color: #000000;">e altro ancora</span></li>
</ul>
</blockquote>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Cynthia de Vries, DVM, Dipl. ECVP e<br />
</em><em>Dott.ssa Christina Stadler, Patologa Veterinaria</em></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1713769814380 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h5><span style="color: #000000;"><strong>Approfondimenti</strong></span></h5>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Dubielzig RR, Ketring KL, McLellan GJ, Albert DM. The uvea. In: Veterinary ocular pathology: a comparative review. St. Louis: SaundersElsevier; 2010. p. 245–322.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Kayes D, Blacklock B. Feline Uveal Melanoma Review: Our Current Understanding and Recent Research Advances. Vet Sci. 2022 Jan 26;9(2):46. doi: 10.3390/vetsci9020046. PMID: 35202299; PMCID: PMC8877522.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Labelle AL, Labelle P. Canine ocular neoplasia: a review. Vet Ophthalmol. 2013 Jul;16 Suppl 1:3-14. doi: 10.1111/vop.12062. Epub 2013 Jun 11. PMID: 23751133.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Moreira MVL, Langohr IM, Campos MRA, Ferreira E, Carvalho B, Blume GR, Montiani-Ferreira F, Ecco R. Canine and feline uveal melanocytic tumours: Histologic and immunohistochemical characteristics of 32 cases. Vet Med </span></strong><strong><span style="color: #808080;">Sci. 2022 May;8(3):1036-1048. doi: 10.1002/vms3.752. Epub 2022 Feb 5. PMID: 35122675; PMCID: PMC9122463.</span></strong></h6>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Wang AL, Kern T. Melanocytic Ophthalmic Neoplasms of the Domestic Veterinary Species: A Review. Top Companion Anim Med. 2015 Dec;30(4):148-57. doi: 10.1053/j.tcam.2015.06.001. Epub 2015 Jun 6. PMID: 27154598.</span></strong></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1759907384289 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner  vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style-" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Tumori_melanocitici_oculari_dell_uvea_in_cani_e_gatti.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><strong><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Tumori_melanocitici_oculari_dell_uvea_in_cani_e_gatti.pdf" target="_blank" rel="noopener">Macchie scure nel campo visivo: tumori melanocitici oculari dell&#8217;uvea in cani e gatti</a></strong></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Diagnostica delle otiti nel coniglio</title>
		<link>https://laboklin.com/it/diagnostica-delle-otiti-nel-coniglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 May 2025 08:23:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/diagnosis-of-otitis-in-rabbits/</guid>

					<description><![CDATA[Le patologie dell'orecchio nei conigli sono una causa comune di visita presso una clinica specializzata in piccoli mammiferi. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Le patologie dell&#8217;orecchio nei conigli sono una causa comune di visita presso una clinica specializzata in piccoli mammiferi. Sfortunatamente, spesso si tratta di un riscontro occasionale durante l&#8217;esame clinico.</p>
<p>L&#8217;otite solitamente comporta l&#8217;infiammazione di una o più strutture dell&#8217;orecchio e, come nel cane e nel gatto, può essere classificata in otite esterna, otite media e otite interna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Cause<strong> </strong></h2>
<p>Età, sesso e condizioni di stabulazione hanno scarsa influenza sullo sviluppo dell&#8217;otite, sebbene i conigli con orecchie cadenti siano particolarmente colpiti. A causa delle limitazioni anatomiche presenti in questi animali, si verifica una stenosi del condotto uditivo esterno, con conseguente accumulo di cerume davanti al timpano. Una ventilazione ridotta e un&#8217;eccessiva umidità nell&#8217;orecchio favoriscono l&#8217;otite esterna e, in alcuni casi, l&#8217;otite media. Traumi, corpi estranei, ectoparassiti e infezioni ascendenti delle vie respiratorie o dei denti sono altre cause di otite nei conigli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Sintomi</h2>
<p>A seconda della causa, si osservano sintomi diversi.</p>
<ul>
<li><strong>Accumulo di cerume nell&#8217;orecchio esterno</strong>: possibile riduzione dell&#8217;attività, minore reattività (a causa dell&#8217;ovattamento)</li>
<li><strong>Otite esterna</strong>: scuotimento della testa, prurito all&#8217;orecchio, alterazioni del padiglione auricolare (arrossamento, calore, depositi, gonfiore, sanguinamento), possibile diverticolosi auricolare (sotto il padiglione auricolare), orecchio cadente (nei conigli con orecchie a punta)</li>
<li><strong>Otite media</strong>: possibile inclinazione della testa, paralisi facciale, sindrome di Horner</li>
<li><strong>Otite interna</strong>: sintomi sopra menzionati e possibile rotolamento, riduzione del benessere generale e riduzione dell&#8217;assunzione di cibo</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Diagnosi</h2>
<p>L&#8217;esame dell&#8217;orecchio consiste in un esame clinico, citologico e, se necessario, un esame batteriologico/micologico delle secrezioni auricolari (con antibiogramma).<br />
Se si sospetta un coinvolgimento dell&#8217;orecchio medio/interno, sono necessarie ulteriori indagini diagnostiche per immagini (radiografia, tomografia computerizzata). Altre infezioni sistemiche vengono escluse mediante un esame del sangue con emocromo differenziale e determinazione degli anticorpi per <em>Encephalitozoon cuniculi</em>.</p>
<p>L&#8217;esame dell&#8217;orecchio, la citologia auricolare e l&#8217;esame batteriologico sono discussi più dettagliatamente di seguito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Esame clinico</h2>
<p>L&#8217;esame dell&#8217;orecchio inizia con un&#8217;ispezione e palpazione accurata dell&#8217;orecchio esterno e dell&#8217;area circostante (per graffi, lesioni, diverticoli, alterazioni cutanee).</p>
<p>Se la testa è inclinata, è sempre necessario esaminare attentamente palpebre e labbra. Una paralisi facciale monolaterale (contrazione del labbro superiore (Fig. 2), ridotta chiusura palpebrale e/o sindrome di Horner (miosi, ptosi, enoftalmo)) può indicare un coinvolgimento dell&#8217;orecchio medio/interno.</p>
<p>Il condotto uditivo esterno viene esaminato utilizzando un otoscopio/videoendoscopio.</p>
<p>In un orecchio sano, tirando delicatamente il padiglione auricolare verso l&#8217;alto (Fig. 1), si riesce solitamente a vedere fino al timpano (Fig. 3). Se è presente materiale nel condotto uditivo, è importante distinguere se si tratta &#8220;solo&#8221; di cerume accumulato (bianco in profondità, giallastro verso l&#8217;orifizio) e il condotto uditivo è altrimenti normale, oppure se sono presenti segni di infiammazione (arrossamento, gonfiore, lesioni, liquefazione del secreto) (Fig. 4) e possibili cause primarie come corpi estranei e/o ectoparassiti.<br />
La citologia aiuta a distinguere tra le due.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Prelievo dei campioni</h2>
<p>Per una corretta raccolta del campione, sono necessari uno speculum otoscopico, tamponi sottili (con terreno di coltura), vetrini e coprioggetto. Il prelievo del campione dal condotto uditivo esterno viene solitamente eseguito su un coniglio non sedato (dall&#8217;orecchio medio durante l&#8217;intervento chirurgico). Avvolgere l&#8217;animale in un asciugamano aiuta a prevenire movimenti difensivi (Fig. 1).</p>
<p>Per garantire il prelievo più profondo possibile del campione, il tampone viene spinto con cautela attraverso l&#8217;imbuto dell&#8217;otoscopio fino a poco prima del timpano e ruotato leggermente. Viene quindi distribuito su uno o due vetrini per l’esame citologico e quindi inserito nella provetta con terreno di coltura per un&#8217;eventuale successivo esame colturale. I tamponi vengono conservati a temperatura ambiente o in frigorifero per 24 ore (spediti senza refrigerazione).</p>
<p>È sempre consigliabile prelevare campioni da entrambe le orecchie (se necessario, distribuirli uno accanto all&#8217;altro su un vetrino) (Fig. 5), anche o soprattutto se è interessato un solo orecchio, al fine di ottenere un&#8217;idea del normale microbioma auricolare del paziente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Citologia auricolare</h2>
<p>La citologia fornisce informazioni importanti sulla composizione della secrezione (cerume o pus) e sulle possibili cause primarie, come ectoparassiti, lieviti e/o aumento della conta batterica. Per la preparazione citologica, il tampone viene steso sottilmente su due vetrini. Un vetrino viene asciugato all&#8217;aria ed esaminato per la presenza di ectoparassiti utilizzando un microscopio ottico (condensatore rivolto verso il basso, diaframma chiuso, ingrandimento 100-400x). Il secondo vetrino viene colorato, ad esempio, con DiffQuick® e, dopo l&#8217;asciugatura all&#8217;aria, anch&#8217;esso esaminato (100-400x, 1000x con olio, condensatore rivolto verso l&#8217;alto, diaframma aperto).</p>
<p>La citologia fornisce informazioni iniziali sul tipo di secrezione: cerume non colorato (Fig. 6) o pus chiaramente colorato con striature di DNA (residui nucleari di granulociti neutrofili e cheratinociti) e batteri o lieviti (Fig. 7). È possibile anche valutare il numero di batteri (cocchi, bastoncelli) e lieviti (Malassezia). Un numero elevato di striature di DNA e batteri o Malassezia in tutto il campione è indice di un processo infiammatorio. I batteri (sempre delle stesse dimensioni e forma) non devono essere confusi con artefatti di colorazione. Nei campioni di orecchie di coniglio si trovano solo pochi granulociti neutrofili intatti.</p>
<p>Nei conigli, la Malassezia (<em>Malassezia cuniculi</em>) è rotonda, di dimensioni variabili, a volte in germogliazione e di colore blu intenso (Fig. 8).</p>
<p>L&#8217;esame citologico deve essere eseguito per la prima volta prima dell&#8217;inizio del trattamento e poi per il followup. Il giorno del follow-up, non devono essere più somministrati farmaci nel condotto uditivo.</p>

		</div>
	</div>
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<a href='https://laboklin.com/it/diagnostica-delle-otiti-nel-coniglio/examination_of_external_auditory_canal_in_rabbits_using_otoscope-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="869" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Examination_of_external_auditory_canal_in_rabbits_using_otoscope-1024x869.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Esame del condotto uditivo esterno nei conigli mediante otoscopio" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Examination_of_external_auditory_canal_in_rabbits_using_otoscope-1024x869.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Examination_of_external_auditory_canal_in_rabbits_using_otoscope-300x255.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Examination_of_external_auditory_canal_in_rabbits_using_otoscope-768x652.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Examination_of_external_auditory_canal_in_rabbits_using_otoscope.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/diagnostica-delle-otiti-nel-coniglio/facial_nerve_palsy_rabbit-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="797" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Facial_nerve_palsy_rabbit-1024x797.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Paralisi facciale con labbro superiore contratto sul lato destro in un coniglio con orecchie cadenti" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Facial_nerve_palsy_rabbit-1024x797.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Facial_nerve_palsy_rabbit-300x234.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Facial_nerve_palsy_rabbit-768x598.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Facial_nerve_palsy_rabbit.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/diagnostica-delle-otiti-nel-coniglio/view_eardrum_rabbit-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="770" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/View_eardrum_rabbit-1024x770.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Vista del timpano (pars tensa - trasparente, pars flacida - tessuto) di un coniglio" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/View_eardrum_rabbit-1024x770.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/View_eardrum_rabbit-300x226.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/View_eardrum_rabbit-768x577.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/View_eardrum_rabbit.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/diagnostica-delle-otiti-nel-coniglio/view_rabbit_ear_filled_with_pus-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="771" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/View_rabbit_ear_filled_with_pus-1024x771.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Vista dell&#039;orecchio esterno pieno di pus di un coniglio – l&#039;orecchio esterno senza alterazioni suggerisce che il pus provenga dall&#039;orecchio medio" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/View_rabbit_ear_filled_with_pus-1024x771.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/View_rabbit_ear_filled_with_pus-300x226.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/View_rabbit_ear_filled_with_pus-768x578.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/View_rabbit_ear_filled_with_pus.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/diagnostica-delle-otiti-nel-coniglio/smears_from_swabs_ears_rabbit-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Smears_from_swabs_ears_rabbit-1024x768.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Vetrino colorato con Diff-Quick® con strisci da tamponi prelevati dalle orecchie destra (R) e sinistra (L) di un coniglio" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Smears_from_swabs_ears_rabbit-1024x768.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Smears_from_swabs_ears_rabbit-300x225.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Smears_from_swabs_ears_rabbit-768x576.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Smears_from_swabs_ears_rabbit.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/diagnostica-delle-otiti-nel-coniglio/microscopic_image_cerumen-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="771" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_cerumen-1024x771.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Immagine microscopica di cerume nell&#039;orecchio di un coniglio. Il cerume assorbe a malapena il colorante (ingrandimento 100x, Diff-Quick®)" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_cerumen-1024x771.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_cerumen-300x226.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_cerumen-768x579.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_cerumen.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/diagnostica-delle-otiti-nel-coniglio/microscopic_image_stained_dna_streaks-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="766" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_stained_DNA_streaks-1024x766.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Immagine microscopica di un tampone auricolare di un coniglio con otite esterna che mostra striature di DNA chiaramente colorate, cheratinociti e neutrofili e cocchi sparsi (ingrandimento 100x, Diff-Quick®)" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_stained_DNA_streaks-1024x766.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_stained_DNA_streaks-300x225.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_stained_DNA_streaks-768x575.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_stained_DNA_streaks.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/diagnostica-delle-otiti-nel-coniglio/microscopic_image_malassezia_cuniculi-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="764" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_Malassezia_cuniculi-1024x764.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Immagine microscopica di un tampone auricolare di un coniglio con otite da lievito che mostra numerosi esemplari di Malassezia cuniculi, di colore blu intenso e rotondi. Il cerume assorbe a malapena il colorante (ingrandimento 100x, Diff-Quick®)" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_Malassezia_cuniculi-1024x764.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_Malassezia_cuniculi-300x224.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_Malassezia_cuniculi-768x573.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Microscopic_image_Malassezia_cuniculi.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>


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			<h2>Esame colturale</h2>
<p>Per i test batteriologici, i tamponi vengono strisciati su Columbia Blood Agar ed Endo Agar in laboratorio e poi immersi in brodo di arricchimento. Le piastre vengono incubate in aerobiosi a 36 ± 1 °C e la crescita batterica viene controllata dopo 16-24 e 48 ore. Dopo 16-24 ore di incubazione a 36 ± 1 °C, il brodo di arricchimento viene anch&#8217;esso strisciato su Columbia Blood Agar ed Endo Agar e incubato in aerobiosi a 36 ± 1 °C per ulteriori 16-24 ore. Le colonie batteriche cresciute vengono identificate o differenziate visivamente o utilizzando il metodo MALDI-TOF.</p>
<p>Per l&#8217;esame micologico, i tamponi vengono ulteriormente distribuiti su agar selettivo fungino. L&#8217;incubazione avviene a 36 ± 1 °C per un massimo di 7 giorni. I funghi cresciuti vengono differenziati macroscopicamente, microscopicamente o utilizzando il metodo MALDI-TOF.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Microbioma auricolare</h2>
<p>L&#8217;orecchio medio quando sano è privo di germi. Anche in condizioni di salute, l&#8217;orecchio esterno contiene una piccola quantità di flora mista che fa parte del microbioma cutaneo fisiologico. Tra questi rientrano <em>Staphylococcus (S.) aureus, Streptococcus spp., Enterococcus spp., Bacillus spp. </em>e singole <em>Malassezia spp. </em>(Reuschel 2018, Galuppi et al. 2020).</p>
<p>In caso di cambiamenti ambientali e alterazioni patologiche, aumenta in particolare il numero di patogeni Gram-negativi e anaerobi. In due recenti studi tedeschi, sono state isolate fino a 55 specie batteriche appartenenti a 12 famiglie (Hein et al. 2021), con <em>S. aureus </em>(30%) come il più frequentemente rilevato, seguito da <em>Pseudomonas aeroginosa, Pasteurella multocida, Enterobacter cloacae, E. coli, S. haemolyticus, Klebsiella oxytoca </em>e <em>Pasteurella spp. </em>(Reuschel 2018, Hein et al. 2021).</p>
<p>Fino al 50% delle infezioni dell&#8217;orecchio risultano negative nonostante i riscontri macroscopici (Reuschel 2018, Hein et al. 2021), sia a causa di un campionamento superficiale del pus che di un precedente trattamento. Pertanto, l&#8217;ultimo farmaco (inclusi detergenti auricolari e antibiotici sistemici) dovrebbe idealmente essere stato somministrato almeno 5 giorni prima.</p>
<blockquote><p>
<span style="color: #000000;">Il prerequisito per una coltura efficace e un risultato significativo è un campione profondo e privo di contaminazioni prelevato prima di iniziare la terapia.</span>
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>L&#8217;otite grave può spesso essere prevenuta con una diagnosi precoce e un trattamento mirato. L&#8217;esame dell&#8217;orecchio e la citologia sono i primi passi.</p>
<p style="text-align: right;">Dott.ssa Corinna Hader, Jutta Hein</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr bgcolor="e51e1e">
<td colspan="2" width="334"><span style="color: #ffffff;"><strong>I nostri test per le otiti</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td>#174</p>
<p>#204</td>
<td>Ectoparassiti (microscopia)</p>
<p>Citologia</td>
</tr>
<tr>
<td>#150</p>
<p>#1061</p>
<p>#156</p>
<p>#725</td>
<td>Batteriologia (aerobi)</p>
<p>Batteriologia (aerobi + anaerobi)</p>
<p>Batteriologia + micologia</p>
<p>+ evtl. antibiogramma</td>
</tr>
<tr>
<td>#1175</p>
<p>#725</td>
<td>Batteriologia + micologia + ectoparassiti (microscopia, colturale, batteriologia + micologia)</p>
<p>+ evtl. antibiogramma</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>(# codice esame)</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1713769814380 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h5><span style="color: #000000;"><strong>Approfondimenti</strong></span></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Reuschel M. Untersuchungen zur Bildgebung des Kaninchenohres mit besonderer Berücksichtigung der Diagnostik einer Otitis bei unterschiedlichen Kaninchenrassen [Dissertation]; Hannover: Stiftung Tierärztliche Hochschule Hannover; 2018.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Hein J, Maier H, Meyer C. Kaninchenohren &#8211; Keimspektrum und Resistenzverhalten der häufigsten Erreger 2015 – 2019. [Poster] 3. Augsburger Thementage der DGK-DVG, online; 22.-24.01.2021. </strong><strong>Abstract Kleintierpraxis 2021;4(66):243-247.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Galuppi R, Morandi B, Agostini S, Dalla Torre S, Caffara M. Survey on the Presence of Malassezia spp. in Healthy Rabbit Ear Canals. </strong><strong>Pathogens. 2020 Aug 25;9(9):696. doi: 10.3390/pathogens9090696.</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1759395347854 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner  vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style-" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Diagnostica_delle_otiti_nel_coniglio.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Diagnostica_delle_otiti_nel_coniglio.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Diagnostica delle otiti nel coniglio</strong></a></p>

		</div>
	</div>
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</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il panel di esperti Laboklin sul linfoma</title>
		<link>https://laboklin.com/it/il-panel-di-esperti-laboklin-sul-linfoma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2025 09:45:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/the-laboklin-expert-panel-on-lymphoma/</guid>

					<description><![CDATA[I panel di esperti LABOKLIN, che presentano argomenti interessanti e specialisti di alto livello, sono estremamente popolari. Abbiamo selezionato le risposte più importanti alle vostre domande sul tema del linfoma.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>I panel di esperti LABOKLIN, che presentano argomenti interessanti e specialisti di alto livello, sono estremamente popolari. Abbiamo selezionato le risposte più importanti alle vostre domande sul tema del linfoma.</p>
<p>Il nostro team di esperti era composto da: Prof.ssa Dr. Carla Rohrer Bley, Dipl. ACVR, Dipl. ECVDI (Oncologia Radioterapica), Master in Etica Applicata, Direttore di Oncologia Clinica e Traslazionale, Facoltà Vetsuisse, Università di Zurigo, Svizzera;<br />
Dr. Heike Karpenstein-Klumpp, Specialista tedesca (Fachtierarzt) in radiologia/imaging e medicina interna, Zentrum für Tiergesundheit Baden-Baden, Germania; Dr. Sandra Lapsina, Dipl. ECVCP, LABOKLIN, Germania;<br />
Dr. Jarno Schmidt, Dr. med.vet., Dipl. ECVIM-CA (Oncologia), MRCVS, Specialista tedesco (Fachtierarzt) in medicina interna, M.A. (mediazione e gestione dei conflitti), IVC Evidensia Tierklinik Hofheim, Germania.</p>
<p>La <em>Prof.ssa Dr. Rohrer Bley </em>fornisce una <strong>panoramica </strong>introduttiva. Spiega che il linfoma è una trasformazione neoplastica dei linfociti, che può verificarsi localmente o in forma generalizzata.</p>
<p>I diversi tipi di linfoma sono classificati in base agli organi colpiti. Nei cani, il linfoma multicentrico generalizzato che coinvolge i linfonodi è particolarmente comune, mentre i linfomi mediastinici, cutanei e intestinali si verificano meno frequentemente. Nei gatti, i linfomi gastrointestinali sono particolarmente prevalenti, seguiti dai linfomi dei reni, della cavità nasale e del mediastino.</p>
<p>Un&#8217;altra classificazione importante si basa sull&#8217;origine cellulare, ad esempio, linfoma a cellule B o linfoma a cellule T.</p>
<p>Quando si parla di <strong>predisposizioni di razza</strong>, il Dr. Schmidt spiega che, in linea di principio, tutte le razze possono essere colpite. Tuttavia, alcune razze sembrano essere sproporzionatamente predisposte. Ci sono anche differenze regionali: ad esempio, negli Stati Uniti, i Golden Retriever vengono frequentemente citati, mentre in Europa sono più comunemente colpiti i Boxer, i Dobermann e i Bernesi.</p>
<p>Il Dr. Lapsina riporta che la <strong>prognosi </strong>è influenzata dal tipo di cellula. Ad esempio, la prognosi per i linfomi a cellule T è spesso peggiore rispetto ai linfomi a cellule B nel linfoma multicentrico canino.</p>
<p>Inoltre, il sottotipo può avere un impatto. Pertanto, una volta confermata la diagnosi, potrebbe essere consigliabile eseguire una ulteriore classificazione del linfoma (ad esempio tramite immunofeno-tipizzazione utilizzando la citometria a flusso o l&#8217;immunoistochimica). Il Dr. Schmidt supporta questo punto di vista e aggiunge che alcune forme anatomiche sono associate a una prognosi meno favorevole (ad esempio, linfoma renale felino, linfoma intestinale canino). Tuttavia, accanto ai linfomi aggressivi (di alto grado), ci sono anche varianti indolenti o di basso grado per le quali la prognosi può essere notevolmente migliore (ad esempio, linfoma intestinale a piccole cellule felino).</p>
<p>I partecipanti vorrebbero sapere quali risultati potrebbero suscitare il <strong>sospetto di linfoma</strong>.<br />
La Dr.ssa Karpen-stein-Klumpp cerca nei cani linfonodi periferici ingranditi. Presta anche particolare attenzione ai cani con milza ingrandita alla palpazione, o ai gatti con renomegalia. Nei gatti, esegue di routine una compressione attenta del torace craniale. La parete toracica, altrimenti altamente mobile nei gatti, diventa rigida in presenza di grandi masse mediastiniche. Altri potenziali indicatori che richiedono un&#8217;indagine per il linfoma includono perdita di peso cronica, poliuria/polidipsia (PU/PD) o febbre di origine sconosciuta.</p>
<p>Il <em>Dr Lapsina </em>osserva che i <strong>riscontri ematici </strong>sono generalmente non specifici. Tuttavia, i cambiamenti che dovrebbero indurre a considerare il linfoma come diagnosi differenziale includono anemia non rigenerativa, trombocitopenia, linfocitosi, eosinofilia, ipercalcemia, iperglobulinemia e concentrazioni elevate di proteine di fase acuta (amiloidosi sierica A nei gatti, proteina C-reattiva nei cani). La lattato deidrogenasi (LDH) ha un posto speciale — può essere drasticamente elevata nel linfoma e potrebbe persino essere prognosticamente rilevante.</p>
<p>Possono essere valutati i <strong>marcatori tumorali</strong>. Tuttavia, il Dott. Lapsina osserva che i marcatori attualmente disponibili sono più adatti per lo screening in cani clinicamente sani e per il monitoraggio durante il follow-up. La timidina chinasi e i nucleosomi sono di particolare rilevanza.</p>
<p>I livelli di timidina chinasi aumentano durante la proliferazione cellulare e sono elevati nei casi di linfoma, ma possono anche aumentare in condizioni infiammatorie. Questo marcatore è interessante perché, nel linfoma multicentrico canino, livelli elevati di timidina chinasi durante o dopo il trattamento possono indicare una recidiva precoce &#8211; anche prima che la linfoadenomegalia diventi clinicamente evidente. Pertanto, misurare la timidina chinasi prima dell&#8217;inizio della terapia può essere utile per il monitoraggio successivo.</p>
<p>I nucleosomi, che vengono rilasciati nel sangue durante la morte cellulare, possono anche fungere da strumento di screening. Un aumento della concentrazione in un cane clinicamente sano può suggerire la presenza di un tumore. Tuttavia, è importante riconoscere che l&#8217;interpretazione diventa difficile nei cani con febbre o altri segni clinici, poiché il marcatore non distingue tra infiammazione e neoplasia.</p>
<p>La <em>Dr.ssa Karpenstein-Klumpp </em>fornisce una panoramica concisa ma eccellente sui risultati indicativi nella <strong>sonografia addominale</strong>. Nei cani con linfoma multicentrico, identifica spesso una milza ingrandita con aree ipoecogene ben definite, comunemente definite come un aspetto &#8216;moth-eaten&#8217; (“tarlato”), insieme a grandi linfonodi addominali rotondi e ipoecogeni. Il linfoma epatico, d&#8217;altra parte, tende a mostrare cambiamenti meno caratteristici ed è spesso difficile da rilevare. Il linfoma renale nei gatti si presenta tipicamente come renomegalia con una superficie irregolare e un bordo periferico ipoecogeno. Il linfoma a grandi cellule del tratto gastrointestinale, sia nei cani che nei gatti, è solitamente caratterizzato da un ispessimento focale, nettamente ipoecogeno, della parete intestinale, accompagnato dalla completa perdita del normale strato. I linfonodi addominali associati sono generalmente ingrossati, rotondi e ipoecogeni. Al contrario, il linfoma intestinale a piccole cellule o a basso grado, frequentemente osservato nei gatti, è sonograficamente indistinguibile dalla malattia infiammatoria intestinale. Lo strato muscolare dell&#8217;intestino è spesso ispessito, come si osserva anche nelle condizioni infiammatorie, ma la normale stratigrafia rimane integra. I linfonodi intestinali sono ingrossati e tipicamente mostrano una ridotta ecogenicità, ma non presentano l&#8217;ipoecogenicità pronunciata e la morfologia alterata caratteristica del linfoma ad alto grado.</p>
<p>Il <em>Dott. Lapsina </em>sottolinea che la <strong>citologia </strong>è uno strumento diagnostico centrale nella valutazione del linfoma. Se la citologia rivela una popolazione di linfociti altamente uniforme (monomorfa) e/o i linfociti mostrano atipia, c&#8217;è un forte sospetto di linfoma.</p>
<p>In questo contesto, il Prof. Dott. Rohrer Bley <strong>sconsiglia fortemente di iniziare qualsiasi terapia &#8220;diagnostica&#8221; con glucocorticoidi</strong>, poiché le procedure diagnostiche successive &#8211; in particolare la citologia &#8211; di solito non sono più affidabili sotto tale trattamento.</p>
<p>Il <em>Dr Lapsina </em>offre preziosi suggerimenti per eseguire un <strong>puntato dei linfonodi </strong>e preparare un vetrino che possa essere valutato in modo affidabile. Idealmente, la puntura dovrebbe essere effettuata senza aspirazione per evitare un&#8217;eccessiva contaminazione da sangue e un vetrino cellulare troppo denso. Il linfoma spesso rilascia un elevato numero di cellule, che possono sovrapporsi sul vetrino, rendendo difficile l&#8217;interpretazione. Una buona tecnica è utilizzare solo l&#8217;ago senza una siringa collegata. Si raccomanda un ago di calibro più piccolo (ad es. 22 gauge).<br />
Il materiale posizionato sul vetrino deve essere distribuito molto delicatamente con un secondo vetrino, poiché le cellule del linfoma sono fragili e facilmente distrutte dalla pressione, rendendole inadatte per la valutazione citologica. Se più linfonodi sono ingranditi, è consigliabile scegliere i linfonodi prescapolari o poplitei per il campionamento. I linfonodi mandibolari sono frequentemente colpiti dalle infezioni della cavità orale, il che può complicare la diagnosi. Inoltre, spesso vengono scambiati per le ghiandole salivari durante il campionamento.</p>
<p>La citologia può essere seguita dall&#8217;<strong>immunofenotipizzazione </strong>utilizzando sia la citometria a flusso che il <strong>PARR </strong>(PCR per la ricerca del Riarrangiamento del Recettore di Antigene).<br />
Il <em>Dr. Lapsina </em>spiega lo scopo e l&#8217;applicazione di ciascun metodo. Il PARR è un test basato su PCR utilizzato per determinare se i linfociti presenti derivano da un singolo clone o da linee diverse. Fornisce una semplice risposta sì/no alla domanda se il campione è compatibile con il linfoma ed è utilizzato principalmente quando i risultati citologici sono inconcludenti.<br />
Il PARR è un metodo robusto che può essere eseguito su quasi qualsiasi materiale, comprese le cellule già colorate su un vetrino. Al contrario, l&#8217;immunofenotipizzazione citometrica a flusso non si limita a confermare la presenza di linfoma, ma consente anche la classificazione per sottotipi, il che è cruciale per la prognosi e la pianificazione del trattamento. Tuttavia, questo metodo richiede campioni freschi e liquidi. I campioni adeguati includono sangue e aspirati cellulari risciacquati in una miscela 50:50 di NaCl al 0,9% e siero del paziente. In alternativa, l&#8217;immunoistochimica può essere eseguita su biopsie tissutali. Questo è l&#8217;approccio più affidabile, ma è più dispendioso in termini di tempo ed è invasivo.</p>
<p>Ora i partecipanti sono interessati alle opinioni degli esperti sulla <strong>stadiazione</strong>. Il <em>Dr. Schmidt </em>riporta che il linfoma multicentrico canino è classificato in cinque stadi. La maggior parte dei cani con linfoma multicentrico si presenta allo stadio 3 (coinvolgimento linfonodale periferico generalizzato) o 4 (fegato e milza anch&#8217;essi alterati). È interessante notare che non c&#8217;è differenza prognostica tra i due stadi. Nel caso di tipiche evidenze sonografiche (ad es. milza “tarlata”), il Dr. Schmidt di solito non insiste su un esame citologico di milza e fegato.</p>
<p>Tuttavia, raccomanda sempre un&#8217;ematologia completa, compresa la valutazione di un&#8217;analisi su sangue fresco. Se sono presenti molti linfociti grandi e/o atipici, è probabile che ci sia un coinvolgimento del midollo osseo di stadio 5. La prognosi è quindi peggiore.<br />
Sono anche importanti i sottostadi clinici a) buone condizioni generali cliniche e b) clinicamente malato (ad es. vomito, PU/PD, perdita di peso). La prognosi è significativamente migliore nel sottostadio a).<br />
Il <em>Prof. Dr. Rohrer Bley </em>sottolinea che la situazione nei gatti con linfoma nasale è leggermente diversa. Il linfoma nasale è una malattia localizzata che può essere trattata con radioterapia. Qualsiasi coinvolgimento sistemico dovrebbe essere escluso in anticipo attraverso una classificazione accurata (radiografie toraciche, ecografia dei reni e dei linfonodi addominali, citologia dei linfonodi alterati, del fegato e della milza).</p>
<p>Il <em>Dott. Karpenstein-Klumpp </em>può fornire rassicurazioni riguardo alle punture guidate da ultrasuoni degli organi interni. Non è così difficile. La milza, in particolare, è facile da raggiungere. La tecnica dell&#8217;ago da cucito (in avanti e indietro, non a ventaglio) senza aspirazione è ideale. In molti pazienti, la puntura ha successo senza complicazioni, anche senza sedazione. Tuttavia, questo dovrebbe essere deciso dopo una valutazione individuale del paziente, della competenza personale e dell&#8217;organo da punturare.</p>
<p>La <strong>terapia </strong>dipende dal tipo di linfoma. Il trattamento principale è la terapia farmacologica. Alcuni tipi di linfoma, come il linfoma nasale nei gatti, possono essere trattati efficacemente con la radioterapia<br />
(se sono effettivamente confinati nella cavità nasale). Le opzioni chirurgiche sono limitate. La chirurgia può essere utilizzata per noduli cutanei singoli, linfonodi colpiti singolarmente e per rimuovere un ileo nel linfoma intestinale, ma è sempre accompagnata da terapia farmacologica. Nel caso del linfoma renale felino in particolare, è importante tenere presente che si tratta di una malattia bilaterale. La rimozione unilaterale di un rene è inutile.</p>
<p>Il <em>dottor Schmidt </em>consiglia che i proprietari di animali domestici siano ben informati sugli effetti collaterali e sui rischi, ma senza creare paure ingiustificate. Poiché il termine &#8220;chemioterapia&#8221; porta spesso a false associazioni, preferisce parlare di &#8220;terapia oncologica farmacologica&#8221;. Come regola generale, fornisce la seguente prognosi per il linfoma a grandi cellule multicentrico nei cani sottoposti a chemioterapia: il 50% dei cani con linfoma a cellule B è ancora vivo dopo 12 mesi, e nel caso di linfoma a cellule T, dopo 7–8 mesi. È importante notare che questi sono valori statistici. Nei singoli casi, possono essere raggiunti tempi di sopravvivenza prolungati &#8211; in alcuni casi, anche diversi anni. È possibile una guarigione, ma è rara. L&#8217;uso di glucocorticoidi da solo è considerato palliativo, e metà dei cani muore entro 2–3 mesi.</p>
<p>Un ciclo completo di chemioterapia dura solitamente 4-5 mesi. La maggior parte dei protocolli include doxorubicina, vincristina, ciclofosfamide e prednisolone &#8211; il cosiddetto protocollo CHOP. Per i linfomi a cellule T, un protocollo contenente lomustina è spesso preferito (comunemente noto come LOPP). Nei gatti, vincristina, ciclofosfamide e prednisolone (COP) sono spesso usati da soli. Le sostanze attive sono selezionate in modo che le classi di farmaci con diversi meccanismi d&#8217;azione si alternino, al fine di ottenere il più ampio spettro terapeutico possibile. La doxorubicina e la vincristina devono essere somministrate per via endovenosa, mentre ciclofosfamide, lomustina e prednisolone sono disponibili come farmaci orali.<br />
Una chemioterapia puramente orale &#8220;basata su compresse&#8221; è generalmente meno efficace, in quanto manca di agenti chiave come doxorubicina e vincristina. Un&#8217;eccezione a questo è il linfoma intestinale a piccole cellule nei gatti.</p>
<p>Gli effetti collaterali possibili includono perdita di appetito, vomito, diarrea e infezioni secondarie a causa dell&#8217;immunosoppressione (leucopenia indotta da chemioterapia). Può anche verificarsi un danno ai tessuti locali intorno al sito di accesso venoso se l&#8217;agente chemioterapico non viene somministrato correttamente. Una particolare preoccupazione con la doxorubicina è la sua potenziale cardiotossicità; non dovrebbe essere utilizzata in pazienti con condizioni cardiache preesistenti. Inoltre, diversi agenti chemioterapici — inclusi vincristina e doxorubicina — sono controindicati in pazienti con un difetto del gene MDR1.</p>
<p>Quando si maneggiano agenti chemioterapici, deve essere garantita la sicurezza del personale coinvolto. Questi farmaci dovrebbero essere preparati solo sotto un cappuccio aspirante specializzato. In alternativa, possono essere ordinati da farmacie selezionate che li forniscono in un sistema chiuso. È fondamentale fornire istruzioni dettagliate sul corretto maneggiamento dei chemioterapici, sia per il personale veterinario che per i proprietari di animali domestici. Le sostanze possono essere escrete nell&#8217;urina, nelle feci e nella saliva. Tuttavia, non è chiaro fino a che punto questo rappresenti un rischio per la salute per gli esseri umani o per gli animali in contatto con animali domestici trattati. È opportuno prestare particolare attenzione a donne in gravidanza e bambini piccoli. I campioni di sangue raccolti poco dopo la chemioterapia devono essere maneggiati con cautela.</p>
<p>Il <em>Dott. Rohrer Bley </em>osserva che una delle caratteristiche distintive del linfoma è la sua radiosensibilità. A causa della natura tipicamente diffusa della malattia e/o della localizzazione intratoracica o intra-addominale, la radioterapia non è spesso un&#8217;opzione pratica. Tuttavia, risultati eccellenti possono essere ottenuti nei casi di linfoma nasale felino. Un protocollo standard prevede 10 sessioni di radioterapia in due settimane. Il miglioramento clinico è tipicamente rapido, con un tempo di sopravvivenza medio di 2-3 anni. Tuttavia, una progressione sistemica può verificarsi in seguito in circa un terzo dei pazienti.</p>
<p>La radioterapia può essere utilizzata anche nei casi di linfoma cutaneo, a condizione che le lesioni cutanee solitarie siano rilevate precocemente, prima che si verifichi una diffusione estesa, o se la malattia rimane confinata alla cavità orale.</p>
<p>Per quanto riguarda il monitoraggio, la <em>Prof.ssa Dr. Rohrer Bley </em>riporta che generalmente si astiene da controlli regolari. Invece, educa i clienti a riconoscere i sintomi clinici, in modo che i pazienti possano essere presentati rapidamente in caso di progressione della malattia. Il Dr. Schmidt raccomanda di pesare regolarmente i gatti, consigliando ai proprietari di consultare un veterinario in caso di perdita di peso significativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <em>Dott.ssa Karpenstein-Klumpp </em>sottolinea l&#8217;importanza di soddisfare i desideri dei proprietari di animali domestici: molti preferiscono visite veterinarie regolari e alcuni richiedono esami ecografici. Il Dott. Schmidt conferma che i proprietari esprimono spesso il desiderio di controlli di routine.<br />
La Dott.ssa Lapsina aggiunge che i marcatori tumorali più piccoli (ad es. iperglobulinemia, ipercalcemia, LDH) e quelli più grandi (ad es. timidina chinasi) possono anche rivelarsi utili nel monitorare la progressione della malattia.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Jennifer von Luckner</em></p>

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</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1759836720941 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner  vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style-" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Il_panel_di_esperti_Laboklin_sul_linfoma.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
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			<p style="text-align: left;"><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Il_panel_di_esperti_Laboklin_sul_linfoma.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Il panel di esperti Laboklin sul linfoma</strong></a></p>

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</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giardia – Vantaggi e svantaggi dei vari metodi diagnostici</title>
		<link>https://laboklin.com/it/giardia-vantaggi-e-svantaggi-dei-vari-metodi-diagnostici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 11:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/giardia-advantages-and-disadvantages-of-various-detection-methods/</guid>

					<description><![CDATA[Le Giardia (G.) intestinalis (sin. G. duodenalis, G. lamblia) colpisce un'ampia gamma di vertebrati. Negli animali di età inferiore a un anno, Giardia è uno degli endoparassiti più comuni.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Le <em>Giardia (G.) intestinalis </em>(sin. <em>G. duodenalis</em>, <em>G. lamblia</em>) colpisce un&#8217;ampia gamma di vertebrati. Negli animali di età inferiore a un anno, Giardia è uno degli endoparassiti più comuni. Le cisti vengono escrete non solo da animali con sintomi clinici, come la diarrea dell&#8217;intestino tenue, ma anche da quelli con infezione inapparente. L&#8217;infezione induce un&#8217;immunità parziale, motivo per cui il tasso di rilevamento negli animali di età superiore a un anno diminuisce notevolmente. Tuttavia, le reinfezioni possono ancora verificarsi nonostante questa immunità parziale.</p>
<p>Le Giardie sono protozoi flagellati che al microscopio non possono essere distinte morfologicamente dagli altri protozoi. La specificità dell&#8217;ospite è sempre stata considerata minima, anche se pochissimi ceppi di Giardia isolati da piccoli animali causano malattie negli esseri umani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Genotipi</h2>
<p>Sono riconosciuti diversi genotipi (assemblaggi) con distinte specificità di ospite (A-G). L’assemblaggio A (<em>G. duodenalis</em>) si riscontra principalmente nell&#8217;uomo e in vari altri mammiferi, ma è raramente presente in cani e gatti. Anche l’assemblaggio B (<em>G. enterica</em>) è principalmente rilevato nell&#8217;uomo e solo occasionalmente in cani e gatti. Gli assemblaggi C e D (<em>G. canis</em>) sono associati a infezioni nei cani, mentre l’assemblaggio F (<em>G. felis</em>) è specifico dei gatti.<br />
La genotipizzazione dei diversi assemblaggi di Giardia può essere effettuata tramite PCR in seguito a un risultato positivo.<br />
La trasmissione di assemblaggi di Giardia patogeni per l&#8217;uomo dai cani all&#8217;uomo è considerata improbabile in normali condizioni igieniche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Ciclo vitale</h2>
<p>Le cisti di Giardia vengono ingerite per via orale e si trasformano in trofozoiti nell&#8217;intestino tenue. Questi trofozoiti si attaccano alle cellule epiteliali della mucosa dell&#8217;intestino tenue, dove si moltiplicano attraverso ripetute scissioni binarie e successivamente formano nuove cisti. Il periodo di prepatenza varia da 4 a 16 giorni. Le cisti sono altamente resistenti e immediatamente infettive e vengono eliminate nell&#8217;ambiente in modo intermittente in grandi quantità attraverso le feci, per un periodo che può variare da settimane a mesi (patenza).</p>
<p>Le cisti rimangono infettive in ambienti umidi per almeno tre mesi e nelle feci per circa una settimana. Tuttavia, sono sensibili alla disidratazione e alle basse temperature (ad esempio, -4 °C per oltre una settimana).</p>
<p>La trasmissione avviene per via orale, tramite sporcizia o imbrattamento, nonché attraverso acqua e alimenti contaminati da feci. La dose infettante minima è molto bassa e richiede solo poche cisti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Segni clinici</h2>
<p>Oltre a decorsi inapparenti, la Giardia può causare diarrea cronica intermittente con feci di consistenza liquida, da pastosa ad acquosa, contenenti muco, oltre a vomito, perdita di peso e apatia. La distruzione del glicocalice e l&#8217;adesione ai microvilli portano a malassorbimento. Gli enzimi vengono inibiti e ne consegue una reazione infiammatoria.<br />
Sono disponibili diversi metodi per diagnosticare un&#8217;infezione da Giardia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Diagnosi</h2>
<p><strong>Microscopia</strong></p>
<p><u>Preparazione nativa</u></p>
<p>I trofozoiti possono essere rilevati nelle feci fresche subito dopo la defecazione. A questo scopo, una quantità di feci pari a un pisello viene mescolata con una piccola quantità di soluzione fisiologica salina, trasferita su un vetrino da microscopio e coperta con un coprioggetto.<br />
I tipici trofozoiti sono quindi visibili al microscopio nel loro stato nativo (Fig. 1).<br />
A questo stadio, Tritrichomonas foetus può essere identificato anche nei gatti (ingrandimento 400x).</p>
<p>I diversi schemi di movimento possono essere utilizzati per distinguere tra Giardia (&#8220;foglia che cade&#8221;) e Trichomonas (ad esempio, Tritrichomonas foetus che si contrae e ruota, tendendo a rimanere fermo nello stesso posto).</p>

		</div>
	</div>
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			<p><u>Flottazione / Sedimentazione</u></p>
<p>Nella flottazione, le cisti vengono gravemente danneggiate dall&#8217;elevato contenuto salino della soluzione di flottazione. Un metodo più adatto è l&#8217;arricchimento con SAFC (concentrazione di acetato di sodio-acido acetico-formalina), un processo di sedimentazione specializzato. Per aumentare la sensibilità di questo metodo di rilevamento microscopico, è necessario raccogliere un campione di feci nell&#8217;arco di 2-3 giorni, poiché l&#8217;escrezione delle cisti varia notevolmente in intensità ed è intermittente. Nel metodo di arricchimento SAFC, le cisti tipiche appaiono con un guscio sottile e un bastoncino assiale. Sono solitamente facilmente riconoscibili con un ingrandimento di 400x (Fig. 2).</p>
<p>Esiste il rischio di confusione, in particolare con i lieviti, che possono avere forma e dimensioni simili ma, a differenza della Giardia, sono privi di nuclei o corpi mediani. La microscopia è meno sensibile della rilevazione immunologica. Questo aspetto deve essere tenuto in considerazione nella scelta del metodo diagnostico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Metodica immunologica</strong></p>
<p><u>IFAT (Test anticorpale a fluorescenza indiretta)</u><br />
Le cisti escrete e arricchite con il metodo SAFC possono essere colorate con una tecnica a fluorescenza e quindi rilevate più facilmente al microscopio utilizzando speciali filtri luminosi (Fig. 3).</p>
<p><u>EIA (Enzyme-Linked Immunosorbent Assay)<br />
</u>Le due principali proteine della parete cistica (Cyst- Wall-Proteins), CWP-1 e CWP-2, si combinano per formare un grande eterodimero, il cosiddetto antigene specifico di Giardia, GSA-65. Questo viene poi rilevato mediante un immunodosaggio enzimatico (EIA).<br />
Grazie all&#8217;amplificazione enzimatica della reazione cromatica, l&#8217;EIA presenta una maggiore sensibilità e, grazie alla fase di lavaggio, una maggiore specificità rispetto ai test di immunodosaggio non enzimatici (NEIA), come quelli utilizzati nei test rapidi nella pratica clinica. I test copro-antigenici disponibili possono quindi presentare risultati diversi, ma sono nel complesso significativamente più sensibili della rilevazione microscopica delle cisti di Giardia. Ciò significa che anche in caso di temporanea cessazione dell&#8217;escrezione delle cisti, è possibile formulare una diagnosi utilizzando un campione di feci. La sensibilità e la specificità di questi ELISA sono pari a circa il 98%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PCR</strong></p>
<p>In questo caso, il rilevamento biologico molecolare del DNA specifico di Giardia da cisti arricchite viene eseguito utilizzando la PCR o la copro-PCR diretta.<br />
La sensibilità è simile a quella del rilevamento tramite ELISA. Gli inibitori nelle feci possono portare a risultati falsi negativi.</p>
<p>La PCR è particolarmente utile nei campioni positivi per distinguere tra diversi assemblaggi al fine di escludere ceppi patogeni umani in un animale positivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Risultati delle diverse metodiche diagnostiche</h2>
<p><strong>EIA</strong></p>
<p>L&#8217;antigene specifico della Giardia è stato rilevato nel 12,5% dei campioni di cane e nel 10,8% dei campioni di gatto utilizzando l&#8217;EIA (Fig. 4).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>IFAT</strong></p>
<p>Il tasso di rilevamento mediante immunofluorescenza dopo arricchimento con SAFC è stato del 14% nei cani e del 7,9% nei gatti. In questo caso, è stato anche possibile indicare la quantità di cisti in modo semiquantitativo (Fig. 5).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PCR</strong><strong> </strong></p>
<p>Il tasso di rilevamento dei campioni positivi alla Giardia mediante PCR è stato del 22,6% nei cani e del 7,6% nei gatti (Fig. 6).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Valutazione</h2>
<p>La scelta del metodo di test appropriato dipende da diversi fattori. In presenza di sintomi clinici come diarrea e vomito, l&#8217;esame parassitologico mediante flottazione e l&#8217;individuazione di Giardia mediante EIA sono sempre raccomandati come primo passo, utilizzando un pool di campioni fecali.<br />
Tra questi, l&#8217;EIA è più sensibile della flottazione.<br />
È possibile anche la rilevazione dell&#8217;antigene mediante IFAT.<br />
Se è necessaria la differenziazione degli aggregati di Giardia, la PCR è il metodo di scelta.</p>
<p>Se il risultato parassitologico è negativo, è necessario effettuare ulteriori indagini diagnostiche per chiarire la causa dei sintomi.</p>
<p>Anche dopo il successo del trattamento, i risultati dell&#8217;EIA possono rimanere positivi, poiché il metodo rileva anche Giardie non vitali (morte). Lo stesso vale per la PCR, che è ancora più sensibile e può rilevare il DNA per diversi giorni dopo il trattamento.<br />
L&#8217;escrezione di cisti infettive a seguito di una terapia efficace può essere dimostrata in modo più affidabile mediante IFAT dopo l&#8217;arricchimento con il metodo SAFC.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Trattamento</h2>
<p>Secondo le linee guida ESCCAP (European Scientific Counsel Companion Animal Parasites), il trattamento dei portatori di Giardia clinicamente asintomatici è generalmente sconsigliato. Tuttavia, è indicato negli animali che presentano sintomi gastrointestinali.</p>
<p>In Germania, i medicinali veterinari contenenti i principi attivi fenbendazolo e metronidazolo sono autorizzati per il trattamento della giardiasi nei cani e nei gatti.<br />
Oltre al trattamento farmacologico, l&#8217;adozione di misure igieniche coerenti è essenziale per ottenere un successo terapeutico duraturo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fenbendazolo</strong></p>
<p>Il dosaggio raccomandato per cani e gatti è di 50 mg/kg di peso corporeo una volta al giorno per 3-5 giorni. Tuttavia, nella pratica, una durata del trattamento di 3 giorni è spesso insufficiente. Pertanto, si raccomanda fin dall&#8217;inizio un trattamento di 5 giorni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Metronidazolo</strong></p>
<p>La dose raccomandata è di 25 mg/kg di peso corporeo due volte al giorno per 5-7 giorni. A causa della potenziale tossicità del metronidazolo, questa dose non deve essere superata, soprattutto nei gatti.</p>
<p>In pratica, si osservano frequentemente l&#8217;escrezione continua di cisti di Giardia e la persistenza dei sintomi clinici nonostante il trattamento con questi principi attivi. L&#8217;insuccesso del trattamento può essere dovuto a infezioni concomitanti, reinfezioni da un ambiente contaminato o eliminazione incompleta dei parassiti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Monitoraggio della terapia</h2>
<p>Secondo l&#8217;ESCCAP, il trattamento deve essere monitorato utilizzando uno dei metodi sopra descritti circa 5-7 giorni dopo il completamento del trattamento. Se i risultati rimangono positivi e i sintomi clinici persistono, il trattamento deve essere ripetuto.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott. Anton Heusinger</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>I nostri test per la Giardia</strong></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;">Giardia EIA</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Giardia PCR</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Giardia IFAT</span></li>
<li><span style="color: #000000;">Numerosi profili</span></li>
</ul>
</blockquote>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1713769814380 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong><a style="color: #808080;" href="http://www.esccap.de/">www.esccap.de</a> (Bekämpfung von intestinalen Protozoen bei Hunden und Katzen)</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Lapin M. Giardia spp. in Dogs and Cats. Proceedings of the Latin American Veterinary Conference; 2017; Lima, Peru</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Scorza V, Lappin R. Giardiasis. In: Sykes JE, editor. Greene&#8217;s Infectious Diseases of the Dog and the Cat. 5th ed. St. Lous: Elsevier Saunders; 2023. p 1263-1273</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1759400185996 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner  vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style-" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Giardia_Vantaggi_e_svantaggi_dei_diversi_metodi_diagnostici.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><strong><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/10/Giardia_Vantaggi_e_svantaggi_dei_diversi_metodi_diagnostici.pdf" target="_blank" rel="noopener">Giardia – Vantaggi e svantaggi dei vari metodi diagnostici</a></strong></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Leucemia felina (FeLV) e immunodeficienza felina (FIV): malattie importanti con una diagnosi difficile</title>
		<link>https://laboklin.com/it/felv_e_fiv/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laboklin &#124; Bad Kissingen &#124; NAH]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2025 09:00:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/felv_and_fiv/</guid>

					<description><![CDATA[What are common findings and what needs to be considered when diagnosing and selecting tests.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper" id="wpb-content-root"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>FeLV e FIV vengono spesso trascurate perché si presume che siano rare. Tuttavia, svolgono un ruolo da non sottovalutare. Anche nei paesi in cui si presume che la prevalenza della malattia sia bassa, l&#8217;infezione da FeLV o FIV deve sempre essere presa in considerazione.<br />
Soprattutto in presenza di segni aspecifici di malattia come anemia, febbre e letargia. Anche perché, soprattutto per la FeLV, l&#8217;infezione ha rilevanza prognostica.<br />
Lo screening di gatti clinicamente sani è importante quando si introduce un nuovo gatto in una famiglia o in una colonia, come misura preoperatoria, come profilo sanitario nei donatori di sangue o quando si importa un gatto da un&#8217;area ad alta prevalenza (ad esempio, alcuni paesi dell&#8217;Europa meridionale e orientale) in un&#8217;area a bassa prevalenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>FeLV</h2>
<p>Il virus della leucemia felina è un virus a RNA appartenente alla famiglia dei retrovirus. È in grado di trasferire il suo genoma nel DNA delle cellule ospiti (provirus). La <strong>trasmissione </strong>avviene solitamente per via oro-nasale tramite secrezioni contenenti il virus come saliva, secrezioni nasali, latte, urina o feci. È possibile anche la trasmissione verticale dalla madre al gattino.</p>
<p>Dopo un&#8217;<strong>infezione</strong>, possono verificarsi tre diversi scenari (Fig. 1):</p>
<ul>
<li>Infezione progressiva: sono presenti sia il virus completo che il L&#8217;antigene circolante è rilevabile.</li>
<li>Infezione regressiva: il patogeno è rilevabile solo come provirus incorporato nel DNA, non vi è alcuna circolazione dell&#8217;antigene.</li>
<li>Infezione abortiva: il gatto riesce a eliminare il patogeno dall&#8217;organismo.</li>
</ul>
<p>I <strong>segni clinici </strong>si osservano principalmente nelle infezioni progressive, ma sono stati descritti anche nelle infezioni regressive. Vari apparati possono essere colpiti e la FeLV si manifesta con una varietà di segni clinici. I segni clinici più comuni dell&#8217;infezione da FeLV sono anemia e linfoma.<br />
Anche l&#8217;uveite è relativamente comune. Sono state descritte malattie immunomediate come l&#8217;anemia emolitica immune, la glomerulonefrite e la poliartrite.</p>
<p>I test antigenici point-of-care (POC) sono disponibili come <strong>test di screening </strong>per l&#8217;infezione da FeLV. Questi test rilevano l&#8217;antigene p27 del patogeno circolante nel sangue (presente solo nella malattia progressiva). Nei gatti clinicamente sani, un risultato negativo esclude un&#8217;infezione con un&#8217;alta probabilità, purché la prevalenza nella regione in cui vive il gatto sia bassa. Tuttavia, in caso di infezione molto precoce (&lt; 21-30 giorni), è possibile che nessun antigene sia ancora circolante.<br />
Poiché la probabilità di un risultato falso positivo aumenta con una bassa prevalenza, come nel caso della FeLV in molti paesi nordici, un test POC positivo deve essere verificato mediante un test di conferma. Questo viene solitamente effettuato verificando la presenza del provirus mediante PCR. In alternativa, è possibile ripetere il test con ELISA in un laboratorio esterno.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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<a href='https://laboklin.com/it/felv_e_fiv/rappresentazione_semplificata_delle_opzioni_di_test_per_sospetta_felv/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="599" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/04/Rappresentazione_semplificata_delle_opzioni_di_test_per_sospetta_FeLV-1024x599.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/04/Rappresentazione_semplificata_delle_opzioni_di_test_per_sospetta_FeLV-1024x599.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/04/Rappresentazione_semplificata_delle_opzioni_di_test_per_sospetta_FeLV-300x175.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/04/Rappresentazione_semplificata_delle_opzioni_di_test_per_sospetta_FeLV-768x449.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/04/Rappresentazione_semplificata_delle_opzioni_di_test_per_sospetta_FeLV-1536x898.jpg 1536w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/04/Rappresentazione_semplificata_delle_opzioni_di_test_per_sospetta_FeLV-2048x1198.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
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		</div>
	</div>
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			<p>Se vi è il <strong>sospetto clinico </strong>di infezione da FeLV ma il risultato del test di screening è negativo, si raccomandano ulteriori accertamenti, poiché è possibile un&#8217;infezione regressiva. In caso di infezione regressiva, non è rilevabile alcun antigene libero nel sangue e il test antigenico è quindi negativo nonostante la presenza di infezione (Fig. 2). In caso di infezione progressiva da FeLV, la <strong>prognosi </strong>è riservata. In caso di infezione progressiva, lo sviluppo di segni clinici e la morte sono attesi entro tre anni. Tuttavia, esistono anche casi di sopravvivenza a lungo termine.</p>
<p>La somministrazione di interferone sembra ridurre le infezioni secondarie e prolungare i tempi di sopravvivenza. I gatti con infezione regressiva rimangono solitamente asintomatici a lungo termine. Tuttavia, è possibile la riattivazione dell&#8217;infezione.<br />
Il <strong>monitoraggio </strong>dei pazienti infetti da FeLV è di fondamentale importanza. Devono sottoporsi a visite cliniche regolari, inclusi esami del sangue per identificare eventuali problemi secondari (anemia, linfoma, altre infezioni). Si raccomanda la vaccinazione di routine contro le malat-tie infettive più comuni. I gatti infetti da FeLV dovrebbero essere tenuti in casa non solo per la loro protezione (infe-zioni secondarie), ma anche per impedire la trasmissione ad altri gatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Le domande più importanti riguardanti la FeLV</h2>
<ol>
<li><strong> Vi è il sospetto clinico di infezione da FeLV ma il test antigenico è negativo. Devo eseguire il test del provirus o l&#8217;antigene dovrebbe essere sempre circolante in un gatto malato?</strong><strong><br />
</strong>Di norma, l&#8217;antigene della FeLV sarà circolante anche se il gatto è clinicamente malato.<br />
Tuttavia, ci sono alcuni casi in cui l&#8217;infezione da FeLV è clinicamente grave ma l&#8217;antigene è negativo. Questi possono solitamente essere identificati tramite la rilevazione del provirus (PCR).</li>
<li><strong> Con quale frequenza si riattiva un&#8217;infezione regressiva da FeLV? È ancora possibile che si ripresenti anni dopo?<br />
</strong>È possibile che si ripresentino focolai della malattia in una forma regressiva. Questo può verificarsi anche diversi anni dopo l&#8217;infezione. Purtroppo, non esistono dati esatti sulla frequenza con cui ciò accade. In uno studio, la riattivazione è stata osservata in 2 gatti su 37 con infezione regressiva.</li>
<li><strong>Un gatto con infezione regressiva può trasmettere la malattia?<br />
</strong>I gatti con infezione regressiva non espellono il virus nella saliva o nelle feci e quindi non trasmettono la FeLV in modo naturale. Tuttavia, è opportuno notare che la trasmissione tramite trasfusione di sangue è possibile. I donatori di sangue dovrebbero quindi essere sottoposti non solo a screening con un test antigenico della FeLV, ma anche a test con PCR del provirus.</li>
<li><strong>Quando un gatto con un test antigenico positivo per la FeLV dovrebbe essere nuovamente testato (per verificare se il gatto è diventato regressivo)?<br />
</strong>Una viremia iniziale può trasformarsi in un&#8217;infezione regressiva in cui è rilevabile solo il provirus. Il test antigenico diventa quindi negativo. Questo avviene solitamente entro 12 settimane dall&#8217;infezione, ma in rari casi può verificarsi anche più tardi (il tempo massimo documentato è di un anno). I gatti positivi al test Ag devono essere separati dai gatti sani e sottoposti a nuovi test a intervalli di 3-6 settimane. Se risultano negativi al test Ag, possono essere messi nuovamente insieme ad altri gatti.</li>
</ol>
<h2>FIV</h2>
<p>Il virus dell&#8217;immunodeficienza felina (FIV) è un virus a RNA appartenente alla famiglia dei retrovirus, con la capacità di integrare il proprio genoma nel DNA delle cellule ospiti.<br />
La <strong>trasmissione </strong>non è rapida come quella della FeLV. I gatti di solito si infettano tramite ferite da morso. È possibile l&#8217;infezione transplacentare dei gattini. La trasmissione durante l&#8217;accoppiamento non è stata descritta, sebbene il virus sia stato rilevato nello sperma di maschi infetti.<br />
Sono possibili lesioni da morso durante l&#8217;accoppiamento. Una fase iniziale dell&#8217;infezione, che può essere accompagnata da lievi <strong>segni clinici </strong>come febbre o neutropenia, è seguita da una fase subclinica. La fase subclinica può durare tutta la vita. Il passaggio alla fase clinica dipende dall&#8217;isolato del virus, dall&#8217;immunità e dall&#8217;età del gatto al momento dell&#8217;infezione. I tipici segni clinici causati dalla FIV sono solitamente indotti da una disregolazione del sistema immunitario. Sono comuni gengivostomatite cronica, rinite cronica, linfoadenomegalia, glomerulonefrite e perdita di peso. Sono da aspettarsi infezioni secondarie virali, batteriche e protozoarie.<br />
È stata descritta una maggiore incidenza di neoplasie (linfoma, carcinoma squamocellulare). Possono essere presenti anche alterazioni comportamentali e un ritmo del sonno alterato.<br />
I gatti rimangono infetti da FIV per tutta la vita. Tuttavia, molti vivono con l&#8217;infezione fino all&#8217;età avanzata. Questo distingue l&#8217;infezione da FIV da quella da FeLV.</p>
<p>Un&#8217;accurata cura (inclusa una regolare igiene dentale e la protezione contro le infezioni secondarie) e un buon <strong>monitoraggio </strong>diagnostico clinico e di laboratorio sono essenziali per mantenere il paziente in buona salute.<br />
L&#8217;emocromo, la chimica del sangue e le urine devono essere controllati ogni sei mesi. A seconda dei risultati, possono essere utili anche l&#8217;elettroforesi proteica e la determinazione della proteina di fase acuta amiloide A sierica (SAA). Un rapporto alterato dei cosiddetti linfociti T CD4/CD8 può indicare una disfunzione immunitaria esistente.<br />
Per verificare l&#8217;<strong>infezione da FIV</strong>, si esegue solitamente un esame del sangue per la ricerca di anticorpi specifici per FIV (Fig. 3). Questo può essere effettuato utilizzando un test POC. Poiché l&#8217;infezione persiste per tutta la vita, la rilevazione degli anticorpi è adatta per la diagnosi. La sieroconversione avviene solitamente entro 2-4 settimane. In alcuni gatti infetti da FIV, tuttavia, la produzione di anticorpi può essere ritardata di settimane o mesi, mentre i gatti sono già in grado di trasmettere il patogeno.<br />
Se il gatto vive in un&#8217;area con una bassa prevalenza di FIV, un test positivo deve essere confermato da un secondo test (non POC). Il cosiddetto metodo blot (Western blot, line blot) è adatto a questo scopo. A differenza dei test POC, questi metodi consentono la rilevazione di diversi anticorpi diretti contro antigeni specifici del FIV. Un blot test è considerato positivo per un&#8217;infezione da FIV solo se vengono rilevati anticorpi contro almeno due (preferibilmente tre) antigeni.</p>
<p>In caso di dubbio, si può anche prendere in considerazione la rilevazione del provirus mediante PCR, ma i risultati negativi non sono esclusivi per FIV (vedi sopra). I gattini di una madre infetta da FIV possono presentare anticorpi materni senza essere infettati a loro volta. In generale, gli anticorpi materni non persistono per più di 16 settimane, ma in alcuni casi possono essere rilevati fino a 6 mesi di età. Se un gattino di 16 settimane risulta positivo agli anticorpi del FIV, si raccomanda di ripetere il test dopo 2-3 mesi. Un risultato positivo al test anticorpale che persiste dopo 6 mesi di età è considerato prova di infezione. Risultati positivi al test possono verificarsi anche fino a 6 mesi dopo la vaccinazione. Tuttavia, i vaccini contro la FIV non sono attualmente autorizzati in Europa. Risultati negativi, nonostante l&#8217;infezione, possono verificarsi nei primi 60 giorni successivi all&#8217;infezione e nelle fasi finali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Le domande più importanti sulla FeLV</h2>
<ol>
<li><strong>Dopo quanto tempo dalla possibile trasmissione si può escludere con sicurezza un&#8217;infezione da FIV?</strong><strong><br />
</strong>Se esiste la possibilità che un gatto sia stato infettato (ad esempio perché è scappato), si raccomanda di metterlo in quarantena per tre mesi. Solo se il test anticorpale è negativo al termine di questo periodo si può presumere che non si sia verificata alcuna infezione.</li>
<li><strong>Cosa si raccomanda in caso di un titolo anticorpale dubbio che persiste anche dopo due settimane?<br />
</strong>In questi casi, è consigliabile richiedere un test blot. Se questo è negativo, un&#8217;infezione è improbabile. Se anche il FIV blot fornisce risultati dubbi, è possibile eseguire una PCR per il provirus. Tuttavia, questa è significativa solo in caso di positività (= infezione da FIV presente). La PCR non può essere utilizzata per escludere l&#8217;infezione con certezza. La determinazione del quoziente CD4/CD8 può consentire un&#8217;ulteriore classificazione in determinate circostanze.</li>
<li><strong>Perché una PCR negativa non esclude l&#8217;infezione con certezza?<br />
</strong>I test PCR attualmente disponibili rilevano il virus FIV di gruppo A (predominante in Europa) con elevata sensibilità e specificità. Tuttavia, la sensibilità per altri gruppi del virus è variabile. Inoltre, la variabilità del ceppo e il tasso di mutazione sono relativamente elevati, ovvero il virus può presentare differenze all&#8217;interno di un gruppo. Ciò significa che non tutte le infezioni possono essere rilevate dalla PCR. I risultati positivi sono quindi conclusivi.<br />
Tuttavia, un risultato PCR negativo non esclude con certezza un&#8217;infezione da FIV.</li>
</ol>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Jennifer von Luckner, Theresa Marquar</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody valign="top">
<tr bgcolor="#e51e1e">
<td colspan="3" width="336"><span style="color: #ffffff;"><strong>I nostri servizi in breve</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td>Antigeni FeLV</td>
<td>Screening</p>
<p>Sospetto FeLV</td>
</tr>
<tr>
<td width="118">Provirus FeLV-PCR</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anticorpi FIV (ELISA)</td>
<td width="212">Conferma di un test antigenico FeLV positivo<br />
Rilevamento di un&#8217;infezione regressiva in un test antigenico negativoScreening per i donatori di sangue<br />
In casi dubbi il test deve essere ripetuto dopo 2-4 settimane.<br />
È necessario eseguire un FIV blot per confermare i risultati positivi.</td>
</tr>
<tr>
<td width="118">FIV-PCR</td>
<td width="212">Qualitativo: rilevamento del provirus<br />
Quantitativo: determinazione della carica provirale</td>
</tr>
<tr>
<td width="118">FIV-Blot</td>
<td width="212">Per verificare risultati incerti/borderline o confermare risultati positivi da test precedenti. Questa rilevazione di anticorpi viene eseguita utilizzando un line blot ed è altamente specifica grazie all&#8217;utilizzo di tre antigeni diversi.</td>
</tr>
<tr>
<td width="118">Monitoraggio FIV</td>
<td width="212">ALT, GLDH, ALP, BUN, creatinina<br />
CD4/CD8 (campione  &lt; 48 ore)<br />
FIV PCR (quantitativa)<br />
+ emocromo</td>
</tr>
<tr>
<td width="118">Stato immunitario cellulare</td>
<td width="212">Emocromo<br />
Determinazione di linfociti B (CD21+),<br />
linfociti T (CD3+, CD5+),<br />
linfociti T helper (CD4+) e<br />
linfociti T citotossici (CD8+)</td>
</tr>
</tbody>
</table>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1713769814380 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>ABCD Guideline for Feline Immunodeficiency Virus 2017: <a style="color: #808080;" href="https://www.abcdcatsvets.org/guideline-for-feline-immunodeficiency-virus/" target="_blank" rel="noopener">https://www.abcdcatsvets.org/guideline-for-feline-immunodeficiency-virus/</a></strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>ABCD Guideline for Feline Leukaemia Virus 2021: </strong><a style="color: #808080;" href="https://www.abcdcatsvets.org/guideline-for-feline-leukaemia-virus-infection/" target="_blank" rel="noopener"><strong>https://www.abcdcatsvets.org/guideline-for-feline-leukaemia-virus-infection/</strong></a></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div style="--wpb-column-gap: 10px" class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1733824624772 vc_column-gap-10 wpb_column-gap vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824634434"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1750153463596 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner  vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style-" ><span class="vc_icon_element-icon fa fa-solid fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/06/FeLV_e_FIV_Malattie_importanti_con_una_diagnosi_difficile.pdf"  title="LABOKLIN aktuell" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1733824644825"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1750153510295" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><strong><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2025/06/FeLV_e_FIV_Malattie_importanti_con_una_diagnosi_difficile.pdf" target="_blank" rel="noopener">Leucemia felina (FeLV) e immunodeficienza felina (FIV): malattie importanti con una diagnosi difficile</a></strong></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
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