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	<title>Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi 2019 &#8211; LABOKLIN Europe</title>
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	<description>Laboratory for clinical diagnostics</description>
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		<title>Cosa è necessario e utile sapere sulla dermatite atopica equina (AD) e sull&#8217;ipersensibilità alla puntura di insetto</title>
		<link>https://laboklin.com/it/cosa-e-necessario-e-utile-sapere-sulla-dermatite-atopica-equina-ad-e-sullipersensibilita-alla-puntura-di-insetto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 08:22:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[La dermatite atopica (AD) e l'ipersensibilità alla puntura di insetto (IBH) sono malattie allergiche mediate dalle IgE, rivolte agli allergeni ambientali o  alla saliva degli insetti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La dermatite atopica (AD) e l&#8217;ipersensibilità alla puntura di insetto (IBH) sono malattie allergiche mediate dalle IgE, rivolte agli allergeni ambientali o  alla saliva degli insetti. Sono considerate malattie multifattoriali con coinvolgimento, nella loro patogenesi, di fattori ereditari e ambientali.</p>
<p>L&#8217;ipersensibilità alla puntura di  insetto (IBH) (nota anche come “sweeth itch”, eczema estivo, prurito del Queensland o Kasen) è una malattia stagionale, correlata alla stagione delle punture di Culicoides, Simulium, Stomoxys, Culex, Tabanus e Musca (comunemente dalla primavera all&#8217;autunno nella maggior parte dei paesi europei).</p>
<p>La dermatite atopica può essere annuale o stagionale a seconda dell&#8217;esposizione all&#8217;allergene che determina prurito. Questi allergeni includono vari pollini, acari e muffe.</p>

		</div>
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			<h2>Quadro dermatologico clinico di AD e IBH nei cavalli</h2>
<p>Il quadro dermatologico clinico può essere molto simile nella IBH e nella AD ed è dominato dal prurito e dalle lesioni cutanee (che possono essere assenti inizialmente). Le infezioni batteriche secondarie risultano comuni in entrambe le situazioni. Nel corso di dermatite atopica può svilupparsi un’orticaria mentre questa è rara nella IBH.</p>
<p>Il prurito (che può essere molto intenso) porta i cavalli a mordersi, sfregarsi contro gli oggetti, battere a terra gli zoccoli, agitare la coda e alla possibilità di manifestare iperestesia cutanea. Quando il prurito è grave e cronico, i cavalli possono subire cambiamenti comportamentali e possono anche perdere peso.</p>
<p>Le lesioni cutanee iniziali sono caratterizzate da papule e papule crostose. Il trauma autoinflitto provoca esfoliazione, essudazione, pelo a ciuffi e alopecia a chiazze. La cronicità del processo porta a ipercheratosi, desquamazione, alopecia, iperpigmentazione e formazione di creste trasversali (rughe) sulla pelle.</p>
<p>Le aree colpite possono anche sovrapporsi in entrambe le malattie.</p>
<p>Nella IBH la distribuzione delle lesioni può essere dorsale con principale coinvolgimento di criniera, groppa e base della coda e anche di muso, padiglioni auricolari, collo e spalle; ventrale con coinvolgimento ventrale del torace, dell&#8217;addome, del cavo ascellare e dell&#8217;inguine e ancora è possibile una distribuzione mista con lesioni nelle aree dorsale e ventrale.</p>
<p>Le aree più colpite nei cavalli con dermatite atopica sono il muso, i padiglioni auricolari, il torace ventralmente, l&#8217;addome e le zampe. Sono frequentemente affetti anche il collo dorso-lateralmente, la criniera, la groppa e la base della coda.</p>
<p>La congiuntivite allergica e la rinite sono raramente riportate nei cavalli atopici. Alcuni studi riferiscono che l&#8217;ostruzione ricorrente delle vie aeree (RAO) possa essere correlata ad una patogenesi IgE-mediata, altri studi invece negano questa possibile correlazione. In presenza di RAO si consiglia di indagare una possibile condizione allergica. Le segnalazioni di concomitanti RAO e dermatite atopica sono rare.</p>
<h2>Diagnosi di dermatite allergica stagionale nei cavalli</h2>
<p>La diagnosi di dermatite atopica stagionale e di ipersensibilità alla puntura di insetto si basa sull’anamnesi e sul quadro clinico di tipo pruriginoso, compatibile con un’allergia, dopo esclusione di un&#8217;infestazione parassitaria, ma non è possibile differenziare l&#8217;IBH dalla dermatite atopica in base al solo quadro clinico. Questa differenziazione è anche più complessa poiché i cavalli possono essere colpiti da più di una malattia allergica, inclusa la dermatite allergica alimentare (IBH, AD, FAD).</p>
<p>I <strong>test sierologici allergologici </strong>disponibili per identificare le IgE contro gli allergeni, sono molto utili per distinguere tra forme di AD ed IBH. Il trattamento medico per il controllo del prurito e per le possibili infezioni secondarie deve essere tenuto in considerazione in entrambi i casi. Tuttavia, per ottenere una diagnosi accurata e attuare un approccio terapeutico completo per la malattia, è necessario identificare la fonte di allergeni responsabile della patologia.</p>
<p>L&#8217;identificazione dei singoli allergeni consente la produzione dell&#8217;immunoterapia specifica (ASIT) per l&#8217;animale interessato e la selezione di misure adeguate per evitare il contatto con gli allergeni patogeni (soprattutto nell’IBH). Il trattamento con la ASIT è raccomandato per entrambe le patologie.</p>
<h2>Oltre il 30% dei cavalli allergici può mostrare ipersensibilità contemporaneamente ad acari, pollini, insetti e muffe.</h2>
<p><strong>Questo</strong> <strong>è il risultato di uno studio</strong> <strong>condotto</strong> <strong>in</strong> <strong>Europa</strong> <strong>su 2.412 cavalli, in</strong> <strong>riferimento</strong> <strong>alla</strong> <strong>positività</strong> <strong>alle</strong> <strong>IgE</strong> <strong>contro</strong> <strong>acari,</strong> <strong>pollini,</strong> <strong>insetti</strong> <strong>e muffe.</strong></p>
<p>La prevalenza dell&#8217;atopia equina non è nota, ma l&#8217;ipersensibilità alla puntura di insetto è considerata la più comune malattia allergica cutanea dei cavalli.</p>
<p>Sebbene siano esiti collegati ai nostri dati interni, esistono più campioni positivi relativi a pollini, muffe e acari che ai soli insetti.</p>
<p>Nel corso del 2018, 2.412 campioni di siero di cavallo sono stati analizzati da Laboklin per l&#8217;identificazione delle IgE contro gli insetti e i tre gruppi di allergeni ambientali (test di screening).</p>
<p>2.069 (85,78%) di questi campioni risultavano positivi ad almeno uno dei quattro gruppi di allergeni.</p>
<p>Dei campioni positivi:</p>
<ul>
<li>1.029 campioni (49,73%) erano positivi agli insetti;</li>
<li>1.753 (84,73%) erano positivi agli acari;</li>
<li>1.360 erano positivi alle muffe (65,80%) e 1.570 ai pollini (75,80%).</li>
</ul>
<p>Il 32,58% dei campioni (674) è risultato positivo per tutti i gruppi.</p>
<p>I risultati mostrano che la percentuale di campioni positivi nei tre gruppi di allergeni (pollini, muffe e acari) era superiore alla percentuale di positività per gli insetti non solo nel corso di tutto l&#8217;anno ma anche mese per mese.</p>
<p>La percentuale di positività contro gli insetti era minima a febbraio (31,58%) e massima a luglio (61,79%). La percentuale di positività per acari e pollini è risultata superiore al 60% durante tutto l&#8217;anno (intervallo di riferimento per gli acari da 76,41 a 98,46% e per i pollini da 61,76 a 86,79%).</p>
<p>Nel periodo da gennaio ad aprile, la percentuale di positività agli insetti rimaneva nell&#8217;intervallo minimo e risultava massima nell’intervallo da maggio a dicembre. Le IgE contro gli insetti sembrano mantenersi alte per alcuni mesi dopo la stagione degli insetti, quindi è consigliabile l’esecuzione del test per l&#8217;ipersensibilità agli insetti con misurazione di IgE nel periodo da maggio a dicembre.</p>
<p>Durante i mesi con la più alta percentuale di positività agli  insetti (da maggio a dicembre), anche la percentuale di campioni positivi agli altri allergeni è risultata più elevata rispetto a quella dei soli insetti.</p>
<p>I risultati dei test sierologici allergici devono essere interpretati nel contesto clinico. Sebbene non disponiamo dei dati del quadro clinico dei cavalli inclusi in questo studio, si può presumere che i veterinari abbiano prelevato i campioni da cavalli con un quadro clinico pruriginoso e con una diagnosi differenziale di dermatite allergica di AD o IBH.</p>
<p>Questi risultati suggeriscono che la dermatite atopica nei cavalli possa essere frequente quanto l&#8217;ipersensibilità alla puntura di insetto e che in molti casi entrambe le entità possano coesistere.</p>
<p>Possiamo concludere che nei cavalli con un quadro clinico di dermatite allergica, un test di screening aiuti a distinguere tra dermatite atopica ed ipersensibilità alla puntura di insetto. I risultati dei test di screening possono aiutare nell&#8217;adozione di misure per il controllo degli insetti e, dopo aver rilevato risultati positivi, si raccomanda un&#8217;ulteriore differenziazione del/dei gruppo/i positivi per identificare i singoli allergeni ed elaborare l&#8217;immunoterapia specifica per gli allergeni coinvolti.</p>
<p>In relazione all&#8217;elevata concomitanza di positività tra i quattro gruppi di allergeni, consigliamo di avvalersi del “<strong>Profilo</strong> <strong>allergia</strong> &#8211; <strong>cute” di Laboklin </strong>che include i pannelli stagionale, annuale, quello relativo agli insetti ed alimentare.</p>
<h2>Riassumendo</h2>
<p><em>La</em> <em>dermatite</em> <em>atopica</em> <em>nel</em> <em>cavallo</em> <em>potrebbe</em> <em>essere</em> <em>altrettanto</em> <em>frequente</em> <em>rispetto</em> <em>all’ipersensibilità</em> <em>alla</em> <em>puntura</em> <em>di insetto e in</em> <em>molti</em> <em>casi</em> <em>le due entità potrebbero coe</em><em>sistere.</em></p>
<p>In cavalli con quadro clinico di dermatite allergica, un test di screening aiuta a differenziare tra dermatite atopica ed ipersensibilità alla puntura di insetto.</p>
<p>I risultati dei test di screening possono aiutare nell’adozione di misure idonee per il controllo degli insetti e, in seguito a risultati positivi al test, si raccomanda un’ulteriore differenziazione dei gruppi positivi per individuare i singoli allergeni che causano la patologia ed elaborare l’immunoterapia allergene-specifica più adatta.</p>
<p>In relazione al frequente riscontro di positività fra i quattro gruppi di allergeni, si consiglia l’utilizzo del <strong>“Profilo allergia &#8211; cute” di Laboklin </strong>che include gli allergeni annuali, stagionali, gli insetti e gli alimenti.</p>

		</div>
	</div>
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_10-Dermatite_atopica_equina_e_ipersens._alla_puntura_di_insetto.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cosa è necessario e utile sapere sulla dermatite atopica equina (AD) e sull&#8217;ipersensibilità alla puntura di insetto</strong></a></p>

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	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Practical tips nella diagnostica equina: centesi toraco-addominale, del liquor e artrocentesi</title>
		<link>https://laboklin.com/it/practical-tips-nella-diagnostica-equina-centesi-toraco-addominale-del-liquor-e-artrocentesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2019 08:36:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[Prendiamo in considerazione come eseguire una centesi e come raccogliere materiale diagnostico per i vari distretti accessibili nel cavallo, ovvero addome, torace, articolazioni e liquido cerebrospinale.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Prendiamo in considerazione come eseguire una centesi e come raccogliere materiale diagnostico per i vari distretti accessibili nel cavallo, ovvero addome, torace, articolazioni e liquido cerebrospinale.</p>
<p>Nella clinica equina non abbiamo a disposizione molti ausili diagnostici di medicina interna, non è possibile prendere in esame in modo esaustivo gli organi cavitari, sia come diagnostica per immagini sia considerando le varie tecniche bioptiche. Anche il sistema nervoso centrale non è facilmente accessibile, per ovvi limiti dimensionali. Le patologie articolari costituiscono una parte fondamentale delle patologie ortopediche del cavallo e la centesi dei liquidi sinoviali rappresenta un valido mezzo di diagnostica e cura, nel cavallo adulto come nel puledro.</p>
<p>L’esame completo dei fluidi da centesi aiuta molto il veterinario clinico nella formulazione di una diagnosi, i prelievi sono generalmente effettuabili in campo con l’ausilio di un ecografo e/o radiologico portatile. Vediamo in dettaglio come gestire nel migliore dei modi il materiale raccolto e quali parametri prendere in considerazione per ogni sospetto patologico.</p>
<h2>Centesi addominale</h2>
<p><u>Esecuzione</u>: possibile sia con l’ausilio dell’ecografo che alla cieca &#8211; per esempio in condizioni di emergenza, di solito si effettua sulla linea alba, nella parte più declive dell’addome, per ridurre al minimo il rischio di punzione accidentale di organi interni e ridurre la contaminazione da sangue proveniente da vasi cutanei e muscolari. Con l’ecografia è invece possibile individuare in modo rapido e sicuro la presenza di raccolte di liquido periviscerale ed effettuare quindi una centesi in più parti dell’addome stesso. Per ridurre il sanguinamento cutaneo è possibile utilizzare come spessore una garza asciutta.</p>
<p>Utilizzando un comune ago 14 G non risulta necessario sedare il soggetto od infiltrare la zona prescelta con lidocaina in quanto il disagio della punzione risulta minimo. Il fluido viene lasciato percolare in una provetta da siero (tappo rosso) per i parametri biochimici ed in una provetta con EDTA (tappo viola) per la citologia. Dalla provetta da siero è possibile effettuare direttamente un tampone con medium o prelevare una piccola quantità da immettere in una bottiglia per emocoltura, se il campione non risulta troppo contaminato da emazie o materiale fecale (indice di rottura viscerale od enterocentesi accidentale). Questa metodica di raccolta  e  gestione del materiale è adatta ad ogni tipo di fluido prelevato con centesi.</p>
<p><u>Esame visivo</u>: l’aspetto normale del liquido peritoneale è citrino chiaro, non opaco, senza emazie o materiale alimentare. La presenza di globuli rossi conferisce invece a questo fluido un aspetto rossastro od arancione, mentre residui di cibo conferiscono un colore verdastro-marrone. Un aspetto biancastro opaco indica invece un elevato contenuto proteico o una notevole cellularità, frequente in caso di infezione, infiammazione o neoplasia.</p>
<p><u>Parametri biochimici</u>: vediamo quali parametri dobbiamo prendere in considerazione in modo prioritario a seconda del quadro clinico.</p>
<p><strong>Colica:</strong> <u>lattati</u> e <u>proteine totali</u> sono molto elevati, soprattutto in caso di necrosi viscerale prossimale e peritonite da strangolamento (anche non settica). Se il livello di lattati supera di molto il corrispettivo ematico, la prognosi è infausta. Questi parametri aumentano repentinamente per effetto dell’elevata pressione idrostatica causata dalle importanti alterazioni vascolari e necrotiche collegate alla sindrome colica. La presenza di eritrociti, globuli bianchi e materiale alimentare indica rottura enterale e prognosi infausta. I comuni lattatometri portatili possono essere utilizzati in campo e sono attendibili anche per il liquido peritoneale.</p>
<p><strong>Infezione ed infiammazione:</strong> <u>proteine totali</u> e <u>lattati</u> sono elevati (presenza di essudato), il  <u>pH</u> è inferiore a 7,3 ed il livello di <u>glucosio</u> tende ad essere molto basso. La <u>siero amiloide</u> ed il <u>fibrinogeno</u> ematici elevati suggeriscono la presenza di una peritonite settica. Possiamo rilevare con un esame citologico anche pus, batteri e neutrofili degenerati.</p>
<p><strong>Neoplasia:</strong> in questo caso è indicato un approfondito esame citologico dopo centrifugazione del liquido raccolto in vari punti. Purtroppo la probabilità di riscontrare cellule neoplastiche in questi casi non è  molto elevata.</p>
<p><strong>Citologia:</strong> la cellularità del fluido peritoneale è molto bassa quindi è preferibile centrifugare ed effettuare una risospensione del pellet ottenuto per effettuare uno striscio, oppure inviare direttamente al laboratorio il materiale in una provetta con EDTA per prevenire l’aggregazione delle cellule.</p>
<p><strong>Elettroforesi delle proteine</strong>: se la quantità di proteine presenti nel liquido la rende possibile, questo esame potrebbe dare ulteriori informazioni sulla tipologia e/o caratteristiche della patologia presente.</p>
<h2>Centesi pleuro-pericardica</h2>
<p>La cavità toracica è di difficile accesso per accertamenti di diagnostica per immagini. La centesi del liquido pleuro-pericardico è un ausilio utilissimo nella gestione delle patologie di questo distretto – abbinata ad analisi dei fluidi da BAL e TW (vedi approfondimento di agosto 2019). Si tratta di una centesi da effettuarsi sotto stretta guida ecografica per rilevare i siti di accumulo di fluido ed effettuare prelievi diagnostici senza rischi di pungere accidentalmente cuore, grossi vasi o il parenchima polmonare.</p>
<p>I punti di repere sono:</p>
<ul>
<li>per le pleure in corrispondenza del VII°-VIII° spazio intercostale, sia destro che sinistro</li>
<li>per il pericardio intorno al V° spazio intercostale sinistro, tra la vena toracica e la punta della spalla.</li>
</ul>
<p><strong>Centesi</strong> <strong>pleurica</strong>: è necessario preparare asetticamente l’area cutanea prescelta, effettuando una tricotomia. E’ possibile utilizzare un’agocannula 14G senza incidere preventivamente la cute. Ricordiamo che il mediastino è in comunicazione con le pleure in condizione di normalità quindi, un prelievo del solo liquido pleurico, permette anche la valutazione di tutto il distretto mediastinico.</p>
<p><strong>Pericardiocentesi</strong>: in questo caso invece dobbiamo utilizzare un apposito catetere che permetta di effettuare, oltre al prelievo di liquido, un drenaggio dello stesso in quanto gran parte della sintomatologia clinica cardiaca deriva da un accumulo di liquidi e fibrina in questa zona. Questo inoltre riduce pesantemente la penetrazione in situ degli antibiotici somministrati per via generale, con rischio elevato di insuccesso terapeutico. La rimozione del liquido in eccesso e della fibrina, unitamente all’infusione locale dell’antibiotico maggiormente efficace (dopo coltura ed antibiogramma) nello spazio pericardico, permette un notevole accorciamento dei tempi di recupero ed un miglioramento della prognosi del soggetto.</p>
<p><u>Esame visivo</u>: il liquido pleuro-pericardico è solitamente citrino-trasparente. La presenza di emazie, pus, cellule della serie bianca o fibrina gli conferiscono un aspetto lattescente, rosato o giallastro che è sempre indice di malattia. In caso di infezione da anaerobi il liquido pleurico può avere odore di putrefazione. Se si riscontra la presenza di materiale alimentare o chilo di aspetto biancastro (confermato dalla presenza di trigliceridi all’esame biochimico) bisogna sospettare una rottura esofagea, una neoplasia mediastinica od un’ernia diaframmatica con rottura viscerale. La cellularità del liquido pleurico è di solito elevata, la presenza di cellule della serie bianca con neutrofili non degenerati non è pertanto necessariamente indice di infezione.</p>
<p><u>Parametri biochimici</u>: nel dettaglio, per sospetto clinico:</p>
<p><strong>Trauma: </strong>presenza di <u>emazie</u> in assenza di crescita batterica, <u>trigliceridi</u> elevati in caso di presenza di chilotorace.</p>
<p><strong>Cardiomiopatia: </strong><u>proteine totali</u> e <u>ps</u> bassi (presenza di trasudato per aumento della pressione idrostatica).</p>
<p><strong>Infezione ed infiammazione: </strong><u>proteine totali</u> aumentate, (presenza di essudato, eventuale elettroforesi possibile), <u>lattati</u> aumentati e <u>glucosio</u> basso per effetto del metabolismo batterico, <u>ps</u> aumentato.</p>
<p><strong>Neoplasia o pericardite idiopatica:</strong> indicate citologia e batteriologia, in quanto i parametri biochimici potrebbero essere nella norma.</p>
<p><u>Batteriologia</u>: possibile da tampone diretto effettuato al momento del prelievo, da liquido in provetta sterile (tappo rosso) o da bottiglia per emocoltura.</p>
<p><u>PCR</u>: si possono ricercare agenti eziologici virali o batterici, secondo il sospetto diagnostico, senza le lunghe tempistiche necessarie per la coltura.</p>
<h2>Artrocentesi</h2>
<p>Si tratta di una procedura quasi di routine nella clinica ippiatrica, indispensabile per una corretta diagnostica e per l’adeguata terapia del distretto articolare, sia nel puledro che nell’adulto. Il reperto clinico di edema, tumefazione e dolore in corrispondenza di un’articolazione deve subito attivare una procedura di artrocentesi per alleviare la sintomatologia, ridurre la sofferenza delle cartilagini articolari e in ultima analisi evitare le sequele – anche permanenti &#8211; di un’ eventuale infezione trascurata che porterebbe a grave compromissione della funzionalità dell’articolazione coinvolta.</p>
<p>La centesi articolare permette anche l’infiltrazione concomitante di farmaci, una volta drenati i liquidi patologici (sangue, pus e fibrina), in modo da instaurare una terapia locale il più rapidamente ed efficacemente possibile.</p>
<p><u>Esame visivo</u>: il liquido articolare normale è giallastro, trasparente, leggermente viscoso. La presenza di emazie, pus, fibrina conferiscono allo stesso un aspetto lattescente, rosaarancio o giallastro torbido e la viscosità appare ridotta. Un eccesso di fibrina invece rende difficoltoso il drenaggio del liquido stesso.</p>
<p><u>Parametri biochimici</u>: nel dettaglio, per sospetto clinico.</p>
<p><strong>Trauma</strong>: presenza di <u>emazie</u>, assenza di crescita batterica e <u>siero amiloide ematica</u> bassa.</p>
<p>È possibile effettuare un test della <u>siero amiloide da liquido sinoviale</u> per confrontarne i livelli seriali (questo parametro tende ad innalzarsi in caso di infezione e sepsi, non per effetto della semplice infiammazione dovuta ad artrocentesi ripetute). Purtroppo in letteratura non vi sono ancora dei range di riferimento chiari per questo test su questo specifico materiale.</p>
<p><strong>Artrite</strong> <strong>settica:</strong> <u>proteine totali</u> e <u>ps</u> elevate (presenza di essudato), <u>pH</u> acido, livello di <u>lattati sinoviali</u> e <u>siero amiloide sinoviale</u> con trend in crescita, <u>glucosio</u> basso e <u>siero amiloide ematica</u> elevata. La conta cellulare mostra un deciso rialzo della serie bianca, anche se questo potrebbe non verificarsi nelle prime 12–24 ore e centesi ripetute potrebbero contribuire a questo aumento. La crescita batterica e il relativo antibiogramma, forniscono indicazioni indispensabili per una corretta terapia antimicrobica locale, sistemica o tramite infusione locoregionale. In alcuni casi di infezione precoce, potrebbe non verificarsi alcuna crescita batterica o verificarsi con notevole ritardo. Il liquido sinoviale infatti non agevola la coltura, alcuni microrganismi potrebbero essere stati fagocitati o annidarsi negli annessi e quindi non essere presenti nel liquido prelevato. Ricordiamo che possiamo eseguire anche una PCR di ricerca eziologica, per ovviare alle tempistiche di crescita batterica: anche pochi giorni di ritardo nella terapia possono portare al deteriorarsi delle cartilagini con prognosi riservata per quanto concerne l’utilizzo sportivo del soggetto, specialmente se in accrescimento.</p>
<p><strong>Artrite infiammatoria o da immunocom plessi:</strong> <u>proteine totali</u>, <u>ps</u> e <u>siero amiloide ematica</u> nella norma, <u>siero amiloide sinoviale</u> con trend stabile, <u>esame batteriologico</u> negativo.</p>
<h2>Esame del liquor</h2>
<p>Questo prelievo si può effettuare sia dallo spazio atlanto-occipitale (in anestesia) oppure nell’animale, solamente sedato, dal canale midollare lombare o in corrispondenza dello spazio C1–C2. Il materiale raccolto varia notevolmente come quantità, deve essere conservato refrigerato e spedito velocemente al laboratorio. Si consiglia di effettuare uno striscio dopo centrifugazione per un successivo esame citologico (la cellularità del liquor è generalmente molto bassa).</p>
<p><u>Esame visivo</u>: il liquor è normalmente trasparente, simile all’acqua. Colorazioni rosate (emazie), giallastre (bilirubina), biancastre (pus e batteri) od opacità variabile (globuli bianchi o lipidi), nerastri (melanoma) sono indice di rottura della barriera emato-encefalica, vasculite, trauma, neoplasia od infezione. L’esame citologico in questi casi è fondamentale  per una corretta diagnosi eziologica.</p>
<p><u>Parametri biochimici</u></p>
<p><strong>Trauma:</strong> <u>proteine totali</u>, <u>ps</u> e <u>glucosio</u> nella norma, in assenza di crescita batterica e cellule della serie bianca. Presenza di emazie.</p>
<p><strong>Meningite settica:</strong> <u>proteine totali</u> e <u>ps</u> aumentati, <u>glucosio</u> molto basso con crescita batterica e neutrofili presenti.</p>
<p><u>Ricerca di agenti eziologici:</u> molti batteri, virus e parassiti possono causare meningiti e meningoencefaliti. Possiamo effettuare un esame batteriologico da liquido o da tampone, ma possiamo anche effettuare PCR e ricerche anticorpali mirate per virus, parassiti e batteri neuropatogeni <em>(Streptococcus</em> <em>sp.,</em> <em>Coryne</em><em>bacterium</em> <em>sp.,</em> <em>Staphyilococcus</em> <em>sp.,</em> <em>Listeria,</em> <em>Rhodococcus,</em> <em>Herpesvirus,</em> <em>West</em> <em>Nile</em> <em>virus,</em> <em>Cryptosporidium</em> <em>sp.,</em> <em>etc.).</em> Chiedete sempre al laboratorio in caso di necessità.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1700560062117 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1725609436696"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1725609442133 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_09_Brief_Centesi.pdf"  title="Die bakteriologische Untersuchung – ein wichtiger Bestandteil der zuchthygienischen Untersuchung der Stute" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1725609452875"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_09_Brief_Centesi.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Practical tips nella diagnostica equina: centesi toraco-addominale, del liquor e artrocentesi</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Practical tips nella diagnostica equina: broncho alveolar lavage (BAL) e tracheal wash (TW)</title>
		<link>https://laboklin.com/it/practical-tips-nella-diagnostica-equina-broncho-alveolar-lavage-bal-e-tracheal-wash-tw/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2019 08:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://staging-wp-int.laboklin.com/?p=1462827</guid>

					<description><![CDATA[La diagnostica di laboratorio dell’apparato respiratorio nella specie equina presenta notevoli difficoltà, dovute principalmente alle caratteristiche fisiche di questo animale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La diagnostica di laboratorio dell’apparato respiratorio nella specie equina presenta notevoli difficoltà, dovute principalmente alle caratteristiche fisiche di questo animale: le notevoli dimensioni infatti non  rendono agevole il prelievo di campioni idonei per accertamenti diagnostici (tamponi, biopsie, citologie, analisi di secrezioni).</p>
<p>Per l’apparato respiratorio possiamo effettuare una corretta citologia e batteriologia di tutto l’albero bronchiale tramite broncho alveolar lavage (BAL) e tracheal wash (TW).</p>
<p>Vediamo in primis come raccogliere il materiale idoneo per ogni tipologia di esame e come gestirlo per farlo arrivare nel migliore dei modi al laboratorio.</p>
<p>Per entrambe le metodiche di raccolta bisogna aspettare almeno qualche ora dopo il trasporto o in seguito ad esercizio sportivo del soggetto, in quanto queste attività potrebbero aumentare in modo spurio la presenza di cellule infiammatorie polmonari.</p>
<h2>Broncho alveolar lavage (BAL)</h2>
<p>Questo esame permette di esaminare le parti più profonde del tratto respiratorio per una diagnosi precisa di patologie infiammatorie, allergiche o neoplastiche. La <strong>batteriologia</strong> del BAL invece rispecchia solamente la crescita batterica delle vie profonde.</p>
<p>I campioni per la <strong>citologia </strong>appaiono maggiormente diagnostici, con una cellularità più definita e meno contaminazioni da materiale estraneo, come facilmente succede prendendo in esame le prime vie.  Esistono due metodiche utilizzabili:</p>
<p>&gt; <strong><u>metodica endoscopica:</u></strong> presenta il vantaggio di avere il  controllo visivo dell’albero bronchiale, per selezionare le zone più indicative per effettuare i prelievi (dove abbiamo presenza di neoformazioni, lesioni patologiche, pus, muco e sangue). Si possono infatti effettuare prelievi &#8211; con apposite pinze e cateteri veicolati dallo stesso endoscopio &#8211; di pezzi istologici e materiale vario da sottoporre ad analisi, oltre che immettere piccole quantità di soluzione fisiologica da riaspirare dopo pochi istanti effettuando quindi un lavaggio dell’area prescelta per poi sottoporre il liquido ad esame batteriologico e citologico, con metodica detta appunto “lavaggio broncoalveolare”.</p>
<p>Questa metodica permette di ottenere dei campioni cito / istologici maggiormente attendibili perché meno deteriorati rispetto ai corrispondenti campioni delle vie aeree superiori.</p>
<p><strong>Esecuzione:</strong></p>
<ul>
<li>idonea sedazione e contenimento per evitare tosse e scuotimenti all’inserimento dell’endoscopio (situazione che condiziona pesantemente la qualità del materiale raccolto).</li>
<li>preparare l’attrezzatura pulendo e disinfettando il canale bioptico, le pinze od il catetere; risciacquare poi con fisiologica sterile</li>
<li>inserire l’endoscopio: è possibile iniettare 20–30 ml di lidocaina nel canale di lavoro una volta in trachea per limitare il riflesso della tosse</li>
<li>una volta raggiunto il bronco prescelto, si gonfia il palloncino del catetere e si iniettano altri 10 ml di lidocaina</li>
<li>iniziare l’infusione di fisiologica a boli di 60 ml tramite il catetere (fino a 300 ml nel soggetto adulto, 60/100 ml nel puledro)</li>
<li>recuperare il fluido scegliendo le zone maggiormente indicative di patologie, controllando macroscopicamente che ci sia della schiuma e del muco, indice di corretto campionamento polmonare</li>
</ul>
<p>&gt; <u>metodica con solo catetere</u>, cosiddetta “cieca”: si effettua con l’ausilio di un apposito catetere cuffiato per BAL che può essere sterilizzato in autoclave dopo ogni utilizzo. Presenta lo svantaggio di non poter controllare visivamente dove si va a localizzare la punta del catetere e quindi in ultima analisi non risulta possibile selezionare la zona più adatta per effettuare i prelievi, però è la metodica più rapida e meno indaginosa quindi potrebbe essere indicata in animali molto dispnoici o che mal tollererebbero una sedazione prolungata usata per l’esame endoscopico.</p>
<p><strong>Esecuzione:</strong></p>
<ul>
<li>preparare l’animale come per l’esame endoscopico</li>
<li>si inserisce il catetere alla cieca, fino a quando si blocca una volta arrivato alla fine del bronco (pare si localizzi con maggior facilità nel polmone dorsale destro)</li>
<li>si gonfia il palloncino e si inietta la soluzione fisiologica</li>
<li>si recupera il materiale liquido di lavaggio, applicando una costante pressione negativa con l’ausilio di una siringa da 60 ml.</li>
</ul>
<h2>Tracheal wash</h2>
<p>Si tratta della tecnica di recupero di secrezioni e cellule della parte distale della trachea e polmoni, possibile tramite endoscopio ma anche con metodica “cieca”, utilizzando un catetere o ago con punzione di un anello tracheale prossimale. Sono disponibili anche degli appositi kit con tutto il necessario per l’esecuzione di questa procedura.</p>
<p>La batteriologia di questo distretto rispecchia la situazione di tutto l’albero tracheo bronchiale, non solo delle basse vie, e la metodica transcutanea è meno esposta alle contaminazioni da parte di batteri opportunisti delle vie aeree superiori.</p>
<p>La qualità del materiale da sottoporre a citologia appare generalmente minore rispetto al BAL, a causa sia della metodica stessa che dell’estrema varietà della popolazione cellulare presente, unitamente alla presenza di secrezioni di varia origine che rendono il campione meno indicativo.</p>
<p><em>&gt; </em><strong>Metodica</strong> <strong>transcutanea:</strong> dopo adeguato contenimento, bisogna tosare e disinfettare un’area di circa 10 cm sulla linea mediana centrale della trachea. Una volta individuato il sito di puntura tra un anello e l’altro è possibile effettuare un’infiltrazione di lidocaina e, con guanti sterili, si opera una piccola incisione attraverso cui far passare il catetere – direzionandolo verso il basso, cercando di evitare la tosse &#8211; per il lavaggio. L’operazione si effettua con l’ausilio di una siringa da 60 ml e con soluzione fisiologica sterile, iniettando rapidamente 20–30 ml di soluzione salina e recuperandola poco dopo, avendo cura di applicare piuttosto rapidamente una pressione negativa costante.</p>
<p>Se necessario si possono iniettare più boli consecutivamente, avendo cura di non superare i 100 ml totali, ricordando che ovviamente una certa quantità si perde nelle vie aeree. Alla fine della procedura si rimuove lentamente il catetere con l’ago, avendo cura di pulire e disinfettare bene la ferita cutanea.</p>
<p>Con questa metodica sono possibili rare complicanze come:</p>
<ul>
<li>infezioni ed ascessi nel punto di inoculo</li>
<li>perdita del catetere nell’albero bronchiale (di solito eliminato naturalmente con la tosse)</li>
<li>lieve enfisema sottocutaneo (soprattutto con soggetti molto dispnoici)</li>
<li>condrite e stenosi in corrispondenza dell’anello tracheale sede di puntura.</li>
</ul>
<p><em>&gt; </em><strong>Metodica</strong> <strong>endoscopica:</strong> esecuzione come per il BAL, solo che ci si posiziona con lo strumento all’inizio della trachea e non in corrispondenza dei bronchi. Con questa metodica sono possibili contaminazioni batteriche dalle vie aeree superiori durante il passaggio dell’endoscopio nelle stesse o nel caso in cui non si riesca a controllare efficacemente il riflesso della tosse.</p>
<h2>Gestione dei campioni</h2>
<p>Vediamo ora come raccogliere ed inviare i campioni ottenuti al laboratorio, massimizzando in questo modo le possibilità diagnostiche.</p>
<p><strong>Batteriologia: </strong>è possibile preparare un tampone con medium direttamente con il materiale raccolto o dopo averlo deposto  in una provetta sterile da siero oppure, in alternativa, immettere alcuni ml di fluido in una bottiglia per emocoltura, dalla quale verrà allestita la piastra. Possiamo anche effettuare un esame batteriologico direttamente dal liquido presente nella provetta al momento dell’arrivo al laboratorio, però potremmo non ottenere un risultato attendibile della crescita batterica, che dovrebbe rispecchiare nell’insieme la popolazione presente al momento del prelievo. Questo vale soprattutto per campioni con presenza di detriti ed emazie, considerando i tempi per la consegna dei campioni al laboratorio e le temperature esterne non sempre favorevoli. La crescita di batteri opportunisti potrebbe  danneggiare anche la popolazione cellulare presente nel fluido, si consiglia pertanto la spedizione in temperatura controllata per tutti i campioni.</p>
<p>Ricordiamo inoltre che su questo materiale possiamo eseguire le <strong>PCR </strong>per la ricerca di agenti virali e batterici.</p>
<p><strong>Citologia: </strong>anche per questo tipo di campioni sono possibili due metodiche di preparazione.</p>
<p>&gt; Lasciare sedimentare o centrifugare il liquido a 500 giri/sec per 5 minuti, eliminare il surnatante e strisciare il fondo ottenuto (dopo averlo agitato ricreando la sospensione in una piccolissima quantità di liquido residuo) su un vetrino, grazie all’utilizzo di un citobrush, facendolo rotolare e senza premere eccessivamente.</p>
<p>Far poi asciugare il campione &#8211; il più rapidamente possibile &#8211; con l’ausilio di una fonte di aria calda proveniente da sotto al vetro, per non danneggiare il materiale strisciato. Una volta fissate le cellule con questa modalità, le stesse potranno essere colorate dal laboratorio in un secondo momento, secondo le necessità diagnostiche. Non è pertanto necessario utilizzare fissativi o colorazioni rapide.</p>
<p>&gt; Immettere il liquido in una provetta EDTA, evitando così la formazione di aggregati cellulari ed artefatti. Spedire tutto il liquido che verrà poi centrifugato, strisciato, allestito e colorato in laboratorio.</p>
<p>Nel primo caso possiamo spedire i campioni anche il giorno dopo perché appunto le cellule sono ormai fissate, mentre nel secondo caso si raccomanda l’invio al laboratorio entro le 24 ore.</p>
<p><strong>Istologia:</strong> per questo tipo di campioni è obbligatorio l’uso di contenitori dedicati, con apposito secondo contenitore protettivo (forniti gratuitamente da Laboklin), in quanto la fuoriuscita accidentale di formalina e materiale biologico per apertura o rottura dei contenitori stessi espone il personale a rischio biologico. Ciò potrebbe comportare gravose multe per il laboratorio con inoltre distruzione obbligatoria del tessuto inviato in modo non appropriato.</p>
<p>Questi campioni vengono conservati per molto tempo. Se la situazione clinica suggerisce l’esigenza di ulteriori approfondimenti chiedete sempre al laboratorio prima di inviare altro materiale.</p>
<p>I campioni istologici vengono prelevati tramite apposite pinze endoscopiche dopo identificazione visiva della neoformazione e/o lesione da analizzare.</p>
<h2>Evidenziamo le novità del nuovo listino Laboklin 2019-20</h2>
<p><strong>Batteriologia:</strong></p>
<ul>
<li>vengono conteggiati come esame singolo fino a 2 tamponi provenienti da uno stesso distretto od organo, quando finalizzati ad una singola diagnosi</li>
<li>i campioni al loro arrivo vengono immessi in uno speciale brodo di coltura accelerante per abbreviare i tempi di crescita delle colonie</li>
<li>con metodica MALDI-TOF viene prontamente identificato il germe isolato, ovvero una PCR con mappatura genomica del microrganismo</li>
<li>viene eseguito l’antibiogramma delle specie patogene riscontrate con la tecnica della microdiluizione, secondo le più moderne linee guida di lotta all’antibiotico-resistenza.</li>
</ul>
<p><strong>Citologia:</strong></p>
<ul>
<li>vengono conteggiati come esame citologico singolo fino a 4 vetrini da una singola localizzazione, fino a 3 se da due localizzazioni (quindi 6 vetrini in totale)</li>
<li>se si inviano invece più di 4 vetrini per singola localizzazione, oppure più di 6 da due localizzazioni, il prezzo aumenta lievemente</li>
<li>se si inviano invece vetrini da più di 2 localizzazioni, il prezzo è il medesimo qui sopra aumentato, indipendentemente dal numero di vetrini totali</li>
<li>possiamo effettuare una diagnostica citologica da immagini digitali</li>
</ul>
<p><strong>Istopatologia:</strong></p>
<ul>
<li>il prezzo è singolo anche per biopsie multiorgano, fino a 3 pezzi istologici, finalizzate ad una sola diagnosi per un medesimo paziente.</li>
</ul>
<p>Si cerca in questo modo di agevolare al massimo il veterinario clinico nel raggiungimento di una diagnostica quanto più rapida ed efficace possibile.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1700560899199 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1725609529313"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1725609535595 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_08_BAL___Tracheal_wash.pdf"  title="Die bakteriologische Untersuchung – ein wichtiger Bestandteil der zuchthygienischen Untersuchung der Stute" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1725609544153"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_08_BAL___Tracheal_wash.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Practical tips nella diagnostica equina: broncho alveolar lavage (BAL) e tracheal wash (TW)</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Parametri ematologici e nutrizione equina (parte 2)</title>
		<link>https://laboklin.com/it/parametri-ematologici-e-nutrizione-equina-parte-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2019 12:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[Come precedentemente affermato, non sussistono grossi problemi per una dieta con un eccesso di tenore proteico sia per il cavallo adulto che per la fattrice gravida e/o in lattazione. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>Fattrice</h2>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di proteine nella dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri:</strong> livelli ematici di proteine totali, albumina, BUN</p>
<p>Come precedentemente affermato, non sussistono grossi problemi per una dieta con un eccesso di tenore proteico sia per il cavallo adulto che per la fattrice gravida e/o in lattazione. La razione di concentrato per una fattrice può infatti tranquillamente raggiungere il 13%- 15% di proteina grezza con un contenuto di grassi intorno al 5%.</p>
<p>I fieni adatti per questi soggetti comprendono erba medica ma anche trifoglio, specie erbacee che garantiscono sia un buon apporto proteico che il corretto contenuto di Ca, indispensabile per la produzione di latte e lo sviluppo scheletrico del puledro durante la gravidanza. Nella impossibilità di utilizzare questa tipologia di fieni, risulta necessaria un’adeguata integrazione.</p>
<p><strong>&gt; Scorretto rapporto calcio/fosforo nella dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri:</strong> livelli ematici di Ca e fosfatasi alcalina</p>
<p>Si tratta di un rapporto molto importante da prendere in considerazione nella composizione della dieta giornaliera della fattrice, per un’ottimale assorbimento di entrambi gli elementi si consiglia infatti di rispettarne il rapporto 1,5 &#8211; 2:1.</p>
<p>Le crusche di cereali sono ricche di P, questi cibi andrebbero quindi utilizzati con attenzione, valutandone il corretto bilanciamento: la crusca di riso stabilizzata contiene infatti anche un elevato tenore di grassi (gamma orizanolo) . Le polpe invece sono molto ricche di Ca e sono generalmente molto appetibili. Un eccesso di polpe e crusche espone a problemi di aumentato transito intestinale da eccesso di fibra e acqua (si somministrano infatti dopo averle ammollate per almeno 12 ore in acqua), con conseguente malassorbimento.</p>
<p>I fabbisogni di Ca nella fattrice sono molto elevati nell’ultimo trimestre (mineralizzazione fetale) e nei primi tre mesi di lattazione. I livelli ematici tendono a rimanere costanti anche in caso di ridotta assunzione con il cibo, in quanto vengono mobilizzati dalla matrice ossea materna.</p>
<p>Nel puledro e nella fattrice possiamo riscontrare elevati valori di fosfatasi alcalina, che rispecchiano quindi l’intenso metabolismo Ca/P tipico delle fasi di rimodellamento osseo.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di vit. A nella dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri:</strong> livelli ematici di vitamina A</p>
<p>La vitamina A è indispensabile per il corretto sviluppo fetale e per la fertilità, è liposolubile e si ritrova nei foraggi freschi quindi, se non vi possibilità di accesso al pascolo e si utilizzano solamente fieni secchi per la fonte di fibra, bisogna necessariamente integrarle.</p>
<p>Nella fattrice la vitamina A appare indispensabile per la fertilità: sia per lo sviluppo embrionale/fetale che per la crescita del redo in quanto viene concentrata nel colostro e nel latte. La sua carenza determina invece disturbi della visione, abbassamento del sistema immunitario, ritardi di crescita con aumento delle patologie dello sviluppo del puledro, ematopoiesi deficitaria.</p>
<p>Il fegato riesce ad accumulare questa vitamina quindi i livelli ematici possono risultare idonei anche in caso di momentanea carenza per effetto dell’utilizzo delle riserve epatiche.</p>
<p>Eccessi di vitamina A durante la gravidanza determinano fragilità, iperostosi, teratogenesi.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di vit. D nella dieta</strong></p>
<p>La vitamina D condiziona attivamente l’assorbimento di Ca e P con la dieta, modulando quindi il corretto sviluppo della matrice ossea oltre a controllare lo sviluppo delle cellule dell’epidermide, del sistema immunitario ed ematopoietico.</p>
<p>Una eventuale carenza determina scarso accrescimento e fragilità ossea (osteoporosi e rachitismo), mentre un suo eccesso provoca aumento dell’assorbimento di Ca e P con sviluppo di calcificazioni tissutali potenzialmente fatali (calcinosi).</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di vit. E nella dieta</strong></p>
<p>Un elevato livello di vitamina E assunto dalla fattrice determina la produzione di colostro con un contenuto di IgG elevato, ma non aumenta i livelli della stessa vitamina nel latte. L’eccesso di assunzione anche per lunghi periodi non sembra creare problemi nel cavallo, permettendo la somministrazione della sola vitamina E nella terapia cronica di alcune patologie muscolari senza problemi di sorta.</p>
<p>La carenza di questa vitamina è associata a patologie muscolari e neurologiche (distrofia nutrizionale del puledro e malattia del motoneurone nell’adulto), sebbene le cause appaiano di origine genetica in concomitanza a bassi livelli ematici di Se.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di Cu / Zn</strong></p>
<p>Sono entrambi elementi molto importanti per lo sviluppo corretto delle cartilagini articolari, del collagene, per l’ematopoiesi, hanno un ruolo prevalente nella formazione del tessuto connettivo del feto e nel limitare l’insorgenza delle patologie dell’accrescimento come l’osteocondrite e l’osteocondrosi. Si trovano specialmente nei foraggi, qualora ne siano carenti risulta pertanto indispensabile una loro integrazione, sia per la madre in gravidanza che per il puledro al momento del passaggio ad una alimentazione solida.</p>
<p>Lo Zn è indispensabile per la replicazione del DNA e per la formazione dell’RNA, per la funzionalià del metabolismo energetico e per la cheratinizzazione degli strati cutanei e dello zoccolo. Elevati livelli di Zn possono tuttavia condizionare negativamente l’assorbimento di Cu, favorendo pertanto l’insorgenza di osteocondrosi.</p>
<p>Una carenza di Zn causa ipercheratosi e rammollimento dello zoccolo, mentre un suo eccesso non sembra dare problemi di tossicosi. I livelli ematici di Cu non rispecchiano fedelmente eventuali carenze od eccessi, piuttosto risentono della presenza di infiammazione, ferite, gravidanza, ormoni sessuali, emolisi, patologie epatiche.</p>
<p>I mangimi o nuclei commerciali per fattrici sono generalmente molto ben integrati con questi elementi, vanno pertanto utilizzati a partire dall’ultimo trimestre di gravidanza fino allo svezzamento del puledro.</p>
<h2>Puledro</h2>
<p>L’alimentazione lattea copre abbondantemente i fabbisogni proteici del puledro nei primi 2–3 mesi di vita, sebbene il latte materno risulti avere un tenore di proteine intorno al 3–2%, per calare intorno al 1,5% in tarda lattazione. Il latte materno contiene circa il 3% di grassi, con un rapporto Ca/P di circa 1,8:1 ed un contenuto di lattosio intorno al 7%.</p>
<p>A partire dal 3° mese di vita, in condizioni fisiologiche, appare opportuna l’integrazione con appositi mangimi per puledri lattanti, i cosiddetti “creep-feed”, mangimi in piccoli pellet studiati per essere abbinati alla dieta lattea. Questi mangimi raggiungono il duplice scopo di abituare gradualmente il piccolo all’alimentazione solida e di integrare i microelementi indispensabili per un corretto sviluppo osteoarticolare (senza causare un sovraccarico di amido ed energia deleteri per il funzionamento del tratto gastroenterico) e per uno sviluppo armonico del futuro cavallo atleta.</p>
<p>Questi prodotti contengono un livello proteico dal 15% al 18% con aminoacidi di alta qualità, un tenore di grassi intorno al 5%, un attento bilanciamento Ca/P (in rapporto di 2:1) e livelli idonei di Cu/Zn. Non dimentichiamo l’importanza di garantire un accesso costante a foraggi freschi che garantiscono il corretto apporto di vitamine lipo- ed idro-solubili.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di Cu / Zn /Ca / P nella dieta</strong></p>
<p>Anche per loro vale quanto affermato per la fattrice. Aggiungiamo che i puledri non riescono ad assimilare completamente foraggi grossolani, come ad esempio la medica o il terzo taglio. Il loro stomaco è troppo piccolo e l’intestino ancora troppo poco efficiente per poter contare sulla fibra come base della loro dieta, come avviene invece per l’adulto. Inoltre, i cereali non trattati termicamente non vengono assimilati nel modo corretto dal puledro e potrebbero causare fermentazioni dannose. Nel passaggio all’alimentazione solida dobbiamo quindi affidarci a prodotti o nuclei pensati appositamente per i piccoli.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di vit. E e Se nella dieta</strong></p>
<p>I puledri, fino allo svezzamento, possono soffrire di carenza di selenio se la fattrice si alimenta con fieni poveri di questo elemento, sviluppando patologie muscolari gravi. I livelli ematici di selenio rispecchiano molto fedelmente l’eventuale carenza e rispondono velocemente all’integrazione. Appare importante pertanto un rigido controllo nel caso di somministrazione di integratori, onde evitare fenomeni di tossicità potenzialmente fatali.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di vit. D nella dieta</strong></p>
<p>Questa vitamina è molto importante per il corretto accrescimento e va quindi integrata, soprattutto se il puledro ha limitato accesso al pascolo (foraggi freschi e luce diretta). Attenzione comunque al sovradosaggio, sempre pericoloso anche nei soggetti in crescita, evidenziato sia da un eccesso dei livelli ematici che da un corrispettivo eccesso di Ca e P.</p>
<p>Livelli ematici elevati di Vitamina D possono provocare nel tempo danni a reni, fegato, polmoni, cuore, cartilagini.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di vit. A e ß-carotene nella dieta</strong></p>
<p>I livelli ematici di queste vitamine tendono a mantenersi costanti anche in caso di eccesso alimentare, grazie alla capacità del fegato di immagazzinarle. I livelli ematici sono invece maggiormente attendibili per diagnosticare le carenze.</p>
<p>I foraggi secchi o conservati per lungo tempo perdono velocemente la vitamina A, quindi i soggetti che non hanno accesso al pascolo necessitano di adeguata integrazione.</p>
<p>La carenza di queste vitamine comporta ritardi nella formazione degli epiteli, turbe visive, disordini cutanei e del sistema immunitario.</p>
<p><strong>&gt; Carenza di vitamine del gruppo B</strong></p>
<p>Si tratta di un gruppo di vitamine coinvolte nel metabolismo dei carboidrati e nella funzionalità del sistema nervoso. Si trovano principalmente nei cereali, nei lieviti e nei batteri che compongono il microbioma intestinale del soggetto adulto. Un’eventuale carenza ematica potrebbe riflettere la presenza di infestioni parassitarie gravi, poiché sono presenti numerose riserve tissutali di questo gruppo di vitamine. Lo stoccaggio prolungato dei foraggi ne limita il contenuto e il puledro non ha ancora uno sviluppo completo della flora microbica intestinale, cosa che espone maggiormente i giovani cavalli a fenomeni di carenza.</p>
<p><strong>&gt; AP</strong></p>
<p>I puledri hanno fisiologicamente livelli ematici elevati di questo enzima, espressione metabolica dell’intenso rimaneggiamento muscoloscheletrico.</p>
<h2>Cavallo anziano</h2>
<p>I soggetti anziani tendono a perdere la massa muscolare e l’efficienza del tratto gastroenterico, oltre a soffrire frequentemente di artrosi, zoppie e patologie metaboliche.</p>
<p>Per lo screening dei soggetti anziani Laboklin dispone di un &#8220;<strong>Profilo geriatrico<i>&#8221; </i></strong>che permette di testare fegato, reni e microelementi come Se e Zn, importanti per contrastare la degenerazione artrosica e migliorare l’efficienza muscolare.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di proteine nella dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri</strong>: proteine totali, albumine, BUN</p>
<p>I soggetti anziani devono utilizzare alimenti concentrati con un tenore proteico intorno al 11%-12% per evitare sovraccarichi renali, con contenuto di grassi che non superi il 4% per alleggerire il fegato ed abbondante fibra (intorno al 20%). I cereali a rapida assimilazione &#8211; trattati termicamente &#8211; garantiscono un livello di glicemia stabile, evitando pericolose fluttuazioni che esporrebbero ad episodi di laminite e favorirebbero l’insorgenza di insulino-resistenza.</p>
<p>Anche le polpe di barbabietola o il fieno wafer ammollati nell’acqua e aggiunti al mangime possono agevolare la prensione, la masticazione e l’assimilazione del cibo da parte del soggetto anziano con capacità masticatorie compromesse. I cereali fioccati o estrusi evitano che si verifichi un passaggio di amido non digerito nel grosso intestino, cosa che esporrebbe a fermentazioni, con rischio aumentato di coliche e laminiti. Piccole quantità di melasso o olio vegetale possono contribuire ad aumentare l’appetibilità della razione e favorire l’assimilazione di vitamine liposolubili.</p>
<p>I foraggi per il soggetto anziano non devono essere grossolani, l’accesso libero al pascolo è sempre favorevole.</p>
<p><strong>&gt; Zn/Se</strong></p>
<p>Nel soggetto anziano questi microelementi riducono la degenerazione delle cartilagini e del connettivo, favorendone il benessere articolare e cutaneo. Il monitoraggio del livello di Se, importante elemento antiossidante, permette di effettuare una corretta integrazione senza rischi di tossicità.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Dott.ssa Susanna Mereghetti</strong></p>

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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_07_Brief_Nutrizione_ematologia_equina_parte2-1.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Parametri ematologici e nutrizione equina (parte 2)</strong></a></p>

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	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Parametri ematologici e nutrizione equina (parte 1)</title>
		<link>https://laboklin.com/it/parametri-ematologici-e-nutrizione-equina-parte-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 12:38:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/?p=1466774</guid>

					<description><![CDATA[La nutrizione equina nella pratica ippiatrica ha acquisito una notevole importanza e la necessità di una efficace integrazione alimentare per il cavallo atleta, l’anziano, la fattrice e il puledro in accrescimento non può prescindere da un adeguato controllo ematologico.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La nutrizione equina nella pratica ippiatrica ha acquisito una notevole importanza e la necessità di una efficace integrazione alimentare per il cavallo atleta, l’anziano, la fattrice e il puledro in accrescimento non può prescindere da un adeguato controllo ematologico.</p>
<p>Vediamo quindi quali parametri possono aiutarci nell’impostare e monitorare la dieta più corretta per ognuna di queste fasi particolari della vita del nostro cavallo.</p>
<p>Come approccio di base si considera sempre l’<strong>esame emocromocitometrico completo</strong>, con striscio ematico per valutazione della morfologia cellulare: la presenza di anemia o policitemia, un rialzo della serie bianca con spostamento della formula o un ematocrito anormale devono sempre essere indagati prima dell’impostazione di una corretta razione alimentare.</p>
<p>Anche un <strong>esame parassitologico fecale</strong> con conta delle uova secondo la metodica McMaster è fondamentale per un controllo efficace delle endoparassitosi.</p>
<p>Una volta presa in esame la conta cellulare ematica ed esclusa la presenza di parassiti nelle feci, possiamo prendere in considerazione l<em>’</em><strong>esame biochimico</strong>: vediamo quali parametri ematologici possono aiutare e per quali categorie.</p>
<h2>Cavallo sportivo</h2>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di proteine nella dieta </strong></p>
<p><strong>Parametri: </strong>proteine totali, albumina, BUN</p>
<p>Una dieta ricca di proteine determina un innalzamento di questi valori che possono causare nel tempo un affaticamento renale, un generale aumentato fabbisogno di acqua di abbeverata con produzione di urina di odore molto forte perché molto carica di urea e ammoniaca.</p>
<p>Il cavallo sportivo sopporta molto bene una dieta ad elevato tenore proteico in quanto utilizza l’eccesso aminoacidico come fonte di energia. Si tratta però di un meccanismo enzimatico poco efficiente, caratterizzato pertanto dalla produzione di scorie azotate e dall’intenso consumo metabolico di acqua.</p>
<p>Un buon mangime concentrato per il cavallo sportivo non dovrebbe superare il 12% &#8211; 13% di proteina grezza, con un contenuto di grassi che potrebbe invece variare dal 4% fino al 9% per i cavalli da endurance e una quantità di fibra che dovrebbe oscillare tra il 9% ed il 15%.</p>
<p>Per un’ottimale funzione muscolare è preferibile una dieta ad elevato contenuto di grassi e fibre fermentescibili, in modo da permettere alla fibrocellula muscolare l’utilizzo preferenziale di acidi grassi come fonte energetica, rispetto agli zuccheri (che producono acido lattico come residuo) o agli aminoacidi (che determinano la produzione di scorie azotate). Questa via enzimatica è molto efficiente e non sovraccarica il metabolismo.</p>
<p>Per il cavallo sportivo si consigliano fieni polifiti con contenuto di leguminose non superiore al 50%, sempre per non aumentare eccessivamente il tenore proteico totale della razione.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di Ca e P nella dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri</strong>: livelli ematici di calcio e fosfatasi alcalina (ALP)</p>
<p>Diete ricche di erba medica, trifoglio, polpe di barbabietola o semplicemente eccessivamente integrate, espongono il soggetto a sovraccarico renale o tossicosi da eccesso di Ca. La presenza di questo elemento nel sangue è influenzata anche dalla secrezione di alcuni ormoni, quindi in caso di livelli eccessivi in circolo dobbiamo prendere in considerazione anche un’eventuale patologia ormonale e/o tumorale (ipercalcemia neoplastica).</p>
<p>Una carenza invece di solito riflette un problema di malassorbimento enterico (colica, eccesso di P con la dieta). Nelle fattrici in lattazione possiamo riscontrare fenomeni di tetania postpartum da aumentata escrezione dovuta all’elevata produzione lattea. In questo caso è necessaria un’integrazione rapida per via parenterale per attenuare la grave sintomatologia.</p>
<p>Le fattrici in lattazione sopportano molto bene una dieta in eccesso di Ca, viceversa soggetti anziani o con insufficienza renale cronica dovrebbero evitare di assumere alimenti troppo ricchi di questo elemento per non peggiorare la loro condizione.</p>
<p>Nel soggetto sportivo i fabbisogni di Ca non sono particolarmente elevati, sebbene questo elemento svolga un ruolo molto importante nella contrattilità muscolare e nella coagulazione. Episodi di ipocalcemia durante lo sforzo atletico estremo possono causare il cosiddetto “flutter diaframmatico sincrono”, un alterato funzionamento del diaframma che si contrae in sincronia con i battiti cardiaci per interferenza vagale.</p>
<p>Un eccesso di P nella dieta disturba l’assorbimento del Ca (il rapporto ottimale nell’alimento oscilla tra 1,5-2 Ca : 1 P). Questo elemento è presente nelle ossa e nei muscoli, in molti enzimi, nel DNA, nella microflora intestinale. I fabbisogni aumentano durante la crescita, la lattazione e l’attività sportiva intensa. Il P si trova nella parte esterna delle granaglie e negli oli, quindi le crusche ne sono ricche.</p>
<p>Un eccesso di P è meglio rappresentato da un aumento della fosfatasi alcalina (ALP) piuttosto che da un livello ematico elevato.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di Na e Cl con la dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri</strong>: livelli ematici di Na e Cl</p>
<p>Gli equini tollerano molto bene l’eccesso di sale (NaCl, comune sale da cucina) che tradizionalmente viene aggiunto in varie forme nella dieta di questi animali, facendo attenzione a lasciare abbondante acqua a disposizione.</p>
<p>Una dieta a base di soli foraggi secchi e cereali espone a carenza di sali, soprattutto nei climi caldi o per i soggetti che sudano molto (endurance).</p>
<p>I livelli ematici elevati di questo elemento potrebbero anche essere dovuti a disordini ormonali (Sindrome di Cushing), a somministrazioni ripetute di corticosteroidi, a carenza di fluidi (coliche, diarrea).</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di Mg nella dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri</strong>: livelli ematici di Mg</p>
<p>I comuni mangimi commerciali contengono sufficienti quantità di questo elettrolita che raramente necessita di integrazione, a meno che non si utilizzino per lungo tempo pascoli eccessivamente concimati che presentano sovente carenza di Mg per eccesso di K dei fertilizzanti.</p>
<p>I livelli ematici tendono ad abbassarsi con l’avanzare dell’età, il Mg si lega alle albumine, quindi, se ho carenza di proteine, potrei avere anche poco Mg in circolo. Un basso livello ematico di questo elemento sembra in alcuni casi condizionare l’attività cerebrale, causare fragilità ossea e compromettere il metabolismo energetico. Integratori ricchi di Mg sono spesso utilizzati come stabilizzanti emotivi con blanda azione sedativa nel cavallo atleta.</p>
<p>Gravi perdite si verificano, come per gli altri elettroliti, in caso di colica o diarrea profusa od eccessiva sudorazione.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza d K nella dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri</strong>: livelli ematici di K</p>
<p>Possiamo tranquillamente affermare che gli equini non risentono di un eccesso alimentare di K, possibile utilizzando pascoli molto concimati. Viceversa, una dieta carente di questo elemento, frequente in caso di eccesso di granaglie, potrebbe compromettere la contrattilità della fibra muscolare, riducendo l’efficienza sportiva.</p>
<p>I valori ematici sono attendibili nel determinare la carenza o l’eccesso di K, attenzione però che l’invecchiamento del campione, i fenomeni di emolisi e la ritardata separazione della parte corpuscolata del sangue dal siero / plasma possono innalzare in maniera spuria i livelli di questo elettrolita (gli eritrociti sono infatti ricchi di K). Una grave sofferenza muscolare e renale risulta spesso accompagnata da eccesso di K ematico per danno della fibrocellula muscolare e della eritrolisi concomitante.</p>
<p>Anche per questo elemento livelli molto bassi si rilevano in caso di grave patologia enterica o di perdita eccessiva col sudore in caso di surmenage atletico in condizioni climatiche estreme.</p>
<p><strong>&gt; Carenza di Vit E (alpha-tocoferolo) e Se nella dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri</strong>: livelli ematici di vitamina E e Se</p>
<p>Si verifica in caso di alimentazione a base di cereali e foraggi secchi proveniente da pascoli carenti di questi elementi. Questa carenza compromette gravemente la funzionalità della fibra muscolare, sia nel cavallo sportivo che nel puledro neonato. Entrambi questi elementi svolgono un’importante funzione antiossidante. I fabbisogni aumentano per i puledri e gli anziani. L’integrazione di Se nella fattrice si traduce in un aumento dell’escrezione dello stesso con il latte.</p>
<p>Il monitoraggio dei livelli ematici di Se è indispensabile per modulare l’eventuale integrazione (possibile sia per os che per via parenterale) in quanto l’eccesso di Se espone a patologie tossiche potenzialmente fatali (tossicosi o danno grave dei cheratinociti dello zoccolo, dermatiti e perdita di pelo), mentre un eccesso di vitamina E non provoca alcun problema.</p>
<p>La sola vitamina E va integrata in maniera continuativa e per lunghi periodi in caso di malattia del motoneurone, grave patologia neurologica cronica coadiuvata da una importante carenza di questa vitamina.</p>
<h2>Cavallo anziano</h2>
<p>I soggetti anziani tendono a perdere la massa muscolare e l’ efficienza del tratto gastroenterico oltre a soffrire frequentemente di artrosi, zoppie e patologie metaboliche.</p>
<p>Per lo screening dei soggetti anziani Laboklin dispone di un &#8220;<strong>Profilo geriatrico&#8221;</strong> che permette di testare fegato, reni, microelementi antiossidanti come Se e Zn importanti per contrastare la degenerazione artrosica e migliorare l’efficienza muscolare.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di proteine nella dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri</strong>: proteine totali, albumine, BUN</p>
<p>I soggetti anziani devono essere alimentati con alimenti concentrati con un tenore proteico intorno al 11%-13% per evitare sovraccarichi renali, con contenuto di grassi intorno al 5%, con abbondante fibra (intorno al 15 &#8211; 20%) e con una modica quantità di cereali trattati termicamente per garantire un livello di glicemia stabile, evitando pericolosi picchi.</p>
<p>Anche le polpe di barbabietola o il fieno wafer ammollati nell’acqua e aggiunti al mangime possono agevolare la prensione, la masticazione e l’assimilazione del cibo da parte del soggetto anziano con capacità masticatorie compromesse. I cereali trattati termicamente (fioccati od estrusi) e la fibra corta evitano che si verifichi un passaggio di amido non digerito nel grosso intestino, fatto che abbassa il pH luminale ed espone a fermentazioni, con rischio aumentato di coliche e laminiti. Piccole quantità di melasso o olio vegetale possono contribuire ad aumentare l’appetibilità e a favorire l’assimilazione di vitamine liposolubili.</p>
<p>Per i soggetti anziani con Sindrome di Cushing bisogna limitare l’accesso al pascolo e ai cereali, preferendo come fonte calorica i grassi e le fibre. I foraggi per questi animali non devono essere grossolani e sono da utilizzare con cautela l’erba medica per il suo elevato contenuto di Ca. È possibile sostituire tutto o il 50% di fieno con il wafer ammollato se il soggetto mastica con difficoltà: questo espediente riduce notevolmente anche l’esposizione delle vie respiratorie a muffe e polveri (molto spesso i cavalli anziani presentano patologie di tipo respiratorio).</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di grassi nella dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri</strong>: enzimi epatici e trigliceridi</p>
<p>I cavalli anziani tendono a perdere peso, principalmente per problemi del cavo orale e per il malassorbimento. I grassi vegetali costituiscono un’ottima fonte di calorie e vitamine liposolubili facilmente assimilabili, pertanto una grassatura della razione con la semplice aggiunta di oli (preferibili rispetto alla crusca di riso e ai semi di lino) è di solito benefica per un cavallo in età avanzata.</p>
<p>Se gli enzimi epatici ed il livello di trigliceridi nel sangue sono nella norma possiamo tranquillamente aumentare il tenore di grassi nel mangime concentrato fino al 7%.</p>
<p><strong>&gt; Eccesso o carenza di Zn e Se nella dieta</strong></p>
<p><strong>Parametri</strong>: livelli ematici di Zn e Se</p>
<p>Abbiamo visto come questi microelementi riducano la degenerazione delle cartilagini e del connettivo e agiscano come antiossidanti, favorendo il benessere articolare e cutaneo del soggetto anziano.</p>
<p>Il monitoraggio dei livelli di Se permette di effettuare una corretta integrazione senza rischi di tossicità, come per il cavallo atleta.</p>

		</div>
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</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1700562527333 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1725609670320"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1725609676193 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_06_Parametri_ematologici_e_nutrizione_equina__parte1_01-2.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1725609685056"><div class="wpb_wrapper">
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		</div>
	</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Le patologie autoimmunitarie nel cavallo, parte 2</title>
		<link>https://laboklin.com/it/le-patologie-autoimmunitarie-nel-cavallo-parte-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2019 05:15:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[Si tratta di un gruppo di patologie di carattere cronico, caratterizzate dalla presenza di abbondante infiltrato della serie  bianca (specialmente eosinofili, ma anche macrofagi e cellule formanti granulomi) in tutti gli strati della parete dell’intestino.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>Malattie immunomediate del tratto gastroenterico</h2>
<p><strong> &gt; Malattie croniche infiammatorie idiopatiche dell’intestino (CIB)</strong></p>
<p>Si tratta di un gruppo di patologie di carattere cronico, caratterizzate dalla presenza di abbondante infiltrato della serie  bianca (specialmente eosinofili, ma anche macrofagi e cellule formanti granulomi) in tutti gli strati della parete dell’intestino. Questa situazione provoca atrofia dei villi ed alterazioni mucosali che compromettono la capacità di assorbimento dell’organo. Esistono differenti forme definite dalla prevalenza della popolazione cellulare che compone l’infiltrato (enterocolite linfo-plasmocitaria, enterite granulomatosa, enterocolite eosinofilica, &#8230;). L’eziopatogenesi non è ancora stata completamente chiarita, si tratta comunque di una malattia multifattoriale.</p>
<p>La <strong>sintomatologia clinica </strong>appare quanto mai aspecifica, con coliche ricorrenti, inappetenza, diarrea, dimagrimento cronico, ipoproteinemia con ipoalbuminemia, ipoglicemia persistente.</p>
<p>La <strong>diagnostica</strong> <strong>ematologica</strong> <strong>di</strong> <strong>laboratorio</strong> può venire in aiuto nell’indirizzare la diagnosi, in particolare:</p>
<ul>
<li>esame emocromocitometrico: si riscontra di frequente un’anemia ipocromica di tipo rigenerativo. Le cellule che caratterizzano l’infiltrato mucosale enterico raramente si ritrovano in circolo in quantità elevate, quindi un’eosinofilia, una linfocitosi od un eccesso di plasmacellule circolanti non permettono una diagnosi di certezza.</li>
<li>esame biochimico: ipoproteinemia ed ipoalbuminemia sono Possiamo riscontrare anche BUN e creatinina basse per carenza proteica. La fosfatasi alcalina potrebbe invece essere elevata per la presenza di un catabolismo muscolare spinto. Occorre escludere in questi casi una proteinuria da danno renale precoce, che giustificherebbe l’ipoproteinemia senza enzimi renali alterati, in alternativa al mancato assorbimento.</li>
<li>elettroforesi delle proteine: se non ci troviamo di fronte ad una ipoproteinemia grave, possiamo eseguire questo esame che permette di differenziare la tipologia di proteine presenti in circolo, indirizzando con maggior precisione la diagnosi verso una forma acuta, cronica o neoplastica.</li>
</ul>
<p>Anche un’ecografia addominale potrebbe mostrare un ispessimento ipoecogeno generalizzato della parete del piccolo intestino, suggestivo della presenza di un’alterazione generalizzata a tutto il tratto gastroenterico.</p>
<p>La <strong>diagnosi</strong> si effettua tramite l’esame istologico di parti della mucosa intestinale, meglio se prelevati per via laparotomica/laparoscopica in più punti del tratto gastroenterico. Purtroppo questa modalità è difficilmente attuabile in campo, in alternativa si preferisce la via rettale tramite l’utilizzo di una pinza da biopsia uterina. In questo caso però potremmo avere dei reperti falsi negativi nel 50% dei casi data la scarsa rappresentatività dell’area di mucosa campionabile per via rettale.</p>
<p>Purtroppo non esistono <strong>trattamenti</strong> efficaci per questo gruppo di patologie. È possibile una terapia supportiva di controllo dell’infiammazione della mucosa e l’adozione di un regime alimentare adatto al mantenimento del peso del soggetto colpito.</p>
<h2>Malattie immunomediate della muscolatura e dei vasi</h2>
<p><strong> &gt; </strong><strong>Miosite immunomediata (IMM):</strong> è una patologia tipica delle razze americane che comporta un’atrofia degenerativa dei muscoli glutei, causata da un processo infiammatorio di tipo immunomediato, con sviluppo di anticorpi diretti contro le cellule della fibra muscolare. La presenza di una concomitante alterazione dell’attività dei linfociti T regolatori determina l’innesco di fenomeni di proteolisi  delle  fibre  e  liberazione  massiva  di citochine. Per lo sviluppo di questa patologia si ipotizza una forte predisposizione genetica e una pregressa infezione (specialmente da <em>Strepto</em><em>coccus</em> <em>equi).</em> Il soggetto colpito perde rapidamente la muscolatura del treno posteriore e questo ne condiziona negativamente l’uso sportivo. Nei casi avanzati possiamo riscontrare decubito, zoppia, rigidità.</p>
<p>La <strong>diagnostica di</strong> <strong>laboratorio</strong> si avvale di:</p>
<ul>
<li>esame biochimico: tutti gli enzimi muscolari appaiono alterati (CK, AST, LDH).</li>
<li>esame istologico dei muscoli glutei: si riscontra un abbondante infiltrato di linfociti e cellule giganti a livello di vasi e microfibre.</li>
</ul>
<p>Un’appropriata <strong>terapia</strong> con corticosteroidi permette di arrestare l’atrofia muscolare e un certo recupero risulta possibile anche se le recidive sono piuttosto frequenti.</p>
<p><strong>&gt; Vasculiti e tromboflebiti:</strong> per questi processi infiammatori secondari ad un’ampia varietà  di agenti eziologici sia meccanici che tossici, batterici o virali ravvisiamo una componente immunitaria. Il danno primario dell’endotelio vasale innesca una reattività immunologica sia cellulomediata (con attivazione di neutrofili, linfociti, macrofagi) che di tipo umorale (con formazione di autoanticorpi e complessi antigene-anticorpo deleteri per l’endotelio vasale stesso). Questo processo amplifica e mantiene la patologia, favorendo l’insorgenza di infezioni secondarie.</p>
<p>I <strong>segni clinici </strong>comprendono febbre, anoressia, depressione, edemi in corrispondenza del distretto coinvolto, petecchie ed ecchimosi, cellulite e necrosi con laminite nei casi più gravi.</p>
<p>La <strong>diagnosi</strong> si effettua per mezzo di un esame istologico delle parti interessate. Questo può infatti confermare l’eziologia immunomediata del processo patologico, escludendo altri fattori come per esempio neoplasie od ischemie.</p>
<p>Esame emocromocitometrico: possiamo avere anemia emolitica, trombocitopenia ed aumento di tutti i marker infiammatori (serie bianca, siero amiloide e fibrinogeno).</p>
<p>Esame biochimico: in questi casi si raccomanda il monitoraggio di fegato e reni in quanto la presenza di vasculite e di immunocomplessi può danneggiare gravemente questi apparati.</p>
<p>La <strong>terapia</strong> sintomatica si avvale dell’utilizzo di FANS e corticosteroidi oltre ad antibiotici ed anticoagulanti per evitare la formazione di ulteriori trombi.</p>
<p>Se si sospetta una complicanza settica è possibile effettuare un’emocoltura (o anche un tampone in corrispondenza del catetere se quello è il punto di origine dell’infezione) per un’appropriata scelta antimicrobica. Ricordiamo che possiamo fornire a richiesta sia i tamponi che le apposite bottiglie per emocoltura.</p>
<p><strong>&gt; Lupus eritematoso discoide o sistemico:  </strong>è una malattia autoimmunitaria multisistemica molto rara nel cavallo, con produzione di linfociti T/B autoreattivi contro gli  acidi  nucleici e le loro proteine. Questo causa una sintomatologia clinica aspecifica come: lesioni ulcerative, trombocitopenia, linfedema, porpora emorragica, glomerulonefrite da deposizione di immunocomplessi e varie altre disfunzioni multiorgano.</p>
<p>La <strong>diagnostica</strong> <strong>di</strong> <strong>laboratorio</strong> comprende:</p>
<ul>
<li>esame emocromocitometrico: si riscontrano spesso dei disordini della coagulazione ed anemia emolitica con striscio suggestivo di fenomeni di eritrofagocitosi.</li>
<li>test di Coombs diretto positivo: permette una conferma di diagnosi, unitamente al reperto clinico cutaneo caratteristico (eritema esfoliativo o discoide).</li>
</ul>
<p><strong>&gt; Malattia da siero: </strong>è una patologia rara che origina dalla massiva reazione immunitaria conseguente alla somministrazione di siero iperimmune, con formazione di immunocomplessi che danneggiano vasi, articolazioni ed organi. Il tipo di reattività immunitaria è di tipo III, scatenata dalla presenza di proteine estranee. I principali <strong>sintomi </strong>sono: febbre, porpora emorragica, polisinovite con zoppia grave, glomerulonefrite con insufficienza renale, epatite, vasculite necrotizzante.</p>
<p>La <strong>diagnosi </strong>è solamente istologica con esame dei tessuti colpiti (cute, rene, fegato o vasi).</p>
<p>La <strong>terapia</strong><strong>  </strong>è sintomatica con corticosteroidi e di sostegno (in special modo fluidi per favorire l’eliminazione dei complessi e sostegno renale).</p>
<h2>Malattie immunomediate del tratto respiratorio</h2>
<p><strong> </strong><strong>&gt; Malattia cronica infiammatoria (IAD):</strong> si presenta come una patologia infiammatoria ricorrente delle vie aeree, innescata e mantenuta dai meccanismi immunologici tipici di questo apparato.</p>
<p>Dal punto di vista <strong>sintomatologico </strong>si riscontrano: un calo delle performance sportive, tosse, broncospasmo e secrezioni senza complicanze settiche (febbre, tracheite o coinvolgimenti broncopolmonari sono assenti), sintomi che però rientrano una volta completato lo sforzo sportivo.</p>
<p>L’ipotesi corrente per spiegare l’eziopatogenesi di questa affezione identifica nei fattori ambientali la causa primaria dell’infiammazione, mantenuta ed amplificata da meccanismi di tipo allergico. In particolare l’allenamento in ambienti  al  chiuso espone i cavalli sportivi a ripetuti contatti con polveri, muffe, particelle chimiche che innescano il processo infiammatorio. Batteri e virus respiratori non sembrano giocare un ruolo attivo in questa patologia, piuttosto si inseriscono secondariamente determinando il cronicizzarsi dei sintomi.</p>
<p>I reperti ematologici non sono solitamente indicativi.</p>
<p>La <strong>diagnosi</strong> e la differenziazione da altre patologie respiratorie si ottiene tramite endoscopia ed ispezione delle vie aeree, con esame citologico / batteriologico delle secrezioni raccolte tramite questo strumento o BAL (vedi l’approfondimento: “<strong>Patologie</strong> <strong>respiratorie</strong> <strong>del</strong> <strong>cavallo</strong> <strong>e diagnostica</strong> <strong>di</strong> <strong>laboratorio</strong>”).</p>
<h2>Malattie immunomediate del sistema nervoso ed annessi</h2>
<p><strong>&gt; Polineurite della cauda equina:</strong> è una malattia caratterizzata dalla presenza di infiltrato infiammatorio perineuronale composto da linfociti, macrofagi, eosinofili, neutrofili e cellule giganti. Queste cellule causano un’infiammazione con demielinizzazione del tessuto nervoso, con perdita progressiva della funzionalità e fenomeni fibrotici.</p>
<p>La <strong>sintomatologia </strong>comprende: atassia, disturbi della minzione e del tono degli sfinteri anali ed uretrali, dolore, paresi e paralisi della coda e del treno posteriore.</p>
<p>Possiamo avere anche fenomeni di atrofia dei muscoli glutei e coinvolgimento dei nervi craniali con paresi-paralisi dei muscoli facciali e conseguenti disturbi della prensione e masticazione con esiti a volte infausti.</p>
<p>La <strong>diagnosi</strong> di questa patologia è solamente istologica, bisogna escludere infatti la presenza di virus che possono dare sintomi neurologici simili (herpesvirus equini, virus West Nile, encefaliti, malattia di Borna, rabbia, …), traumi con fratture vertebrali, mieloencefaliti, protozoi. Il campione maggiormente indicativo da sottoporre ad esame istologico per una conferma diagnostica è il muscolo sacrocaudale dorsale che ospita tra le sue fibre alcuni rami della cauda equina.</p>
<p>Anche in questo caso la <strong>terapia</strong> è solamente supportiva, con l’utilizzo di corticosteroidi e complessi vitaminici del gruppo B.</p>
<p><strong>&gt; Uveite ricorrente: </strong>si tratta di una patologia conosciuta come “mal della luna” perché si presenta ad episodi ricorrenti, senza un’apparente causa scatenante. L’uveite si manifesta con blefarospasmo, fotofobia, miosi, ipopion, edema corneale grave con cataratta e cheratite, fino a compromissione della retina e cecità.</p>
<p>Dopo una prima fase acuta di infiammazione che può durare dai 10 ai 20 giorni, possiamo avere una fase cosiddetta quiescente in cui l’animale sta clinicamente bene e l’occhio/gli occhi colpiti recuperano la loro funzionalità, intervallata da altri episodi di sofferenza oculare di gravità sempre maggiore, che portano col decorrere del tempo a tisi bulbare e cecità del soggetto.</p>
<p>L’infiammazione e il danno oculare sono immunomediati, in risposta ad infezioni croniche. L’agente ritenuto maggiormente responsabile sembra essere la <em>Leptospira</em> <em>sp..</em> Alcuni studi recenti hanno infatti dimostrato che gli anticorpi diretti contro le lipoproteine di membrana della <em>Leptospira</em> <em>sp.</em> presentano degli epitopi comuni con le proteine dell’occhio equino e che questi, dopo l’infezione, entrano in azione determinando la deposizione di complessi Ag-Ac sui tessuti oculari e loro successiva distruzione (uveite).</p>
<p>Recentemente si è ipotizzato che questo ruolo possa essere svolto anche da altre infezioni (herpesvirus equini, arterite virale, parassitosi, brucellosi, toxoplasmosi, adenite equina<em>, </em>neoplasie,&#8230;) e che possa giocare un ruolo altrettanto importante una predisposizione genetica del soggetto colpito.</p>
<p>La <strong>diagnosi</strong> non è semplice. Molte altre cause possono scatenare un’uveite acuta con la medesima sintomatologia.</p>
<p>Il clinico allora deve prendere in considerazione:</p>
<ul>
<li>la caratteristica ricorrente degli episodi</li>
<li>la presenza di un titolo anticorpale sierologico positivo per uno degli agenti citati precedentemente</li>
<li>la presenza di tutti i segni caratteristici di un’infiammazione dell’uvea con compromissione retinica ed atrofia dei corpora nigra.</li>
</ul>
<p>Laboklin dispone di un “<strong>Profilo PCR uveite/occhi</strong>” con possibilità di testare la presenza di Leptospira/ Herpes/Borna nell’umor acqueo del soggetto sintomatico e di effettuare una diagnosi eziologica certa.</p>
<p>La <strong>terapia </strong>è sintomatica, non si arriva mai a risoluzione degli episodi. Si mira piuttosto ad un loro controllo ed alla riduzione dell’infiammazione oculare responsabile dei danni a lungo termine e della cecità (corticosteroidi, antibiotici, FANS sistemici e topici, siero e atropina locale per favorire la riparazione dei tessuti colpiti).</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1700563501381 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1725609737872"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1725609743666 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_05_Patologie_autoimmunitarie_parte2.pdf"  title="Die bakteriologische Untersuchung – ein wichtiger Bestandteil der zuchthygienischen Untersuchung der Stute" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1725609752797"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_05_Patologie_autoimmunitarie_parte2.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Le patologie autoimmunitarie nel cavallo, parte 2</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le patologie autoimmunitarie nel cavallo, parte 1</title>
		<link>https://laboklin.com/it/le-patologie-autoimmunitarie-nel-cavallo-parte-1/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 05:20:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni la medicina veterinaria ha affinato notevolmente le proprie capacità diagnostiche, specialmente per quanto concerne le patologie che coinvolgono il sistema immunitario.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Negli ultimi anni la medicina veterinaria ha affinato notevolmente le proprie capacità diagnostiche, specialmente per quanto concerne le patologie che coinvolgono il sistema immunitario.</p>
<p>Possiamo considerare facenti parte di questo gruppo tutta una serie di patologie che coinvolgono più distretti, caratterizzate da sintomatologia aspecifica e molto variabile. Se ne deduce che per una corretta  diagnosi appare indispensabile l’ausilio della diagnostica di laboratorio.</p>
<h2>Cenni di immunologia</h2>
<p>Possiamo distinguere almeno sei differenti tipologie di cellule del sistema immunitario che condizionano i diversi tipi di risposta dell’organismo nei confronti della noxa patogena.</p>
<p><strong>&gt; Macrofagi &amp; neutrofili: </strong>arrivano molto velocemente nel sito di infezione e agiscono nei confronti degli agenti patogeni tramite fagocitosi, effettuata con l’aiuto di mediatori (opsonine, immunoglobuline, interleuchine, &#8230;) che rendono questo processo rapido ed efficace.</p>
<p><strong>&gt; Cellule dendritiche &amp; linfociti B:</strong> arrivano in un secondo momento, hanno il compito di fagocitare e/o presentare l’antigene del patogeno ai linfociti T per innescare la cascata della risposta citotossica (richiamo di macrofagi, mastzellen, eosinofili, basofili, &#8230;) e di attivare contemporaneamente la produzione di immunoglobuline (o Ig) che daranno successivamente luogo ad un tipo differente di risposta immunitaria, quella umorale.</p>
<p><strong>&gt; Linfociti T &amp; Natural killer: </strong>invece hanno un ruolo importante nel coordinare l’immunità cellulomediata, attraverso la produzione di mediatori (citochine, TNF, &#8230;) che modulano la fagocitosi e l’eliminazione del patogeno tramite le cellule del sistema reticolo endoteliale.</p>
<p><strong>Immunoglobuline</strong></p>
<p>I linfociti B, opportunamente attivati in presenza di stimolazione da parte di un antigene, iniziano la produzione di anticorpi (immunoglobuline, una classe particolare di globuline), che vanno in circolo e, legandosi al loro antigene, riconoscendo una zona dello stesso detta “epitopo” formano un complesso antigene-anticorpo (Ag-Ac). Questi complessi sono creati per favorire l’inattivazione ed eliminazione tramite fagocitosi del patogeno, attivando quindi tutti i meccanismi di difesa dell’organismo (opsonine, mastzellen, attivazione del complemento, &#8230;).</p>
<p>Nelle malattie autoimmunitarie questi meccanismi subiscono una disregolazione con compartecipazione di differenti fattori quali predisposizione genetica, presenza di virus, somministrazione di farmaci e vaccini, danno tissutale con esposizione di antigeni cosiddetti “self” che vengono trattati come facenti parte di organismi estranei. Anche le immunoglobuline stesse possono comportarsi da antigeni, specialmente se di specie differente: se si inocula per esempio un siero iperimmune prodotto da una specie diversa in un organismo, possiamo avere una reazione immunitaria grave detta “malattia da siero” (vedi prossimo approfondimento “Le Patologie autoimmunitarie, parte 2”).</p>
<p>In questo modo si spiega la produzione di  <u>autoanticorpi</u> (cioè anticorpi prodotti contro antigeni dello stesso organismo) che, immessi in circolo, provocano elevate quantità di complessi Ag-Ac, eccesso di degranulazione di mastzellen e basofili con liberazione massiva di istamina e altre catecolamine, cascata di eventi che può avere esiti anche fatali per il soggetto colpito.</p>
<p>Abbiamo visto che una parte della reattività del sistema immunitario comporta la produzione di immunoglobuline, che sono delle proteine composte da sub-unità variabili (paratopi) che si adattano alle varie componenti antigeniche proprie della noxa patogena. Ne deriva che ogni immunoglobulina immessa in circolo si attiva per l’eliminazione di un agente specifico.</p>
<p>Le varie immunoglobuline si differenziano però sia morfologicamente che per le diverse modalità di azione e localizzazione, in dettaglio:</p>
<p><strong>&gt; IgG: </strong>sono in grado di neutralizzare direttamente i virus, batteri e tossine legandosi a loro (opsonizzazione), agevolano il complemento e le opsonine che attivano i fenomeni di fagocitosi, sono specialmente prodotte dopo inoculazione di vaccini e sono responsabili della cosiddetta “memoria umorale”. Sono presenti (assieme alle IgA) nel colostro e vengono assorbite dall’epitelio intestinale del puledro attraverso dei recettori particolarmente attivi nelle primissime ore dalla nascita (con picco massimo di assorbimento entro le prime 12 ore).</p>
<p><strong>&gt; IgM: </strong>sono prodotte precocemente in corso di infezione poiché caratterizzate dalla capacità di legare più epitopi differenti contemporaneamente, anche se con minore affinità rispetto alle IgG, ma con maggiore “avidità” rispetto a queste ultime. Con questa rapida azione di prima linea, attivano il complemento e inattivano virus e batteri, ma vengono eliminate altrettanto velocemente e non danno una protezione umorale di lunga durata.</p>
<p><strong>&gt; IgA: </strong>sono responsabili della risposta immunitaria mucosale, infatti si localizzano nella lamina propria delle mucose digerente e respiratoria e, inattivando gli agenti patogeni, li “scaricano” nel lume dell’organo, dove vanno a mescolarsi al muco prodotto dalle cellule epiteliali, che verrà poi eliminato. Costituiscono una difesa di barriera importantissima soprattutto per i neonati.</p>
<p><strong>&gt; IgE: </strong>sono le maggiori responsabili delle razioni allergiche in quanto attivano la degranulazione delle mastzellen e la fagocitosi da parte di basofili ed eosinofili, con rilascio di istamina, leucotrieni e trombossani, tutte sostanze che provocano i sintomi tipici dell’allergia (pomfi, edemi, broncospasmo, prurito, &#8230;). Entrano in gioco rapidamente, si trovano soprattutto nella tonaca sottomucosa di cute, apparati respiratorio e digerente, completando la prima linea difensiva di barriera dopo le IgA. L’antigene che scatena la reazione in questo caso è anche detto “allergene”.</p>
<h2>Disordini immunitari</h2>
<p>Cosa può succedere quando i delicati meccanismi che regolano la funzione del sistema immunitario smettono di agire nel migliore dei modi, causando reazioni esagerate (allergia ed anafilassi) o dirette contro le cellule dello stesso organismo (reazioni autoimmunitarie)?</p>
<p>Nei fenomeni di <u>autoimmunità</u> si verifica una risposta immunitaria anomala con rottura della tolleranza immunologica verso le cellule  dello stesso organismo, che coinvolge sia i linfociti B e T che le cellule del sistema di istocompatibilità. Queste cellule diventano per questo motivo “auto-reattive” sia direttamente contro i tessuti dello stesso organismo che indirettamente attraverso la produzione di auto-anticorpi, con lo stesso meccanismo tipico delle reazioni di ipersensibilità (che danneggiano, distruggono ed infiammano i tessuti).</p>
<p>A questo proposito possiamo distinguere <strong>4 tipi di</strong> <strong>reazione</strong> <strong>di</strong> <strong>ipersensibilità</strong>, a seconda del tipo di cellule e di mediatori coinvolti:</p>
<p>&gt; reazione del tipo I (orticaria &amp; allergia alimentare) che coinvolge IgE, mastzellen, basofili</p>
<p>&gt; reazione del tipo II (anemia emolitica, trombocitopenia, vasculiti, pemfigo e allergia ai farmaci) che coinvolge sia IgM che IgG, che agiscono attivando neutrofili e complemento</p>
<p>&gt; reazione del tipo III (porpora, glomerulonefrite, malattia da siero) che coinvolge IgM e IgG con formazione di immunocomplessi che poi danneggiano organi e tessuti</p>
<p>&gt; reazione del tipo IV (granulomi e dermatiti da contatto) che coinvolge linfociti T e macrofagi.</p>
<p>Ogni patologia autoimmunitaria presenta un tipo di reattività dominante che è responsabile del quadro sintomatologico caratteristico.</p>
<p>Vediamo in dettaglio in questo approfondimento le principali patologie immunomediate che interessano l’apparato tegumentario e il sistema ematopoietico.</p>
<h2>Malattie immunomediate cutanee</h2>
<p><strong> </strong><strong>&gt; Eritema &amp; ipersensibilità cutanea: </strong>si tratta generalmente di una reattività di tipo I mediata da IgE, con sintomatologia legata alla liberazione di istamina e mediatori dell’infiammazione a livello cutaneo, con sintomi quali prurito, edema, alopecia ed escoriazioni diffuse, che tendono a ripresentarsi con cadenza regolare in determinati periodi dell’anno corrispondenti alla comparsa dell’allergene nell’ambiente.</p>
<p>In una fase precoce di esposizione dell’allergene ai linfociti T/B (con aumento dei linfociti Th2 e diminuzione dei linfociti T regolatori), si innesca la produzione di IgE, queste ultime vanno in circolo e causano la cosiddetta “sensibilizzazione” delle mastzellen, che diventano pertanto iperreattive ad una seconda esposizione dell’allergene in oggetto, con rapida e massiva degranulazione. La continua esposizione ambientale innesca e mantiene la sintomatologia in modo cronico con tendenza all’aggravamento nel corso degli anni.</p>
<p><u>Diagnostica</u>: disponiamo di un’ampia varietà di test allergologici per il cavallo, effettuabili su siero. La metodica usata è l’ELISA che rileva la presenza di IgE/IgG specifiche per i vari allergeni.</p>
<p>Abbiamo a disposizione molti pannelli che comprendono allergeni ambientali come pollini, muffe, funghi, acari, insetti e alimenti.</p>
<p>È possibile anche rilevare la presenza di IgE e mastzellen sensibilizzate nel sottocute attraverso l’esecuzione dello skin test, la cui attendibilità  è però operatore-dipendente.</p>
<p>Dopo la rilevazione della positività ai vari allergeni per un determinato paziente, possiamo allestire una soluzione iposensibilizzante o ASIT specifica per quel soggetto, contenente diverse concentrazioni di antigeni. La somministrazione per via sottocutanea ad intervalli regolari di questa soluzione ci permette di “desensibilizzare” il sistema immunitario proprio verso quegli allergeni che causano la sintomatologia, favorendo un meccanismo di “tolleranza immunologica”.</p>
<p><strong>&gt; Pemfigus vulgaris, foliaceus o complex: </strong>si tratta di una serie di patologie &#8211; piuttosto rare nel cavallo – durante le quali si verifica la produzione di auto-anticorpi diretti contro molecole che determinano l’adesività delle cellule (desmine) dell’epitelio cutaneo squamoso. Questo fatto porta a perdita di coesione d cute e mucose, con formazione di vescicole, erosioni, bolle croste, e fenomeni di acantolisi. Possiamo anche avere febbre, anemia, iperglobulinemia, iperfibrinogemia, ma la diagnosi di sospetto si conferma tramite esame citologico o meglio istologico da biopsia della cute con lesioni.</p>
<h2>Malattie immunomediate del sistema eritropoietico</h2>
<p><strong> </strong><strong>&gt; Anemia emolitica: </strong>può essere innescata dalla presenza di parassiti ematici oppure infezioni di origine batterica o virale. Il meccanismo reattivo è di tipo II. La sintomatologia dipende dall’entità e dalla velocità del processo emolitico: possiamo avere ittero, emoglobinuria, kernittero, febbre, anoressia, mucose porcellana, tachicardia, tachipnea.</p>
<p>Nei puledri l<u>’isoeritrolisi</u><u> neonatale</u>, innescata dalle IgG presenti nel colostro materno, agisce con questo tipo di meccanismo immunologico, con forme di gravità variabile, a seconda della quantità di IgG assunte (vedi più avanti).</p>
<p><u>Patogenesi</u>: i globuli rossi vengono legati dagli autoanticorpi in circolo (sia IgG che IgM) che attivano il complemento innescando reazioni di emolisi sia intravasale (con bilirubina indiretta elevata ed emoglobinuria) che extravasale (bilirubina indiretta aumentata e splenomegalia).</p>
<p>Esame emocromocitometrico: si riscontra un’anemia rigenerativa con aumento di MVC e basso o normale contenuto medio di emoglobina dell’eritrocita. Allo striscio si riscontrano megacariociti e fenomeni di eritro-fagocitosi (siderociti).</p>
<p>Esame biochimico: aumento della bilirubina indiretta (pre-epatica).</p>
<p>Test di Coombs diretto: positivo. Dimostra la presenza di anticorpi adesi alla superficie delle emazie.</p>
<p><strong>&gt; Anemia aplastica: </strong>la riscontriamo quando gli autoanticorpi distruggono le cellule mieloidi oppure per neoplasie che infiltrano il midollo osseo, alterando la normale crasi ematica.  Possono essere coinvolte solo alcune linee cellulari (si parla allora di anemia, trombocitopenia, linfopenia, &#8230;) oppure tutte (pancitopenia).</p>
<p><strong>&gt; Isoeritrolisi neonatale (NI): </strong>in questo caso gli anticorpi di origine materna assunti dal puledro tramite colostro agiscono contro i globuli rossi dello stesso puledro, causando rapida emolisi con ittero, anemia, debolezza e decubito, emoglobinuria, di solito dopo 2 &#8211; 3 giorni dalla nascita, quando appunto le immunoglobuline colostrali sono state assimilate e si ritrovano in circolo.</p>
<p><u>Patogenesi</u>: vi è un’ incompatibilità di gruppo sanguigno tra madre e puledro o una sensibilizzazione della madre al gruppo sanguigno del puledro dovuta a contatti ematici durante parti precedenti o per trasfusioni ricevute in passato dalla fattrice stessa.</p>
<p>Esame emocromocitometrico e biochimico: vedi anemia emolitica.</p>
<p>Test di Coombs diretto: identifica &#8211; a patologia ormai in atto – la presenza di anticorpi anti-eritrociti sulla superficie dei globuli rossi del redo.</p>
<p><u>Prevenzione</u>: i gruppi sanguigni maggiormente coinvolti sono Aa e Qa. Qualora non sia possibile una tipizzazione sanguigna prima dell’accoppiamento, in cavalle a rischio è sempre possibile effettuare al momento del parto, prima della somministrazione del colostro, un <strong>test</strong> <strong>di</strong> <strong>agglutinazione</strong> tra il sangue del puledro e il sangue/siero o colostro della fattrice.</p>
<p><strong>&gt; Trombocitopenie immunomediate: </strong>si verificano quando ho la presenza di auto-anticorpi, sia sulla superficie delle piastrine che in sede di produzione a livello di linfociti B nel midollo, per cui le piastrine vengono eliminate in quanto riconosciute come “non-self”. Questa patologia usualmente si manifesta con con epistassi, petecchie, ematomi, emorragie, febbre, anoressia e debolezza quando il numero delle piastrine si abbassa sotto i 30.000/microl. Può essere associata a infezione da Anaplasma phagocytophilium, anemia infettiva, somministrazione di sulfamidici, reazioni vaccinali, linfomi, emangiosarcomi, infezioni batteriche (Streptococcus, Rhodococcus, &#8230;) .</p>
<p>È descritta anche una forma da ingestione di anticorpi di origine colostrale, similmente a quello che succede nella isoeritrolisi neonatale.</p>
<p>Esame emocromocitometrico: si riscontra un’ anemia cronica rigenerativa da stillicidio, una piastrinopenia con aumento del volume piastrinico medio e, sullo striscio, presenza di megacariociti, o parassiti ematici.</p>
<p>Profilo coagulativo: si osserva un aumento del tempo di sanguinamento con aumento di FDP. PT e APTT possono essere nella norma.</p>
<p><em>Nel</em> <strong><em>prossimo</em></strong> <strong><em>approfondimento</em></strong> <em>ci occuperemo</em> <em>delle</em> <em>patologie</em> <em>immunomediate</em> <em>del tratto</em> <em>gastroenterico</em> <em>e respiratorio, dei muscoli, del</em> <em>sistema nervoso,</em><em> delle vasculiti e del Lupus.</em></p>

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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_04_Patologie_autoimmunitarie_parte1.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Le</strong> <strong>patologie</strong> <strong>autoimmunitarie</strong> <strong>nel</strong> <strong>cavallo,</strong> <strong>parte</strong> <strong>1</strong></a></p>

		</div>
	</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La diagnostica di laboratorio nei camelidi</title>
		<link>https://laboklin.com/it/la-diagnostica-di-laboratorio-nei-camelidi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 08:15:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi 2019]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://staging-wp-int.laboklin.com/?p=1461049</guid>

					<description><![CDATA[Negli ultimi anni ha preso piede anche in Italia l’allevamento dei Camelidi del Sud America.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Negli ultimi anni ha preso piede anche in Italia l’allevamento dei Camelidi del Sud America.</p>
<p>Questo gruppo comprende i Lama e gli Alpaca, usualmente preferiti per le caratteristiche fisiche e caratteriali: sono generalmente più piccoli e mansueti rispetto ai Lama ed inoltre il loro mantello può essere utilizzato per la produzione di manufatti di abbigliamento.</p>
<p>Dal punto di vista fisiologico si tratta di ruminanti con caratteristiche peculiari (hanno tre prestomaci), un ciclo riproduttivo con ovulazione indotta dall’accoppiamento, caratteristiche metaboliche particolari e una generale suscettibilità alle più comuni malattie infettive dei piccoli ruminanti.</p>
<p><strong>Laboklin</strong> <strong>dispone</strong> <strong>di</strong> <strong>un</strong> <strong>Profilo</strong> <strong>per</strong> <strong>questa</strong> <strong>tipologia</strong> <strong>di</strong> <strong>animali.</strong> Vediamo in dettaglio quali sono le peculiarità di questi animali e qualche indicazione per la raccolta di campioni per una corretta diagnostica di laboratorio.</p>
<h2>Condizione corporea</h2>
<p>I Camelidi domestici hanno una certa variabilità di taglia e peso, da adulti infatti possono raggiungere 80 &#8211; 150 kg.</p>
<p>Per una corretta valutazione del peso corporeo si consiglia di palpare i muscoli glutei in prossimità delle vertebre lombari – il folto mantello potrebbe erroneamente far pensare ad una condizione corporea ottimale anche in caso di magrezza &#8211; che devono apparire leggermente arrotondati con un aspetto “a dorso di mulo” e non piatti.</p>
<p>Le costole invece devono essere lievemente (e non chiaramente) percepibili ad una leggera palpazione.</p>
<p>Per le particolari caratteristiche di cute ed annessi, l’idratazione appare più facilmente valutabile attraverso l’esame delle mucose orali (tempo di riempimento capillare, aspetto, colore) ed oculari (con valutazione di un eventuale enoftalmo) piuttosto che dalla comune tecnica della plica cutanea.</p>
<h2>Temperatura</h2>
<p>La normale temperatura corporea nell’adulto fluttua tra i 37,5° ed i 38,8° a seconda della temperatura esterna, mentre nel neonato (cria) possiamo avere fluttuazioni ancora maggiori a seconda delle condizioni ambientali.</p>
<p>Questi soggetti tollerano molto meglio le condizioni climatiche avverse rispetto al caldo. Il loro mantello li protegge molto bene anche dal sole diretto, più problemi invece derivano da un clima umido ed afoso.</p>
<p>I Camelidi tendono a rimanere in decubito in caso di patologie o pericolo, in questi casi potrebbero soffrire di rialzo termico se le condizioni climatiche o la condizione patologica (febbre) lo favoriscono, in quanto l’addome è la zona di dissipazione del calore poiché meno coperta da lana.</p>
<h2>Frequenza cardiaca</h2>
<p>La frequenza cardiaca di questi animali a riposo è intorno ai 60 &#8211; 90 battiti/minuto.</p>
<p>Dobbiamo considerare che questi animali sono molto sensibili allo stress del contenimento e delle manipolazioni, quindi queste manualità devono essere effettuate con particolare cautela.</p>
<h2>Prelievi ematici</h2>
<p>Non è sempre agevole effettuare un prelievo o somministrare farmaci  per via endovenosa in questa tipologia di animali a causa della presenza del mantello piuttosto folto che rende normalmente difficile evidenziare i vasi della regione del collo. Inoltre la muscolatura di questo distretto è molto sviluppata  e  le  caratteristiche  anatomiche  dei Camelidi permettono loro movimenti molto rapidi ed elastici della testa.</p>
<p>Ne deriva la necessità di un buon contenimento effettuato da personale esperto.</p>
<p>Sono descritti due siti di repere per i vasi venosi:</p>
<ol>
<li>– <em>Prelievo</em> <em>dalla</em> <em>vena</em> <em>cefalica</em> <em>nella</em> <em>doccia</em> <em>giugulare</em> <em>destra:</em> si tratta della metodica maggiormente utilizzata, possibile anche attraverso la semplice palpazione dello spazio tra i processi trasversi delle vertebre cervicali, senza tosare il Attenzione alla concomitante presenza dell’arteria carotide. Sul lato sinistro si riscontrano maggiori difficoltà date dalla presenza dell’esofago.</li>
<li>– <em>Prelievo</em> <em>dalla</em> <em>vena</em> <em>safena</em> <em>mediale:</em> indispensabile in questi casi un accurato contenimento a causa della presenza dei vasi arteriosi in prossimità di quelli venosi e delle peculiarità della cute, piuttosto Si preferisce utilizzare questo distretto negli animali in decubito. In alcuni soggetti potrebbe essere necessario utilizzare anche della lidocaina sottocutanea per togliere sensibilità nel punto di prelievo.</li>
</ol>
<h2>Differenze di laboratorio</h2>
<p><strong><em>Esame</em></strong> <strong><em>emocromocitometrico</em></strong></p>
<ul>
<li><strong>RBC:</strong> i globuli rossi sono generalmente più piccoli e con un contenuto medio di Hb più I valori nei range si aggirano intorno a 10–15 milioni/microL. Dobbiamo ricordare che non tutte le macchine contaglobuli sono programmate per valutare correttamente la morfologia ed il numero delle emazie di questi soggetti.</li>
</ul>
<p>Teniamo a mente che si tratta di animali selezionati per la vita in alta quota, quindi il trasporto dell’ossigeno nel sangue deve essere più efficiente – è questa la principale ragione per queste differenze delle emazie.</p>
<ul>
<li><strong>Hb:</strong> il contenuto di emoglobina medio degli eritrociti è elevato, quindi in valore assoluto il livello circolante oscilla tra i 13–18 g/dL</li>
<li><strong>Ht: </strong>proprio a causa della particolare efficienza degli eritrociti, possiamo riscontrare valori di ematocrito molto ampi, dal 20% fino al 45% in animali in buona salute.</li>
<li><strong>WBC: </strong>i livelli medi oscillano fra 8.000 – 20.000/microL, la formula è simile a quella del cavallo. Sono descritti fenomeni di linfocitosi da stress ed eosinofilia marcata da parassitosi.</li>
</ul>
<h2>Principali patologie e parametri di laboratorio</h2>
<p><strong> </strong><strong>&gt; Patologie metaboliche ed enteriche</strong></p>
<p>I Camelidi  hanno un metabolismo degli zuccheri molto efficiente e la chetogenesi avviene per via epatica piuttosto che tramite la microflora ruminale, peraltro localizzata in soli tre prestomaci.</p>
<p>In caso di sovraccarico del tratto gastro-enterico possiamo avere delle fermentazioni anomale, che possono determinare sia <strong>Alcalosi </strong>(Iperammoniemia da eccesso proteico) che <strong>Acidosi</strong> sistemica (fermentazioni lattiche e massiva produzione di acidi grassi volatili o NEFA), entrambi causa di sintomatologia neurologica grave (stati di eccitazione, iperestesia o viceversa letargia ed abbattimento).</p>
<p>Come conseguenza di errori gestionali  ed alimentari od infezioni croniche, possiamo riscontrare la “<strong>Sindrome</strong> <strong>da</strong> <strong>insufficienza</strong> <strong>epatica</strong> <strong>/</strong> <strong>Lipidosi</strong> <strong>epatica”.</strong></p>
<p>La sintomatologia clinica è molto vaga: anoressia, perdita di peso, decubito prolungato, depressione, ittero, episodi di diarrea.</p>
<p><strong>Laboklin</strong> <strong>dispone</strong> <strong>di</strong> <strong>un</strong> <strong>“Profilo</strong> <strong>Camelidi”</strong> molto completo che permette di monitorare efficacemente la situazione metabolica di questi soggetti.</p>
<p>Vediamo in particolare quali parametri devono essere presi in considerazione – in questo caso sono <em><u>costantemente elevati</u></em>:</p>
<ul>
<li>t<em>rigliceridi</em><em> e colesterolo: </em>indicano il livello di grassi nel  sangue, il loro valore assoluto ed il loro eventuale abbassamento dopo terapia forniscono importanti indicazioni per una corretta prognosi.</li>
<li><em>glucosio:</em> i livelli di zuccheri nel sangue dei Camelidi sono generalmente più elevati rispetto a quelli degli altri ruminanti in quanto l’assorbimento dai prestomaci appare più efficiente, questo però significa anche una maggior predisposizione all’insorgenza di pancreatiti, diabete mellito ed insulinoresistenza come succede nei monogastrici.</li>
</ul>
<p>I livelli normali della glicemia sono compresi tra gli 80–160 mg/dL, animali malati possono avere livelli compresi tra 300–650 mg/dL, l’iperglicemia persistente costituisce generalmente un indice prognostico negativo.</p>
<ul>
<li><em>GGT / AST / Bilirubina: </em>tutti questi enzimi appaiono aumentati a causa del danno degli epatociti e della colestasi tipico di questa sindrome.</li>
<li><em>BUN:</em> questo valore può risultare alto anche per effetto del catabolismo proteico e dell’acidosi dovuta al disordine metabolico, non rispecchia solamente la presenza di danno renale.</li>
</ul>
<p><em>&#8211; NEFA</em>: si tratta dei grassi volatili risultanti dalla degradazione della cellulosa operata a livello ruminale ed intestinale dai batteri cellulosolitici della microflora e riassorbiti dal colon. In caso di gravi patologie entero-epatiche nei ruminanti (nel cavallo questo tipo di fermentazioni avviene  ugualmente ma il riassorbimento dei NEFA è limitato e gioca un ruolo metabolico minore) il loro livello si alza oltre i 600 mmol/L, anche per effetto dell’intensa lipolisi dovuta al deficit energetico, causando una grave chetosi con importante compromissione generale e sintomatologia neurologica grave (abbattimento, letargia, convulsioni).</p>
<p>Appaiono invece <em><u>bassi</u></em> i livelli di:</p>
<ul>
<li><em>proteine</em> <em>totali</em> <em>/ creatinina: </em>in caso di patologie epatiche questi valori possono essere molto bassi per disturbi di assorbimento – soprattutto se presente diarrea o parassitosi (Fasciola hepatica) &#8211; e deficit di sintesi.</li>
<li><em>potassio:</em> l’anoressia in questi animali determina facilmente livelli bassi di potassio nel sangue, aggravati dalla diarrea e dall’alcalosi, se presente.</li>
</ul>
<p><strong>&gt; Patologie renali</strong></p>
<ul>
<li><em>Creatinina:</em> costituisce il parametro di elezione per la valutazione della funzionalità renale, assieme all’esame delle urine che potrebbe indicare un ps aumentato, la presenza di pigmenti di degradazione dell’Hb, presenza di proteine e corpi chetonici.</li>
<li><em>Disordini elettrolitici</em>: in caso di problemi renali potremmo avere anche un eccesso ematico di K e pH, una carenza di Na e Ca, dovuti ad alterazione della capacità di filtrazione glomerulare.</li>
<li><em>BUN</em>: livelli elevati di questo enzima in circolo si riscontrano come indice di alterata filtrazione renale o di eccessivo catabolismo.</li>
</ul>
<p><strong>&gt; Patologie muscolari</strong></p>
<ul>
<li><strong> </strong>AST/CK: si mantengono elevati in caso di sofferenza Non dimentichiamo che in questi animali possiamo avere anche una miopatia da decubito o da carenza di Se e Vit E.</li>
</ul>
<p><strong>&gt; Diabete mellito</strong></p>
<p>Sono riportati alcuni casi, soprattutto nei soggetti obesi o affetti da iperlipemia. La sintomatologia clinica comprende poliuria, polidipsia, iperglicemia persistente, chetonemia, disidratazione e perdita di peso.</p>
<p>I livelli della glicemia sono già di base elevati nei Camelidi quindi, per una corretta  diagnosi  di diabete mellito, dobbiamo valutare la presenza di insulinoresistenza attraverso un corretto rapporto glucosio/insulina od un test di tolleranza alla somministrazione di glucosio per via ev.</p>
<p>La presenza di glicosuria e chetonuria conferma il sospetto diagnostico.</p>
<p><strong>&gt; Esame delle feci</strong></p>
<p>I Camelidi possono ospitare un’ampia varietà di endoparassiti come <u>Protozoi</u> (Toxoplasma, Eimeria, Giardia), <u>Platelminti</u> (Fasciola Hepatica, Echinococcus granulosus, Moniezia), <em><u>Nematodi</u></em> (Strongili, Anchilostomi, Trichiuridi).</p>
<p>Un buon controllo delle infestazioni parassitarie in questi animali risulta di estrema importanza nella gestione sanitaria del gregge.</p>
<p><strong>Laboklin</strong> <strong>dispone</strong> <strong>anche</strong> <strong>di</strong> <strong>un</strong> <strong>“Profilo</strong> <strong>feci</strong> <strong>Camelidi”</strong> particolarmente completo composto da esame parassitologico, ricerca di Clostridi e loro tossine, Rotavirus, Coronavirus oltre alla possibilità di allestire una coltura batteriologica e micologica con rilevazione di germi patogeni.</p>
<p><strong>&gt; Malattie infettive e parassitarie</strong></p>
<p>Lama ed Alpaca possono essere colpiti da un’ampia varietà di malattie virali e batteriche, per questo disponiamo della possibilità di effettuare sia titolazioni anticorpali su siero che PCR su vari tessuti o tamponi senza medium.</p>
<p>Per queste patologie è necessario consultare il listino considerando anche le parti dedicate ai piccoli animali od agli animali da reddito. Vediamo in dettaglio quali esami possiamo effettuare e per quali patologie.</p>
<p><u>Malattie batteriche o parassitarie:</u></p>
<p>Leptospirosi, Listeriosi, Salmonellosi, Toxoplasmosi, Fascioliasi, Tetano, Brucellosi, Malattia di Johnne (Mycobacterium paratuberculosis), Giardia.</p>
<p><u>Malattie virali:</u></p>
<p>Rabbia, Herpesvirosi, Coronavirus, Rotavirus.</p>
<p>Si consiglia comunque di chiedere sempre al laboratorio conferma e maggiori dettagli su questi test, in continua evoluzione ed aggiornamento in particolare per questi animali.</p>
<p><strong>&gt; Malattie da carenza od eccesso di microelementi</strong></p>
<p>I Camelidi possono soffrire di sindromi carenziali importanti e Laboklin può testare i livelli di tutti i maggiori microelementi e delle principali vitamine coinvolte in queste patologie.</p>
<ul>
<li><em>Intossicazione</em> <em>da Cu</em>: si manifesta principalmente con un’epatopatia grave, con tutti gli enzimi epatici alterati.</li>
<li><em>Carenza di Zn</em>: si manifesta generalmente con dermatiti croniche (anche di origine parassitaria) e cattivo aspetto del vello.</li>
<li><em>Ipovitaminosi D</em>: i soggetti giovani possono facilmente presentare rachitismo, soprattutto i cria nati in autunno-inverno. Sintomi comuni sono ritardo di crescita, riluttanza al   movimento, decubito, deformità angolari.</li>
<li><em>Carenza di E e Se</em>: in questi casi possiamo riscontrare sofferenza muscolare con debolezza e decubito persistente.</li>
</ul>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1702374668818 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1727336598749"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1727336590346 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_03_La_diagnostica_di_laboratorio_nei_camelidi.pdf"  title="LABOKLIN aktuell" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1727336610177"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2019_03_La_diagnostica_di_laboratorio_nei_camelidi.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>La</strong> <strong>diagnostica</strong> <strong>di</strong> <strong>laboratorio</strong> <strong>nei</strong> <strong>camelidi</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La diagnostica di laboratorio nella medicina sportiva del cavallo</title>
		<link>https://laboklin.com/it/la-diagnostica-di-laboratorio-nella-medicina-sportiva-del-cavallo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 06:26:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN cavallo/camelidi 2019]]></category>
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					<description><![CDATA[La medicina sportiva del cavallo ha avuto un notevole sviluppo negli ultimi 20 anni, le performance sportive sono migliorate per tutte le discipline equestri, le possibilità diagnostiche di laboratorio si sono molto ampliate anche grazie alla presenza di sempre nuove tecniche e possibilità investigative]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>La medicina sportiva del cavallo ha avuto un notevole sviluppo negli ultimi 20 anni, le performance sportive sono migliorate per tutte le discipline equestri, le possibilità diagnostiche di laboratorio si sono molto ampliate anche grazie alla presenza di sempre nuove tecniche e possibilità investigative: endoscopie, ecografie ed esame elettrocardiografico sotto sforzo con treadmill od addirittura in pista, spirometria, elettromiografia, controlli ematologici mirati.</p>
<p>Vediamo in dettaglio per quali situazioni la diagnostica di laboratorio costituisce un ausilio indispensabile.</p>
<h2>&gt; Apparato osteo-articolare</h2>
<p>Una volta localizzata la sede di zoppia ed individuato il distretto coinvolto con opportuni accertamenti radiografici od ecografici, il laboratorio può integrare efficacemente la diagnostica delle patologie articolari attraverso l’analisi della sinovia.</p>
<p><strong>Esame del liquido sinoviale</strong></p>
<p>Aspetto visivo, presenza di cellularità e sue caratteristiche, contenuto di proteine totali, ps, glucosio ed anche <u>amiloide sierica</u> con confronto tra livelli ematici ed intra-articolari nella differenziazione tra processo infiammatorio di origine traumatica o settica.</p>
<p>Si consiglia di prelevare in modo asettico il liquido dopo accurata disinfezione, e di immetterlo in una provetta con EDTA per gli esami citologico e biochimico.</p>
<p><u>Coltura</u><u> batteriologica &amp; antibiogramma</u><em>: </em>è possibile con differenti modalità (questo vale per tutti i liquidi cavitari)</p>
<ol>
<li>inviando un tampone con medium dei liquidi prelevati ed inviando anche gli stessi in una provetta sterile (tappo rosso)</li>
<li>immettendo il materiale in provetta sterile senza anticoagulante (tappo rosso) e spedendolo tal quale, la coltura verrà poi allestita in laboratorio</li>
<li>utilizzando l’apposita bottiglia per emocoltura, inoculando il liquido come se si trattasse di sangue.</li>
</ol>
<p>Sarebbe opportuno effettuare la spedizione con temperatura controllata.</p>
<h2>&gt; Apparato respiratorio</h2>
<p>Una volta escluse le patologie osteo-articolari, in caso di  calo di prestazioni, il  successivo apparato da prendere in esame è quello respiratorio. Vediamo con quali esami strumentali possiamo ottimizzare la raccolta di materiale da inviare al laboratorio.</p>
<p><strong><u>Endoscopia:</u></strong> l’ispezione visiva del tratto laringeo e tracheo-bronchiale con possibilità di prelievo di liquidi e  materiale per esami istologici e batteriologici è considerato il “gold standard” per la diagnostica del cavallo atleta. L’operatore esperto può infatti già all’ispezione visiva del tratto respiratorio considerare la presenza di stenosi  o alterazioni del palato molle e laringe, di processi infiammatori o neoplastici, di broncospasmo o di emorragie patologiche che, riportate nella sezione “anamnesi”, possono agevolare il laboratorio verso una corretta diagnosi cito-istologica.</p>
<p><strong><u>Ecografia:</u></strong> è possibile effettuare un esame ecografico per l’esecuzione di un agoaspirato ecoguidato del parenchima polmonare quando patologico, per la valutazione della pleura e per rilevare la presenza di liquido in eccesso, oltre che per l’esame della zona cardiacomediastinica (per questo distretto è mandatoria la raccolta di campioni per via ecoguidata).</p>
<p><strong><u>BAL / TW</u>:</strong> qualora non si disponesse di un endoscopio, è possibile comunque prelevare del materiale da sottoporre ad  esame citologico e/o batteriologico dall’albero bronchiale con l’ausilio di appositi cateteri.</p>
<p>Il prelievo tramite Tracheal Wash appare maggiormente diagnostico per il primo tratto respiratorio, meno indicativo per la valutazione sia citologica che batteriologica delle vie aeree profonde – in quest’ultimo caso è preferibile il BAL.</p>
<p><u>Esame di liquidi da TW o BAL:</u> si consiglia di centrifugare il materiale raccolto, dopo averlo immesso in una provetta con EDTA per evitare la formazione di cluster cellulari di difficoltosa lettura, e di strisciare la parte cellulare recuperata con l’ausilio di una spazzolina quanto prima su vetrino, lasciando asciugare e fissare all’aria.</p>
<p>Si tratta di un accorgimento di particolare importanza per questo tipo di lavaggi, poiché il materiale risulta più di frequente contaminato da elementi estranei, frustoli di fibrina, pus o sangue e quindi di più difficile lettura. Se il vetrino viene allestito nelle prime ore dopo il prelievo, si hanno le massime probabilità di ottenere uno striscio diagnostico in quanto è massima la preservazione cellulare e minima la contaminazione.</p>
<p><strong><u>Coltura batteriologica &amp; antibiogramma</u></strong>: è possibile eseguire subito un tampone con medium sul liquido prelevato, oppure utilizzare una provetta sterile (con tappo rosso) in cui trasferire il liquido prelevato, da inviare prontamente al laboratorio.</p>
<p>Per il prelievo e trasporto dei materiali al laboratorio si rimanda al capitolo della “Diagnostica dell’apparato osteo-articolare”.</p>
<h2><em>&gt; </em>Patologie cardiache</h2>
<p>Le patologie cardiache sono spesso silenti ad andamento subdolo, l’unico sintomo evidente appare il calo di rendimento sportivo, spesso senza altri sintomi evidenti, a volte nemmeno ad una auscultazione attenta.</p>
<p>Vediamo quali strumenti possono aiutarci nella diagnosi di questo apparato.</p>
<p><strong>Elettrocardiografia: </strong>permette di valutare la funzionalità cardiaca e la corretta propagazione dello stimolo contrattile. In caso di aritmie importanti possiamo affiancare a questo esame un controllo ematologico completo con particolare attenzione agli elettroliti ed agli enzimi tipici del muscolo cardiaco.</p>
<p><strong>Elettroliti</strong> (siero): appaiono importanti i livelli di Ca, Mg, K, Na; squilibri di questi elementi predispongono infatti a disturbi della polarizzazione del nodo del seno e della conduzione dello stimolo attraverso  il miocardio. Questo può avvenire per disidratazione, errori alimentari, patologie dell’emuntorio, sudorazione profusa.</p>
<p><strong>Flutter</strong> <strong>diaframmatico:</strong> si tratta di un’anomalia della contrazione del diaframma che si attiva in maniera anomala abbinandosi al battito cardiaco per malfunzionamento vago-frenico. Si presenta  usualmente sotto sforzo, in condizioni di acidosi metabolica e disidratazione. Si riscontrano livelli ematici bassi di Calcio, Cloro, Mg e K.</p>
<p>Queste anomalie elettrolitiche disturbano la depolarizzazione del nervo frenico che fa partire la contrazione del diaframma in sincrono con il battito cardiaco, causando una tachipnea respiratoria grave con atti respiratori non completi, molto superficiali quindi poco efficienti per l’ossigenazione dei tessuti. Questa condizione va corretta prontamente con ripristino dei livelli di Ca, fluidi e riposo.</p>
<p><strong><u>Enzimi specifici del muscolo cardiaco</u></strong></p>
<p><strong>Alpha-HBDH</strong><em>: </em>è un isomero della lattato deidrogenasi specifico della muscolatura cardiaca che permane elevato per molti giorni in caso di infarto del miocardio o forte emolisi (anche gli eritrociti ne sono ricchi).</p>
<p><strong>Troponina</strong> <strong>I</strong>: è una proteina che regola la contrazione della muscolatura cardiaca e striata, permette una valutazione piuttosto attendibile della funzionalità del cuore. I suoi livelli si innalzano rapidamente al momento della lesione cardiaca e permangono elevati per 1 – 2 giorni.</p>
<p>Questi enzimi si ritrovano per la maggior parte nelle fibre del muscolo cardiaco e la loro presenza in circolo indica un danno di questo organo. Nella medicina umana questi parametri si innalzano notevolmente in caso di infarto del miocardio. Nel cavallo la letteratura in proposito non è cosi vasta, vanno sempre affiancati ai dati clinici. Si misurano preferibilmente su siero.</p>
<p>Laboklin dispone di un “<strong><u>Profilo cardiaco</u></strong>” completo che comprende la misurazione di tutti questi parametri.</p>
<p><strong>Ecocardiografia</strong>: con questo esame possiamo valutare  la  condizione  anatomico-funzionale delle camere cardiache, delle valvole, di endoe pericardio.</p>
<p><strong>Esame</strong> <strong>del</strong> <strong>liquido</strong> <strong>pleuro-pericardico</strong><br />
Sempre tramite agoaspirato ecoguidato, per l’invio al laboratorio si veda la parte della “Diagnostica dell’apparato osteoarticolare”.</p>
<p>In aggiunta ai parametri che possiamo misurare per il liquido sinoviale, misuriamo anche i livelli di colesterolo, trigliceridi e LDH per questo tipo di prelievo. In caso di sospetto di pericardite è anche possibile monitorare la situazione settico-infiammatoria tramite la misurazione dell’amiloide sierica che testiamo sia su siero che su liquido pericardico.</p>
<h2>&gt; Patologie della musc. striata</h2>
<p>Qualora si sospetti una sofferenza muscolare diffusa e si escluda una causa traumatica, è possibile la valutazione generale della condizione delle fibre muscolari striate tramite esami ematologici completi.</p>
<p><strong>Esame</strong> <strong>emocromocitometrico: </strong>permette di considerare la presenza di eventuale anemia, una carenza di emoglobina, anomalie morfofunzionali delle emazie che compromettono il trasporto dell’ossigeno ai tessuti, rialzo della serie bianca nei casi di miosite od infezione. Si tratta di fattori che riducono notevolmente la funzionalità dell’apparato, rendendo di fatto impossibile la corretta esecuzione dello sforzo sportivo di alto livello.</p>
<p><strong>Enzimi</strong> <strong>muscolari:</strong> di seguito i principali parametri da prendere in considerazione per la valutazione dell’apparato muscolare.</p>
<p><u>LDH</u>: è un enzima poco specifico della fibra muscolare che completa la glicolisi anaerobica; si possono trovare dei livelli ematici elevati anche per emolisi, danno epatico, danno renale e quindi va esaminato unitamente ad altri enzimi maggiormente specifici della muscolatura. I livelli sierici aumentano dopo 24 ore dal danno cellulare e permangono elevati fino a 7 giorni dopo. È possibile la differenziazione nei vari <strong>isoenzimi</strong>, ciascuno derivante da diversi apparati. Su richiesta Laboklin può effettuare questa differenziazione avvalendosi di laboratori partner.</p>
<p>I valori sono stati validati per la specie equina:</p>
<ul>
<li>LDH1: prevalente nel miocardio ed emazie</li>
<li>LDH2: presente nel miocardio, emazie, polmone, rene, muscolo scheletrico</li>
<li>LDH3: si rileva in polmone, placenta, muscolo scheletrico</li>
<li>LDH4: si ritrova nel rene, muscolo, polmone</li>
<li>LDH5: si riscontra nel muscolo, fegato e rene.</li>
</ul>
<p><u>CK</u>: si tratta di un enzima specifico della muscolatura scheletrica e cardiaca che permette al miocita di disporre dell‘ATP necessario per la contrazione. Il suo livello ematico si innalza piuttosto rapidamente – tra le 6/12 ore dopo il danno alla fibra – e tende a ritornare a livelli nella norma nell‘arco di 1- 3 giorni. Possiamo avere lievi rialzi in caso di trasporti, stress da surmenage o sforzo sportivo, o aumenti più importanti (con rialzo dei valori oltre i 1000 UI/l) in caso di patologia muscolare grave  di tipo  infettivo, carenziale, metabolico, traumatica.</p>
<p><u>AST</u>: è un enzima presente negli epatociti ed eritrociti oltre che nei miociti. Per questo motivo è considerato un indicatore aspecifico di patologia, quindi va interpretato in associazione ad altri parametri organo-specifici. Questo enzima si innalza nelle 24-48 ore dall‘insulto muscolare ed i livelli permangono elevati per 7- 8 giorni.</p>
<p><strong>Riassumendo:</strong></p>
<p>per una corretta diagnostica di questo apparato, è necessaria una misurazione seriale di CK congiuntamente ad AST che permette di stabilire la corretta tempistica del danno muscolare, quindi:</p>
<ul>
<li>CK si alza prima ma si abbassa subito</li>
<li>AST si alza successivamente ma rimane alta per più giorni, quindi:</li>
<li>alti livelli di AST e CK normale indicano che il danno muscolare si è risolto</li>
<li>livelli elevati di AST e CK indicano più lesioni acute ripetute nel tempo, con danno ancora presente</li>
<li>isoenzimi dell’LDH: possono servire ad ulteriore completamento del quadro.</li>
</ul>
<p><u>PO4</u>: esprime il livello di fosforo legato all‘ossigeno in circolo ed in condizioni di omeostasi metabolica un innalzamento di questo valore indica un severo danno della muscolatura striata per trauma o neoplasia.</p>
<p><strong>Elettroliti sierici:</strong> in caso di danno muscolare severo possiamo riscontrare elevati livelli di Ca e K in circolo, che normalmente si ritrovano nei miociti.</p>
<p><em>Attenzione</em> <em>alle</em> <em>modalità</em> <em>di</em> <em>prelievo</em> <em>per</em> <em>questi</em> <em>parametri:</em> prelievi troppo veloci/ripetuti, materiale mal conservato o semplicemente vecchio o mancata pronta separazione dalla parte corpuscolata possono causare <strong>emolisi,</strong> che determina un innalzamento spurio di tutti i valori muscolari, unitamente a colorazione rossastra del siero/plasma.</p>
<p><em>Tempistica</em> <em>di</em> <em>prelievo:</em> non è necessario il digiuno ma l‘esercizio innalza i livelli di tutti gli enzimi muscolari e l‘effetto splenico aumenta le emazie in circolo e quindi l’ematocrito; col sudore anche gli elettroliti variano.</p>
<p>Laboklin dispone di due “<strong><u>Profili disturbi muscolari I e II</u></strong>” che comprendono la misurazione di elettroliti, enzimi muscolari e cardiaci, selenio e vit. E, la cui carenza come sappiamo condiziona in senso negativo la funzione muscolare.</p>
<p><strong>Biopsia</strong> <strong>muscolare</strong>: si possono prelevare parti di muscolatura di almeno 0,5 cm di diametro tramite l’utilizzo di un punch o con l’ausilio di un bisturi in anestesia locale. Si predilige il muscolo gluteo o semitendinoso, oppure i fasci muscolari che mostrano patologia. Una volta prelevato, il materiale va conservato in una soluzione di formalina al 5% (Laboklin fornisce sia la soluzione che le adeguate protezioni per il trasporto del contenitore, evitare il “fai da te” in questo campo!). Più campioni di uno stesso distretto vengono conteggiati come singola biopsia d‘organo/caso clinico. Questo vale anche per i prelievi bioptici di distretto ottenuti per via endoscopica qualora se ne ravveda la necessità (neoformazioni cavitarie).</p>
<p><strong>Miopatie</strong> <strong>nutrizionali</strong><em>:</em> sono descritte alcune miopatie giovanili tipiche da carenza di vit. E e selenio, dovute principalmente a bassi  livelli nei foraggi e scarsa integrazione dei concentrati, con soggetti neonati od in età pediatrica che mostrano segni di decubito persistente, zoppie, fascicolazioni ed andatura rigida. L’integrazione con monitoraggi seriali dei livelli ematici di questi elementi permette di risolver<em>e</em> agevolmente questa patologia, specialmente nei soggetti in accrescimento.</p>
<p><strong><u>PATOLOGIE GENETICHE MUSCOLARI</u></strong></p>
<p>Esistono alcune patologie di carattere genetico che condizionano la funzionalità degli enzimi necessari per la contrazione muscolare, ricordiamo:</p>
<ul>
<li>PSSM (Miopatia da accumulo di polisaccaridi)</li>
<li>HYPP (Paralisi periodica iperkaliemica)</li>
<li>GBED (Deficienza per l’enzima della ramificazione del glicogeno)</li>
<li>Miotonia Congenita del Pony</li>
</ul>
<p>Laboklin offre la possibilità di testare queste malattie (vedi l’approfondimento: <strong>“Malattie</strong> <strong>Genetiche</strong> <strong>del</strong> <strong>cavallo</strong>, novembre 2017). Si consiglia di sottoporre a questi esami le fattrici prima dell’accoppiamento e di scegliere stalloni omozigoti negativi.</p>
<h2>&gt; Patologie metaboliche</h2>
<p>La presenza di una patologia metabolica subclinica potrebbe compromettere il rendimento sportivo del soggetto anche in assenza o quasi di sintomatologia chiara.</p>
<p>In caso di <strong>malassorbimento</strong> con anemia di tipo carenziale conseguente, assistiamo ad una compromissione dell’efficienza della muscolatura striata e cardiaca. In base al distretto coinvolto è necessario un approfondimento mirato sulle cause di perdita ematica (ulcere, gastriti, patologie enteriche, parassitosi, neoplasie, funzionalità renale alterata, &#8230;) o di disturbi della crasi (linfopenie, linfocitosi, malattie autoimmuni etc.).</p>
<p>Vediamo in dettaglio quali esami ematologici possono aiutarci.</p>
<p><strong>Esame emocromocitometrico</strong>: indispensabile per valutare la morfologia e quantità delle emazie e delle serie bianca, oltre alla valutazione del contenuto di Hb.</p>
<p><strong>BUN / Creatinina: </strong>la valutazione della funzionalità renale attraverso questi parametri ematici è indispensabile per una diagnostica corretta in caso di anemia.</p>
<p><strong>Esame</strong> <strong>delle</strong> <strong>urine:</strong> la presenza di <strong>mioglo</strong><strong>bina,</strong> una proteina muscolare che viene molto rapidamente liberata in circolo – dai 5 ai 30 minuti dopo il danno muscolare &#8211; e velocemente filtrata dal rene, fa assumere a questo liquido il caratteristico aspetto brunorossastro (tipo „Coca-cola“). Quando presente, è un indice di grave e massiccia sofferenza muscolare con compromissione metabolica, che richiede una pronta ed aggressiva terapia (fluidi, FANS, vit. E e selenio, carnitina, &#8230;). Un ps alterato e la presenza di proteinuria confermano la presenza di danno dell’emuntorio.</p>
<p><strong>Squilibri elettrolitici: </strong>errori dietetici e di approvvigionamento di liquidi, sudorazione profusa ed emoconcentrazione da varie cause, possono determinare rigidità della muscolatura striata, extrasistoli cardiache e disturbi del ritmo oltre ad accumulo di lattati e scarsa efficienza contrattile.</p>
<p>Per un sospetto di patologia metabolica, Laboklin offre in “<strong>Profilo performance caval</strong><strong>lo</strong>”: oltre a valutare elettroliti ed enzimi muscolari infatti, utilizzando le provette di NaF (tappo grigio), possiamo agevolmente misurare i livelli di l<strong>attati </strong>fino a 48 ore dopo il prelievo. Questo valore, quando elevato in misurazioni seriali (trend di crescita e non di calo, e valori assoluti oltre 2,0 mmol/l), permette di affermare che la fibra muscolare sta utilizzando in modo preponderante la via anaerobica con consumo di zuccheri e  che non sta privilegiando l‘utilizzazione degli acidi grassi, che invece determinerebbero una migliore efficienza contrattile e minor carico di scorie causa di acidosi.</p>
<p><strong>Neoplasie: </strong>la presenza di patologie neoplastiche condiziona in senso negativo la condizione corporea del soggetto. In alcuni casi possiamo riscontrare un generico rialzo della AP e dei livelli di calcio ematici.</p>
<p><strong>Disordini</strong> <strong>di</strong> <strong>tipo</strong> <strong>ormonale</strong>: ricordiamo che livelli elevati di cortisolo ed ACTH, come si verifica nei soggetti affetti da Sindrome di Cushing, provocano generalmente uno scadimento della condizione corporea con l’insorgenza di zoppie di carattere subclinico, ascessi podali e della cavità orale, alterazione del tono dell’umore con generale abbattimento e quindi calo di rendimento.</p>
<p>Non sempre questi soggetti mostrano il caratteristico irsutismo del mantello, soprattutto se vengono tosati regolarmente, come succede al cavallo atleta.</p>
<p>Qualora si sospetti questo tipo di patologia, si consiglia un dosaggio dell’ACTH (plasma da EDTA) come screening di base per la diagnosi di questa Sindrome.</p>

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