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	<title>Aggiornamenti LABOKLIN 2024 &#8211; LABOKLIN Europe</title>
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	<description>Laboratory for clinical diagnostics</description>
	<lastBuildDate>Tue, 21 Oct 2025 11:09:21 +0000</lastBuildDate>
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	<item>
		<title>Ipoadrenocorticismo: suggerimenti diagnostici e insidie</title>
		<link>https://laboklin.com/it/ipoadrenocorticismo-suggerimenti-diagnostici-e-insidie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadja Hartmann]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 11:40:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[Il termine malattia di Addison non è più raccomandato nelle attuali linee guida ALIVE (ALIVE: Agreeing Language in Veterinary Endocrinology) poiché si riferisce solo all'ipoadrenocorticismo primario.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>Cos’è esattamente l’ipoadrenocorticismo? Perché non si parla più di M. di Addison?</h2>
<p>Il termine malattia di Addison non è più raccomandato nelle attuali linee guida ALIVE (ALIVE: Agreeing Language in Veterinary Endocrinology) poiché si riferisce solo all&#8217;ipoadrenocorticismo primario. Il termine preferito, ipoadrenocorticismo (HypoA), descrive qualsiasi forma di ipoattività surrenalica. Le cause possono essere sia di origine naturale che iatrogena e possono essere sia surrenaliche (HypoA primario) che ipofisarie (HypoA secondario). Nel caso classico, l’HypoA primario è innescato da una perdita immunomediata della funzione surrenalica. La carenza di solito colpisce sia i glucocorticoidi (principalmente cortisolo) che i mineralcorticoidi (principalmente l&#8217;aldosterone), sebbene sia possibile anche una carenza isolata di cortisolo. Al contrario, nell’HypoA secondario sono assenti gli ormoni stimolanti le ghiandole surrenali (principalmente ACTH). Qui abbiamo quasi sempre una pura carenza di cortisolo, poiché la secrezione di aldosterone è essenzialmente indipendente, seppur un ruolo importante è svolto anche dall&#8217;ACTH.</p>
<h2>Come faccio a diagnosticare l&#8217;ipoadrenocorticismo?</h2>
<p>La diagnosi è composta dalle seguenti parti:</p>
<p>a) sospetto clinico</p>
<ul>
<li><u>segnalamento</u>: l’HypoA può verificarsi a / in qualsiasi età, sesso e razza. Tuttavia, i cani giovani di 3-4 anni e alcune razze sono predisposti (Tab. 1). In alcuni studi, i cani femmine erano più comunemente colpiti, ma questo non sembra valido per tutte le razze</li>
<li><u>sintomi clinici</u>: i sintomi possono essere molto variabili e simili a quelli di altre malattie, per cui l&#8217;HypoA può nascondersi dietro i sintomi di qualsiasi visita. Tuttavia, l&#8217;HypoA dovrebbe essere assolutamente incluso nella diagnosi differenziale in presenza di poliuria/polidipsia, sintomi gastrointestinali e debolezza, soprattutto se questi sintomi si verificano in modo ricorrente e rispondono rapidamente alla terapia infusionale</li>
</ul>
<p><strong>Tab. 1</strong>: Predisposizioni di razza canina all&#8217;ipoadrenocorticismo</p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr style="color: #ffffff;" bgcolor="e51e1e">
<td></td>
<td><strong>Razze di cani</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Componente ereditaria sicura o molto probabile</strong></td>
<td>Barboncino, cane da acqua portoghese, Nova Scotia Duck Tolling Retriever, Soft Coated Wheaten Terrier, Bearded Collie</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Componente familiare</strong></td>
<td>Leonberger, Pomerania</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Rischio maggiore</strong></td>
<td>Alano, West Highland White Terrier, Rottweiler, Cane da montagna dei Pirenei</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Rischio minore</strong></td>
<td>Golden Retriever, Yorkshire Terrier, Lhasa Apso</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>b) alterazioni degli esami di laboratorio</p>
<ul>
<li><u>ematologia</u>: la carenza di cortisolo è spesso accompagnata da anemia lieve e non Tuttavia, un segno più specifico è l&#8217;assenza di un leucogramma da stress in un paziente critico. In particolare va segnalata la presenza di linfocitosi.</li>
<li><u>chimica clinica</u>:<br />
&#8211; <em>alterazioni degli elettroliti</em>: l&#8217;iperkaliemia e l&#8217;iponatriemia sono tipiche dell&#8217;HypoA e sono innescate dalla carenza di Una carenza pura di cortisolo non è associata a iperkaliemia, ma può anche portare a iponatriemia<br />
&#8211; <em>azotemia prerenale</em>: è il risultato della riduzione del volume sanguigno e della pressione glomerulare dovuta alla carenza di aldosterone. Nell&#8217;HypoA, l&#8217;azotemia può essere insolitamente grave nonostante la sua natura puramente prerenale.<br />
&#8211; <em>ipoglicemia</em>: può derivare da una carenza di cortisolo<br />
&#8211; <em>ipercalcemia</em>: l&#8217;esatta patogenesi non è chiara; si tratta spesso di un aumento del calcio totale, ma è possibile anche un aumento della concentrazione di calcio ionizzato.</li>
<li><em>analisi delle urine</em>: nonostante l’azotemia prerenale, che normalmente dovrebbe essere accompagnata da una concentrazione delle urine, nell’HypoA si osserva una riduzione del peso specifico delle urine (USG)</li>
</ul>
<p>c) screening del cortisolo</p>
<p>Se si sospetta un&#8217;HypoA, può essere utile controllare il cortisolo sierico. Se il cortisolo sierico è superiore al cut-off determinato in laboratorio, l&#8217;HypoA è molto improbabile. Questo valore limite viene spesso indicato a 20 ng/ml (2,0 ug/dl, 55 mmol/l). Se il valore è inferiore, è necessario eseguire un test di conferma di stimolazione con ACTH (ACTH-Stim) per diagnosticare l&#8217;HypoA.</p>
<p>d) test di stimolazione con ACTH</p>
<p>L&#8217;ACTH-Stim è il test necessario per la diagnosi di HypoA. Dopo un primo prelievo di sangue (siero), vengono iniettati 5 µg/kg di tetracosactide / cosintropina. È possibile l&#8217;iniezione intramuscolare, ma per standardizzare il test è preferibile la somministrazione endovenosa. Un secondo campione di sangue (siero) viene prelevato un&#8217;ora dopo l&#8217;iniezione. Il cortisolo viene determinato in entrambi i campioni di siero. Se i valori di cortisolo prima e dopo l&#8217;iniezione si trovano nel quarto inferiore dell&#8217;intervallo di riferimento per il cortisolo o al di sotto, si considera confermato l&#8217;HypoA.</p>
<h2>Il rapporto Na/K come metodo di screening</h2>
<p>Un rapporto Na/K basso può essere indicativo di HypoA. Tuttavia, la specificità non è particolarmente elevata. Esistono molte diagnosi differenziali (Tab. 2). Solo quando Na/K &lt; 20 sussiste una specificità adeguata. Va inoltre tenuto presente che l&#8217;HypoA non è sempre accompagnato da iperkaliemia.</p>
<p><strong>Tab. 2:</strong> Diagnosi differenziali per un rapporto Na/K ridotto</p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr style="color: #ffffff;" bgcolor="e51e1e">
<td><strong>Rapporto Na/K ridotto</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Ipoadrenocorticismo</td>
</tr>
<tr>
<td>Gastrointestinale</td>
</tr>
<tr>
<td>&#8211; parassiti (Ancylostoma spp, Trichuris spp)</td>
</tr>
<tr>
<td>&#8211; salmonellosi</td>
</tr>
<tr>
<td>&#8211; parvovirus, cimurro</td>
</tr>
<tr>
<td>&#8211; malassorbimento severo</td>
</tr>
<tr>
<td>&#8211; perforazione duodenale</td>
</tr>
<tr>
<td>torsione dello stomaco</td>
</tr>
<tr>
<td>Piometra</td>
</tr>
<tr>
<td>Micotossine</td>
</tr>
<tr>
<td>Insufficienza epatica</td>
</tr>
<tr>
<td>Chilotorace</td>
</tr>
<tr>
<td>Insufficienza cardiaca congestizia</td>
</tr>
<tr>
<td>Polidipsia primaria</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h2>Anche i cani sani possono mostrare valori molto bassi nella misurazione del cortisolo</h2>
<p>A causa del rilascio pulsante del cortisolo, i valori misurati possono risultare bassi.</p>
<p>Anche nei cani sani può succedere che la concentrazione sierica di cortisolo sia addirittura inferiore al limite di rilevazione. Per valori inferiori al cut-off è quindi sempre necessaria una stimolazione con ACTH.</p>
<h2>Perché il cortisolo dovrebbe essere inviato a un laboratorio per essere misurato</h2>
<p>L’organo ALIVE dell&#8217;ESVE (Società Europea di Endocrinologia Veterinaria) sottolinea la necessità di una corretta validazione dei test e di controlli di qualità eseguiti in sicurezza durante la misurazione del cortisolo. Si consiglia pertanto di misurare il cortisolo in un laboratorio di riferimento.</p>
<h2>Il siero è il materiale campione ottimale</h2>
<p>Il cortisolo può essere misurato anche dal plasma (eparina). Tuttavia, per standardizzare le misurazioni ormonali, è necessario utilizzare il siero. In ogni caso deve essere evitato l&#8217;utilizzo di campioni diversi all&#8217;interno dello stesso test di stimolazione.</p>
<h2>Non deve essere sempre “Addison”</h2>
<p>Una stimolazione del cortisolo insufficiente dopo l&#8217;iniezione di tetracosactide/cosintropina con una normale funzione surrenalica, può essere dovuta a risultati errati del test. Tuttavia, molto più frequentemente ne è responsabile il pretrattamento con glucocorticoidi. Anche piccole quantità, somministrate per un breve periodo nel passato o applicate localmente (compresi colliri e pomate per le orecchie), possono influenzare l&#8217;asse ipofisi-surrene. I glucocorticoidi somministrati per via esogena forniscono un feedback alla ghiandola pituitaria, che blocca la sua produzione di ACTH. Le surrenali reagiscono in modo molto sensibile a questa mancanza di stimolazione dell&#8217;ACTH endogeno con atrofia della corteccia surrenale. Il tempo necessario alla corteccia per riprendersi dipende dal singolo animale. Lo stesso vale per i progestinici che hanno anche un effetto glucocorticoide. L&#8217;anamnesi relativa ad eventuali trattamenti precedenti deve quindi essere effettuata con molta attenzione.</p>
<h2>Il desametasone può essere somministrato in caso di emergenza, se non può essere eseguita la stimolazione con ACTH?</h2>
<p>Il desametasone non viene rilevato dai test del cortisolo comunemente utilizzati e pertanto non interferisce con la misurazione. Se un paziente necessita immediatamente di un glucocorticoide in una situazione di emergenza, prima che possa essere effettuata la stimolazione con ACTH, è spesso raccomandato l&#8217;uso di desametasone. La stimolazione dell&#8217;ACTH deve però avvenire immediatamente dopo. Qualsiasi ritardo (anche di poche ore) può avere un impatto negativo sulla capacità di valutare il risultato del test. Il desametasone agisce sull&#8217;asse ipofisi-surrene come qualsiasi altro glucocorticoide.</p>
<h2>Il paziente pretrattato con glucocorticoidi</h2>
<p>Nei Beagle sani, i test funzionali sono rientrati nella normalità già due settimane dopo l&#8217;interruzione di un trattamento di tre mesi con prednisolone. Tuttavia, osservazioni provenienti da altri studi, hanno identificato pazienti che hanno dimostrato una risposta subnormale a tetracosactide/cosintropina anche dopo dosi relativamente basse di glucocorticoidi per diverse settimane dopo la sospensione. In generale, si raccomanda un intervallo di 6-8 settimane dalla somministrazione di glucocorticoidi.<br />
Se ciò non è possibile, si può prendere in considerazione la misurazione dell’ACTH endogeno (eACTH) e/o la misurazione della concentrazione sierica dell’aldosterone stimolato.</p>
<h2>Quando stimoliamo l’aumento di cortisolo e abbiamo comunque un ipoadrenocorticismo</h2>
<p>Nel caso classico, un paziente con HypoA non mostrerà alcun aumento della concentrazione di cortisolo come parte della stimolazione dell&#8217;ACTH. Tuttavia, va notato che una certa stimolazione del cortisolo è comunque possibile. Per la diagnosi di HypoA, il cut-off per il cortisolo stimolato è il quarto inferiore dell&#8217;intervallo di riferimento (spesso 20 ng/ml). Tuttavia, a volte si osservano anche valori di stimolazione più elevati, per cui, se vi è un ragionevole sospetto, l&#8217;HypoA non dovrebbe essere sempre escluso se il valore limite viene superato. Inoltre, è stato descritto un deficit isolato di aldosterone, associato a iperkaliemia e iponatriemia con stimolabilità fisiologica del cortisolo. Tuttavia questo è limitato ai casi clinici.</p>
<h2>Se il risultato dell’ACTH-Stim è discutibile</h2>
<p>È importante stabilire una correlazione con i sintomi clinici e le alterazioni diagnostiche di laboratorio. Più prove ci sono, più è probabile che il risultato venga interpretato come HypoA. In ogni caso è necessario verificare le diagnosi differenziali. È inoltre importante raccogliere un&#8217;anamnesi molto precisa relativa ad eventuali precedenti trattamenti con glucocorticoidi per il paziente, nonché alla terapia topica con glucocorticoidi per le persone che hanno regolari contatti con il paziente e devono essere esclusi errori nell&#8217;esecuzione del test.<br />
La misurazione dell’<strong>ACTH endogeno </strong>(eACTH) può supportare la diagnosi di HypoA primario. NeI HypoA primario, l&#8217;eACTH dovrebbe essere misurabile o elevato. Non viene rilasciato eACTH durante il pretrattamento con glucocorticoidi. Tuttavia, concentrazioni di eACTH inferiori al limite di rilevamento non sono prova di un deficit assoluto di eACTH e il test può quindi essere utilizzato solo come ausilio per interpretare l&#8217;ACTH-Stim in un caso positivo (eACTH rilevabile).<br />
Ci sono due ragioni per questo: in primo luogo, una gestione non ottimale del campione può portare a valori falsamente bassi a causa dell’instabilità dell’eACTH canino. D&#8217;altra parte, l&#8217;eACTH viene rilasciato in modo pulsante dall’ipofosi. Se il sangue viene prelevato in un momento in cui non c&#8217;è secrezione, avremo la misurazione di una bassa concentrazione.</p>
<blockquote><p>
<strong>L&#8217;eACTH canino è instabile. Per una misurazione affidabile, è essenziale il plasma EDTA centrifugato e pipettato, che deve arrivare refrigerato in laboratorio.</strong>
</p></blockquote>
<h2>Se non è possibile eseguire un test di stimolazione con ACTH</h2>
<p>Se non è possibile eseguire la stimolazione con ACTH, può essere utile il rapporto cortisolo/eACTH. Tuttavia, al momento rimane discutibile se possa sostituire l’ACTH-Stim come test diagnostico, anche se ci sono studi che lo supportano. È importante sottolineare che il plasma EDTA per la determinazione dell&#8217;eACTH deve essere inviato refrigerato per evitare misurazioni errate.</p>
<h2>Parola chiave: ipoadrenocorticismo eunatremico/eucalemico (Addison “atipico”)</h2>
<p>La presenza di iperkaliemia è un segno di carenza di aldosterone. Tuttavia, ci sono pazienti che non mostrano le tipiche alterazioni di elettrolitici. Tuttavia non è ammissibile la conclusione opposta, secondo cui questi pazienti presentano sempre una carenza isolata di cortisolo con una sufficiente produzione di aldosterone. Anche nei pazienti con HypoA primaria “classica”, in cui sia il cortisolo che l’aldosterone non sono prodotti in modo adeguato, gli elettroliti possono rimanere entro il range di riferimento in determinate condizioni. Può verificarsi una carenza isolata di glucocorticoidi, ma è piuttosto rara. La presenza e la stimolabilità dell&#8217;aldosterone possono indicare se esiste o meno un deficit corrispondente, terapeuticamente rilevante.</p>
<h2>L&#8217;ipoadrenocorticismo: anche nei gatti</h2>
<p>L&#8217;HypoA, sebbene raramente, è stato descritto nei gatti. In particolare, in letteratura viene spesso citata la razza British Shorthair. I sintomi sono simili a quelli dei cani. Anche la diagnosi viene effettuata tramite la stimolazione dell&#8217;ACTH. I cut-off diagnostici vengono estrapolati dal cane.</p>
<h2>I parametri e i profili Laboklin per la diagnosi dell&#8217;ipoadrenocorticismo</h2>
<p>Oltre alle misurazioni individuali di cortisolo, eACTH e aldosterone, Laboklin offre la misurazione di cortisolo e aldosterone come parte del ACTHStim, il rapporto cortisolo/eACTH e altri utili profili (Tab. 3).</p>
<p>Il profilo “Addison” contiene parametri importanti per lo screening in caso di sospetta HypoA. Dato che l’HypoA è spesso accompagnata da sintomi gastrointestinali aspecifici, il nuovo profilo intestinale include anche la misurazione del cortisolo insieme ad altri parametri importanti: come PLI e TLI.</p>
<p><strong>Tab. 3:</strong> Profili aggiornati e combinazioni di parametri a tua disposizione presso Laboklin, utili quando si sospetta un’ipoadrenocorticismo</p>
<table>
<tbody>
<tr bgcolor="e51e1e">
<td><span style="color: #ffffff;"><strong>Esame</strong></span></td>
<td><span style="color: #ffffff;"><strong>Parametri compresi</strong></span></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Test di stimol. con ACTH</strong></td>
<td>2 x cortisolo</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Profilo Addison</strong></td>
<td>cortisolo, potassio, sodio, cloruro, glucosio, albumina, creatinina</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Rapporto cortisolo/ACTH</strong></td>
<td>eACTH, cortisolo</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Profilo enterico</strong></td>
<td>proteine, albumina, globuline, rapporto alb/glob, potassio, sodio, Cloruro, cortisolo, PLI, TLI, vitamina B12, acido folico, emocromo</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Jennifer von Luckner</em></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1722506228023"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<h6><a href="http://www.esve.org/alive/search.aspx"><span style="color: #808080;"><strong>https://www.esve.org/alive/search.aspx</strong></span></a></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Boretti FS, Meyer F, Burkhardt WA, Riond B, Hofmann-Lehmann R, Reusch CE, Sieber-Ruckstuhl NS. Evaluation of the cortisol-to-ACTH ratio in dogs with hypoadrenocorticism, dogs with diseases mimicking hypoadrenocorticism and in healthy dogs. J Vet Intern Med. 2015; 29: 1335-41.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>DeClue, AE, Martin LG, Behrend EN, Cohn LA, Dismukes DI, Lee HP. Cortisol and aldosterone response to various doses of cosyntropin in healthy cats. JAVMA. 2011; 238 )2): 176-182.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Guzman RPJ, Bennaim M, Shiel RE, Mooney CT. Diagnosis of canine spontaneous hypoadrenocorticism. Canine Med Gen 2022; 9.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Javadi S, Galac S, Boer P, Robben JH, Teske E, Kooistra HS. Aldosteroneto-renin and cortisol-to-adrenocorticotropic hormone ratios in healthy dogs and dogs with primary hypoadrenocorticism. J Vet Intern Med 2006; 20: 556-61.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Lathan P, Scott-Moncireff JC, Wills RW. Use of the cortisol-to-ACTH ratio for diagnosis of primary hypoadrenocorticism in dogs. J Vet Intern. Med. 2014; 28: 1546-50.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Moya MV, Refsal KR, Langlois DK. Investigation of the urine cortisol to creatinine ratio of the diagnosis of hypoadrenocorticism in dogs. J Am Vet Med Assoc. 2022; 13: 1041-1047.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Sieber-Ruckstuhl NS, Harburger L, Hofer N, Kümmerle C, Müller C, Riond B, Hofmann-Lehmann R, Reusch CE, Boretti FS. Clinical features and long-term management of cats with primary hypoadrenocorticism using desoxycorticosterone pivalate and prednisolone. J Vet Intern Med. 2023; 37 (2): 420-427.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Tardo AM, Galiazzo G, Pietra M, Gaspardo A, Calistri M, Fracassi F. Prospective evaluation of the prevalence of eunatraemic eukalamic hypoadrenocorticism in dogs with chronic gastrointestinal signs and risk of misdiagnosis in dogs with previous glucocorticoid administration. </strong></span><span style="color: #808080;"><strong>ECVIM 2021. Abstract</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Wakayama JA, Furrow E, Merkel LK, Armstrong PJ. A retrospective study of dogs with atypical hypoadrenocorticism: a diagnostic cut-off or continuum? J Small Anim Pract. 2017; 58 (7): 365-371.</strong></span></h6>
<h6></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1719828402769 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1719826336044"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1734604803057 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/12/Ipoadrenocorticismo_suggerimenti_diagnostici_e_insidie-1.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1719826345618"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/12/Ipoadrenocorticismo_suggerimenti_diagnostici_e_insidie-1.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ipoadrenocorticismo: suggerimenti diagnostici e insidie</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Disturbi della coagulazione nel cane</title>
		<link>https://laboklin.com/it/disturbi-della-coagulazione-nel-cane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadja Hartmann]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 08:54:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[Quanto spesso vivi queste esperienze nella tua struttura?
Un cucciolo di otto settimane sviluppa un grande ematoma dopo l’ìnserimento del microchip...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Quanto spesso vivi queste esperienze nella tua struttura?<br />
Un cucciolo di otto settimane sviluppa un grande ematoma dopo l’ìnserimento del microchip&#8230; Una cagna mostra un aumento del sanguinamento durante il calore e un sanguinamento successivo insolito durante la castrazione&#8230; Un Labrador ha mangiato qualcosa nel parco qualche giorno fa e ora mostra apatia, lividi e tosse&#8230; Un paziente portato al pronto soccorso presenta una grave trombocitopenia&#8230; scenari non infrequenti che possono davvero rendere complicata la quotidianità nella tua struttura.<br />
Nella vita di tutti i giorni ci si confronta con disturbi della coagulazione sia congeniti che acquisiti.<br />
Fisiologicamente, dopo (micro)traumi, si formano trombi nei vasi per limitare la perdita di sangue. L’interazione tra fattori promotori della coagulazione e anticoagulanti è importante. Se questi processi vengono interrotti, possono verificarsi gravi emorragie o formazione di trombi.<br />
<strong>I disturbi della coagulazione </strong>sono sempre condizioni potenzialmente pericolose per la vita del paziente, soprattutto se rimangono inosservati.<br />
Un&#8217;anamnesi dettagliata, un esame clinico e una diagnosi corretta sono quindi estremamente importanti per individuare precocemente i cambiamenti e trattarli adeguatamente.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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		</div>
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			<h2>Iter diagnostico</h2>
<p><strong>Anamnesi ed esame clinico</strong></p>
<p>L’anamnesi di un paziente con disturbi della coagulazione può essere complessa. Non è sempre chiaro fin dall&#8217;inizio che si tratti di un disturbo della coagulazione. Un’anamnesi dettagliata è quindi fondamentale.</p>
<p>L’anamnesi generale della coagulazione comprende:</p>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>razza, età e sesso del paziente</li>
<li>prevenzione regolare delle zecche?</li>
<li>anamnesi estera</li>
<li>condizioni preesistenti</li>
<li>al paziente è mai stato diagnosticato un disturbo della coagulazione o una trombosi?</li>
<li>anamnesi familiare: sono noti disturbi della coagulazione nella cucciolata o nei genitori?</li>
<li>sono stati osservati sanguinamenti insolitamente lunghi o aumentati dopo lesioni e procedure?<br />
&#8211; Cure dentistiche/cambio dei denti<br />
&#8211; Castrazione<br />
&#8211; Nascite<br />
&#8211; Periodi di caldo<br />
&#8211; Altri interventi chirurgici o traumi</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>Il paziente sta assumendo farmaci che possono influenzare la coagulazione del sangue?<br />
&#8211; Antidolorifici<br />
&#8211; Farmaci per fluidificare il sangue<br />
&#8211; Altri farmaci (antibiotici, integratori alimentari, vitamine, …)</li>
</ul>
</li>
</ul>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>il paziente potrebbe aver ingerito qualcosa?<br />
&#8211; Veleno per topi<br />
&#8211; Farmaci del proprietario</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Oltre all’anamnesi, è importante un esame clinico approfondito.<br />
I disturbi dell&#8217;<strong>emostasi primaria </strong>sono spesso caratterizzati da diffuse alterazioni del colore mucocutaneo dovute a difetti vascolari. Possono verificarsi petecchie (emorragie puntiformi), ecchimosi (piccole aree di sanguinamento della pelle o delle mucose), emorragie mucocutanee ed epistassi. Se è alterata l&#8217;<strong>emostasi secondaria</strong>, è più probabile che si verifichino ematomi, versamenti della cavità corporea e sanguinamento nelle grandi articolazioni.<br />
<strong>Attenzione</strong>: l’anamnesi e il quadro clinico del paziente sono importanti per valutare la presenza di un&#8217;aumentata tendenza al sanguinamento e se si tratta di un disturbo dell&#8217;emostasi primaria o secondaria.</p>
<p><strong>Diagnostica di laboratorio</strong></p>
<p>Per ulteriori approfondimenti vengono valutati alcuni test diagnostici di laboratorio. (Solo) i test generali non sono sempre utili. Ad esempio, il tempo di tromboplastina parziale attivata (aPTT) e il tempo di tromboplastina (PT) possono rimanere invariati anche se il paziente ha un problema di coagulazione. A seconda del sospetto, dovrebbe essere effettuato anche un emocromo completo con particolare attenzione alla conta piastrinica e ai valori degli organi. A seconda dei risultati e del sospetto clinico, sono quindi necessari ulteriori accertamenti.</p>
<p><strong>Preanalitica</strong></p>
<p>La preanalitica comprende tutte le aree precedenti all&#8217;analisi vera e propria. La preanalitica fornisce un contributo decisivo all&#8217;importanza dei risultati diagnostici di laboratorio. Ciò vale in particolare per tutti i valori della coagulazione.</p>
<p>In generale, una tecnica di prelievo scorretta, una grave congestione o un ordine errato nel riempimento delle provette possono portare ad una falsificazione dei risultati di laboratorio. Le provette con citrato devono essere sempre riempite per prime se si sospettano disturbi della coagulazione. Il motivo è semplice: oggi le provette per il siero sono spesso rivestite con i cosiddetti procoagulanti. Si tratta di sostanze che favoriscono la coagulazione. Questi possono essere trasferiti nella provetta di citrato dando una contaminazione e quindi falsificare notevolmente i risultati della misurazione.</p>
<p>A seconda del produttore, le provette di citrato possono avere colori diversi (solitamente blu o verde) e sono disponibili in diverse dimensioni.<br />
Il fattore decisivo è il corretto rapporto di miscelazione (9 parti di sangue, 1 parte di citrato di sodio). A differenza di tutti gli altri anticoagulanti, la coagulazione del sangue contenente citrato di sodio può essere riavviata aggiungendo attivatori. La quantità di attivatore è adattata esattamente al rapporto di miscelazione nella provetta, motivo per cui questa deve essere riempita esattamente fino alla linea di riempimento indicata. Una deviazione nel livello di riempimento può portare ad una falsificazione dei risultati di laboratorio e quindi a valori non validi per il paziente. Poiché l&#8217;esperienza dimostra che queste provette vengono utilizzate raramente, prima del loro utilizzo è necessario verificare anche la data di scadenza. Anche la formazione di coaguli più o meno grandi falsa l&#8217;analisi o addirittura la rende impossibile.<br />
<strong>Attenzione</strong>: controlla regolarmente le tue provette e la loro data di scadenza. Rispetta il livello di riempimento.</p>
<h2>Test di coagulazione</h2>
<p>Una panoramica dei diversi test di coagulazione è riportata nella Tab. 1.</p>
<table>
<tbody valign="top">
<tr style="color: #ffffff;" bgcolor="#e51e1e">
<td width="168"><strong>Esame</strong></td>
<td width="212"><strong>Descrizione</strong></td>
<td width="222"><strong>Interpretazione</strong></td>
<td width="88"><strong>Materiale</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="168"><strong>Concentrazione piastrinica</strong></td>
<td width="212">conteggio piastrinico completamente automatico o stima microscopica delle piastrine</td>
<td width="222">trombocitopenia: diminuzione della produzione, aumento del consumo o aumento della distruzione/perdita</td>
<td width="88">sangue in EDTA</td>
</tr>
<tr>
<td width="168"><strong>PT (tempo di tromboplastina) (Quick test)</strong></td>
<td width="212">via estrinseca e generale</td>
<td width="222">quantità ridotta o attività ridotta dei fattori VII, X, V, II, I (ad esempio in caso di intossicazione con veleno per topi)</td>
<td width="88">plasma citrato</td>
</tr>
<tr>
<td width="168"><strong>aPTT</strong> <strong>(tempo di troboplastina parz. attivata)</strong></td>
<td width="212">via intrinseca e generale</td>
<td width="222">diminuzione della quantità o diminuzione dell&#8217;attività di precallicreina, HMK, fattore XII, XI, IX, VIII, X, V, II, I</td>
<td width="88">plasma citrato</td>
</tr>
<tr>
<td width="168"><strong>TCT (tempo di trombina, ,,thrombin clotting time&#8221;)</strong></td>
<td width="212">conversione della via estrinseca e generale del fibrinogeno in fibrina</td>
<td width="222">controllo della terapia (eparina) &#8211;<br />
Il fibrinogeno diminuisce con l&#8217;aumentare del consumo</td>
<td width="88">plasma citrato</td>
</tr>
<tr>
<td width="168"><strong>D-Dimeri</strong></td>
<td width="212">prodotto di degradazione durante la lisi della fibrina</td>
<td width="222">un aumento della fibrinolisi può essere indicativo di ipercoagulopatia o di aumento della formazione di coaguli</td>
<td width="88">plasma citrato</td>
</tr>
<tr>
<td width="168"><strong>Fibrinogeno</strong></td>
<td width="212">viene convertito in fibrina</td>
<td width="222">infiammazione (aumento), consumo con ipercoagulabilità</td>
<td width="88">plasma citrato</td>
</tr>
<tr>
<td width="168"><strong>ACT<br />
</strong><strong>(„activated</strong> <strong>clotting</strong> <strong>time“)</strong></td>
<td width="212">via intrinseca e generale</td>
<td width="222">diminuzione della quantità o dell&#8217;attività dei fattori IX, VIII, II, I (sensibilità inferiore rispetto all&#8217;aPTT)</td>
<td width="88">sangue intero</td>
</tr>
<tr>
<td width="168"><strong>Fattore </strong><strong>VIII</strong></td>
<td width="212">via intrinseca e generale</td>
<td width="222">quantità ridotta o attività ridotta del fattore VIII &#8211; Emofilia A</td>
<td width="88">plasma citrato</td>
</tr>
<tr>
<td width="168"><strong>Fattore </strong><strong>IX</strong></td>
<td width="212">via intrinseca e generale</td>
<td width="222">quantità ridotta o attività ridotta del fattore IX &#8211; Emofilia B</td>
<td width="88">plasma citrato</td>
</tr>
<tr>
<td width="168"><strong>vWF (fattore di Von Willebrand)</strong></td>
<td width="212">livello di attività in percentuale</td>
<td width="222">la riduzione influisce sull&#8217;emostasi primaria</td>
<td width="88">plasma citrato</td>
</tr>
<tr>
<td width="168"><strong>TEG<br />
</strong><strong>(tromboelastografia)</strong></td>
<td width="212">test di funzionalità piastrinica Importante: è obbligatoria la tempestiva esecuzione!</td>
<td width="222">Iper- o ipocoagulabilità</td>
<td width="88">sangue intero citrato</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Disturbi dell&#8217;emostasi primaria</h2>
<p>Diverse malattie possono portare a disturbi dell&#8217;emostasi primaria. Questi includono trombocitopenia e disfunzione piastrinica.</p>
<p><strong>Trombocitopenia</strong></p>
<p>Nella maggior parte dei casi, la trombocitopenia nei piccoli animali è un reperto casuale. La trombocitopenia è una riduzione della conta piastrinica al di sotto del valore specie-specifico. Le trombocitopenie indicano solitamente un processo patologico che può portare a disturbi della coagulazione se le concentrazioni piastriniche sono gravemente ridotte. Spesso esiste più di una causa di trombocitopenia.<br />
Si può fare una distinzione tra pseudo- e vera trombocitopenia. La prima si verifica quando non tutte le piastrine presenti vengono contate durante la conta. Pertanto, prima di qualsiasi ulteriore chiarimento, si consiglia sempre una valutazione microscopica manuale come controllo. Possibili cause della vera trombocitopenia sono una ridotta produzione nel midollo osseo, un aumento del consumo, la distruzione delle piastrine o un aumento del sequestro.</p>
<p><strong>Carenza del fattore di Von Willebrand</strong></p>
<p>La <strong>malattia di Von Willebrand (vWD) </strong>è il disturbo ereditario della coagulazione del sangue più comune, con vari gradi di gravità, che deriva da un fattore di von Willebrand (vWF) difettoso o addirittura mancante nel sangue. Il VWF è un fattore importante nella coagulazione del sangue. Un vWF mancante o difettoso significa che gli animali colpiti sanguinano a lungo se feriti e, a seconda della gravità, possono anche morire dissanguati. Il sanguinamento colpisce soprattutto le superfici delle mucose. Ulteriori malattie e stress fisico e psicologico possono aumentare il sanguinamento. I segni tipici includono sanguinamento ripetuto nel tratto gastrointestinale (con o senza diarrea), epistassi, sanguinamento delle gengive, sanguinamento prolungato durante il calore, zoppia dovuta a sanguinamento delle articolazioni, lividi sulla superficie corporea, sanguinamento eccessivo da unghie tagliate troppo corte o dopo le operazioni.</p>
<p>Esistono tre diverse forme di questa malattia (tipi 1, 2 e 3). La vWD tipo 1 è la più lieve delle tre forme. Nei risultati di laboratorio non sono stati osservati prolungamenti del PT, dell&#8217;aPTT e del TCT.</p>
<h2>Disturbi dell&#8217;emostasi secondaria</h2>
<p>Ci sono molte malattie che innescano un disturbo dell’emostasi secondaria. Possono essere congenite o acquisite.</p>
<p><strong>Emofilia A e B</strong></p>
<p>Questa malattia rientra tra i disturbi congeniti della coagulazione (ereditarietà x-gonosomica recessiva). Gli animali maschi sono clinicamente malati o sani, mentre le femmine sono solitamente portatrici clinicamente inapparenti. La causa dell&#8217;emofilia è una carenza o una ridotta attività del <strong>fattore VIII (emofilia A) </strong>o <strong>del fattore IX (emofilia B)</strong>. Sono possibili tendenze al sanguinamento da lievi a gravi.<br />
I sintomi clinicamente evidenti negli animali affetti possono includere ematomi più grandi, epistassi e sanguinamento dalla pelle, dai muscoli e dalle articolazioni. I casi gravi, dopo importanti lesioni o operazioni, possono essere fatali. L’emofilia si verifica spesso nei gruppi familiari o razziali. L&#8217;emofilia A è uno dei più importanti disturbi ereditari della coagulazione del sangue nella razza <strong>Havanese</strong>.<br />
L&#8217;emofilia B è uno dei più importanti disturbi ereditari della coagulazione del sangue nella razza <strong>Rhodesian Ridgeback</strong>.</p>
<p><strong>Malattie del fegato</strong></p>
<p>Le malattie del fegato possono portare ad una ridotta produzione di fattori anticoagulanti e promotori della coagulazione. PT, aPTT, ACT o TCT possono essere aumentati. Il sanguinamento è raro, ma può verificarsi in caso di grave insufficienza epatica o come parte di un disturbo della coagulazione intravascolare disseminata.</p>
<p><strong>Antagonisti o carenza della vitamina K</strong></p>
<p><strong>Gli antagonisti della vitamina K </strong>(ad es. derivati della cumarina &#8211; veleno per topi, meliloto, farmaci) provocano emorragie interne e/o esterne, che di solito si verificano entro 3-7 giorni dopo l&#8217;ingestione. Poiché i derivati cumarinici hanno una potenza molto elevata e una molto bassa concentrazione plasmatica, il rilevamento diretto dal plasma è difficile. Tuttavia, queste sostanze influenzano il ciclo della vitamina K inibendo l’epossido reduttasi. Ciò consente di misurare qualsiasi aumento della concentrazione dell&#8217;<strong>epossido di vitamina K </strong>(“attività cumarina”). Nei test di coagulazione, in genere si riscontra prima un aumento del PT (&#8220;valore Quick&#8221;) e successivamente si ritrovano solitamente aumentati anche l&#8217;aPTT e il TCT.</p>
<p><strong>Coagulopatia da consumo</strong></p>
<p>Una <strong>coagulopatia da consumo </strong>(<strong>coagulopatia intravascolare disseminata</strong>, &#8220;<strong>DIC</strong>&#8220;) è un disturbo della coagulazione che si verifica a causa dell&#8217;attivazione intravascolare della coagulazione del sangue. Porta ad un consumo notevolmente maggiore di fattori della coagulazione del plasma e di piastrine. Ciò si manifesta con una carenza di questi fattori e trombocitopenia. Il risultato può essere il sanguinamento. La CID si verifica sempre in seguito a malattie che provocano una coagulazione inadeguata o eccessiva. Queste includono tra le altre cause: grave necrosi tissutale, colpo di calore, infezione da Angiostrongylus vasorum, neoplasia, endotossiemia, sepsi, malattia epatica, avvelenamento e pancreatite.</p>
<p>I risultati di laboratorio possono mostrare trombocitopenia, prolungamento del PT, aPTT e TCT e un aumento dei D-dimeri.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>La coagulazione del sangue è un argomento complesso. I disturbi della coagulazione non sono sempre facili da diagnosticare e questi casi possono risultare particolarmente complicati. Tuttavia, con un&#8217;anamnesi approfondita e gli esami giusti, è possibile emettere una diagnosi corretta in modo che tutto torni nella norma.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Annemarie E. Baur-Kaufhold</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1722506228023"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<h5>Approfondimenti</h5>
<ol>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Collection of Diagnostic Venous Blood Specimens; Approved Guideline—Seventh Edition. CLSI document CLSI GP41, 14-28. Wayne, PA: Clinical and Laboratory Standards Institute; 2017.</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Pschyrembel Pschyrembel &#8211; Klinisches Wörterbuch. 267. Aufl. Berlin/Boston: De Gruyter; 2017</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Stockham SL, Scott MA. Platelets. In: Fundamentals of veterinary clinical pathology, Blackwell Publishing, Aimes 2nd , 2008: 233-43.</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Stockham SL, Scott MA. Platelets. In: Fundamentals of veterinary clinical pathology, Blackwell Publishing, Aimes 2nd , 2008: 244-46.</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Stockham SL, Scott Hemostasis. In: Fundamentals of veterinary clinical pathology, Blackwell Publishing, Aimes 2nd edn., 2008: 301.</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Stockham SL, Scott Hemostasis. In: Fundamentals of veterinary clinical pathology, Blackwell Publishing, Aimes 2nd edn., 2008: 301-02.</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Giger 2000. Hereditary blood diseases. In: Feldman BF, Zinkl JG, Jain NC.: Schalm´s Veterinary Hematology. Philadelphia: Lippincott Williams &amp; Wilkins; 2010: 955-59.</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Stockham SL, Scott Hemostasis. In: Fundamentals of veterinary clinical pathology, Blackwell Publishing, Aimes 2nd edn., 2008: 304-05.</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Stockham SL, Scott Hemostasis. In: Fundamentals of veterinary clinical pathology, Blackwell Publishing, Aimes 2nd edn., 2008: 305-07.</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Carlisle DM, Blaschke TF. Vitamin K1, vitamin K1 epoxide and warfarin interrelationships in the Biochem Pharmacol 1981; 30(21): 2931-6.doi: 10.1016/0006-2952(81)90255-0.</strong></span></h6>
</li>
<li>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Stockham SL, Scott Hemostasis. In: Fundamentals of veterinary clinical pathology, Blackwell Publishing, Aimes 2nd edn., 2008: 308-09.</strong></span></h6>
</li>
</ol>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1719828402769 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1719826336044"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1733129650431 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/12/Disturbi_della_coagulazione_nel_cane.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1719826345618"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><strong><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/12/Disturbi_della_coagulazione_nel_cane.pdf" target="_blank" rel="noopener">Disturbi della coagulazione nel cane</a></strong></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Infezioni da micoplasma nei piccoli mammiferi</title>
		<link>https://laboklin.com/it/infezioni-da-micoplasma-nei-piccoli-mammiferi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadja Hartmann]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Sep 2024 11:28:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[Conigli, porcellini d'India, ratti, ecc. sono animali domestici molto apprezzati e pazienti ormai quotidiani nei nostri ambulatori per piccoli animali. Come per tutti gli animali, anche nei piccoli mammiferi i micoplasmi rivestono una grande importanza. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Conigli, porcellini d&#8217;India, ratti, ecc. sono animali domestici molto apprezzati e pazienti ormai quotidiani nei nostri ambulatori per piccoli animali. Come per tutti gli animali, anche nei piccoli mammiferi i micoplasmi rivestono una grande importanza. Di solito sono specifici dell&#8217;ospite, quindi una diversa specie di micoplasma ha rilevanza clinica per (quasi) ogni specie animale.</p>
<h2>Micoplasma – batteri speciali</h2>
<p>I micoplasmi sono batteri gram-negativi. Sono da aerobi ad anaerobi facoltativi e sono parassiti obbligatori. Sono particolarmente unici perché non hanno una parete cellulare: sono limitati solo da una membrana citoplasmatica e sono anche i più piccoli organismi autoreplicanti. Preferiscono gli epiteli delle vie respiratorie e urogentali, le cartilagini articolari, occhi e ghiandole mammarie. Le infezioni da micoplasma sono croniche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Nota: </strong>la terminologia sta attualmente cambiando, <em>Mycoplasma </em>è già diventato <em>Mycoplasmopsis </em>in alcuni luoghi, in questo articolo ci atterremo a <em>Mycoplasma </em>per tutti gli agenti patogeni per ragioni di semplicità.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>A causa delle loro peculiarità morfologiche, i micoplasmi possono essere coltivati culturalmente solo in condizioni molto particolari.<br />
Queste sono lunghe, costose e non rilevanti nella diagnostica di routine. La sierologia può essere effettuata solo per alcune specie di micoplasmi, ma poiché la sieroconversione talvolta richiede mesi e non consente di trarre conclusioni sulla rilevanza clinica, questa non è uno strumento diagnostico efficace in caso di malattia. L&#8217;individuazione sensibile e rapida di un&#8217;infezione da micoplasma si ottiene utilizzando la reazione a catena della polimerasi (PCR).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Importante: </strong>per la diagnostica mediante PCR è necessario un tampone asciutto (senza terreno di trasporto) dell&#8217;orofaringe/congiuntiva o un campione di lavaggio (broncoalveolare o nasale). I campioni devono essere prelevati prima dell&#8217;inizio del trattamento! Non è possibile creare un antibiogramma dopo un risultato PCR positivo.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>13 delle 159 specie attualmente classificate del genere Mycoplasma sono associate ai piccoli mammiferi (al 2022, tab. 1). Di queste 13 specie, solo poche hanno una reale rilevanza clinica e le esamineremo da vicino di seguito.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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<a href='https://laboklin.com/it/infezioni-da-micoplasma-nei-piccoli-mammiferi/frequenza-di-rilevamento-di-m_pulmonis-mediante-pcr/'><img decoding="async" width="1024" height="671" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Frequenza-di-rilevamento-di-M_pulmonis-mediante-PCR-1024x671.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Frequenza-di-rilevamento-di-M_pulmonis-mediante-PCR-1024x671.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Frequenza-di-rilevamento-di-M_pulmonis-mediante-PCR-300x197.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Frequenza-di-rilevamento-di-M_pulmonis-mediante-PCR-768x503.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Frequenza-di-rilevamento-di-M_pulmonis-mediante-PCR.jpg 1054w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/infezioni-da-micoplasma-nei-piccoli-mammiferi/frequenza-di-rilevamento-di-m_pulmonis/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="694" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Frequenza-di-rilevamento-di-M_pulmonis-1024x694.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Frequenza-di-rilevamento-di-M_pulmonis-1024x694.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Frequenza-di-rilevamento-di-M_pulmonis-300x203.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Frequenza-di-rilevamento-di-M_pulmonis-768x520.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Frequenza-di-rilevamento-di-M_pulmonis.jpg 1051w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
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		</div>
	</div>
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			<table width="661">
<tbody>
<tr style="color: #ffffff;" bgcolor="#e51e1e">
<td width="261"><strong>Patogeno</strong></td>
<td width="248"><strong>Malattie</strong></td>
<td width="152"><strong>Specie</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><strong><em>Mycoplasma pulmonis</em></strong></td>
<td width="248">micoplasmosi respiratoria murina (MRM), infezioni del tratto genitale, artrite</td>
<td width="152">topo, ratto, coniglio (cavia, criceto sinano, uomo)</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><em>Mycoplasma arthritidis</em></td>
<td width="248">per lo più subclinica, raramente artrite</td>
<td width="152">topo, ratto</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><em>Mycoplasma neurolyticum</em></td>
<td width="248">&#8220;rolling mouse syndrome&#8221;, solo speimentale, non sono note infezioni naturali</td>
<td width="152">topo, ratto</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><em>Mycoplasma collis</em></td>
<td width="248">congiuntivite (un unico rapporto del 1980)</td>
<td width="152">topo, ratto</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><em>Mycoplasma muris</em></td>
<td width="248">nessuna conosciuta</td>
<td width="152">topo</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><em>Mycoplasma coccoides</em></td>
<td width="248">per lo più subcliniche, raramente anemie emolitiche</td>
<td width="152">topo</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><em>Candidatus Mycoplasma haemomurismusculi</em></td>
<td width="248">per lo più subcliniche, raramente anemie emolitiche</td>
<td width="152">topo (roditore selvatico)</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><em>Candidatus Mycoplasma haemomuris ssp. ratti</em></td>
<td width="248">per lo più subcliniche, raramente anemie emolitiche</td>
<td width="152">ratto (roditore selvatico)</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><em>Candidatus Mycoplasma ravipulmonis</em></td>
<td width="248">malattia del polmone grigio</td>
<td width="152">topo da laboratorio</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><strong><em>Mycoplasma caviae</em></strong></td>
<td width="248">malattie respiratorie</td>
<td width="152">cavia</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><em>Mycoplasma cavipharyngis</em></td>
<td width="248">nessuna conosciuta</td>
<td width="152">cavia</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><em>Mycoplasma cricetulli</em></td>
<td width="248">nessuna conosciuta</td>
<td width="152">criceto cinese</td>
</tr>
<tr>
<td width="261"><em>Mycoplasma oxeniensis</em></td>
<td width="248">nessuna conosciuta</td>
<td width="152">criceto cinese</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<h6><span style="color: #000000;">Tab. 1: specie classificate di micoplasma nei piccoli mammiferi &#8211; <em>M. pulmonis </em>e <em>M. cavaie </em>sono particolarmente rilevanti dal punto di vista clinico</span><br />
<span style="color: #000000;">(immagine: Klas, E-M., Liebscher, J. Infezioni da micoplasma associate al tratto respiratorio nei piccoli mammiferi, piccoli animali in particolare 2024; 27; 12-26 © 2024, Thieme )</span></h6>
<h2></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2><em>Mycoplasma pulmonis</em></h2>
<p><em>Mycoplasma (M.) pulmonis </em>è l&#8217;agente eziologico della micoplasmosi respiratoria murina ed è considerato il più importante patogeno respiratorio nei ratti e nei topi. I segni della malattia vanno da sintomi aspecifici, come ridotto benessere generale e perdita di peso, a rinite, otite e dispnea fino a polmonite grave. Inoltre, in relazione alle infezioni da <em>M. pulmonis </em>(soprattutto nei ratti) si verificano artrite e disturbi della fertilità come endometrite e sapingite<em>. </em></p>
<p><em>M. pulmonis </em>è stato rilevato anche nelle cavie, nei conigli e nei criceti. Tuttavia è stato possibile stabilire un collegamento con i sintomi respiratori solo nei conigli, per ora più negli animali destinati alla produzione alimentare e meno negli animali domestici. Attualmente si presume che <em>M. pulmonis </em>non causi alcuna malattia nell&#8217;uomo, sebbene la rilevazione (sierologica e diretta mediante PCR) abbia già avuto successo. In termini di diagnosi differenziale, sono particolarmente importanti nei ratti <em>Streptococcus pneumoniae</em>, <em>Corynebacterium kutcheri </em>e <em>Filobacterium rodentium </em>(CAR Bacillus).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Importante: </strong>tutte le malattie causate dal micoplasma sono <strong>malattie multifattoriali</strong>. Lo stress, la carenza vitaminica, le cattive condizioni abitative o altre infezioni favoriscono la malattia e peggiorano il decorso clinico.
</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo valutato 496 test PCR per <em>M. pulmonis </em>inviati dal 2021 al 2023. Di questi 496 test, 221 sono risultati positivi, ovvero il 44,6%. Considerando i singoli anni, nel 2021 sono risultati positivi il 43,4% (85/196), nel 2022 <em>M. pulmonis </em>è stato rilevato nel 48,2% (94/195) e nel 2023 nel 40% (42/105) (Fig. 1). Gli studi PCR sono stati condotti su molti piccoli mammiferi diversi, tra cui ratti, topi, porcellini d&#8217;India, conigli ma anche gerbilli, criceti e altre specie.<br />
Poiché l&#8217;agente patogeno svolge un ruolo soprattutto nei topi e nei ratti, abbiamo esaminato separatamente queste specie animali (fig. 2). Nel complesso, il 77,6% (218/281) delle risposte è stato positivo. Ciò corrisponde alla letteratura, dove si parla di una prevalenza del 70% nei ratti domestici (rilevazione PCR). <em>M. pulmonis </em>deve essere sempre preso in considerazione nella diagnosi differenziale, soprattutto nei ratti e nei topi con sintomi respiratori.</p>
<h2><em>Mycoplasma caviae</em></h2>
<p>Questo patogeno ha ricevuto solo recentemente maggiore attenzione, sebbene sia stato descritto per la prima volta negli anni &#8217;07. Nelle cavie, <em>M. caviae </em>è responsabile di sintomi simili a quelli del <em>M. pulmoni</em>s nei topi e nei ratti: anoressia, letargia, naso che cola e dispnea fino a grave polmonite interstiziale.</p>
<p>Anche qui sono possibili artriti e disturbi della fertilità (metrite). Vengono descritte anche congiuntivite e linfoadenite. La diagnosi differenziale si pone con le infezioni da <em>Streptococcus pneumoniae </em>e <em>Bordetella bronchiseptica</em>.</p>
<p>Abbiamo esaminato retrospettivamente un totale di 171 campioni (tamponi di naso e/o gola, campioni di lavaggio) prelevati da cavie dal 2021 al 2023.<br />
<em>M. caviae </em>è stato rilevato nel 9,3% (5/54) dei campioni nel 2021, nel 6,8% (3/44) nel 2022 e nel 5,5% (4/73) nel 2023 (Fig. 3). Nel complesso, il 7% (12/171) delle cavie esaminate erano positive a <em>M. caviae</em>. Poiché questi studi sono stati condotti senza commissione e senza alcuna conoscenza preliminare della cavia in questione, la prevalenza effettiva è probabilmente più elevata. In letteratura abbiamo solo un&#8217;informazione dal 1971, quando la prevalenza era del 10%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Nota: </strong>solo di recente è diventato possibile rilevare <em>Mycoplasma caviae </em>mediante PCR
</p></blockquote>
<h2><em><br />
Mycoplasma spp.</em></h2>
<p>Ad oggi, nei conigli non è stata descritta alcuna specie propria di micoplasma, ma <em>Mycoplasma spp</em>. È stato rilevato nei conigli con sintomi respiratori.<br />
Questi animali vengono coinvolti dal cosiddetto “complesso del raffreddore del coniglio”. Anche in questo caso i sintomi vanno dalla perdita di peso, all’apatia, alla secrezione nasale e alla dispnea fino alla polmonite. Inoltre, i micoplasmi sono stati rilevati in relazione alla congiuntivite, per cui la rilevazione di <em>Mycoplasma spp. </em>è particolarmente utile per conigli con sintomi respiratori o problemi agli occhi. La diagnosi differenziale dovrebbe includere principalmente i patogeni della famiglia <em>Pasteurellacea </em>o <em>Enterobacteriaceae </em>e <em>Pseudomonas spp.</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Nota: </strong>altri batteri sono i principali candidati per la diagnosi differenziale del micoplasma: oltre alla PCR specifica per il micoplasma, negli animali con sintomi respiratori è particolarmente utile un esame colturale. Per questo è necessario un tampone con terreno di trasporto.
</p></blockquote>
<h2></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>L&#8217;infezione da micoplasma è una possibile diagnosi differenziale, soprattutto nei piccoli mammiferi con sintomi respiratori; ciò è particolarmente vero per ratti e topi; Le infezioni da micoplasma sono malattie multifattoriali e l&#8217;individuazione del micoplasma richiede il trattamento solo in relazione ai sintomi clinici. La PCR è il metodo di rilevamento di elezione (da tamponi senza terreno di trasporto o da campioni di lavaggio)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Eva-Maria Klas</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Esami a tua disposizione presso Laboklin</strong></p>
<ul>
<li>
<h5><span style="color: #000000;">8189 <em>Mycoplasma pulmonis</em> PCR</span></h5>
</li>
<li>
<h5><span style="color: #000000;">8885 <em>Mycoplasma caviae</em> PCR</span></h5>
</li>
<li>
<h5><span style="color: #000000;"><span style="color: #ff0000;"><strong>NOVITÀ!!</strong></span> 8897 <em>Mycoplasma</em> spp. PCR (coniglio)</span></h5>
</li>
<li>
<h5><span style="color: #000000;">8801 Profilo vie respiratorie ratto/topo (<em>M. pulmonis, Bordetella bronchseptica</em>)</span></h5>
</li>
<li>
<h5><span style="color: #000000;">8278 Profilo vie respiratorie coniglio (batteriologia + PCR: <em>Bordetella bronchiseptica</em>, <em>Pasteurella multocida </em>formante tossine, <em>Mycoplasma spp</em>)</span></h5>
</li>
</ul>
</blockquote>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1722506228023"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<ol>
<li>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Klas E-M, Liebscher J. Atemwegsassoziierte Mykoplasmeninfektionen beim Kleinsäuger. Kleintier konkret 2024; 27 (S 01): 12-26. DOI: 10.1055/a-2241-4125</span></strong></h6>
</li>
<li>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Klas E-M, Kaiser E-M, Scherzer J, Kerner K, Müller E. Etablierung einer PCR zum Nachweis von Mycoplasma caviae und die Nachweishäufigkeit beim Meerschweinchen, Poster präsentiert auf der 32. Jahrestagung der DVG-Fachgruppe Innlab; 2024 Feb 02-03; Hannover, Deutschland</span></strong></h6>
</li>
<li>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Balzey, B., Mykoplasmenpneumonie des Meerschweinchens<br />
</span><span style="color: #808080;">Ein Bericht aus unserem Laboralltag <a style="color: #808080;" href="https://www.ua-bw.de/pub/beitrag.asp?subid=1&amp;Thema_ID=8&amp;ID=2552" target="_blank" rel="noopener">https://www.ua-bw.de/pub/beitrag.asp?subid=1&amp;Thema_ID=8&amp;ID=2552</a> (05.09.2017)</span></strong></h6>
</li>
<li>
<h6><strong><span style="color: #808080;">Razin S, Yogev D, Naot Y. Molecular biology and pathogenicity of Microbiol Mol Biol Rev 1998; 62: 1094–1156. DOI: 10.1128/mmbr.62.4.1094-1156.1998</span></strong></h6>
</li>
</ol>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1719828402769 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1719826336044"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1726831738415 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Infezioni-da-micoplasma-nei-piccoli-mammiferi.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1719826345618"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Infezioni-da-micoplasma-nei-piccoli-mammiferi.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Infezioni da micoplasma nei piccoli mammiferi</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marcatori tumorali sierologici e molecolari</title>
		<link>https://laboklin.com/it/marcatori-tumorali-sierologici-e-molecolari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadja Hartmann]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2024 10:22:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/serological-and-molecular-genetic-tumour-markers/</guid>

					<description><![CDATA[Può un semplice prelievo di sangue semplificare l’esame invasivo e costoso dei pazienti affetti da tumore? Proprietari e veterinari si confrontano spesso con questa domanda.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Può un semplice prelievo di sangue semplificare l’esame invasivo e costoso dei pazienti affetti da tumore? Proprietari e veterinari si confrontano spesso con questa domanda. Come risposta generale si può dire: in parte. I campioni di sangue possono già fornire informazioni importanti per quanto riguarda la diagnosi e il monitoraggio. Puoi scoprire lo stato attuale delle possibilità e conoscenze in questo approfondimento.</p>
<p>In generale, i test sierologici devono essere distinti dalle metodiche di biopsia liquida. I test sierologici rilevano le proteine prodotte dalle cellule tumorali nel sangue, mentre la biopsia liquida rileva il DNA, l’RNA e le proteine associate agli acidi nucleici nei fluidi corporei.</p>
<h2>Ematologia</h2>
<p>In relazione a molte malattie tumorali, l’anemia non rigenerativa viene vista come anemia di una malattia cronica. Può essere indicativa di infiltrazione del midollo osseo con cellule neoplastiche (p.es. nelle leucemie, linfomi, mieloma multiplo o altre metastasi) o di tumori che producono estrogeni (tumori a cellule del Sertoli). Se è coinvolto il midollo osseo, di solito sono colpite altre linee cellulari, per cui si dovrebbero prendere in considerazione tumori corrispondenti, soprattutto se è presente contemporanea neutropenia e/o trombocitopenia.</p>
<p>La trombocitopenia è comunemente osservata nei tumori splenici. Può anche portare alla trombocitosi nel corso di varie malattie neoplastiche.</p>
<p>Nelle neoplasie linfoproliverative è possibile osservare una linfocitosi massiva.</p>
<p>L’eosinofilia può manifestarsi p.es. in risposta ad un mastocitoma, ma anche in connessione con un linfoma a cellule T.</p>
<h2>Esame biochimico del sangue</h2>
<p>Alcuni parametri ematochimici possono fornire informazioni aggiuntive nel caso di un work-up oncologico, tra cui: le globuline, la lattato deidrogenasi (LDH) e il calcio (Ca).</p>
<p>L&#8217;iperglobulinemia è riscontrabile nei tumori che producono anticorpi (mieloma multiplo, plasmocitoma, linfoma/leucemia a cellule B).<br />
L&#8217;elettroforesi del siero ne fornisce la prova (Fig. 2).</p>
<p>L&#8217;aumento del metabolismo nel tessuto tumorale e la conseguente rapida proliferazione cellulare portano ad un aumento della formazione di LDH. Elevate concentrazioni di LDH nel sangue dei cani possono indicare malattie tumorali maligne. Tuttavia, ciò che è probabilmente più importante, è il fatto che un aumento dell’LDH nei pazienti con linfoma sottoposti a terapia può indicare una recidiva.</p>

		</div>
	</div>
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<a href='https://laboklin.com/it/marcatori-tumorali-sierologici-e-molecolari/old_dog-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Old_dog-1024x683.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Il rischio di tumori aumenta soprattutto nei pazienti più anziani. Oltre all’esame clinico, i campioni di sangue possono fornire prove importanti di una malattia." srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Old_dog-1024x683.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Old_dog-300x200.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Old_dog-768x512.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Old_dog.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/marcatori-tumorali-sierologici-e-molecolari/gammopatia_monoclonale_con_deficit_di_albumina_nel_mieloma_multiplo/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1015" height="1024" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/gammopatia_monoclonale_con_deficit_di_albumina_nel_mieloma_multiplo-1015x1024.jpg" class="attachment-large size-large" alt="gammopatia monoclonale con deficit di albumina nel mieloma multiplo" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/gammopatia_monoclonale_con_deficit_di_albumina_nel_mieloma_multiplo-1015x1024.jpg 1015w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/gammopatia_monoclonale_con_deficit_di_albumina_nel_mieloma_multiplo-297x300.jpg 297w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/gammopatia_monoclonale_con_deficit_di_albumina_nel_mieloma_multiplo-150x150.jpg 150w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/gammopatia_monoclonale_con_deficit_di_albumina_nel_mieloma_multiplo-768x775.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/gammopatia_monoclonale_con_deficit_di_albumina_nel_mieloma_multiplo.jpg 1099w" sizes="auto, (max-width: 1015px) 100vw, 1015px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/marcatori-tumorali-sierologici-e-molecolari/rappresentazione_schematica-della_procedura_diagnostica_in_caso_di_sospetto_linfoma_o_leucemia/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="513" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Rappresentazione_schematica-della_procedura_diagnostica_in_caso_di_sospetto_linfoma_o_leucemia-1024x513.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Rappresentazione_schematica-della_procedura_diagnostica_in_caso_di_sospetto_linfoma_o_leucemia-1024x513.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Rappresentazione_schematica-della_procedura_diagnostica_in_caso_di_sospetto_linfoma_o_leucemia-300x150.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Rappresentazione_schematica-della_procedura_diagnostica_in_caso_di_sospetto_linfoma_o_leucemia-768x385.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Rappresentazione_schematica-della_procedura_diagnostica_in_caso_di_sospetto_linfoma_o_leucemia.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>


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			<p>L’ipercalcemia associata al tumore può essere causata da molti tipi di tumore. I tipi di tumore più comuni associati all’ipercalcemia sono il linfoma, il mieloma multiplo, il timoma e il carcinoma dei sacchi anali. La proteina correlata all&#8217;ormone paratiroideo (PTHrP) può svolgere un ruolo nello sviluppo dell&#8217;ipercalcemia associata al tumore. Ma entrano in discussione anche altri meccanismi patogenetici come l’ormone paratiroideo, l’aumento della concentrazione dei metaboliti della vitamina D o l’attività di alcune citochine, motivo per cui molte malattie tumorali sono associate all’ipercalcemia ma non all’aumento del PTHrP. Inoltre, concentrazioni sieriche leggermente elevate non confermano necessariamente la presenza di una malattia tumorale. Nella maggior parte dei casi, l’iperparatiroidismo primario è causato da un adenoma paratiroideo.</p>
<p>Inoltre, l’aumento delle concentrazioni delle proteine di fase acuta (p.es. la proteina C-reattiva nei cani o l’amiloide sierica A &#8211; SAA nei gatti e nei cavalli) può fornire un’indicazione. Si osservano nei tumori disseminati (ad esempio linfomi o tumori metastatici) e in presenza di estesa necrosi tumorale.</p>
<h2>Sospetto di linfoma o leucemia: cosa fare?</h2>
<p>Nella fig. 3 trovi un utile schema che riassume i principi dell’uso ottimale dell&#8217;immunofenotipizzazione e dei test di clonalità dai fluidi nei casi di sospetto di linfoma o leucemia in cane e gatto. Puoi approfondire le tue conoscenze sull&#8217;argomento nell’approfondimento 05/2017.</p>
<h2>Marcatori tumorali</h2>
<p>I parametri comunemente indicati come marcatori tumorali sono sostanze biochimiche come glicoproteine, ormoni, enzimi, prodotti metabolici o componenti del DNA che si trovano in quantità maggiori nel sangue nelle malattie tumorali. Sono prodotti dal tumore stesso oppure la loro produzione nelle cellule del corpo è stimolata dal tumore. Possono o meno essere specifici per un tipo di tumore. Anche le malattie benigne possono portare ad un aumento dei marcatori tumorali classici. In particolare, i risultati positivi devono essere sempre differenziati dalle malattie infiammatorie. Un singolo valore anomalo non è mai indice di una neoplasia.</p>
<p>Gli ambiti di applicazione dei marcatori tumorali citati riguardano soprattutto il monitoraggio e la stima del rischio di recidiva. È opportuno determinare un valore basale prima di iniziare il trattamento.</p>
<h2>Timidina chinasi (TK-1)</h2>
<p>La TK-1 è un enzima coinvolto nell&#8217;incorporazione dell&#8217;amminoacido timidina nel DNA. La sua concentrazione nel sangue fornisce indicazioni sull&#8217;attività di divisione delle cellule. Esistono valori di riferimento per cani, gatti, porcellini d&#8217;India e cavalli.</p>
<p>La TK-1 è aumentata particolarmente nei tumori emopoietici. Inoltre, elevate concentrazioni sono associate a tempi di sopravvivenza più brevi nei cani affetti da linfoma. La TK-1 è adatta anche per il monitoraggio della terapia e la diagnosi precoce delle recidive nelle malattie linfoproliferative.<br />
Nei linfomi canini, un aumento può verificarsi alcune settimane prima di una recidiva clinicamente visibile.</p>
<h2>Alfa-1-fetoproteina (AFP)</h2>
<p>L&#8217;AFP è una glicoproteina che si forma nell&#8217;embrione nel sacco vitellino, nel fegato e nel tratto gastrointestinale e funziona come proteina di trasporto (simile all&#8217;albumina). Dopo la nascita viene prodotta solo in piccole quantità nel fegato e nell&#8217;intestino. L&#8217;AFP è elevata nei cani affetti da linfoma e mastocitoma.<br />
Nell’uomo, l&#8217;AFP viene utilizzata per diagnosticare il carcinoma epatocellulare e prevederne la prognosi.</p>
<p>Poiché la concentrazione di AFP nel siero dei cani con carcinoma epatocellulare è più elevata rispetto ad altre malattie del fegato, potrebbe essere uno strumento utile per la diagnosi e il follow-up del carcinoma epatocellulare nei cani. Va tuttavia notato che in singoli casi l&#8217;AFP può essere aumentata anche in malattie epatiche benigne come l&#8217;adenoma epatocellulare, le malattie infiammatorie o l&#8217;epatopatia cronica e gli studi sono scarsi. L’AFP dovrebbe essere vista come una possibile componente utile per una diagnosi complessiva.</p>
<h2>Antigene carcinoembrionale (CEA)</h2>
<p>Anche il CEA è una glicoproteina e un componente del tessuto ghiandolare. Un aumento delle concentrazioni sieriche si riscontra in alterazioni infiammatorie o maligne in questi tessuti. In medicina umana è utilizzato come utile marcatore per i tumori del polmone, del colon, della mammella, delle ovaie e della prostata. In questi casi ha anche valore prognostico, in particolare nei tumori intestinali. Per i cani sono disponibili test per carcinomi della mammella, dello stomaco, del pancreas e dei bronchi.</p>
<p>L&#8217;uso nei cani è attualmente limitato principalmente alla diagnostica aggiuntiva e al follow-up di recidive o metastasi.</p>
<h2>Nucleosomi</h2>
<p>Un nucleosoma è un segmento di DNA avvolto attorno alle proteine istoniche. Questi istoni vengono rilasciati in misura crescente quando le cellule muoiono e possono essere rilevati nel sangue. Il <strong>Nu.Q®Test </strong>disponibile in commercio era stato sviluppato per la medicina umana e valutato per l’uso nei cani. È stata documentata una buona sensibilità per l&#8217;individuazione di tumori disseminati e aggressivi come linfomi, sarcomi istiocitici ed emangiosarcomi, mentre alcuni tumori a localizzazione solida (come i sarcomi dei tessuti molli) hanno mostrato risultati positivi meno frequenti. È importante notare che i nucleosomi/istoni che circolano liberamente nel sangue dei cani risultano aumentati anche nelle malattie infiammatorie e dopo traumi. In un cane con una malattia febbrile, ad es. il test quindi non distingue tra cause neoplastiche e cause infiammatorie / infettive. È concepito esclusivamente come test di screening per cani clinicamente sani.</p>
<h2>Rischio tumorale genetico e mutazioni</h2>
<p>Il controllo delle mutazioni germinali viene spesso definito “test genetico” nel linguaggio comune. Rileva difetti genetici ereditari che portano ad un aumento del rischio di sviluppare alcune malattie tumorali. In questo modo è possibile determinare il rischio di tumore per un singolo cane nell&#8217;ambito degli esami di screening. <strong>Laboklin </strong>offre attualmente un test genetico per il <strong>carcinoma a cellule renali con dermatofibrosi associata nei pastori tedeschi</strong>, un test per il <strong>carcinoma familiare della tiroide nel Bracco tedesco a pelo lungo </strong>e un test genetico per il <strong>carcinoma a cellule squamose nel barboncino nero e nello schnauzer gigante nero</strong>. Esiste anche un <em>test per il sarcoma istiocitico nel bovaro del bernese </em>che non è offerto da Laboklin.</p>
<p>Oltre alle mutazioni germinali, possono verificarsi anche mutazioni nella serie somatica. <strong>BRAF </strong>è una proteina coinvolta nella normale crescita cellulare. Viene accesa o spenta da vari segnali cellulari. Una mutazione nel gene BRAF porta ad un&#8217;iperattivazione e ad una crescita incontrollata del tessuto interessato. Nei cani, il rilevamento di una mutazione BRAF può differenziare i carcinomi della vescica, dell&#8217;uretra e della prostata dalle proliferazioni benigne con elevata specificità. Il controllo della presenza di una mutazione BRAF viene effettuato utilizzando materiale cellulare. Poiché il test può essere eseguito anche su aspirati cellulari (ottenuti mediante la tecnologia dell&#8217;aspirazione mediante catetere) o su cellule del sedimento urinario, rappresenta un&#8217;opzione meno invasiva per chiarire reperti sospetti per tumori. Un risultato positivo è molto specifico, ma un risultato negativo non è esclusivo. I motivi per i risultati falsi negativi possono essere un materiale troppo poco ricco di cellule o un tumore senza mutazione. Inoltre esiste anche la possibilità di determinare le alterazioni del numero di copie (CNA), che nei carcinomi uroteliali sono significativamente alterate rispetto ai cambiamenti vescicali normali, benigni o infiammatori.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>In conclusione va detto che la diagnostica dei tumori è composta, come un mosaico, da tante parti. A seconda del singolo caso devono essere eseguiti ulteriori esami come procedure di imaging, esami citologici o istologici.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Sophie Burde, Dott.ssa Katrin Törner,<br />
PD Dott.ssa Heike Aupperle-Lellbach</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>L&#8217;offerta di Laboklin</strong></p>
<ul>
<li>Diagnostica di tumori piccoli/grandi</li>
<li>Timidina chinasi</li>
<li>CEA</li>
<li>AFP</li>
<li>BRAF e BRAF comp.</li>
<li>Clonatità linfocitaria (PARR)</li>
<li>lmmunofenotipizzazione della leucemia</li>
<li>Profilo per leucemia/Iinfoma</li>
</ul>
</blockquote>

		</div>
	</div>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<h5><strong>Further literature</strong></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Aupperle-Lellbach H, Grassinger J, Hohloch C, Kehl A, Pantke P (2018): Diagnostische Aussagekraft der BRAF-Mutation V595E in Urinproben, Ausstrichen und Biptaten beim kaninen Übergangszellkarzinom. </strong></span><br />
<span style="color: #808080;"><strong>Tierärztl. Prax Ausg K; 46: 289-295.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Aupperle-Lellbach H, Kehl A, de Brot S, van der Weyden L (2024): Clinical Use of Molecular Biomarkers in Canine and Feline Oncology: Current and Future. Vet. Sci; 11 (5): 199.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Boye P, Floch F, Serres F, Geeraert K, Clerson P, Siomboing X, Bergqvist M, Sack G, Tierny D (2019): Evaluation of serum thymidine kinase 1 activity as a biomarker for treatment effectiveness and prediction of relapse in dogs with non-Hodgkin lymphoma. J Vet Intern Med; 33 (4): 1728-1739.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Flory A, Krruglyak KM, Tynan JA, McLenan LM, Rafalko JM, Fiaux PC, Hernandex GE, Marass F, Nakashe P, Ruiz-Perez CA et al. (2022): Clinical validation of a next-generation sequencing-based multi-cancer early detection „liquid biopsy“ blood test in over 1,000 dogs using an independent testing set: The CANcer detection in dogs (CANDiD) study. PLoS One; 17 (4): e0266623.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Kehl A, Aupperle-Lellbach H, de Brot S, van der Weyden L (2024): Review of melecular technologies for investigating canine cancer. Animals; 14: 769.</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_inner vc_row-fluid vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1724669142613"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1727353088461 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Marcatori_tumorali_genetici_sierologici_e_molecolari.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-9 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1724669149757"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Marcatori_tumorali_genetici_sierologici_e_molecolari.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Marcatori tumorali sierologici e molecolari</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La malattia renale cronica: confronto fra esperti</title>
		<link>https://laboklin.com/it/la-malattia-renale-cronica-confronto-fra-esperti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadja Hartmann]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 08:22:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[Le tavole rotonde con gli esperti stanno diventando un appuntamento fisso e sono molto apprezzate. Rinomati professionisti rispondono a domande su argomenti importanti e attuali.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Le tavole rotonde con gli esperti stanno diventando un appuntamento fisso e sono molto apprezzate.<br />
Rinomati professionisti rispondono a domande su argomenti importanti e attuali. Abbiamo raccolto per voi gli estratti più importanti del confronto sulla malattia renale cronica.<br />
I partecipanti al gruppo di esperti erano: dott.ssa Roswitha Dorsch &#8211; PD della LMU di Monaco (centro di ricerca su urologia e nefrologia), dott.ssa Petra Kölle &#8211; PD (AFC Rettili e Pesci, medico senior per l&#8217;alimentazione animale presso la LMU di Monaco, settore dietetica), prof. dott. Rafael Nickel (Dipl. ECVS, AFC Piccoli Animali, Veterinario Capo Clinica Veterinaria Evidensia Norderstedt e Professore Associato di Urologia presso la Libera Università di Berlino) nonché la dott.ssa Ariane Schweighuser (Dipl. ACVIM e ECVIM-CA &#8211; Medicina Interna, Dipartimento di Nefrologia e Procedure Extracorporee di Purificazione del Sangue, Università Vetsuisse di Berna, Svizzera).</p>
<p>Si comincia con la dott.ssa Dorsch che <strong>spiega come viene definita la malattia renale cronica (CKD)</strong>. Si tratta di una riduzione persistente della funzionalità renale e/o di un cambiamento nella struttura renale di uno o entrambi i reni. Per definizione, una malattia cronica è quella che dura più di 3 mesi. Questo, o anche maggiore, è il tempo necessario affinché i reni si riprendano da un insulto acuto.</p>
<p>La <strong>causa </strong>della malattia renale cronica spesso rimane sconosciuta, ma a volte la ricerca delle cause rivela malattie metaboliche e congenite o fattori dietetici. Possono essere identificate anche ostruzioni ureterali, infezioni batteriche croniche e malattie infettive. È interessante notare che i gatti affetti da insufficienza renale cronica presentano titoli anticorpali contro le leptospire più frequentemente rispetto ai gatti sani. Un esame corrispondente (MAT e PCR delle urine) può quindi essere utile per i gatti in libertà che cacciano i topi.</p>
<p>Per quanto riguarda in che misura gli <strong>insulti acuti si trasformino successivamente in insufficienza renale cronica</strong>, secondo la dott.ssa Schweighuser c&#8217;è sempre qualche danno residuo.</p>
<p>Gli esami regolari e costanti dei valori renali sono indispensabili per la diagnosi precoce di danni residui e per valutare conseguenze come ipertensione e progressione della malattia renale. Ciò consente un intervento tempestivo e un aggiustamento della terapia.</p>

		</div>
	</div>
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<a href='https://laboklin.com/it/la-malattia-renale-cronica-confronto-fra-esperti/refrattometro/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Refrattometro-1024x768.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Refrattometro" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Refrattometro-1024x768.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Refrattometro-300x225.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Refrattometro-768x576.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Refrattometro.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
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			<p>La dott.ssa Kölle sottolinea che una misura precoce sensata per ridurre al minimo il rischio di insufficienza renale cronica comprende anche evitare l’assunzione eccessiva di <strong>proteine e fosfati</strong>. Consiglia di somministrare a cani e gatti di età pari o superiore a 8 anni un alimento per anziani. In sostanza si dovrebbe evitare un eccesso di proteine nella dieta del gatto, che spesso è causato da alimenti costosi e ricchi di carne.</p>
<p>Il dott. Nickel sottolinea che le <strong>ostruzioni meccaniche del drenaggio sotto forma di sub-ostruzioni </strong>possono portare a IRC a lungo termine o aumentarne la progressione. Alla domanda se considerasse la causa o la conseguenza i calcoli di ossalato di calcio, che spesso si riscontrano nell&#8217;ambito della malattia renale cronica, ha risposto che la malattia primaria era localizzata nei tubuli. La forte capacità di concentrazione dei reni del gatto favorisce l&#8217;urolitiasi, che probabilmente è principalmente la conseguenza della malattia renale cronica, ma in un secondo momento può anche causare ulteriori danni.</p>
<p>Per quanto riguarda la <strong>prognosi della malattia renale cronica</strong>, la dott.ssa Schweghauser ritiene che sia peggiore nei cani rispetto ai gatti. Tuttavia, anche lo stadio IRIS in cui si trova il paziente al momento della diagnosi iniziale ha una grande influenza sulla prognosi. È molto meglio se la malattia viene rilevata negli stadi 1 e 2. Gioca un ruolo anche il fatto che si tratti di insufficienza renale cronica statica o progressiva al momento della valutazione.</p>
<p>La dott.ssa Dorsch esamina ora i diversi <strong>parametri importanti quando si esamina la funzionalità renale</strong>. Creatinina, urea e SDMA aumentano quando la capacità di filtrazione dei reni è compromessa. È importante non basare la diagnosi su un unico esame del sangue, ma piuttosto dimostrare la persistenza dell&#8217;elevato valore renale attraverso misurazioni ripetute. I parametri di test più recenti sono l’<strong>FGF-23 </strong>(fattore di crescita dei fibroblasti 23) e l’<strong>indossilsolfato</strong>.</p>
<p>La dott.ssa Schweighuser aggiunge: la <strong>SDMA </strong>è più rilevante della creatinina nei pazienti emaciati, nei pazienti con atrofia muscolare e nei cani di piccola taglia come gli Yorkshire Terrier. Tuttavia, è soggetta ad un&#8217;elevata varianza biologico-analitica con fluttuazioni giornaliere. Se abbiamo la sola SDMA elevata, si raccomanda di ripetere il test dopo 3 mesi e allo stesso tempo sottolinea che la SDMA può essere elevata anche in altre malattie (ad esempio nel linfoma) e negli animali giovani.</p>
<p>L&#8217;<strong>FGF-23 </strong>è una proteina che viene attivata, tra l&#8217;altro, da un aumento della concentrazione di fosfato nel sangue ed è coinvolta in particolare nell&#8217;omeostasi del fosfato. La reazione si verifica quando il fosfato è elevato in tutto il corpo, anche se i livelli di fosfato nel sangue sono ancora entro l’intervallo di riferimento. FGF-23 è quindi di grande importanza nella diagnosi precoce di una corrispondente disregolazione. Inoltre, elevate concentrazioni di FGF-23 sono correlate con la prognosi e la progressione della CKD. Dal punto di vista terapeutico, un aumento di FGF-23 implica la necessità di un’azione immediata nel senso di ridurre l’assunzione di fosfato. Le dott.sse Kölle e Dorsch concordano sul fatto che l&#8217;FGF-23 può essere utilizzato per monitorare il successo dell&#8217;alimentazione con dieta renale.</p>
<p>Un altro parametro “nuovo” in laboratorio è l’<strong>indossilsolfato</strong>, una tossina uremica formata dall’indolo. Concentrazioni elevate danneggiano le cellule tubulari dei reni e favoriscono la progressione della malattia renale cronica. L&#8217;indossilsolfato è rilevante dal punto di vista prognostico.</p>
<p>Quando si parla di malattie renali, non dovrebbe mancare l&#8217;<strong>analisi delle urine</strong>. Il peso specifico dell&#8217;urina viene determinato mediante un rifrattometro, che fornisce informazioni sulla capacità di concentrazione dei reni. Un&#8217;urina non adeguatamente concentrata ha un p.s. inferiore a 1.035 nei gatti e inferiore a 1.030 nei cani. La malattia renale deve essere presa in considerazione se i valori sono persistentemente significativamente più bassi, soprattutto in relazione alla presenza di azotemia. Tuttavia, come afferma la dott.ssa Schweighauser, tutti i risultati degli esami dovrebbero sempre essere combinati, poiché il peso specifico può ovviamente variare notevolmente a seconda del livello di idratazione o della recente assunzione di acqua. L&#8217;urina ipostenica (p.s. &lt; 1.008), invece, non corrisponde a una malattia renale.</p>
<p>A questo punto il prof. Nickel sottolinea che l&#8217;<strong>ecografia </strong>deve essere parte integrante degli esami per individuare disturbi del drenaggio, segni di pielonefrite o neoplasia e, negli animali più giovani, soprattutto displasia e altre malattie congenite.<br />
L&#8217;aspetto ecografico di un rene malato cronico può fornire ulteriori informazioni anche in caso di incertezze nell&#8217;ambito della diagnosi precoce (se l&#8217;azotemia non è ancora presente) o in relazione alla distinzione tra malattia renale acuta e cronica.</p>
<p>Interrogato sull&#8217;importanza dell&#8217;esame del <strong>sedimento urinario</strong>, il prof. Nickel spiega che lui cerca cristalli di ossalato di calcio, soprattutto se nei gatti sono presenti mineralizzazioni renali o uroliti. Questi cristalli sono normalmente facilmente riconoscibili nelle urine e consentono di trarre conclusioni sul tipo di calcoli presenti. Tuttavia, molti gatti affetti da urolitiasi da ossalato di calcio purtroppo non presentano cristalli nelle urine. La dott.ssa Schweighuser aggiunge che un risultato negativo dell&#8217;esame del sedimento non è affidabile perché nel caso di calcoli vescicali già formati, i cristalli tendono a legarsi al calcolo anziché essere escreti nelle urine. Se si sospetta la presenza di ossalato di calcio, è consigliabile determinare la concentrazione del calcio ionizzato nel sangue. Entrambi sottolineano quanto sia importante esaminare l&#8217;urina il più possibile fresca, perché gli artefatti compaiono rapidamente dopo un breve periodo di riposo.</p>
<p>Alla dott.ssa Kölle viene chiesto di fornire <strong>indicazioni sugli ingredienti e le relative informazioni sul cibo</strong>. Lei conferma che spesso è difficile valutare le informazioni su proteine e fosfati perché nel calcolo della razione bisogna includere l&#8217;apporto calorico necessario. In linea di principio si può presumere che le diete veterinarie siano composte in modo ottimale. Se tale dieta non è approvata dal proprietario dell&#8217;animale o non è accettata dal paziente, una dieta renale da banco è sicuramente preferibile agli alimenti convenzionali, anche se questi spesso non soddisfano i requisiti di una dieta veterinaria. Come alternativa, come cucina casalinga, consiglia la carne di maiale come carne a basso contenuto di fosfato, ricca di grassi, oltre a carboidrati, una miscela di vitamine e minerali senza fosfati e acidi grassi, ad es. olio di canapa.Tuttavia, è importante la collaborazione con un medico veteriario nutrizionista per evitare errori. Quando si tratta di introdurre una dieta renale ad un gatto, gli studi dimostrano che possono essere necessari fino a 30 giorni perché un gatto si adatti al nuovo cibo.<br />
Durante questa fase, condimenti come un po&#8217; di tonno o il riscaldamento del cibo possono aiutare ad aumentarne l&#8217;accettazione.</p>
<p><strong>Si può utilizzare anche il cibo secco?<br />
</strong>La dott.ssa Kölle risponde che i gatti naturalmente bevono poco e non compensano adeguatamente le perdite in modo autonomo. Se viene somministrato solo cibo secco, l&#8217;assunzione di acqua deve essere attivamente incoraggiata. Suggerimenti in merito sono: fontanelle, distribuzione di molte ciotole per l&#8217;acqua in tutto l&#8217;appartamento, spesso sono da preferire ciotole di vetro basse, mai comunque accanto alla lettiera del gatto o vicino alla ciotola del cibo, insaporendo l&#8217;acqua.</p>
<p>Alla domanda su <strong>quando iniziare una dieta renale</strong>, la dott.ssa Schweighuser spiega che è opportuno iniziare presto (al più tardi allo stadio IRIS 2). Da un lato, un cambiamento nella dieta è più facile finché i pazienti non soffrono di nausea o mancanza di appetito e, dall’altro, una riduzione precoce dell’FGF-23 sembra rallentarne la progressione. Determinare l&#8217;FGF-23 nel sangue può aiutarti a decidere se è già indicata una riduzione del fosfato e in quale misura. Se la riduzione del fosfato è stata troppo precoce e rigorosa, nei gatti sono stati riscontrati effetti opposti e lo sviluppo di ipercalcemia.</p>
<p>Sul tema delle <strong>infusioni sottocutanee</strong>, la dott.ssa Dorsch ha affermato che queste possono migliorare la qualità della vita dei gatti affetti da insufficienza renale cronica. Ma non tutti i gatti affetti da insufficienza renale cronica necessitano di infusioni.<br />
Finché lo stato di idratazione è buono, questo trattamento non è necessario. Sono utili dallo stadio IRIS 3 e nei pazienti con vomito, diarrea o perdita di appetito. La dott.ssa Dorsch consiglia soluzioni tamponate (Sterofundin o Ringer lattato) in un dosaggio di 75 &#8211; 100 ml due o tre volte alla settimana. I sovraccarichi di volume dovrebbero essere sempre evitati.</p>
<p>Alla domanda sulla terapia con <strong>adsorbitori </strong>come Porus One®, la dott.ssa Dorsch riferisce di uno studio interno. Porus One® è un adsorbitore a base di carbonio delle tossine uremiche e, tra le altre cose, cattura l&#8217;indolo nell&#8217;intestino, riducendone l&#8217;assorbimento nel sangue. Ciò a sua volta porta ad una minore sintesi di indossilsolfato nel fegato. Nello studio sono stati inclusi 19 gatti affetti da insufficienza renale cronica, 10 gatti hanno ricevuto il preparato e 9 gatti sono serviti come gruppo di controllo.<br />
Dopo 6 mesi, le concentrazioni di indossilsolfato nel sangue dei gatti del gruppo sperimentale erano significativamente inferiori rispetto a quelle del gruppo di controllo.</p>
<p>Alla domanda su quando dovrebbero essere utilizzati i <strong>chelanti del fosfato, </strong>la dott.ssa Kölle chiarisce che ciò è necessario solo se il cibo dietetico non viene accettato e/o la concentrazione di fosfati o quella di FGF-23 nel sangue non riesce ad essere sufficientemente ridotta. Sottolinea il rischio di carenza di fosfato in caso di somministrazione di dosi non controllate.</p>
<p><strong>Gli ACE inibitori e i bloccanti dei recettori dell&#8217;angiotensina (ARB) </strong>sono raccomandati principalmente per ridurre la proteinuria, afferma la dott.ssa Schweighauser. Inoltre, gli ARB possono essere utilizzati per controllare l’ipertensione nei gatti con insufficienza renale cronica. È dimostrato che i benefici che ne derivano agiscono anche al di fuori di queste due indicazioni riducendo gli effetti del sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAAS). La riduzione della pressione intraglomerulare può contrastare la fibrosi dei glomeruli.<br />
Tuttavia, l’uso di ACEI e ARB è controindicato nei pazienti instabili e disidratati e in quelli con insufficienza renale cronica avanzata. Da uno stadio IRIS 3, questi preparati non possono più essere utilizzati così facilmente!</p>
<p>La domanda successiva va al prof. Nickel: <strong>cosa fare se ci sono uroliti nell&#8217;uretere e quando? </strong>La diagnosi precoce non è facile. All&#8217;inizio dell&#8217;ostruzione può verificarsi dolore colico, che non viene facilmente inquadrato. I sintomi di un&#8217;ostruzione ureterale sono spesso aspecifici e in molti casi vengono riconosciuti solo tardivamente. Non è raro che la pelvi renale diventi significativamente dilatata e che i reni vengano danneggiati in modo permanente. La prognosi è significativamente migliore con la diagnosi precoce.</p>
<p>Dal punto di vista terapeutico, potrebbe essere possibile eliminare piccoli calcoli utilizzando la diuresi indotta e l&#8217;uso di un alfa-simpaticolitico (ad esempio alfuzosina) e risolvere così l&#8217;ostruzione. Sono possibili approcci chirurgici per la rimozione dei calcoli, ma esiste il rischio di formazione di stenosi cicatriziali. Se il calcolo si trova nel terzo inferiore, può essere rimosso accorciando e reimpiantando l&#8217;uretere. L&#8217;alternativa è utilizzare un bypass sottocutaneo.</p>
<p>La dott.ssa Schweighuser non vede la <strong>dialisi </strong>come una terapia realistica a lungo termine per i pazienti con insufficienza renale cronica. È una buona opzione per i pazienti con insufficienza renale acuta e può essere utilizzata nelle malattie croniche per colmare episodi acuti con l’obiettivo di ritrovare una condizione stabile. Tuttavia, sottolinea che, nonostante la terapia intensiva, i valori del sangue di solito saranno peggiori dopo la fase acuta rispetto a prima, perché un nuovo attacco ha ulteriormente danneggiato i reni.</p>
<p>L’ultima domanda riguarda la <strong>salute dentale </strong>e la <strong>malattia renale cronica</strong>. La dott.ssa Schweighauser ritiene che la pulizia dentale regolare sia essenziale a causa dei conseguenti processi infiammatori cronici e delle infezioni batteriche sulla salute dei reni, anche se questa è associata all&#8217;anestesia. Raccomanda il ricovero con infusione endovenosa 24 ore prima e dopo la procedura. Sottolinea la necessità di un buon monitoraggio intraoperatorio compresa la misurazione della pressione arteriosa, la riduzione dei narcotici attraverso l&#8217;uso dell&#8217;anestesia regionale e l&#8217;evitamento di farmaci come i FANS in relazione all&#8217;anestesia. È importante controllare i valori renali prima e dopo l’anestesia e anche qualche giorno dopo l’intervento.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Jennifer von Luckner</em></p>

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	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1727426255643 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1727426272261"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1727426400761 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/La_malattia_renale_cronica.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1727426282790"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/La_malattia_renale_cronica.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>La malattia renale cronica: confronto fra esperti</strong></a></p>

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</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>FCoV-23 – una nuova variante del virus si sta diffondendo in Europa?</title>
		<link>https://laboklin.com/it/fcov-23-una-nuova-variante-del-virus-si-sta-diffondendo-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadja Hartmann]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 07:08:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/fcov-23-a-new-virus-variant-now-spreading-in-europe/</guid>

					<description><![CDATA[I coronavirus felini (FCoV) sono distribuiti in tutto il mondo e sono comunemente osservati nella quotidianità veterinaria. Esistono due diversi biotipi di FCoV:]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>I coronavirus felini (FCoV) sono distribuiti in tutto il mondo e sono comunemente osservati nella quotidianità veterinaria. Esistono due diversi biotipi di FCoV:</p>
<ul>
<li>i coronavirus enterici felini (FECV) infettano gli enterociti dell’intestino. Sono considerati a bassa patogenicità e possono causare lieve enterite. Questi virus si trasmettono per via oro-fecale. Le reinfezioni sono comuni.</li>
<li>i virus della peritonite infettiva felina (FIPV) hanno origine da mutazioni in singoli gatti ospiti, che erano stati infettati dai Al cambiamento del biotipo si accompagna un cambiamento del tropismo delle cellule ospiti: i virus sono ora in grado di penetrare nei macrofagi e possono quindi invadere diversi tipi di tessuti. La FIP si presenta con un quadro clinico molto diverso, è una malattia pericolosa per la vita dei singoli gatti, che si presenta con sintomi clinici distinti.</li>
</ul>
<p>Questi includono, tra gli altri, febbre, letargia, anoressia, perdita di peso, addome gonfio, ittero, dispnea, sintomi neurologici e uveite. Di solito, il potenziale di trasmissione del FIPV è trascurabile.</p>
<p>Almeno fino ad ora.</p>
<p>Nel corso del 2023 si è registrato un massiccio aumento dei casi di FIP nell’isola di Cipro.</p>
<p>Durante i primi sette mesi di quell&#8217;anno, il numero di casi confermati dalla PCR è aumentato di 40 volte rispetto all&#8217;anno precedente (<strong>Fig. 1)</strong>.</p>
<p>Il numero effettivo dei gatti colpiti non è noto, poiché a Cipro ci sono molti gatti randagi. La “Pancyprian Veterinary Association” stima il numero di gatti deceduti fino a luglio 2023 a circa 8000.</p>
<p>Un’epidemia di FIP di questa portata non era mai stata osservata in precedenza.</p>

		</div>
	</div>
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<a href='https://laboklin.com/it/fcov-23-una-nuova-variante-del-virus-si-sta-diffondendo-in-europa/number_of_pcr-confirmed_fip_cases-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="859" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Number_of_PCR-confirmed_FIP_cases-1024x859.jpg" class="attachment-large size-large" alt="Numero di casi di FIP confermati dalla PCR a Cipro e nelle province di Nicosia, Famagousta, Larnaca, Limassol e Paphos." srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Number_of_PCR-confirmed_FIP_cases-1024x859.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Number_of_PCR-confirmed_FIP_cases-300x252.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Number_of_PCR-confirmed_FIP_cases-768x644.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Number_of_PCR-confirmed_FIP_cases.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>


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			<p>Il successivo sequenziamento del genoma virale ha confermato che la maggior parte di questi gatti era infettata da una nuova variante del virus. Questo nuovo Coronavirus altamente patogeno, proposto per essere denominato “FCoV-23”, ha origine da una ricombinazione di Coronavirus felino e canino pantropico. Le sequenze virali altamente omologhe rilevate, provenienti da diverse regioni di Cipro e in diversi momenti durante l’epidemia, indicano una trasmissione diretta. Non sembra necessario un cambiamento del biotipo nei singoli animali. Le analisi delle sequenze, in particolare della proteina spike di superficie, mostrano cambiamenti nella capacità di legarsi ai recettori e un conseguente cambiamento nel tropismo cellulare.</p>
<p>Il quadro clinico corrisponde ad una “FIP classica”. Tuttavia, si è verificato un aumento del numero di casi con sintomi neurologici. Sono stati colpiti gatti di tutte le età, compresi i gatti che vivevano solo in casa senza contatto con altri.</p>
<p>Nell’ottobre 2023 è stato confermato un primo caso di FCoV-23 nel Regno Unito. Il gatto ha sviluppato la FIP poco dopo l&#8217;importazione da Cipro. Date le misure di quarantena, non sono note ulteriori infezioni collegate a questo caso.</p>
<p>Era quindi della massima importanza verificare se il FCoV-23 potesse essere rilevato anche in altri paesi europei. Per verificare questo, uno studio condotto da LABOKLIN ha esaminato circa 700 campioni che erano stati confermati positivi al Coronavirus mediante PCR.</p>
<p>Questi campioni (aspirati di addome/torace, liquido cerebrospinale, sangue intero in EDTA) sono stati inviati tra gennaio 2023 e febbraio 2024 per la diagnostica di routine. Tra questi c&#8217;erano anche 120 campioni provenienti da Cipro.</p>
<p>In circa l’80% dei campioni provenienti da Cipro e in due campioni provenienti dalla Bulgaria è stato rilevato il FCoV-23. I due campioni provenienti dalla Bulgaria sono stati presentati nell’aprile e nel giugno 2023, abbastanza presto nel corso dell’epidemia a Cipro. Sono in fase di esame altri casi sospetti provenienti da Romania e Grecia, ma questi mostrano differenze genetiche.</p>
<h2>Qual è l’impatto sulla tua routine come veterinario?</h2>
<ul>
<li>Per ogni caso sospetto di FIP, deve essere analizzato il tempo trascorso all&#8217;estero (importazione, viaggio e altro)</li>
<li>I gatti con sospetta FIP e con una storia di viaggi all&#8217;estero, in particolare viaggi nell&#8217;Europa sudorientale, dovrebbero essere messi in quarantena</li>
<li>È disponibile una specifica PCR per il rilevamento di FCoV-23, seguendo la procedura diagnostica per la Ciò è particolarmente importante per i gatti provenienti dall&#8217;estero oppure se vi è una maggiore incidenza di casi di FIP.</li>
</ul>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Michaela Gentil</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Esami a disposizione per FIP e FcoV-23</strong></p>
<ul>
<li>PCR per Coronavirus (qualitativa e quantitativa)</li>
<li>PCR per FcoV-23</li>
<li>Elettroforesi delle proteine su siero</li>
<li>Torace / addome: esame aspirati inclusa citologia</li>
<li>Test di Rivalta</li>
</ul>
</blockquote>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1724670898080 vc_column-gap-10"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Attipa C, Warr AS, Epaminondas D, O’Shea M, Fletcher S, Malbon A et al. Emergence and spread of feline infectious peritonitis due to a highly pathogenic canine/feline recombinant coronavirus. bioRxiv 2023. doi. Org/10.1101/2023.11.08.566182</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Tasker S, Addie DA, Egberink H, Hofmann-Lehmann R, Hosie MJ, Truyen U et al. Feline Infectious Peritonitis: European Advisory Board on Cat Diseases Guidelines. Viruses 2023 Aug 31;15(9):1847. doi.org/10.3390/v15091847</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_inner vc_row-fluid vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1724669142613"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1725347732554 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/FCoV-23.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-9 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1724669149757"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/FCoV-23.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>FCoV-23 – una nuova variante del virus si sta diffondendo in Europa?</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;interpretazione semplice del referto: quali parametri chimico-clinici sono utili nei piccoli mammiferi?</title>
		<link>https://laboklin.com/it/linterpretazione-semplice-del-referto-quali-parametri-chimico-clinici-sono-utili-nei-piccoli-mammiferi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadja Hartmann]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2024 11:12:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[I piccoli mammiferi sono animali da fuga e da preda. Le malattie gravi devono rimanere a lungo mascherate, altrimenti questi animali diventano facilmente vittime dei predatori!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>I piccoli mammiferi sono animali da fuga e da preda. Le malattie gravi devono rimanere a lungo mascherate, altrimenti questi animali diventano facilmente vittime dei predatori! La diagnostica di laboratorio è quindi una componente importante per formulare una diagnosi, soprattutto nel caso di sintomi aspecifici come apatia, inappetenza e riluttanza a muoversi. Non sono solo i cambiamenti nella conta dei globuli rossi (anemia, disidratazione) e dei globuli bianchi (spostamento pseudo-sinistra, linfoma) che possono essere indicativi. I cambiamenti nell&#8217;attività e nella concentrazione dei parametri chimici clinici (enzimi, substrati, elettroliti) mostrano quali organi sono colpiti o quale tipo di cambiamento metabolico è presente. Per una rapida consultazione, i parametri più importanti sono elencati nella tab.1.</p>
<h2>Metabolismo epatico</h2>
<p>Anche nei piccoli mammiferi, gli enzimi GLDH, ALT, AST, γ-GT, AP e i substrati glucosio, albumina, urea, bilirubina, trigliceridi e acidi biliari sierici sono considerati parametri epatici. Sono misurati nel siero o nel plasma.</p>
<p>La <strong>GLDH </strong>(glutammato deidrogenasi) si trova nei mitocondri delle cellule epatiche (centrolobulari), nonché nelle cellule cardiache e renali (Wesche 2014). È l&#8217;enzima epatico più sensibile e risponde anche a lievi danni cellulari (epatopatie acute dovute ad anoressia (accumulo di grasso) e/o intossicazione) ed è un buon indicatore di problemi epatici acuti e incipienti (Leban-Danzl et al.2016). La misurazione non è ancora disponibile per la diagnostica inhouse.</p>
<p>L&#8217;<strong>ALT </strong>(alanina aminotransferasi) è considerata fegato-specifica e si trova principalmente nel citoplasma delle cellule del fegato e del muscolo cardiaco (Hein 2014). È meno sensibile del GLDH e viene rilasciata solo quando il danno delle cellule epatiche progredisce e pertanto indica un danno epatico più grave e/o cronico (Leban-Danzl et al. 2016). È stata descritta una correlazione tra la morte delle cellule epatiche e l&#8217;attività dell&#8217;ALT (Jenkins 2000).</p>
<p>L&#8217;<strong>AST </strong>(aspartato aminotransferasi) è altrettanto sensibile quanto la ALT, ma non è specifica per il fegato poiché si trova anche nel cuore e nel muscolo scheletrico. Pertanto, un aumento dell&#8217;attività AST dovrebbe essere sempre interpretato insieme all&#8217;attività CK (enzima muscolare) e agli altri parametri epatici per poter differenziarlo da un aumento della concentrazione associato ai muscoli (Leban-Danzl et al. 2016). ALT e AST sono presenti in determinate quantità anche negli eritrociti, ciò significa che vengono rilasciati in piccole quantità anche durante l&#8217;emolisi, senza che ci sia un problema al fegato.</p>
<p><strong>AP </strong>(fosfatasi alcalina) e <strong>γ-GT </strong>(gamma-glutamil transferasi) si trovano principalmente nei dotti biliari, ma non sono specifici del fegato e tendono a reagire lentamente (Hein 2014). Se la loro attività aumenta e aumenta anche la concentrazione di <strong>bilirubina e di acidi biliari sierici </strong>(SGS) nel siero/plasma, si può presumere una colestasi.<br />
Nei conigli, l&#8217;AP reagisce particolarmente lentamente e in essi non è presente un isoenzima sensibile agli steroidi. In altri piccoli mammiferi la AP risulta aumentata, specialmente negli animali giovani, a causa dell&#8217;aumento del metabolismo osseo ed eventualmente anche in altre epatopatie, osteopatie, gravidanza e perdita ossea (Leban-Danzl et al. 2016).</p>
<p>Il metabolismo epatico viene utilmente valutato insieme ai <strong>substrati glucosio, albumina, urea, bilirubina, trigliceridi e acidi biliari </strong>per distinguere le cause pre e intraepatiche della colestasi (postepatica). I conigli hanno un metabolismo dei grassi particolarmente attivo. Durante le fasi di anoressia, il grasso si mobilita rapidamente e viene immagazzinato nel fegato (lipidosi epatica) (Hein 2014). Nella cirrosi epatica spesso non viene più rilevato un aumento degli enzimi perché la capacità delle cellule epatiche è esaurita. I parassiti ematici o le anemie emolitiche autoimmuni non sono ancora stati descritti nei piccoli mammiferi (Hein 2019).</p>
<p>Le epatopatie lievi iniziano con un aumento dell&#8217;attività della GLDH. A seconda della gravità e della durata del problema, l&#8217;attività di AST e ALT aumenta e solo in caso di danno massiccio cambiano tutti gli altri parametri epatici. Principalmente si verificano massicci cambiamenti dei parametri epatici per lo più durante RHD, coccidiosi epatica massiva, intossicazioni e/o torsioni dei lobi epatici.</p>
<h2>Metabolismo renale</h2>
<p>Le concentrazioni di urea e creatinina sono considerate parametri renali affidabili nei piccoli mammiferi. I dati disponibili per la misurazione della SDMA nei piccoli mammiferi sono attualmente ancora troppo limitati.</p>
<p>Nei piccoli mammiferi carnivori o insettivori, la <strong>concentrazione di urea</strong>, come nei cani e nei gatti, dipende dall&#8217;assunzione di cibo (cibo ricco di proteine) (Hein 2014). I piccoli mammiferi erbivori consumano poche proteine nella loro dieta. Pertanto, a differenza dei piccoli mammiferi carnivori o insettivori, la concentrazione di urea nel loro sangue è indipendente dal cibo. Un aumento isolato della concentrazione di urea può essere indice di sanguinamento gastro-intestinale (riassorbimento del sangue) (Hein 2014).</p>
<p>L’insufficienza epatica in stadio avanzato e/o il ridotto apporto proteico possono portare ad una diminuzione delle concentrazioni di urea.</p>
<p>La <strong>creatinina </strong>è un parametro muscolare aspecifico e, come prodotto finale del metabolismo muscolare endogeno, un parametro renale affidabile e nutrizionalmente indipendente. La concentrazione di creatinina è influenzata di conseguenza dalla massa muscolare, dall&#8217;attività fisica e dalla funzione renale (Hein 2014).</p>
<p>Se le concentrazioni di urea e creatinina aumentano contemporaneamente, si parla di <strong>azotemia</strong>.<br />
L&#8217;azotemia può manifestarsi come prerenale (disidratazione, ipovolemia, ipoperfusione renale), renale (insufficienza renale acuta o cronica) e/o postrenale (ostruzione delle vie urinarie).</p>
<h2>Metabolismo pancreatico</h2>
<p>Anche se negli erbivori ha poca importanza perché la digestione è prevalentemente batterica, è possibile misurare l&#8217;attività dell&#8217;<strong>α-amilasi </strong>e della <strong>lipasi </strong>anche nei piccoli mammiferi. I conigli hanno un&#8217;elevata attività della lipasi, il che spiega la loro rapida mobilizzazione dei grassi e la loro tendenza alla lipidosi epatica durante le fasi di fame, mentre l&#8217;attività dell&#8217;α-amilasi è piuttosto bassa. A differenza di altri, i conigli hanno maggiori probabilità di avere concentrazioni persistentemente elevate di glucosio e fruttosamina.</p>
<h2>Metabolismo degli zuccheri</h2>
<p><em><strong>I piccoli mammiferi erbivori non digiunano mai fisiologicamente!</strong></em></p>
<p>Le concentrazioni di <strong>glucosio e fruttosamina </strong>forniscono informazioni sul metabolismo degli zuccheri. Le fruttosammine sono proteine sieriche glicosilate. La concentrazione di glucosio delle ultime 3 settimane si riflette nella concentrazione di fruttosamina. Le variazioni a lungo termine della concentrazione di glucosio (diabete, insulinoma) possono così essere rilevate più facilmente, mentre le variazioni a breve termine (ad es. fase di fame breve, somministrazione di glucosio) hanno poca influenza.</p>
<p>Entrambi i substrati vengono determinati da siero o plasma da eparina prontamente centrifugati e separati, indipendentemente dall&#8217;ora dell&#8217;ultimo consumo di cibo (ad eccezione dei furetti con un digiuno di 2-4 ore). In caso contrario, si verificheranno concentrazioni di glucosio falsamente basse a causa della degradazione da parte degli eritrociti rimanenti e dei cambiamenti nella concentrazione di fruttosamina dovuti all&#8217;emolisi. L&#8217;ipoproteinemia di qualsiasi tipo porta anche a concentrazioni di fruttosamina falsamente basse e anche la lipemia influenza la concentrazione di fruttosamina. I risultati dovrebbero quindi essere sempre esaminati criticamente e, se necessario, ricontrollati.</p>
<p>Il diabete mellito è piuttosto raro nei piccoli mammiferi ed è per lo più correlato all&#8217;alimentazione. Le diagnosi differenziali per l&#8217;<strong>iperglicemia </strong>sono: stress, assunzione iatrogena, influenza ormonale (glucocorticoidi, progesterone) (piuttosto lieve) e, nei conigli, ileo (grave). Nei conigli, la concentrazione di glucosio e fruttosamine è permanentemente elevata perché scompongono i carboidrati lentamente ma passano rapidamente alla gluconeogenesi (Harcourt-Brown e Harcourt-Brown 2012). Determinare la concentrazione di glucosio può quindi essere utile nei conigli con <strong>sospetto ileo</strong>. Quanto più elevata è la concentrazione di glucosio, tanto più probabile è l&#8217;ileo in un coniglio inappetente, e quanto più a lungo persiste, tanto peggiore è la prognosi (Harcourt-Brown e Harcourt-Brown 2012). Se iperglicemia e iponatriemia (sodio &lt; 129 mmol/l) si verificano insieme in conigli gravemente malati, il tasso di mortalità è 2,3 volte più elevato (Bonvehi et al. 2014).</p>
<h2>Metabolismo dei grassi</h2>
<p>Il metabolismo dei grassi comprende trigliceridi, colesterolo e acidi biliari sierici. Gli aumenti delle concentrazioni di trigliceridi si verificano rapidamente nei conigli durante i periodi di anoressia e sono la prima indicazione di un&#8217;imminente lipidosi epatica. Le ipercolesterolemie sono principalmente descritte nelle cavie e sono associate a infiltrazioni di grasso nel fegato e in altri tessuti (Hein 2014).</p>
<h2>Metabolismo delle proteine</h2>
<p>La concentrazione totale di proteine e albumina può essere misurata fotometricamente e le frazioni di albumina e globulina possono essere misurate mediante elettroforesi. Le misurazioni sono importanti per i sintomi associati a un disturbo dell&#8217;equilibrio idrico e proteico, come diarrea, PD/PU, perdita di peso, ecc. Le proteine della fase acuta hanno finora svolto solo un ruolo subordinato nei piccoli mammiferi.</p>
<h2>Metabolismo degli elettroliti</h2>
<p>Anche i piccoli mammiferi vengono misurate principalmente le concentrazioni di sodio, potassio, calcio e fosfato. È possibile anche la determinazione di altri elettroliti come cloruro, magnesio, ferro ecc..</p>
<p>I piccoli mammiferi erbivori non assorbono il <strong>calcio </strong>in base al fabbisogno, ma in funzione del cibo e – tranne in caso di carenza di calcio – anche indipendentemente dalla vitamina D attraverso l&#8217;assorbimento intestinale. Il risultato sono fluttuazioni fisiologiche del livello sierico di calcio. Nei conigli, porcellini d&#8217;India e degus, fino al 65% del calcio in eccesso viene escreto attraverso le vie urinarie (rispetto al &lt;2% nella maggior parte degli altri animali domestici) (Hein 2014). Il risultato dell&#8217;eccesso è la presenza di sabbia urinaria e uroliti nel tratto urinario. I cincillà espellono in gran parte il calcio in eccesso nelle loro feci. Gli uroliti sono quindi rari in essi, ma sono ancora più comuni le calcificazioni tissutali ed eventualmente aortiche. Non esistono ancora studi significativi sulle relazioni tra le concentrazioni di calcio e fosfato nei piccoli mammiferi.</p>
<p>Il <strong>potassio </strong>svolge un ruolo simile nei piccoli mammiferi come nei cani e nei gatti, ma la loro tolleranza alle fluttuazioni della concentrazione di potassio, ad es. nelle neoplasie, sembra più grande. L&#8217;iperkaliemia si verifica nei campioni di sangue intero a seguito dell&#8217;emolisi (rilascio da piastrine, leucociti ed eritrociti).</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Con l&#8217;aiuto dei parametri clinico-chimici è possibile valutare facilmente lo stato metabolico dei piccoli mammiferi e diagnosticare le malattie in modo rapido e semplice.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Jana Liebscher, dott.ssa Jutta Hein</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tabella 1: Parametri clinico-chimici con riferimenti organo/metabolici</strong></p>
<table>
<tbody valign="top">
<tr style="color: #ffffff;" bgcolor="e51e1e">
<td width="124"><strong>Esame</strong></td>
<td width="153"><strong>Organo / metabolismo</strong></td>
<td width="407"><strong>Annotazione</strong></td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td colspan="3" width="695"><strong>Enzimi</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>α-Amylase</strong></td>
<td width="153">Metabolismo pancreatico</td>
<td width="407">bassa attività negli erbivori e qui soprattutto nei conigli</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>ALT</strong></td>
<td width="153">Metabolismo epatico</td>
<td width="407">specifico per il fegato (citoplasma)</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>AP</strong></td>
<td width="153">Metabolismo epatico</td>
<td width="407">non specifico per il fegato (cellule del dotto biliare, nessun isoenzima indotto dai corticosteroidi), lento a reagire; intestino, rene, midollo osseo, placenta</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>AST</strong></td>
<td width="153">Metabolismo epatico</td>
<td width="407">non specifico per il fegato (danno cellule epatiche), muscolare (valutare con CK)</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>CK</strong></td>
<td width="153">Metabolismo epatico</td>
<td width="407">muscoli (per lo più scheletrici)</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>GLDH</strong></td>
<td width="153">Metabolismo epatico</td>
<td width="407">specifico per il fegato, il più sensibile (mitocondriale, centrolobulare)</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>γ-GT</strong></td>
<td width="153">Metabolismo epatico</td>
<td width="407">non specifico per il fegato (legato alla membrana, dotti biliari), lento a reagire</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Lipasi</strong></td>
<td width="153">Metabolismo pancreatico</td>
<td width="407">elevata attività nei conigli (tendenza alla lipidosi epatica)</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td colspan="3" width="695"><strong>Substrati</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Albumia</strong></td>
<td width="153">Metabolismo delle proteine</td>
<td width="407">sintesi nel fegato</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Bilirubina </strong><strong>(tot.)</strong></td>
<td width="153">Metabolismo epatico</td>
<td width="407">prodotto di degradazione dell&#8217;emoglobina</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Colesterolo</strong></td>
<td width="153">Metabolismo dei grassi</td>
<td width="407">importante per lo più nelle cavie</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Prot. Tot.</strong></td>
<td width="153">Metabolismo delle proteine</td>
<td width="407">legame con l&#8217;acqua, trasporto, coagulazione, sistema immunitario</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Fruttosamine</strong></td>
<td width="153">Metabolismo degli zuccheri</td>
<td width="407">legata alle proteine, riflette i livelli di glucosio nelle ultime 3 settimane; influenzata da emolisi, ittero, lipemia e ipoproteinemia</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Acidi bilialli</strong></td>
<td width="153">Metabolismo dei grassi</td>
<td width="407">prodotto di degradazione del colesterolo dal fegato, che indica colestasi</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Globuline</strong></td>
<td width="153">Metabolismo delle proteine</td>
<td width="407">elettroforesi sierica</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Glucosio</strong></td>
<td width="153">Metabolismo degli zuccheri</td>
<td width="407">l&#8217;attesa del sangue intero è cruciale per la misurazione (consumo da parte degli eritrociti)</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Urea</strong></td>
<td width="153">Metabolismo renale</td>
<td width="407">erbivori: indipendente dall&#8217;assunzione di cibo &#8211; carnivori: dipendente dal cibo</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Creatinina</strong></td>
<td width="153">Metabolismo renale</td>
<td width="407">dipende dalla massa muscolare</td>
</tr>
<tr>
<td width="124">
<p id="tw-target-text" class="tw-data-text tw-text-large tw-ta" dir="ltr" data-placeholder="Übersetzung" aria-label="Übersetzter Text" data-ved="2ahUKEwiL_oif26iIAxUmUkEAHa-0LmoQ3ewLegQIBxAT"><strong><span class="Y2IQFc" lang="it">Acidi biliari sierici</span></strong></p>
</td>
<td width="153">Metabolismo dei grassi</td>
<td width="407">indicazione di colestasi</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Trigliceridi</strong></td>
<td width="153">Metabolismo dei grassi</td>
<td width="407">causa di lipidosi epatica per lo più nei conigli</td>
</tr>
<tr bgcolor="e7e7e7">
<td colspan="3" width="695"><strong>Elettroliti</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Calcio</strong></td>
<td width="153">Metabolismo degli elettroliti</td>
<td width="407">catione; coinvolgimento nella conduzionce, nella contrazione muscolare, nella coagulazione del sangue, nella formazione ossea (&gt; 90% nell&#8217;osso, il resto legato principalmente all&#8217;albumina); influenza dell&#8217;ipoalbuminemia</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Potassio</strong></td>
<td width="153">Metabolismo degli elettroliti</td>
<td width="407">iI catione intracellulare più importante; coinvolto per lo più nell&#8217;inoltro di input; viene rilasciato durante l&#8217;emolisi</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Sodio</strong></td>
<td width="153">Metabolismo degli elettroliti</td>
<td width="407">iI catione extracellulare più importante; importante per l&#8217;equilibrio idrico; eliminazione per lo più tramite i reni</td>
</tr>
<tr>
<td width="124"><strong>Fosforn</strong></td>
<td width="153">Metabolismo degli elettroliti</td>
<td width="407">anione; importante nel metabolismo energetico e per il rimodellamento osseo; aumenta se emolisi</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong> </strong></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1724670898080 vc_column-gap-10"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Bonvehi C, Ardiaca M, Barrera S, Cuesta M, Montesinos A. Prevalence and types of hyponatraemia, its relationship with hyperglycaemia and mortality in ill pet rabbits. Vet Rec 2014; 174(22):554. </strong></span><span style="color: #808080;"><strong>doi:10.1136/vr.102054</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Harcourt-Brown FM, Harcourt-Brown SF. Clinical value of blood glucose measurement in pet rabbits. Vet Rec 2012; 170(26): 674. doi:10.1136/vr.100321</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Hein J. Labordiagnostik bei Kaninchen, Meerschweinchen, Chinchilla und Frettchen. In: Moritz A, Hrsg. Klinische Labordiagnostik in der Tiermedizin. 7. Aufl. Stuttgart: Schattauer; 2014: 784-803.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Hein J. Labordiagnostik bei Kleinsäugern: Präanalytik und tierartspezifische Befundung. Hannover: Schlütersche Verlagsgesellschaft; 2019.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Leban-Danzl A, Hartmann K, Majzoub-Altwecker M, Hermanns W, Sauter-Louis C, Hein J. Sensitivity of liver parameters in diagnosing liver diseases in rabbits. Berl Munch Tierarztl Wochenschr 2016; 11/12(129): 518-26.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Jenkins JR. Rabbit and ferret liver and gastronintestinal testing. In: Fudge AM, ed. Laboratory medicine. Avian and exotic pets. Philadelphia: Saunders; 2000: 291-304.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Wesche P. Clinical pathology. In: Meredith A, Lord B, eds. BSAVA Manual of Rabbit Medicine. Gloucester: British Small Animal Veterinary Association; 2014: 125-37.</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_inner vc_row-fluid vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1724669142613"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1725434946456 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Quali-parametri-chimico-clinici-sono-utili-nei-piccoli-mammiferi.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-9 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1724669149757"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Quali-parametri-chimico-clinici-sono-utili-nei-piccoli-mammiferi.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>L&#8217;interpretazione semplice del referto: quali parametri chimico-clinici sono utili nei piccoli mammiferi?</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Veleni per topi (rodenticidi) – Novità sulla diagnostica</title>
		<link>https://laboklin.com/it/veleni-per-topi-rodenticidi-novita-sulla-diagnostica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadja Hartmann]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2024 10:56:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/rat-poisons-rodenticides-news-on-diagnostics/</guid>

					<description><![CDATA[I rodenticidi (“veleni per topi”) sono ripetutamente causa di avvelenamenti mortali in cani e gatti.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h2>Pericoli derivanti da rodenticidi e roditori morti</h2>
<p>I rodenticidi (“veleni per topi”) sono ripetutamente causa di avvelenamenti mortali in cani e gatti.<br />
L&#8217;avvelenamento primario può verificarsi attraverso l&#8217;ingestione diretta di esche avvelenate, ad es. se sono state posizionate in modo improprio in un&#8217;area aperta per il &#8220;controllo dei topi&#8221; (Fig. 1a). L&#8217;avvelenamento secondario può derivare dall&#8217;ingestione di roditori avvelenati (Fig. 1b). L&#8217;ingestione dell&#8217;esca o dei roditori morti spesso non viene osservata direttamente dai proprietari degli animali o spesso non è noto quale tipo di veleno sia coinvolto. Se gli animali vengono presentati alla clinica con sospetto avvelenamento, spesso il “gioco del gatto e del topo” inizia con la ricerca della causa dei sintomi dell’avvelenamento o del veleno che lo ha causato. Di seguito vengono presentati due rodenticidi e classi attualmente importanti.</p>
<h2>α-cloralosio</h2>
<p>L’uso di questa sostanza, originariamente utilizzata come narcotico e successivamente anche come avicida (veleno contro gli uccelli), è aumentato notevolmente in Europa negli ultimi anni (Dijkman et al. 2023). La vendita di materiale per esche contenente il veleno α-cloralosio è scarsamente regolamentata, rendendone facile e quindi comune l&#8217;ottenimento tramite vendite online.<br />
I sintomi di avvelenamento da α-cloralosio si basano essenzialmente sull&#8217;effetto depressivo della sostanza sul sistema nervoso centrale (SNC).</p>
<p>A seconda della dose, possono verificarsi attacchi epilettici e convulsioni, particolare suscettibilità agli stimoli esterni (iperreflessia), ipersecrezione, depressione, sonnolenza, bradipnea e persino disipnea. È frequente anche l&#8217;ipotermia, poiché il veleno compromette anche la termoregolazione attraverso il sistema nervoso centrale (principio tossico particolarmente efficace contro roditori selvatici e uccelli). La comparsa di <strong>sintomi neurologici </strong>combinati con <strong>ipotermia </strong>può confermare il <strong>sospetto </strong>di avvelenamento da <strong>α-cloralosio</strong>.</p>
<p>L&#8217;avvelenamento da α-cloralosio deve essere contrastato con una terapia sintomatica, in particolare mediante misure stabilizzanti per la circolazione, la respirazione e la temperatura corporea. Il rilevamento diretto della tossina è possibile dal siero o dalle urine. Se l&#8217;ingestione è avvenuta nelle ultime ore, è necessario prendere in considerazione la decontaminazione.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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<a href='https://laboklin.com/it/poisoned_rodent-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Poisoned_rodent-1024x683.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Poisoned_rodent-1024x683.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Poisoned_rodent-300x200.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Poisoned_rodent-768x512.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Poisoned_rodent.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/veleni-per-topi-rodenticidi-novita-sulla-diagnostica/ciclo_della_vitamina_k/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="658" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/05/Ciclo_della_vitamina_K-1024x658.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/05/Ciclo_della_vitamina_K-1024x658.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/05/Ciclo_della_vitamina_K-300x193.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/05/Ciclo_della_vitamina_K-768x494.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/05/Ciclo_della_vitamina_K.jpg 1072w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>


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			<h2>Derivati cumarinici (antagonisti della vitamina K)</h2>
<p>Vengono spesso utilizzati rodenticidi che colpiscono indirettamente i fattori della coagulazione dipendenti dalla vitamina K (antagonisti della vitamina K). Dalla cumarina, che si trova naturalmente nei funghi e nelle piante (malattia del meliloto), sono stati sviluppati numerosi cosiddetti derivati della cumarina.</p>
<p>La prima generazione di questi principi attivi comprende il farmaco noto come warfarin. La durata d&#8217;azione delle sostanze di prima generazione era ancora breve e di bassa potenza, il che ne consentiva l&#8217;uso come farmaco controllabile o rodenticida.</p>
<p>Le sostanze di seconda generazione, oggi frequentemente utilizzate contro i roditori, come il brodifacoum e il cumatetralil, sono state sviluppate con l&#8217;obiettivo particolare di poter utilizzare queste sostanze con ancora più successo come rodenticidi.<br />
Queste sostanze sono particolarmente pericolose perché sono state “ottimizzate” per la loro potenza e purtroppo anche per il loro metabolismo il più lento possibile da parte dell’organismo.</p>
<p>La Fig. 2 mostra la descrizione semplificata di come gli antagonisti della vitamina K esplicano il loro effetto devastante sui fattori della coagulazione degli animali. In condizioni fisiologiche, la vit. K viene costantemente “consumata” nel fegato per formare fattori attivi della coagulazione (ad es. fattore II, VII, IX, X nonché prot. C e S) e convertita nella forma inattiva epossido di vit. K.</p>
<p>In condizioni fisiologiche, l&#8217;<strong>epossido della vit. K </strong>viene riconvertito enzimaticamente in vit. K nel fegato dall&#8217;epossido reduttasi, consentendone il riutilizzo per la formazione di fattori attivi della coagulazione ed essendo rilevabile nel siero solo in una concentrazione ben inferiore a 10 ng/ml.</p>
<p><strong>Tutti i derivati cumarinici attaccano questo ciclo. Inibiscono l’epossido reduttasi e quindi impediscono la “rigenerazione” dell’epossido di vit. K inattivo in vit. K attiva. </strong>Ciò spiega la comparsa spesso ritardata dei segni clinici dell&#8217;avvelenamento, poiché i fattori attivi della coagulazione e la vit. K sono ancora presenti dopo l&#8217;ingestione delle tossine. Tuttavia, entrambi vengono consumati a ritmi diversi, a seconda del tempo di dimezzamento dei vari fattori e della situazione iniziale dell&#8217;animale colpito. Non appena i fattori attivi della coagulazione si esauriscono, compaiono i sintomi tipici delle coagulopatie gravi, come sanguinamento delle mucose, del mediastino, dell&#8217;addome e del torace, ecc. I parametri della coagulazione risultano gravemente alterati, anche se la conta piastrinica può inizialmente apparire normale.</p>
<p>L&#8217;esame di laboratorio dei parametri della coagulazione è urgentemente indicato in caso di sospetto avvelenamento da derivati cumarinici. Se vi è il ragionevole sospetto di ingestione di tali tossine, è indicato il trattamento con vit. K come “antidoto”.<br />
L&#8217;integrazione di vit. K consente al fegato di produrre nuovamente fattori attivi della coagulazione. Nei casi gravi è indicata una somministrazione iniziale fino a 10 mg/kg di peso corporeo per via e.v., con il passaggio alla vit. K per via os se si osserva un miglioramento clinico. Facciamo riferimento qui ad un articolo recentemente pubblicato su questo argomento (Frommeyer e Mischke, 2024).</p>
<p>A causa della loro elevata potenza, cioè della concentrazione molto bassa nel plasma e dell&#8217;ulteriore problema che l&#8217;effetto delle sostanze nel fegato può durare a lungo, anche se la sostanza attiva stessa non è più rilevabile nel plasma, la rilevazione diretta dei derivati cumarinici è generalmente di scarso aiuto nei casi clinici.</p>
<p>L&#8217;Università di Stanford ha dimostrato molto tempo fa che un aumento dell&#8217;epossido di vit. K nel siero (Carlisle et al. 1981) può fornire conclusioni dirette sull&#8217;attività degli antagonisti della vit. K nel fegato.<br />
Siamo stati in grado di stabilire un metodo di rilevamento dell&#8217;epossido di vit. K dal siero mediante LC-MS/MS e quindi un rilevamento funzionale dell&#8217;attività cumarinica.</p>
<p><strong>Siamo lieti di potervi offrire un test sierico per l&#8217;attività cumarina (livello di epossido di vit. K). </strong>Ciò può confermare funzionalmente l&#8217;intossicazione da derivati cumarinici (aumento dell&#8217;epossido di vit. K).<br />
L&#8217;analisi è possibile senza dover interrompere la terapia con vit. K. Possiamo anche informarvi su quando la tossina non è più attiva nel fegato, cioè quando la terapia con vit. K può essere interrotta in sicurezza (diminuzione dell&#8217;epossido di vit. K).</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Simon Franz Müller</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Esami a disposizione</strong></p>
<ul>
<li>0548 α-Chloralose</li>
<li>0511 Attività della cumarina (vitamina K epossido)</li>
<li>0595 Coagulazione</li>
<li>AMH &#8211; Ormone anti-Mülleriano</li>
<li>Patoistologia</li>
</ul>
</blockquote>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1724670898080 vc_column-gap-10"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Frommeyer A, Mischke R. Vergiftung mit Cumarinderivaten beim Hund: Retrospektive Analyse klinischer und labordiagnostischer Daten. Tierarztl Prax Ausg K 2024;52(1): 5-16. doi: 10.1055/a-2226-4348</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Dijkman MA, Robben JH, van Riel AJHP, de Lange DW. Evidence of a sudden increase in α-chloralose poisoning in dogs and cats in the </strong></span><span style="color: #808080;"><strong>Netherlands between 2018 and 2021. Vet Rec. 2023; 192(1): e2342. doi: 10.1002/vetr.2342.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Carlisle DM, Blaschke TF. Vitamin K1, vitamin K1 epoxide and warfarin interrelationships in the dog. Biochem Pharmacol 1981; 30(21): 2931-6. doi: 10.1016/0006-2952(81)90255-0.</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_inner vc_row-fluid vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1724669142613"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1725276116908 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Rodenticidi.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-9 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1724669149757"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Rodenticidi.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Veleni per topi (rodenticidi) – Novità sulla diagnostica</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div></div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’iter diagnostico dei mastocitomi nel cane e nel gatto</title>
		<link>https://laboklin.com/it/liter-diagnostico-dei-mastocitomi-nel-cane-e-nel-gatto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadja Hartmann]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 07:33:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/the-diagnostic-work-up-of-mast-cell-tumours-in-dogs-and-cats/</guid>

					<description><![CDATA[L’esame gold standard nella diagnosi dei mastocitomi (MCT) è la citologia o l'istopatologia. La stadiazione clinica si basa sul quadro clinico compreso lo stato dei linfonodi (citologia/istologia). ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>L’esame gold standard nella diagnosi dei mastocitomi (MCT) è la citologia o l&#8217;istopatologia. La <strong>stadiazione </strong>clinica si basa sul quadro clinico compreso lo stato dei linfonodi (citologia/istologia). Sono disponibili anche metodiche immunoistologiche e genetiche per una loro caratterizzazione più precisa.</p>
<p>La <strong>citologia </strong>viene utilizzata per la diagnosi preoperatoria (Fig. 1) e la stadiazione clinica (ad es. linfonodi, milza). La classificazione citologica dei mastociti canini è stata pubblicata (Blackwood et al. 2012), ma presenta limitazioni perché i criteri di malignità citologica sono spesso sovrastimati e l&#8217;MCT sottocutaneo non può essere identificato.</p>
<p>La <strong>diagnosi istopatologica </strong>può distinguere i mastocitomi cutanei da quelli sottocutanei e può valutare i margini di resezione. Il <strong>grading </strong>istologico consente di formulare valutazioni sul comportamento biologico (probabilità di recidiva, rischio di metastasi, tempi di sopravvivenza) dei mastocitomi cutanei nel cane.</p>
<p>Esistono due <strong>sistemi di classificazione </strong>istopatologica per i <em>mastociti cutanei </em>nei cani: il vecchio sistema di classificazione secondo Patnaik et al. (1984) distingue tre gradi tumorali (grado I ben differenziato &#8211; Fig. 2 -, grado II moderatamente differenziato e grado III scarsamente differenziato). Si basa, tra l&#8217;altro, sui criteri: localizzazione del tumore, morfologia cellulare, morfologia nucleare, architettura complessiva e numero di mitosi. Poiché questo sistema comprende diversi criteri non facili da oggettivare, è stato istituito un sistema modificato a due livelli, basato su parametri più misurabili (Kiupel et al. 2011). In conformità con le raccomandazioni del Consensus Group (Berlato et al. 2021), attualmente viene solitamente fornita una combinazione di entrambi i sistemi di classificazione, che è correlata alle dichiarazioni prognostiche (Tab. 1) (Stefanello et al. 2015).</p>
<p>Se un <em>mastocitoma è sottocutaneo</em>, allora i sistemi di classificazione secondo Patnaik et al. (1984) e Kiupel et al. (2011) non possono essere utilizzati perché l&#8217;MCT sottocutaneo è generalmente meno maligno dell&#8217;MCT cutaneo (Bellamy e Berlato 2022). Con poche eccezioni, possono vemire controllati bene localmente e di solito non richiedono alcuna ulteriore terapia se sono stati completamente rimossi (Betz 2021).</p>
<p><strong>Tab. 1 </strong>&#8211; Dichiarazione prognostica per i mastociti cutanei nei cani, basata sui sistemi di classificazione combinati di Patnaik et al. (1984) e Kiupel et al. (2011) – modificata da Stefanello et al. (2015)</p>
<table>
<tbody valign="top">
<tr style="color: #ffffff;" bgcolor="e51e1e">
<td width="118"><strong>Classificazione</strong></td>
<td width="96"><strong>Prognosi</strong></td>
<td width="258"><strong>Morti correlate al tumore</strong></td>
<td width="116"><strong>Rischio di metastasi linfonodali</strong></td>
<td width="97"><strong>Rischio di metastasi a distanza</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="118">Grado I / <em>low-grade</em></td>
<td width="96">buono</td>
<td width="258">rare</td>
<td width="116">6 %</td>
<td width="97">2 %</td>
</tr>
<tr>
<td width="118">Grado II / <em>low-grade</em></td>
<td width="96">per lo più buona</td>
<td width="258">dal 3% al 17% dei cani muore a causa dei mastocitomi</td>
<td width="116">16 %</td>
<td width="97">2 %</td>
</tr>
<tr>
<td width="118">Grado II / <em>high- grade</em></td>
<td width="96">con riserva</td>
<td width="258">dal 14% al 56% dei cani muore a causa dei mastocitomi.<br />
Tempo di sopravvivenza medio: da 7,5 a 23,3 mesi</td>
<td width="116">15 %</td>
<td width="97">2 %</td>
</tr>
<tr>
<td width="118">Grado III / <em>high- grade</em></td>
<td width="96">con riserva fino a infausta</td>
<td width="258">dal 67 al 75 % dei cani muore a causa dei mastocitomi.<br />
Tempo di sopravvivenza medio: da 3,6 a 6,8 mesi</td>
<td width="116">46 %</td>
<td width="97">21 %</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, i <strong>linfonodi </strong>possono essere esaminati istologicamente per la ricerca di una popolazione di cellule tumorali neoplastiche. La valutazione viene effettuata utilizzando lo schema di Weishaar et al (2014). La prognosi è significativamente migliore negli stadi HN0/HN1 rispetto a quelli HN2/HN3.</p>
<p>HN0: da assenti a sparsi (0-3 mastociti/HPF), sparsi e solitari nel seno (sottocapsulare, paracorticale o midollare) e/o nel parenchima. Valutazione: nessuna infiltrazione metastatica (piuttosto reattiva).</p>
<p>HN1: più di 3 mastociti sparsi e solitari nel seno (sottocapsulare, paracorticale o midollare) e/o nel parenchima in almeno 4 HPF. Valutazione: premetastatica (zona grigia).</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-4"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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<a href='https://laboklin.com/it/histopathology-cutaneous_mast_cell_tumour_grade_i-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="746" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Histopathology-cutaneous_mast_cell_tumour_grade_I-1024x746.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Histopathology-cutaneous_mast_cell_tumour_grade_I-1024x746.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Histopathology-cutaneous_mast_cell_tumour_grade_I-300x219.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Histopathology-cutaneous_mast_cell_tumour_grade_I-768x559.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Histopathology-cutaneous_mast_cell_tumour_grade_I.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/heavy_infiltration_of_lymph_node_with_mast_cellshn3-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="643" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/heavy_infiltration_of_lymph_node_with_mast_cellsHN3-1024x643.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/heavy_infiltration_of_lymph_node_with_mast_cellsHN3-1024x643.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/heavy_infiltration_of_lymph_node_with_mast_cellsHN3-300x189.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/heavy_infiltration_of_lymph_node_with_mast_cellsHN3-768x483.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/heavy_infiltration_of_lymph_node_with_mast_cellsHN3.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/immunohistology_ckit-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="775" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Immunohistology_cKIT-1024x775.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Immunohistology_cKIT-1024x775.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Immunohistology_cKIT-300x227.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Immunohistology_cKIT-768x581.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Immunohistology_cKIT.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/immunohistology_ki-67_antigen-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="774" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Immunohistology_Ki-67_antigen-1024x774.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Immunohistology_Ki-67_antigen-1024x774.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Immunohistology_Ki-67_antigen-300x227.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Immunohistology_Ki-67_antigen-768x580.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Immunohistology_Ki-67_antigen.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/liter-diagnostico-dei-mastocitomi-nel-cane-e-nel-gatto/algoritmo_diagnostico_per_i_mastociti_cutanei_del_cane/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="364" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/04/Algoritmo_diagnostico_per_i_mastociti_cutanei_del_cane-1024x364.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/04/Algoritmo_diagnostico_per_i_mastociti_cutanei_del_cane-1024x364.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/04/Algoritmo_diagnostico_per_i_mastociti_cutanei_del_cane-300x107.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/04/Algoritmo_diagnostico_per_i_mastociti_cutanei_del_cane-768x273.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/04/Algoritmo_diagnostico_per_i_mastociti_cutanei_del_cane-1536x546.jpg 1536w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/04/Algoritmo_diagnostico_per_i_mastociti_cutanei_del_cane-2048x729.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>


		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner vc_custom_1650632075890"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>HN2: aggregati (cluster) di mastociti (&gt;3 cellule associate) nel seno (sottocapsulare, paracorticale o midollare) e/o accumuli parenchimali o sinusoidali di mastociti.<br />
Valutazione: stadio iniziale delle metastasi.</p>
<p>HN3: distruzione della normale architettura linfonodale da parte di focolai distinti, noduli o masse più grandi di mastociti (Fig. 3).<br />
Valutazione: metastasi manifeste.</p>
<p>Inoltre, sono possibili anche <strong>esami immunoistologici </strong>per i mastociti canini. Il modello di distribuzione (membranoso, perinucleare o diffuso) del recettore tirosina chinasi KIT (<strong>cKIT</strong>, Fig. 4a) (Freytag et al. 2021; Da Gil Costa et al. 2011) e il numero delle cellule tumorali che esprimono l&#8217;<strong>antigene Ki-67 </strong>(Fig. 4b) danno informazioni sul grado di differenziazione o sull’attività di proliferazione del MCT.</p>
<p>I risultati immunoistologici hanno solo rilevanza prognostica (non terapeutica).</p>
<p>Il rilevamento di un pattern di espressione cKIT atipico (tipo 2 o 3) è correlato ad una prognosi peggiore (Freytag et al. 2021). Più di 23 cellule positive al Ki-67/1 area della griglia oculare, sono associate a un tempo di sopravvivenza più breve (Webster et al. 2007).</p>
<p>Tuttavia, non esistono informazioni attendibili per alcune combinazioni di risultati (ad es. pattern cKIT di tipo 1 e allo stesso tempo un numero elevato di cellule tumorali positive all&#8217;antigene Ki-67). Non esiste alcuna connessione tra il pattern di espressione immunoistologica di cKIT e la presenza di una mutazione del gene KIT o la risposta alla terapia con inibitori della tirosina chinasi!</p>
<p>Una <strong>mutazione del gene KIT</strong>, che porta all&#8217;iperattività del recettore della tirosina chinasi KIT e alla proliferazione dei mastociti ligando-indipendente, può essere rilevata utilizzando metodi di <strong>genetica molecolare</strong>. Sulla base di questa patogenesi, gli inibitori della tirosina chinasi come toceranib fosfato e masitinib vengono utilizzati nei mastociti canini non resecabili.</p>
<p>La risposta dell&#8217;inibitore della tirosina chinasi masitinib è significativamente migliore in presenza di una mutazione KIT nell&#8217;esone 11 rispetto al wild type. Tuttavia, ciò non significa che in assenza di mutazione non vi sia alcun effetto terapeutico degli inibitori della tirosina chinasi (Hahn et al. 2008).</p>
<p>Il rilevamento di una mutazione KIT nell&#8217;esone 11 nei <em>mastociti cutanei </em>è significativamente correlato con un tempo di sopravvivenza più breve. I tumori dei mastociti con una mutazione nell&#8217;esone 8 sono probabilmente meno aggressivi. L’individuazione della mutazione KIT serve quindi a migliorare la valutazione della prognosi e la pianificazione della terapia individualizzata (Nardi et al. 2022; Bellamy e Berlato 2022; Thamm et al. 2019).</p>
<p>Tuttavia, a causa degli enzimi presenti nei granuli dei mastociti, della fissazione e dell&#8217;inclusione in paraffina (sia negli strisci che nei campioni istologici), non è sempre possibile isolare DNA di qualità sufficiente per il sequenziamento.</p>
<p>I <em>mastociti sottocutanei </em>con una mutazione KIT nell&#8217;esone 11 hanno maggiori probabilità di essere istologicamente di alto grado e di avere una conta mitotica più elevata (Chen et al.2022).</p>
<h2><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p>In sintesi, va sottolineato ancora una volta che il grading istologico, i risultati immunoistologici e lo stato di mutazione c-Kit di un mastocitoma cutaneo, sono solo fattori prognostici individuali tra i tanti correlati al decorso clinico della malattia. A seconda della singola situazione ha senso effettuare ulteriori indagini diverse (fig. 5). Tuttavia, nella valutazione finale di ogni singolo caso, devono essere considerati numerosi altri parametri clinici nonché la localizzazione anatomica del mastocitoma (Willmann et al. 2021; Blackwood et al. 2012).</p>
<p style="text-align: right;"><em>PD Dott.ssa Heike Aupperle-Lellbach</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Esami a disposizione</strong></p>
<ul>
<li>Citologia</li>
<li>Istopatologia</li>
<li>Istopatologia con approfondimenti</li>
<li>Mutazione c-Kit</li>
<li>Esame immunoistologico</li>
</ul>
</blockquote>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1708089567655 vc_column-gap-10"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Bellamy E, Berlato D. Canine cutaneous and subcutaneous mast cell tumours: a narrative review. J Small Anim Pract 2022; 63 (7): 497–511. doi:10.1111/jsap.13444</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Berlato D, Bulman-Fleming J, Clifford CA et al. Value, Limitations, and Recommendations for Grading of Canine Cutaneous Mast Cell Tumors: A Consensus of the Oncology-Pathology Working Group. Vet Pathol 2021; 58 (5): 858–63. doi:10.1177/03009858211009785</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Betz DS. Chirurgie subkutaner Mastzelltumoren beim Hund: Prognosefaktoren und Outcome. Tierarztl Prax Ausg K Kleintiere Heimtiere 2021; 49 (3): 228. doi:10.1055/a-1351-3758</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Blackwood L, Murphy S, Buracco P et al. European consensus document on mast cell tumours in dogs and cats. Vet Comp Oncol 2012; 10 (3): e1- e29. doi:10.1111/j.1476-5829.2012.00341.x</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Chen P, Marconato L, Sabattini S et al. Mutations in Exons 8 and 11 of c-kit Gene in Canine Subcutaneous Mast Cell Tumors and Their </strong><strong>Association with Cell Proliferation. Vet Sci 2022; 9 (9): 493. doi:10.3390/ vetsci9090493</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Da Gil Costa RM, Oliveira JP, Saraiva AL et al. Immunohistochemical characterization of 13 canine renal cell carcinomas. Vet Pathol 2011; 48 </strong><strong>(2): 427–32. doi:10.1177/0300985810381909</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Freytag JO, Queiroz MR, Govoni VM et al. Prognostic value of immunohistochemical markers in canine cutaneous mast cell tumours: A systematic review and meta-analysis. Vet Comp Oncol 2021; 19 (3): 529–40. doi:10.1111/vco.12692</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Hahn KA, Ogilvie G, Oglivie G et al. Masitinib is safe and effective for the treatment of canine mast cell tumors. J Vet Intern Med 2008; 22 (6): 1301–9. doi:10.1111/j.1939-1676.2008.0190.x</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Kiupel M, Webster JD, Bailey KL et al. Proposal of a 2-tier histologic grading system for canine cutaneous mast cell tumors to more accurately predict biological behavior. Vet Pathol 2011; 48 (1): 147–55. doi:10.1177/0300985810386469</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Nardi AB de, Dos Santos Horta R, Fonseca-Alves CE et al. Diagnosis, Prognosis and Treatment of Canine Cutaneous and Subcutaneous Mast Cell Tumors. Cells 2022; 11 (4):618. doi:10.3390/cells11040618</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Patnaik AK, Ehler WJ, MacEwen EG. Canine cutaneous mast cell tumor: morphologic grading and survival time in 83 dogs. Vet Pathol 1984; 21 (5): </strong><strong>469–74. doi:10.1177/030098588402100503</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Stefanello D, Buracco P, Sabattini S et al. Comparison of 2- and 3-category histologic grading systems for predicting the presence of metastasis at the time of initial evaluation in dogs with cutaneous mast cell tumors: 386 cases (2009-2014). J Am Vet Med Assoc 2015; 246 (7): 765–69. </strong><strong>doi:10.2460/javma.246.7.765</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Thamm DH, Avery AC, Berlato D et al. Prognostic and predictive significance of KIT protein expression and c-kit gene mutation in canine cutaneous mast cell tumours: A consensus of the Oncology-Pathology Working Group. Vet Comp Oncol 2019; 17 (4): 451–55. doi:10.1111/vco.12518</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Webster JD, Yuzbasiyan-Gurkan V, Miller RA et al. Cellular proliferation in canine cutaneous mast cell tumors: associations with c-KIT and its role in prognostication. Vet Pathol 2007; 44 (3): 298–308</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Weishaar KM, Thamm DH, Worley DR et al. Correlation of nodal mast cells with clinical outcome in dogs with mast cell tumour and a proposed classification system for the evaluation of node metastasis. J Comp Pathol 2014; 151 (4): 329–38. doi:10.1016/j.jcpa.2014.07.004</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Willmann M, Yuzbasiyan-Gurkan V, Marconato L, et al. Proposed Diagnostic Criteria and Classification of Canine Mast Cell Neoplasms: A Consensus Proposal. Front Vet Sci 2021; 8: 755258. doi:10.3389/ fvets.2021.755258</strong></span></h6>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid vc_custom_1722583958631 vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-2 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1722583987603"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1725273609941 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Mastocitoma_in_cane_e_gatto.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-10 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1722583998423"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Mastocitoma_in_cane_e_gatto.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>L’iter diagnostico dei mastocitomi nel cane e nel gatto</strong></a></p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
</div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Infezioni da Echinococco nei cani: prevalenza, sintomi e diagnosi</title>
		<link>https://laboklin.com/it/infezioni-da-echinococco-nei-cani-prevalenza-sintomi-e-diagnosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nadja Hartmann]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 12:55:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2024]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://laboklin.com/echinococcus-infections-in-dogs-prevalence-symptoms-and-diagnosis/</guid>

					<description><![CDATA[Le infezioni da Echinococco sono tra le più importanti zoonosi causate dai cestodi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Le infezioni da Echinococco sono tra le più importanti zoonosi causate dai cestodi. Attualmente ci sono otto specie conosciute nel genere cestode <em>Echinococcus</em>:</p>
<p>la <strong>tenia della volpe (<em>Echinococcus (E.) multilocularis</em>) </strong>è presente esclusivamente nell&#8217;emisfero settentrionale. Le principali aree endemiche comprendono la Germania meridionale, la Svizzera, la Francia centrale e orientale e l&#8217;Austria occidentale. La tenia del cane (<em>E. granulosus sensu lato (s.l.)</em>) è diffusa in tutto il mondo. In Europa si trova principalmente ad est e a sud, nonché lungo la costa mediterranea. <em>E. granulosus s.l. </em>è un complesso di specie, che attualmente consiste di cinque specie diverse con caratteristiche morfologiche, biologiche e genetiche diverse, queste sono <em>E. granulosus sensu stricto </em>(genotipi G1 &#8211; G3), <em>E. felidis</em>, <em>E. equinus</em>, <em>E. ortleppi </em>ed <em>E. canadensis </em>(genotipi G6/G7, G8 e G10). Le specie <em>E. vogeli </em>ed <em>E.</em> <em>oligarthrus </em>si trovano solo nell&#8217;America centrale e meridionale.</p>
<p>In quanto ospiti definitivi, i cani rappresentano un rischio significativo di trasmissione di <em>E. multilocularis </em>ed <em>E. granulosus s.l. </em>agli esseri umani. In effetti, tenere i cani come animali domestici è elencato come uno dei fattori di rischio più importanti per l’infezione da parte degli esseri umani da questi parassiti. Il seguente articolo tratterà le basi del ciclo di vita, della prevalenza e dei metodi diagnostici dell&#8217;<em>Echinococcus </em>e quindi fornirà una base da cui stimare il potenziale rischio di infezione rappresentato dai cani.</p>
<h2>Ciclo vitale</h2>
<p><strong> </strong>I cestodi dell&#8217;<em>Echinococcus </em>presentano un ciclo di vita indiretto, con ospiti definitivi e intermedi. Le tenie sessualmente attive e mature parassitano l&#8217;intestino tenue dei carnivori. A differenza di altri cestodi, questi vermi presentano una lunghezza di pochi millimetri e sono costituiti da uno scolice (testa) e da 2-6 proglottidi (Tab.1).</p>
<p>Le proglottidi contenenti le uova vengono liberate dal resto del verme. A differenza delle proglottidi di altre tenie, quelle dell&#8217;Echinococcus spesso si disgregano già nell&#8217;intestino e rilasciano nelle feci le <strong>uova immediatamente infettive</strong>.</p>
<p>Le uova contengono un’oncosfera (1° stadio larvale), che verrà (più comunemente) ingerita per via orale dagli ospiti intermedi. Negli ospiti intermedi l&#8217;oncosfera prima penetra nella parete intestinale e poi migra, attraverso il torrente sanguigno, verso gli organi interni, soprattutto il fegato. Qui le larve si sviluppano in metacestodi (2° stadio larvale), che di solito assumono la forma di cisti idatidee.<br />
Non appena i metacestodi sviluppano i protoscolici (scolici cestodi immaturi), le larve risultano fertili. Il ciclo vitale si conclude quando l&#8217;ospite definitivo ingerisce gli organi infetti dell&#8217;ospite intermedio.<br />
Nell&#8217;intestino tenue dell&#8217;ospite definitivo, lo scolice si estroflette e si attacca alla parete intestinale e il verme matura in un adulto produttore di uova. Oltre agli ospiti intermedi, anche gli ospiti accidentali / aberranti, che non fanno parte del ciclo vitale naturale, possono infettarsi ingerendo le uova. I metacestodi si sviluppano quindi anche negli organi di ospiti accidentali.</p>

		</div>
	</div>
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<a href='https://laboklin.com/it/infezioni-da-echinococco-nei-cani-prevalenza-sintomi-e-diagnosi/dog_echinococcus-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Dog_Echinococcus-768x1024.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Dog_Echinococcus-768x1024.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Dog_Echinococcus-225x300.jpg 225w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Dog_Echinococcus-1152x1536.jpg 1152w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Dog_Echinococcus.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/infezioni-da-echinococco-nei-cani-prevalenza-sintomi-e-diagnosi/taeniidae_cestode_egg-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="845" height="757" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Taeniidae_cestode_egg.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Taeniidae_cestode_egg.jpg 845w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Taeniidae_cestode_egg-300x269.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Taeniidae_cestode_egg-768x688.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 845px) 100vw, 845px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/infezioni-da-echinococco-nei-cani-prevalenza-sintomi-e-diagnosi/liver_with_alveolar_echinococcosis-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Liver_with_alveolar_echinococcosis-1024x768.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Liver_with_alveolar_echinococcosis-1024x768.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Liver_with_alveolar_echinococcosis-300x225.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Liver_with_alveolar_echinococcosis-768x576.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Liver_with_alveolar_echinococcosis.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>
<a href='https://laboklin.com/it/infezioni-da-echinococco-nei-cani-prevalenza-sintomi-e-diagnosi/histology_of_a_cystic_liver_lesion-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Histology_of_a_cystic_liver_lesion-1024x768.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Histology_of_a_cystic_liver_lesion-1024x768.jpg 1024w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Histology_of_a_cystic_liver_lesion-300x225.jpg 300w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Histology_of_a_cystic_liver_lesion-768x576.jpg 768w, https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/08/Histology_of_a_cystic_liver_lesion.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>


		</div>
	</div>
</div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner vc_custom_1650632075890"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p><strong>Tab.1:</strong> Caratteristiche importanti di E. multilocularis ed E. granulosus s.l.</p>
<table>
<tbody valign="top">
<tr style="color: #ffffff;" bgcolor="e51e1e">
<td width="113"><strong>Specie</strong></td>
<td width="116"><strong>Lunghezza degli stadi adulti</strong></td>
<td width="111"><strong>Numero delle proglottidi</strong></td>
<td width="111"><strong>Numero delle uova</strong></td>
<td width="116"><strong>Prepatenza</strong></td>
<td width="113"><strong>Patenza</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="113"><em>E. multilocularis</em></td>
<td width="116">1.2 – 4.5 mm</td>
<td width="111">5 (2 &#8211; 6)</td>
<td width="111">fino a 200</td>
<td width="116">28 giorni</td>
<td width="113">diversi mesi</td>
</tr>
<tr>
<td width="113"><em>E. granulosus s.l</em>.</td>
<td width="116">2 &#8211; 7 mm</td>
<td width="111">3 (2 &#8211; 6)</td>
<td width="111">fino a 1500</td>
<td width="116">45 giorni</td>
<td width="113">diversi mesi</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il ciclo vitale dell&#8217;Echinococcus richiede diverse specie animali come ospiti (Tab.2). Gli ospiti definitivi sono soprattutto i canidi, molto raramente vengono colpiti i felini. Le specie ospiti influiscono sullo sviluppo larvale e sulla fecondità dei vermi adulti: nei felidi, i parassiti si sviluppano molto più lentamente e producono solo, se non del tutto, un numero limitato di uova.</p>
<p><strong>Tab.2</strong>: Ospiti definiti, intermedi e accidentali/aberranti <em>E. multilocularis </em>ed <em>E. granulosus s.l.</em></p>
<table>
<tbody valign="top">
<tr style="color: #ffffff;" bgcolor="e51e1e">
<td width="171"><strong>Specie</strong></td>
<td width="174"><strong>Ospiti definitivi</strong></td>
<td width="174"><strong>Ospiti intermedi</strong></td>
<td width="171"><strong>Ospiti aberranti</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="171"><em>E. multilocularis</em></td>
<td width="174">Principalmente volpi (volpe rossa, volpe polare), procioni e cani procione, anche lupi, cani domestici (gatti) e altri carnivori</td>
<td width="174">Piccoli mammiferi (soprattutto roditori)</td>
<td width="171">Uomini, primati, cani domestici (suino domestico e cinghiale) e altri</td>
</tr>
<tr>
<td width="171"><em>E. granulosus s.l</em>.</td>
<td width="174">Cane domestico, altri canidi (ad esempio lupo, coyote), possibili i felini</td>
<td width="174">Principalmente pecore, altri ruminanti, suini, cavalli e altri</td>
<td width="171">Uomini, vari altri mammiferie</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Sintomi clinici</h2>
<p>Negli ospiti definiti, le infezioni da adulti di Echinococcus sono inapparenti e senza sintomi nella maggior parte dei casi, anche nelle infestazioni gravi. I cestodi adulti a bassa patogenicità si attaccano con i loro scolici alla mucosa intestinale, eventuali lesioni localizzate sono generalmente irrilevanti. Tuttavia, gli ospiti definiti rappresentano un rischio di infezione per l&#8217;uomo. Nei cani domestici risultati positivi o sospettati di essere infetti è imperativo iniziare immediatamente il trattamento, rispettando rigorose procedure igieniche e di sicurezza. Per ulteriori informazioni e per possibili misure preventive, consultare le linee guida ESCCAP.</p>
<p>Dopo l&#8217;ingestione di uova di Echinococcus, i metacestodi si sviluppano negli organi interni degli ospiti intermedi e aberranti (soprattutto uomini), dove mostrano un&#8217;elevata patogenicità e possono causare gravi malattie.</p>
<p><em><strong>Echinococcus granulosus sensu lato</strong></em></p>
<p>Nell&#8217;ospite intermedio e aberrante il quadro clinico è noto come echinococcosi cistica. Si forma una cisti idatidea, che può raggiungere un diametro di qualche decimetro. La parete cistica è costituita da diversi strati, lo strato esterno è formato dal tessuto connettivo ospite, seguito da una membrana laminata e da un epitelio germinale. Da questo epitelio si formano dei vacuoli, le cosiddette capsule di covata, in cui si sviluppano i protoscolici. I problemi clinici derivano principalmente dall&#8217;accumulo di pressione verso i tessuti e gli organi circostanti quando le cisti aumentano di volume.<br />
Possono volerci diversi anni prima che la malattia diventi evidente.</p>
<p><em><strong>Echinococcus multilocularis</strong></em></p>
<p>La piccola tenia della volpe causa l&#8217;echinococcosi alveolare negli ospiti intermedi e aberranti, una malattia eccezionalmente grave con un alto tasso di mortalità se non trattata. A differenza dell&#8217;echinococ- cosi cistica, il metacestode non forma una cisti chiusa, ma si infiltra nel tessuto circostante e cresce come un tumore, costituendo vescicole multiple.<br />
Nella maggior parte dei casi è interessato solo il fegato. L&#8217;epitelio germinale germoglia nel tessuto circostante, dove si sviluppano più protoscolici. Nei casi umani, possono essere necessari fino a 10-15 anni prima che la malattia diventi evidente. Esiste però anche una grande percentuale di infezioni interrotte, nelle quali il sistema immunitario riesce a fermare lo sviluppo del parassita e quindi a fermare la malattia fin dall&#8217;inizio.</p>
<p>Il cane domestico svolge un ruolo speciale nel ciclo vitale di E. multilocularis, poiché i cani possono essere ospiti definitivi così come aberranti. Gli ospiti definiti si infettano ingerendo piccoli mammiferi (come i roditori) che contengono i metacestodi.<br />
Pertanto, i cani noti per cacciare e mangiare roditori sono particolarmente a rischio.</p>
<p>Occasionalmente, i cani domestici diventano ospiti aberranti ingerendo le uova di E. multilocularis e ciò si manifesta come echinococcosi alveolare come descritto sopra. In questi casi sono presenti uova infette nell&#8217;ambiente, il cane ha praticato coprofagia oppure il cane si è infettato principalmente a livello intestinale. Le uova espulse dalle feci possono attaccarsi al pelo e da lì possono essere trasmesse al cane e ai suoi proprietari.</p>
<p>Nei cani affetti da echinococcosi alveolare come ospiti aberranti, è sempre opportuno verificare la presenza di una concomitante infezione intestinale. Se l’esito è positivo, esiste un rischio concreto di infezione per le persone che sono entrate in contatto con il cane (proprietari, personale dello studio veterinario). In caso di risultato negativo non si può escludere che si sia verificata un&#8217;infezione in tempi precedenti. Pertanto, i proprietari di cani dovrebbero essere informati della possibilità di esposizione e dei metodi diagnostici sierologici disponibili.</p>
<p>La terapia più promettente per l&#8217;echinococcosi alveolare canina è la rimozione chirurgica completa dei metacestodi, avendo cura di lasciare un margine di sicurezza nel tessuto sano, abbinata, se necessario, ad un trattamento con benzimidazolo. In molti casi, questa malattia verrà diagnosticata in uno stadio avanzato dell&#8217;infezione e quindi sarà troppo tardi per un intervento chirurgico a causa della completa infestazione di fegato/polmone e/o di metastasi extraepatiche.</p>
<h2>Metodi diagnostici</h2>
<p><strong>Diagnosi dell&#8217;ospite definito</strong></p>
<p>Le proglottidi sono lunghe solo pochi millimetri e spesso si disgregano durante il passaggio intestinale. Pertanto, non possono essere identificate ad occhio nudo.</p>
<p>Le uova della famiglia Taeniidae, che comprende sia il genere Taenia che quello Echinococcus, sono rotonde, possiedono un guscio spesso con un embriporo di colore marrone a strisce radiali (Fig.1). Il loro diametro è di 30-40 μm e contengono il primo stadio larvale. Le uova possono essere trovate coproscopicamente utilizzando metodi di flottazione e sedimentazione, tuttavia, le uova di diversi membri della famiglia non possono essere differenziate morfologicamente. Per distinguere le uova di Echinococcus da quelle di Taenia, che hanno un basso significato zoonotico, sono disponibili numerosi test antigenici e molecolari fecali presso laboratori diagnostici specializzati, ad es. il test PCR può essere utilizzato per identificare diverse specie.</p>
<p>In alcuni casi sono possibili risultati falsi negativi, poiché le proglottidi/uova vengono rilasciate in modo intermittente, sono presenti poche uova con un basso carico di vermi e durante la prepatenza non vengono rilasciate uova poiché i vermi non sono ancora maturi.</p>
<p>I vermi adulti vengono rinvenuti principalmente durante gli esami post mortem. Le specie possono essere identificate utilizzando caratteristiche diverse come la morfologia delle proglottidi e del tratto riproduttivo, nonché il numero, la forma e la dimensione degli uncini che circondano lo scolice.<br />
Esiste solo una debole correlazione tra le infezioni intestinali e la presenza di anticorpi per Echinococcus nel siero. I test sierologici in ospiti definiti hanno quindi un basso valore clinico, soprattutto perché questi test non sono in grado di distinguere tra echinococcosi intestinale e alveolare nei cani domestici.</p>
<p><strong>Diagnosi degli ospiti intermedi e aberranti</strong></p>
<p>Le cisti negli organi colpiti possono essere rilevate utilizzando tecniche di imaging diagnostico. Un rilevamento macroscopico di lesioni tissutali, soprattutto nel fegato, può essere tentato con la laparotomia in animali vivi e durante un esame post mortem (Fig.2). L&#8217;istologia del tessuto cistico (Fig.3) e/o i test PCR possono aiutare a confermare la diagnosi.</p>
<h2>Prevalenza dell&#8217;Echinococco nei cani</h2>
<p>Durante uno studio su campioni di feci di cani in Europa (n = 21588), Dyachenko et al. Il 2008 ha rilevato una prevalenza dello 0,25% di uova di Taeniidae. In 43 dei 53 cani positivi alle uova di Taeniidae, una differenziazione di specie ha identificato un&#8217;infezione da E. multilocularis (81%). I nostri campioni hanno prodotto risultati simili; una valutazione dei campioni di feci canine europee (n=60615), utilizzando la flottazione e la sedimentazione, ha rivelato una prevalenza di Taeniidae dello 0,16%. Dopo il rilevamento, 35 di questi campioni positivi per Taeniidae sono stati sottoposti a un test PCR per Echinococcus. In 22 di questi campioni (62,9%) è stato rilevato E. multilocularis.<br />
Pertanto, il rilevamento di uova di Taeniidi nelle feci del cane deve essere sempre trattato come una potenziale infezione da E. multilocularis, per la quale è imperativa un&#8217;ulteriore differenziazione diagnostica a causa del particolare potenziale zoonotico.<br />
Al contrario, non è stato possibile rilevare E. granulosus s.l. nei cani europei, né da Dyachenko et al. (2008), né nei nostri test. Nonostante ciò, le infezioni intestinali, soprattutto nei cani importati o provenienti da regioni endemiche, dovrebbero sempre essere prese in considerazione come diagnosi differenziale.<br />
A causa dell’aumento della popolazione di volpi negli ultimi decenni e dell’espansione delle volpi nell’ambiente urbano, la pressione infettiva è aumentata e con essa il numero di casi umani. Non ci sono, tuttavia, dati disponibili sull’echinococcosi alveolare nei cani domestici.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>In quanto ospiti definitivi di E. multilocularis, i cani domestici rappresentano un rischio infettivo rilevante per gli esseri umani nell’Europa centrale. Inoltre, i cani possono diventare essi stessi ospiti aberranti e presentare un’echinococcosi clinicamente evidente. Pertanto, è imperativo prevenire le infezioni dei cani domestici. La prevalenza delle infezioni da cestodi della famiglia Taeniidae nei cani europei è bassa, tuttavia, la percentuale di positivi per E. multilocularis è elevata. Poiché le uova di cestodi della famiglia Taeniidae non possono essere distinte al microscopio, le infezioni da Echinococcus devono essere identificate utilizzando metodi diagnostici specifici.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Dott.ssa Michaela Gentil</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>
<strong>Esami a tua disposizione</strong></p>
<ul>
<li>Esame parassitologico (flottazione/sedimentazione) di campioni fecali</li>
<li>Test PCR specifico per la rilevazione di<em> Echinococcus multilocularis</em> ed <em>Echinococcus granulosus</em> nelle feci, nel materiale cistico e nei tessuti</li>
<li>Rilevazione degli anticorpi contro <em>Echinococcus</em> nel siero mediante ELISA</li>
</ul>
</blockquote>

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			<h5><strong>Approfondimenti</strong></h5>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Conraths FJ, Deplazes P. Echinococcus multilocularis: Epidemiology, surveillance and state-of-the-art diagnostics from a veterinary public health perspective. Vet Parasitol. 2015 Oct 30;213(3-4):149-61. doi: 10.1016/j. vetpar.2015.07.027.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Deplazes P, Gottstein B, Junghanss T. Alveolar and cystic echinococcosis in Europe: Old burdens and new challenges. Vet Parasitol. 2015 Oct 30;213(3-4):73-5. doi: 10.1016/j.vetpar.2015.08.001.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Dyachenko V, Pantchev N, Gawlowska S, Vrhovec MG, Bauer C. Echinococcus multilocularis infections in domestic dogs and cats from Germany and other European countries. Vet Parasitol. 2008 Nov 7;157(3-4):244-53. doi: 10.1016/j.vetpar.2008.07.030.</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>European Scientific Counsel Companion Animal Parasites (ESCCAP), 2020: Worm Control in Dogs and Cats, ESCCAP Guideline 01, Sixth Edition, May 2021</strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Friedrich-Loeffler-Institut (FLI), 2014: Amtliche Methodensammlung: Echinokokkose. Stand 21.02.2014, https<a style="color: #808080;" href="http://www.openagrar.de/receive/openagrar_mods_00006111">://www.openagrar.de/receive/openagrar_mods_00006111</a></strong></span></h6>
<h6><span style="color: #808080;"><strong>Woolsey ID, Miller AL. Echinococcus granulosus sensu lato and Echinococcus multilocularis: A review. Res Vet Sci. 2021 Mar; 135:517-522. doi: 10.1016/j.rvsc.2020.11.010.</strong></span></h6>

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	</div>
</div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-6"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_inner vc_row-fluid vc_column-gap-10 vc_row-o-equal-height vc_row-o-content-middle vc_row-flex"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-3 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1713262962476"><div class="wpb_wrapper"><div class="vc_icon_element vc_icon_element-outer vc_custom_1725268509083 vc_do_icon vc_icon_element-align-center"><div class="vc_icon_element-inner vc_icon_element-color-custom vc_icon_element-size-xl vc_icon_element-style- vc_icon_element-background-color-grey" ><span class="vc_icon_element-icon fas fa-file-pdf" style="color:#e51e1e !important"></span><a class="vc_icon_element-link" href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2024/09/Infezioni_da_Echinococco_nei_cani.pdf"  title="" target="_blank"></a></div></div></div></div></div><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-9 vc_col-has-fill"><div class="vc_column-inner vc_custom_1713262976243"><div class="wpb_wrapper">
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