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	<title>Aggiornamenti LABOKLIN 2013 &#8211; LABOKLIN Europe</title>
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	<description>Laboratory for clinical diagnostics</description>
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		<title>Alimentazione animale</title>
		<link>https://laboklin.com/it/alimentazione-animale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jun 2013 06:10:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2013]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si parla di allergia alimentare negli animali, vengono spesso usati come sinonimi termini del tipo: ipersensibilità alimentare (FH), intolleranza alimentare, risposta anomala al cibo, reazione cutanea allergica verso componenti alimentari o dermatite atopica indotta dal cibo (FIAD = food induced atopic dermatitis).]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Quando si parla di <strong>allergia alimentare </strong>negli animali, vengono spesso usati come sinonimi termini del tipo: ipersensibilità alimentare (FH), intolleranza alimentare, risposta anomala al cibo, reazione cutanea allergica verso componenti alimentari o dermatite atopica indotta dal cibo (FIAD = food induced atopic dermatitis). Risposte anomale al cibo o intolleranze alimentari hanno un significato generico e si riferiscono ad una reazione clinica esagerata verso una componente alimentare, senza soffermarsi sulla eziologia. L’allergia alimentare è una forma dell’intolleranza alimentare in cui vi è una reazione immunologica anormale. Tuttavia spesso questo termine viene usato in modo non corretto, senza che sia stata confermata la base immunologica. Al contrario, l’intolleranza alimentare è una risposta anomala al cibo senza alcuna base immunologica. L’intolleranza può avere origine idiosincrasica, metabolica, farmacologica o tossicologica. L’ipersensibilità alimentare (“la vera allergia alimentare”) e l’intolleranza alimentare spesso tuttavia non sono differenziabili clinicamente.</p>

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			<h2>Sintomi clinici</h2>
<p>Non vi sono limiti di età, ciò significa che possono essere colpiti per la prima volta animali molto giovani così come molto vecchi. A livello clinico possiamo avere una sintomatologia dermatologica ma anche gastrointestinale, o una combinazione di queste due. Come <strong>sintomo dermatologico principale </strong>nel cane si osserva prurito con o senza efflorescenze secondarie, anche se il 40% dei cani mostra una piodermite secondaria e il 15% una malassezia. Anche una dermatite piotraumatca („hot spot“) può risultare come sintomo di una FH. Il prurito solitamente non è stagionale e non risponde bene ai corticosteroidi. Possiamo avere una qualsiasi distribuzione del prurito e delle lesioni, tuttavia nel 80% dei casi osserviamo un interessamento auricolare, di questi nel 24% dei soggetti vengono colpite solo le orecchie. Nel 61% dei casi abbiamo un interessamento delle zampe, nel 53% dell‘inguine, nel 37% delle ascelle, nel 31% della zona periorbitale e nel 31% del muso. Capitano tuttavia anche cani che sviluppano una FH che clinicamente sembra esattamente uguale ad una allergia da pulci (interessamento di dorso e attaccamento della coda).</p>
<p>Le allergie del tratto gastroenterico clinicamente spesso assomigliano a una malattia cronica infiammatoria intestinale. I <strong>sintomi gastroenterici </strong>non sono patognomonici e includono vomito, diarrea (spesso non così grave da portare a chiedere un consulto al medico veterinario), flatulenza, borborigmi, variata consistenza delle feci, aumentata frequenza di defecazione, perdita di peso e rallentato sviluppo corporeo. Inoltre si osservano anche diarrea emorragica abbondante, da liquida a mucosa o emorragica, dolore addominale intermittente, tenesmo e appetito variabile.</p>
<p>I gatti mostrano come principale sintomo il prurito. Un aspetto comune è quello delle ferite da graffio auto-inflitte procurate dal prurito, soprattutto su testa e collo (automutilazione). Ma nei gatti con FH, possiamo avere anche, singolarmente o in combinazione,  alopecia  simmetrica auto-indotta, dermatite migliare o una componente del complesso granulomatoso eosinofilico. Circa il 30% dei gatti che soffrono di FH non possono essere controllati con una dieta commerciale, solo il 31% viene controllato con una dieta della durata di 3 settimane e circa il 50% non risponde ai corticosteroidi.</p>
<h2>Diagnosi</h2>
<p>La metodica di scelta per la <strong>diagnosi </strong>delle reazioni avverse al cibo è una dieta ad eliminazione seguita da una dieta „di provocazione“. Il test sierologico può aiutare nella scelta di come impostare la dieta di esclusione, ma non può venire usato per diagnosticare un‘allergia alimentare.<br />
La <strong>diagnosi </strong>si deve basare sull‘anamnesi e sull‘esame clinico dermatologico, sull‘esclusione di tutte le altre diagnosi differenziali, così come su una risposta positiva ad una dieta di esclusione („golden standard“) con successiva stimolazione con il cibo precedente o una parte di esso. La diagnosi di allergia alimentare dovrebbe sempre essere una diagnosi clinica e il test allergologico dovrebbe venire eseguito solo per sapere quali allergeni siano coinvolti in modo da poterli eliminare dalla dieta.</p>
<p>Da diversi anni presso il nostro laboratorio eseguiamo il test per allergie alimentari sviluppato dal Prof. Halliwell per identificare gli anticorpi (IgE e IgG) allergene-specifici. In questo modo il miglioramento dei sintomi clinici è facilitato grazie ad un cambio di dieta mirato. Il test sierologico allergologico identifica quegli allergeni contro i quali vengono formati gli anticorpi (anticorpi IgE e IgG allergene specifici verso diverse componenti dei mangimi). Fino ad ora, questi sono stati gli allergeni testati nel nostro profilo allergologico alimentare per il <u>cane</u>: manzo, agnello, pollo, tacchino, anatra, soia, frumento, mais, riso, uova, latte, maiale, orzo, patate, avena, pesce bianco; nel <u>gatto</u> invece: manzo, agnello, pollo, tacchino, anatra, soia, frumento, mais, riso, uova, latte, maiale, salmone, tonno, pesce bianco, patate.</p>
<p>Dal momento che nei mangimi in commercio abbiamo una sempre maggiore varietà di fonti proteiche, la ricerca di proteine cosiddette „esotiche“ (con le quali il soggetto non è mai stato alimentato in passato) diventa sempre più difficile. Attraverso il <u>profilo allergeni alimentari esteso</u> offerto da Laboklin, si avrà la possibilità di testare questi allergeni, per poter così adeguare la dieta casalinga o per scegliere il cibo commerciale più adatto.<br />
Fino ad ora questo pannello, per il cane e il gatto, comprendeva i seguenti allergeni: cavallo, struzzo, cervo, coniglio, cinghiale, renna, amaranto, miglio.</p>
<p>Data la continua comparsa sul mercato di nuove varietà di mangimi e carni, abbiamo cercato di venire incontro e soddisfare le nuove richieste, aggiornando gli allergeni nel nostro profilo allergologico alimentare. Pertanto, Le presentiamo i seguenti nuovi allergeni compresi nei profili a partire <strong>dal 1° di luglio 2013</strong>: per il <u>cane</u>, nel Sensitest-Profilo allergeni alimentari,  vengono compresi gli allergeni come salmone, coniglio e cervo in <u>aggiunta</u> agli allergeni precedentemente testati; nel profilo esteso, cervo e coniglio vengono sostituiti da canguro e pastinaca. Per il <u>gatto</u>, tutto rimane uguale eccetto che nel profilo esteso, nel quale la lepre viene sostituita con il coniglio.</p>
<p>Il gruppo di lavoro del Prof. Dr. Ralf Müller ha presentato uno studio della Clinica universitaria dei piccoli animali a Monaco, che dimostrava come il valore predittivo negativo di questo test, prendendo in considerazione entrambi gli anticorpi, era del 81,1%1). Questo significa che, usando gli alimenti che sono risultati negativi a entrambi gli anticorpi, in 4 cani su 5 si riesce a formulare la più corretta dieta di eliminazione. Ciò significa anche, che gli anticorpi alimentari specifici risultano utili per la scelta dei componenti della dieta di eliminazione, dato il loro alto valore predittivo negativo. La compliance del proprietario nell‘effettuare tale dieta sarà molto maggiore in conseguenza di un esito positivo del test e di consigli dietetici mirati. Il successo della terapia con il cambio di alimento, tenendo conto dei risultati della prova, è risultato dal nostro questionario di oltre il 70%.</p>
<p>Quanto è significativo questo test alimentare sierologico?<br />
La qualità di un test di laboratorio si misura, tra le altre cose, paragonando i risultati di questo rispetto ad un test considerato „gold standard“. Per le allergie alimentari il „golden standard“ è dato dalla combinazione di: (1) il successo ottenuto eliminando l‘alimento dubbio in questione dalla razione quotidiana dell‘animale e (2) dalla recidiva nel caso di una dieta di provocazione (= re-inserimento nella dieta dell‘alimento dubbio che era stato escluso). In base al nostro questio- nario abbiamo rilevato il 92% di recidive dopo la dieta di provocazione con l‘allergene identificato dal test. Questo risultato supporta l‘utilità del test allergologico alimentare come validissimo aiuto in caso di sospetto di allergia alimentare. Il <u>trat</u><u>tamento</u> di una allergia alimentare al momento rimane quello di eliminare l‘agente causale. Per perseguire questo scopo abbiamo 3 possibili scelte: diete ipoallergeniche, idrolizzate o casalinghe (anche la BARF).</p>
<ul>
<li>Dieta ipoallergenica (purtroppo il 30-50% dei pazienti NON può venire controllata con questa). Un recente studio pubblicato negli USA ha esaminato gli alimenti ipoallergenici pre-senti al Come controllo-negativo è stata usata una dieta veterinaria con selvaggina. Le diete dello studio avrebbero dovuto contenere solo selvaggina, senza soia, manzo e pollame. Tutti gli alimenti furono testati tramite ELISA per la ricerca degli antigeni di soia, bovino e pollame. I risultanti sorprendenti furono che tutti i mangimi provenienti dal supermercato risultavano contaminati da soia, pollame e/o manzo e uno addirittura con riso (che secondo l‘etichetta del produttore non doveva assolutamente essere presente; la problematica è simile alle avvertenze presenti sul cibo umano, „può contenere tracce di arachidi“). La conclusione di questo studio è che le diete ipoallergeniche al momento disponibili sul mercato, non possono essere considerate attendibili al 100%; si dovrebbe convincere assolutametne i proprietari che come diete ipoallergeniche dovrebbe acquistare esclusivamente quelle veterinarie, dal medico veterinario stesso.</li>
<li>Dieta idrolizzata (il 10-20% degli animali mostrano una recidiva verso una proteina idrolizzata). L‘idrolizzazione delle proteine riduce la soglia di stimolazione Il pricipio è il seguente: minore è la dimensione molecolare, tanto più improbabile diventa provocare una risposta immunitaria. In medicina umana tuttavia sono state documentate anche diete con prodotti altamente idrolizzati (massa molecolare &lt;1,5 kDa) che risultavano scatenare comunque delle incompatibilità. Quindi c‘è sempre un rischio residuo che la dieta di eliminazione, anche se impostata con prodotti idrolizzati, non porti al completo evitamento dell‘allergene.</li>
<li>Dieta casalinga (cotta o BARF)<br />
È utile preparare individualmente la dieta di eliminazione, a seconda dell‘anamnesi, diversa per ogni paziente. Per l‘attuazione pratica di una dieta di eliminazione viene scelta una proteina non ancora usata come alimento e risultata negativa al test ( cavallo, pesce, agnello, struzzo, coniglio, etc.) (importante l‘esatta anamnesi/storia alimentare), in combinazione con un carboidrato, possibilmente non ancora utilizzato e negativo al test (patata, miglio, pastinaca, riso, etc.). Al proprietario deve essere molto chiaro che l‘animale, per l‘intera durata della dieta di eliminazione, non dovrà assumere nessun altro alimento, nemmeno avanzi dalla tavola, premietti, biscotti o articoli da masticare. All‘interno di una dieta di eliminazione dovrebbero essere evitati anche medicinali sottoforma di tavolette masticabili (contengono p.es. amido come legante), preparati vitaminici, farina d‘ossa, condroprotettori, prodotti aromatizzati o antielmintici, che spesso contengono aromi a base di carne.</li>
</ul>
<p>La <u>durata minima di una dieta ad eliminazione</u> dovrebbe essere di 2-3 mesi.</p>
<p>La diagnosi di sospetta FH è confermata quando, nel corso di una dieta di provocazione con l‘alimento originale o con un componente dello stesso, abbiamo la ricomparsa della sintomatologia clinica. La ricomparsa della sintomatologia si è potuta osservare nel 20% degli animali nell‘arco di 1-2 ore, nel 71% dei casi nei 1-3 giorni seguenti, nel 7% dei pazienti nei 7-9 giorni seguenti e infine nel 2% dei soggetti si è dovuto aspettare fino a 14 giorni. Anche la reintroduzione dei componenti alimentari deve essere quindi realizzata – così come la precedente riduzione a pochi ingredienti – in un lungo intervallo di tempo. Per garantire l‘assenza di sintomi, nel caso di una allergia alimentare, la dieta da seguire deve proseguire per l‘intero arco di vita del soggetto. Una profilassi o una possibile funzione di prevenzione può venir effettuata con una alimentazione controllata durante episodi di gastroenterite acuta con vomito e/o diarrea. Ci sono riscontri secondo i quali l‘assunzione orale di alimenti ricchi di proteine durante una gastroenterite acuta possano portare ad allergie alimentari acquisite.</p>

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	</div>
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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2013_09-lab_akt_1309_it.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Alimentazione animale</strong></a></p>

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			</item>
		<item>
		<title>Sieroprevalenza della leptospirosi nel cane</title>
		<link>https://laboklin.com/it/sieroprevalenza-della-leptospirosi-nel-cane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 06:25:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2013]]></category>
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					<description><![CDATA[La Leptospirosi è una zoonosi presente in tutto il mondo. L‘agente patogeno è un battere elicoidale gram-negativo del gruppo delle spirochete. ]]></description>
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			<p>La Leptospirosi è una zoonosi presente in tutto il mondo. L‘agente patogeno è un battere elicoidale gram-negativo del gruppo delle spirochete. Specie patogene e non convivono nel mondo e si sono adattate strettamente ai diversi reservoir di animali vertebrati, che eliminano l‘agente attraverso l‘urina. In tutto il mondo le leptospire sono state descritte in più di 150 specie di mammiferi, i cani vengono infettati prevalentemente dalla specie <em>Leptospira</em> <em>interrogans</em>. Partendo dalla diversa composizione della componente di carboidrati dei lipopolisaccaridi, le leptospire patogene vengono suddivise in sierotipi e questi a loro volta vengono suddivisi in sierogruppi. Anche se dagli anni settanta sono disponibili vaccini bivalenti contro i sierotipi L. <em>icterohaemorraghiae</em> <em>e L .</em> <em>canicola</em>, il numero di animali colpiti è aumentato, per questo si sospetta che altri sierotipi siano coinvolti nell‘infezione.</p>
<h2>Sintomatologia clinica</h2>
<p>La manifestazione clinica della leptospirosi è molto complessa e variabile e dipende sia dalla patogenicità del sierotipo infettante, sia dalla risposta immunitaria dell‘ospite ma anche dal numero di batteri in gioco. Le leptospire vengono contratte per contatto diretto (acqua, urina, terreno contaminato, ferite da morso, placenta) così come da ingestione di tessuti infetti (roditori). Si moltiplicano già durante il primo giorno di infezione nel sangue dell‘ospite e colonizzano fegato, reni, polmoni, milza, SNC e occhi. I sintomi sono variabili, a seconda dell‘apparato avremo una manifestazione più o meno grave oppure una sintomiatologia aspecifica. Spesso i sintomi che diagnostichiamo sono febbre, anoressia, apatia, ittero, epatite, disturbi della coagulazione, polidipsia/poliuria, vomito, insufficienza renale, tosse e dispnea.</p>

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			<h2>Diagnosi</h2>
<p>La metodica sierologica standard per rilevare il patogeno indirettamente è il test di microaglgutinazione (MAT). Diluizioni seriali del siero del paziente vengono incubate con  sierotipi vivi di leptospira e infine viene eventualmente valutata a livello microscopico una agglutinazionecome conferma di una reazione Ag/Ac. Un esito ≥ di quattro volte il titolo anticorpale (≥1:400) contro un sierotipo vaccinale viene valutato come un titolo dato da una infezione, così come un titolo più alto contro un sierotipo non vaccinale. In aggiunta, nei pazienti ammalati si rileva a seconda delle manifestazioni organiche anche un aumento degli enzimi epatici, valori renali alterati, leucocitosi con spostamento a sinistra, trombocitopenia e DIC. Può essere anche eseguita una ricerca diretta tramite PCR del patogeno dall‘urina. E´ un esame conclusivo solo in caso di esito positivo e può essere utilizzato per identificare portatori asintomatici. La PCR su urina può portare, nel caso di pazienti trattati con alte dosi di antibiotico, a esiti falsamente negativ.</p>
<h2>Sieroprevalenza in 3907 cani</h2>
<p>Dal 2009 al 2011 presso LABOKIN sono stati eseguiti più di 35000 MATs in 3907 cani. Lo stato vaccinale o l‘anamnesi di questi animali non erano note. I sierotipi testati sono stati: <em>L.</em> <em>icteriohaemorraghiae,</em><em>  L. canicola, L. pomona,</em><em>grippotyphosa,</em> <em>L.</em> <em>bratislava,</em> <em>L.</em> <em>autumnalis</em> <em>L.</em> <em>saxkoebing, L. australis e L.seroje. </em>I risultati furono positivi nelle seguenti percentuali dei campioni testati: nel 2009 ca. 10%, nel 2010 ca.11% e nel 2011 12% (titoli ≥ 1:400). In tutti i campioni positivi furono riscontrati per lo più anticorpi contro <em>L. bratislava, L. icterohaemor­</em> <em>raghiae e L. australis</em>, con dinamiche differenze nella frequenza. Nel 2009 i sierotipi rilevati più frequentemente furono <em>L. bratislava </em>(~25%), &gt; <em>L .icterohaemorraghiae </em>(~21%) &gt; <em>L. australis</em> (~14%), mentre nel 2010 la frequenza fu: <em>L.</em> <em>Bratislava </em>(~24%) &gt; <em>L. Australis </em>(~18%) &gt;<em>L.</em> <em>icterohaemorraghiae</em> (~14%) e nel 2011 fu: <em>L.</em> <em>icterohaemorraghiae</em> (23%) &gt; <em>L.</em><em> bratislava</em> (~20%) &gt; <em>L.</em><em> australis </em>(~18%). La prevalenza anticorpale di <em>L. grippotyphosa </em>variò negli anni 2009 e 2010 molto poco (8.5% &gt; 8.1%) e scese nel 2011 al 5.5%. Il rilevamento contro il sierotipo Saxkoebing rimese invariato a circa il 5% dei campioni testati, con un aumento temporaneo nell‘anno 2010 fino al 8%. I titoli anticorpali positivi contro il sierotipo (vaccinale)  <em>L.</em> <em>canicola </em>aumentarono dal 5% (2009) a quasi l‘8% nell‘anno 2011. Nessuno dei cani testati ha mostrato anticorpi contro il sierotipo <em>L. seroje</em>.</p>
<h2>Ulteriori risultati</h2>
<p>I titoli anticorpali più alti (1:3200) sono stati trovati contro L. Bratislava, &gt; L. autumnalis &gt; L. australis &gt; L. icterhaemorraghiae, ma anche qui venne osservata una variabilità dinamica. Mentre negli anni 2009-2011 la percentuale dei cani risultati positivi a un solo sierotipo rimase quasi uguale (~4%), aumentò il numero dei cani che risultarono positivi a due sierotipi, leggermente ma costantemente (1.3% in 2009 auf 2.1% in 2011). Fu anche riscontrata una sieropositività contro tre e ≥ quattro sierotipi (tre sierotipi: 0.3%, ≥ quattro sierotipi: 0.6%).</p>
<h2>Riassunto</h2>
<p>Viene riportato che nella Germania del sud, <em>Grippotyphosa e L. saxkoebing </em>sono le più frequenti cause di leptospirosi nel cane. Al contrario, nella Germania dell‘est, l‘agente patogeno più frequente risulta essere <em>L. pomona</em>. Anticorpi positivi contro entrambi i sierotipo furono riscontrati nei nostri campioni molto raramente. Così come furono rari i titoli anticorpali positivi (≥1:400) contro il sierotipo vaccinale <em>L. canicola</em>. Comunque nel caso dei sierotipi vaccinali <em>L. canicola e L. icterohae­</em>&#8211;<em>morraghiae </em>fu riscontrato il più alto numero di titoli anticorpali bassi (≤1:200). Considerando l‘alto titolo dei livelli anticorpali rilevato così come la frequenza dei titoli anticorpali positivi contro i sierotipi selvaggi Bratislava, Australis e Autumnalis, si può supporre una possibile, anche se improbabile, reattività crociata con le varianti vaccinali (Canicola, Icterohaemorraghiae/ Copenhageni). Pertanto si può supporre che altri sierotipi siano coinvolti nella patogenesi dell‘infezione, precedentemente considerati molto „rari“. Per il professionista quindi, la leptospirosi dovrebbe continuare ad essere considerata in diagnosi differenziale nel caso in cui un paziente, nonostante il vaccino, manifesti sintomi clinici sospetti.</p>

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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2013_04-lab_akt_1304_it.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sieroprevalenza della leptospirosi nel cane</strong></a></p>

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		<title>Come procedere nel caso di „influenza cronica“ nel gatto?</title>
		<link>https://laboklin.com/it/come-procedere-nel-caso-di-influenza-cronica-nel-gatto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2013 07:37:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2013]]></category>
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					<description><![CDATA[Il termine „influenza“ nel gatto è prima di tutto un termine generico per indicare le malattie infettive che colpiscono le vie respiratorie e le mucose del gatto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Il termine „influenza“ nel gatto è prima di tutto un termine generico per indicare le malattie infettive che colpiscono le vie respiratorie e le mucose del gatto. E´ quindi un complesso di sintomi causati da diversi patogeni che colpiscono naso, cavità orale e occhi. Gli agenti patogeni coinvolti sono virus, batteri, funghi. Poichè i patogeni possono favorirsi l‘uno con l‘altro e quindi agire in parallelo (così che trattamenti e gestioni di queste malattieoffronomoltesomiglianze) questotermine generico è ancora sensato. Ma dovrebbero venire sempre presi in considerazione anche corpi estranei, asma felina o allergie così come i tumori.</p>
<p>Le cause delle malattie respiratorie nel gatto risultano quindi essere sempre multifattoriali.</p>
<p>Anche i sintomi nel corso di influenza nel gatto sono complessi e quindi non si riesce ad attribuirli ad uno specifico agente patogeno. Si va da forme lievi, con sola secrezione nasale, a una malattia sistemica fatale che porta alla morte. Avremo congestione nasale e congiuntivite, lesioni a livello di cavità buccale, febbre e polmonite. I proprietari riferiscono di raucedine o rumori durante la inspirazione (interessamento del tratto respiratorio superiore) o durante la espirazione (nel caso di interessamento  delle vie aeree inferiori). Spesso il fattore scatenante di questo „circolo vizioso“ è una infezione virale. Questa causa lesioni, gonfiori delle mucose e favorisce i mediatori infiammatori. La superficie dei turbinati del naso viene danneggiata così che vengono favorite infezioni batteriche secondarie.</p>
<p>La maggior parte dei gatti viene infettata inizialmente dai virus. Accanto a non specifici Adenovirus, Rinovirus o Pneumovirus troviamo naturalmente gli agenti causali principali, i „responsabili“, come l‘<strong>Herpesvirus</strong><strong> felino (FHV)</strong> <strong>e il Calicivirus felino (FCV)</strong>.</p>
<p>Gli <strong>Herpesvirus felini </strong>sono virus poco stabili a livello ambientale. Al contrario sono molto stabili a livello di varianza genetica e per questo con le metodiche di biologia molecolare (PCR) vengono rilevati molto più facilmente rispetto ai Calicivirus. Nel caso del FHV i sintomi primari sono respiratori, come scolo nasale, infiammazione dei seni paranasali, secrezioni oculari. Si può arrivare ad avere ulcere corneali e spesso congiuntivite. I gatti soffrono di dispnea e scarso appetito. Di solito questi sintomi scompaiono dopo un periodo di tempo relativamente breve. Il gatto rimane portatore a vita del virus e l‘infezione può essere riattivata in qualunque momento in caso di stress. Le complicazioni in caso di FHV sono rare. Alle volte l‘occhio viene compromesso gravemente e il gatto può diventare cieco. Se vengono colpiti gattini molto giovani si può avere un rialzo febbrile importante e debolezza muscolare, fino ad arrivare a morte (Fading Kitten Syndrome).</p>

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			<p><strong>Nel caso del Calicivirus felino (FCV) </strong>abbiamo molti ceppi, il che porta a una grande diversità genetica. Nella pratica ambulatoriale questo significa che anche i gatti vaccinati possono venire a contatto con i virus, contro i quali hanno una scarsa o addirittura nulla immunità. A causa di una virulenza / aggressività diversa, i sintomi dati dai FCV vanno dalla perdita di appetito e febbre a dolori articolari e muscolari. Più raramente si presenta una polmonite. Le tipiche ulcere della cavità orale e sulle gengive spesso vengono aggravate dalla coinfezione batterica.</p>
<p>Possiamo vedere un elenco di queste infezioni batteriche e micotiche nella figura 1. Solo il 3,1% die campioni non ha mostrato alcuna crescita. Dei 296 campioni sottoposti ad esame micologico, il 23,2% nel cane e il 8,1% nel gatto sono risultati positivi ai lieviti; p.es. nel caso della Candida, nel gatto è risultata molto meno frequente che nel cane (Fig.2). Nel cane abbiamo esiti positivi nel 12,2% dei prelievi, ma nel gatto solo nel 1% dei campioni.</p>
<p>Come ulteriori „agenti patogeni dell‘influenza nel gatto“ troviamo Chlamidophila felis, Mycoplasma felis e Bartonella henselae.</p>
<p><strong>Chlamydophila</strong> <strong>felis </strong>è un patogeno intracellulare. Non si può riprodurre autonomamente ma dipende dall‘attività enzimatica di una appropriata cellule ospite. Si trova spesso associato a congiunivite nei gatti. Durante il suo sviluppo attraversa una fase intracellulare e una extracellulare. Durante la fase infettiva extracellulare a temperatura ambiente riesce a sopravvivere solo per pochi giorni mentre a 4°C può sopravvivere fino a un mese. Probabilmente esistono diverse varianti di Chalmydophila felis con diversa virulenza. La trasmissione avviene per contatto diretto. I sintomi possono persistere in alcuni soggetti per settimane.</p>
<p><strong>Mycoplasma felis </strong>al di fuori dell‘organismo è molto instabile. Lo troviamo sulle mucose di apparato respiratorio, urinario e lungo il tratto genitale; da qui può sfuggire alla risposta immunitaria del soggetto infetto per lungo tempo. Raramente si manifesta in malattie del tratto respiratorio superiore. Clinicamente i sintomi sono per lo più di congiuntivite e rinite. L‘infezione può guarire spontaneamente dopo due-quattro settimane. Non è ancora chiaro se i micoplasmi agiscono come patogeni primari o solo secondari. Anche Mycoplasma gatae e feliminutum vengono isolati occasionalmente dai gatti ma il loro significato clinico è ancora dubbio.</p>
<p>Le <strong>Bartonelle</strong> sono batteri intracellulari che vengono trasmessi da pulci e zecche. Sono gli agenti eziologici della malattia da graffio di gatto (cat-scratch disease) nell‘uomo. In questi casi abbiamo pustole e gonfiore, nei casi più gravi abbiamo linfoadenopatia generalizzata. Nei gatti l‘infezione di solito non porta a malattia; possiamo avere febbre, dolori muscolari, aumento locale dei linfonodi e raramente sintomi neurologici che di solito scompaiono dopo pochi giorni, a volte dopo alcune settimane. È in discussione un coinvolgimento di Bartonella henselae nelle infiammazioni della mucosa orale nei gatti. Nel cane spesso è <strong>Bordetella</strong> <strong>bronchiseptica </strong>che troviamo come „componente“ della tosse dei canili;  nei  gatti  invece  raramente  provoca una infezione. Per lo più i sintomi sono lievi e scompaiono autonomamente dopo circa 10 giorni. Nei giovani gattini al contrario possono dare luogo a una polmonite. La Bordetella solitamente non sopravvive bene al  di  fuori  dell‘animale. La trasmissione avviene per contatto diretto o tramite aerosol.</p>
<p><strong>La diagnosi di laboratorio </strong>per quanto riguarda i <strong>batteri </strong>prevede un classico tampone faringeo o oculare. L‘antibiogramma deve essere richiesto per poter avviare una terapia. Questo permette un trattamento mirato anche verso le infezioni secondarie.</p>
<p>ll rilevamento di <strong>infezioni virali </strong>come <strong>Chlamydia</strong><strong> e Micoplasma </strong>viene eseguito tramite PCR (reazione polimerasica a catena). Per questo esame sono necessari tamponi asciutti o cytobrush della congiuntiva o della gola che vanno inviati senza terreno di trasporto. Si devono rimuovere muco e/o pus prima di procedere col prelievo  che  deve  essere  fatto in maniera decisa premendo con forza sulla parte. Questa procedura è importante per poter prelevare un numero di cellule sufficienti.</p>
<p>Per il <strong>veterinario </strong>questi esiti rappresentano un enorme vantaggio soprattutto nella prospettiva dellaterapia. Èfondamentalesaperesecitroviamo davanti a una infezione singola o multipla. Gli studi mostrano questo chiaramente nel caso di tamponi faringei di animali colpiti (Fig. 3).</p>
<p>Nei gattili o nei rifugi  nei  quali  abbiamo  più del 40% dei soggetti clinicamente sintomatici, dobbiamo tenere conto anche dei soggetti portatori non sintomatici.</p>
<p>Nel <strong>trattamento </strong>della influenza del gatto dobbiamo anche garantire un ambiente pulito, caldo e ben ventilato. Sono necessari un trattamento intensivo e una buona igiene.</p>
<p>In aggiunta alla terapia locale con unguenti oculari antibiotici, per esempio tetraciclina o gentamicina, chedovrebberoesseresomministrati giornalmente il più spesso possibile per un arco di tempo di almeno 3 settimane, è indispensabile, nel caso di infezioni con Chlamydophila, Mycoplasma e Bordetella, una terapia antibiotica sistemica.</p>
<p>Nel corso della terapia con Azitromicina o Amoxicillina/Acido clavulanico purtroppo non viene raggiunta la eliminazione degli agenti patogeni.</p>
<p>Una <strong>terapia antivirale </strong>risulta molto difficile a causa degli effetti collaterali spesso gravi e dei costi relativamente alti.</p>
<p>Nel corso di una infezione da FHV, possiamo instillare direttamente nell‘occhio il collirio Ganciclovir (Virgan®). Come farmaco sistemico possiamo somministrare il principio attivo Farmciclovir (Famvir®) con un dosaggio di ¼ di compressa da 125mg per gatti di 5 kg, 1-2 x dì. Farmaci come Aciclovir o Ribavirin non devono essere usati in nessun caso nel gatto.</p>
<p>Come ulteriore agente terapeutico in caso di infezioni virali può essere somministrata oralmente la Lisina (500 mg/gatto/BID). Questa riduce la biodisponibilità della arginina e inibisce così la replicazione virale. Le recidive saranno meno forti.</p>
<p>L‘uso di interferone umano o felino non mostra per lo più gli effetti sperati. Diluizioni della soluzione iniettabile possono però essere utilizzate sia per via orale che come collirio. In questi casi abbiamo segnalazioni di esiti positivi.</p>
<p>Nei gatti nei quali abbiamo anche una componente allergica, possono essere somministrati antistaminici come p.es. Loratidina.</p>
<p>Importante è una buona cura dell‘animale, la pulizia di occhi e naso, il fornire una adeguata quantità di fluidi e se necessario dare Ciproeptadina (0,5 mg/kg/BID) o Diazepam (0,1 mg/kg/e.v.) per stimolare l‘appetito. Per dolori dati da stomatiti e gengiviti consigliamo i FANS.</p>
<p>Si raccomanda l‘uso di mucolitici e inalazioni. Il gatto può essere collocato in un trasportino, sopra si colloca una coperta e sotto si posiziona anche il dispositivo di inalazione. Oralmente possiamo anche somministrare Pseudoefedrina (1 mg/kg) oppure vedere se riusciamo a usare le gocce nasali per bimbi per liberare le vie respiratorie.</p>
<p>Le vaccinazioni preventive contro FHV e FCV sono una routine da anni. Ciò nonostante, o forse proprio perchè, almeno in Germania, la popolazione felina è  sempre  maggiore,  non si può pensare a una vaccinazione a livello nazionale.</p>
<p>Una vaccinazione contro FHV fornisce sicuramente una buona immunità ma non può proteggere dalla formazione di un portatore permanente. Una immunizzazione contro FCV è molto difficile data la grande varianza dell‘agente patogeno. I vaccini purtroppo non coprono completamente dalle varianti nuove o più aggressive. Devono essere comunque vaccinati anche i gatti che hanno avuto una influenza e il cui quadro clinico permette una vaccinazione. La vaccinazione contro Chlamydia e Bordetella è possibile da qualche anno ma non viene eseguita di routine.</p>

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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2013_03-lab_akt_1303_it.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Come procedere nel caso di „influenza cronica“ nel gatto?</strong></a></p>

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			</item>
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		<title>Cryptosporidium &#8211; Parassita patogeno che provoca diarrea non solo nella pratica con i grandi animali</title>
		<link>https://laboklin.com/it/cryptosporidium-parassita-patogeno-che-provoca-diarrea-non-solo-nella-pratica-con-i-grandi-animali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Feb 2013 07:52:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2013]]></category>
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					<description><![CDATA[I Criptosporidi sono protozoi intracellulari obbli­gati molto piccoli. Fanno parte dei coccidi. Uno degli agenti patogeni nell‘uomo e nei mammiferi è Cryptospordium parvum.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>I <strong>Criptosporidi</strong> sono protozoi intracellulari obbli­gati molto piccoli. Fanno parte dei coccidi. Uno degli agenti patogeni nell‘uomo e nei mammiferi è Cryptospordium parvum. All‘interno di ques­ta specie ritroviamo ancora differenti genotipi a livello molecolare (uomo, bovino, topo).</p>
<p><strong>Nel bovino </strong>la Criptosporidiosi è una endoparas­sitosi molto frequente. Circa tra il 25% e 100% dei vitelli sviluppano una  infezione  sostenuta da C.parvum. Un andamento clinico evidente si sviluppa particolarmente in vitelli fino alla terza settimana di vita, spesso in collegamento con co­infezioni, al primo posto troviamo Rotavirus ma anche Coronavirus e E.coli.<br />
Non di rado vengono colpiti anche agnelli, maia­lini e puledri.</p>
<p>Una prevalenza più bassa la mostrano <strong>cani e</strong><strong> gatti </strong>(Monaco: 0% cane, 1,3% gatto; Austria: cane 0,6%, gatto 3,4%). Infezioni evidenti si svi­luppano nei cuccioli.<br />
Accanto a C. Parvum, possono portare a diarrea con febbre, perdita di peso e prolasso del retto anche rispettivamente nel cane C. canis e C. felis nel gatto, ma queste specie vengono rinve­nute solo raramente nell‘uomo. C. hominis, un importante agente diarroico nei bambini, non è patogeno per gli animali.<br />
Nell‘uomo la criptosporidiosi può svilupparsi a qualsiasi età.<br />
Infezioni inapparenti o sintomatologie blande si osservano in persone immunocompetenti. Una diarrea di gravità simile al colera si riscontra in persone immunodeficienti, particolarmente in pa­zienti affetti da HIV.</p>
<p>Nei <strong>rettili </strong>la criptosporidiosi è una malattia grave che può provocare gravi perdite soprattutto nei serpenti e lucertole.<br />
C. serpentis è un parassita importante nei ser­penti e colpisce la mucosa dello stomaco. A causa della conseguente infiammazione cronica, può svilupparsi un conseguente gonfiore e ispes­simento fibroso nella zona dello stomaco. È tipico il rigurgito di alimenti a distanza di giorni dal mo­mento dell‘infezione. C. saurophilum distrugge la mucosa delle pareti intestinali di lucertole e ser­penti colpiti. Clinicamente abbiamo un malassor­bimento con emissione di cibo non digerito, gravi perdite di peso e di fluidi. Entrambi gli agenti pa­togeni non sono patogeni per l‘uomo. Non di rado vengono ritrovati nelle feci dei rettili C. muris und Parvum provenienti dall‘intestino (da alimenti per animali infetti).</p>
<p>La <strong>trasmissione </strong>avviene principalmente at­traverso il consumo di acqua contaminata o di cibi crudi ma anche in maniera diretta dato che i criptosporidi infettanti vengono escreti con le feci (zoonosi diretta!). La dose infettiva è molto bassa (ca. 100 oociti). In media un vitello colpito elimina con le feci  90 oocisti/g, che  vengono ampiamente sparse con la concimazione se­guente. Negli Stati Uniti si hanno sempre nuove importanti epidemie causate dall‘acqua potabile contaminata. (1993, Milwaukee ca. 400.000 per­sone colpite). L‘Europa centrale al momento è esclusa da questi focolai. Secondo l‘Università di Vienna, accanto a Giardia duodenalis e EHEC, i criptosporidi sono considerati gli agenti patogeni associati all‘acqua di più grande importanza. In Germania il 36% dei campioni di acqua potabile sono risultati positivi per Cryptosporidium.</p>

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			<p><strong>I provvedimenti di disenfezione </strong>sono molto difficili, il cloro da solo non è sufficiente, solo in combinazione con una ozonizzazione è possibile sanificare dal criptosporidio l‘acqua potabile. Ri­coveri e terreni contaminati sono fonti comuni di infezione dato che le oocisti rimangono infettanti per mesi.<br />
Come diagnostica di laboratorio sono disponibili diversi metodi per la <strong>rilevamento</strong>. Con un esa­me microscopico dopo specifico arricchimento (MIFC) possiamo ritrovare le oocisti. Come tutti gli esami parassitologici su feci, la sensibilità è relativamente limitata, ca. il 60%.</p>
<p>I campioni fecali dei rettili vengono colorati in aggiunta, per aumentare la possibilità di rilevamento con la microscopia (colorazione Ziehl-Neelsen modificata).<br />
Nel bovino si consiglia l‘esame tramite ELISA per rilevare il C. Parvum.<br />
L‘immunofluorescenza mostra un più ampio spettro di specie di criptosporidi e per questo è indicata nel cane, gatto ma anche nei piccoli roditori (cavie, C. wrairi).</p>
<p>Nei rettili, in caso di IFAT positiva, non possiamo differenziare tra agenti patogeni o semplici ospi­ti intestinali. In questo caso la PCR può portare a una differenziazione con conseguente rileva­mento dei patogeni molto sensibile e preciso.</p>
<p>Il successo della terapia non è ancora stato raggiunto. Una terapia sintomatica e l‘igiene ambientale rimangono ancora in primo piano nella lotta contro la criptosporidiosi. Nel caso del vitello che beve ancora il latte e finchè il rumine non è maturo, in EU è stato registrato questo prodotto: Halocur®. Per il cane e gatto non sono stati re­gistrati al momento chemioterapici.<br />
Una riduzione nella escrezione di oocisti nel gatto può essere ottenuta con la Paromomicina, Tilosi­na o Azitromicina, ma non c‘è ancora nessuna informazione specifica sui risultati nei pazienti. Nei rettili vengono utilizzati a livello sperimentale Sulfonamide o Tolturazil.</p>

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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2013_02-lab_akt_1302_cryptopordien_it.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Cryptosporidium &#8211; Parassita patogeno che provoca diarrea non solo nella pratica con i grandi animali</strong></a></p>

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		<title>Agenti infettivi multi resistenti – Approcci terapeutici</title>
		<link>https://laboklin.com/it/agenti-infettivi-multi-resistenti-approcci-terapeutici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[LABOKLIN &#124; Bad Kissingen]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2013 08:03:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aggiornamenti LABOKLIN 2013]]></category>
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					<description><![CDATA[Non solo nella pratica veterinaria degli animali da reddito, anche nel campo degli animali da compagnia e dei cavalli sono ora sempre di più gli organismi multiresistenti che danno problemi nel corso di una terapia antibiotica.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row vc_row-fluid dt-default" style="margin-top: 0px;margin-bottom: 0px"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-8"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p>Non solo nella pratica veterinaria degli animali da reddito, anche nel campo degli animali da compagnia e dei cavalli sono ora sempre di più gli organismi multiresistenti che danno problemi nel corso di una terapia antibiotica.</p>
<h2>Stafilococchi meticillino resistenti MRSA/MRSP:</h2>
<p>La formazione di ß-lattamasi da parte degli stafilococchi è nota da  molto  tempo  e fin‘ora gli inibitori ß-lattamici come l‘acido clavulonico hanno avuto successo. Anche le cefalosporine di 1^ generazione come la Cefalexina o di 3^ generazione come la Cefovecina potevano empiricamente contrastare con successo questi stafilococchi ß-lattamasi produttori.</p>
<p>Con la meticillino resistenza però questa situazione è sostanzialmente cambiata. Si è formata una variante di proteina (PBP-2a) legante la penicillina codificata dal gene mecA.</p>
<p>Accanto alla resistenza agli antibiotici ß-lattamici come penicilline, amoxicilline e cefalosporine, questi organismi mostrano spesso una multiresistenza anche verso altri antibiotici (vedere la figura). Si sono dimostrate resistenze verso lincosamidi (clindamicina/lincomicina); macrolidi (eritromicina, claritromicina), tetracicline, combinazioni di sulfamidici e trimetoprim e già anche contro i fluorchinoloni.</p>
<p>Il numero di stafilococchi meticillino resistenti è aumentato non solo nel bestiame, in particolare nel maiale, ma anche nei nostri animali da compagnia, come confermano diverse pubblicazioni.</p>
<p>Questi germi MRSA, nel maiale come nell‘uomo, si trovano spesso nella mucosa nasale, senza che siano presenti sintomi.</p>
<p>Nei nostri animali da compagnia invece la presenza di MRSA si trova di solito associata a sintomi clinici. Mentre nel cane questi vengono isolati per lo più da ferite infette, nel gatto vengono isolati più spesso nelle urine. Nel cane però si trovano molto più frequantemente MRSP (Staph. Intermedius meticillino resistente) rispetto a MRSA. Sono stati isolati ormai anche stafilococchi coagulasi negativi con il gene mecA.</p>
<h2>Scelta degli antibiotici per MRSA/MRSP:</h2>
<p>Per evitare un ulteriore aggravamento della multi-resistenza, nel corso di una infezione batterica è comunque consigliato effettuare un approfondimento colturale con il relativo antibiogramma. Soprattutto nel caso dell‘isolamento di ceppi MRSA/MRSI, dove una sensibilità anche contro gli antibiotici non ß-lattamici non può essere prevista, è essenziale l‘allestimento di un antibiogramma. Tuttavia, non sempre è possibile attendere per l‘inizio di una terapia fino a quando l‘antibiogramma non sia pronto. Per questo qui di seguito parleremo di alcuni antibiotici che, nonostante la resistenza alla meticillina, possono spesso risultare ancora efficaci.</p>
<h2>Rifampicina:</h2>
<p>Nei confronti di questo antibiotico, usato già da tanto tempo per lo più nella pratica equina nei confronti di <em>Rhodococcus equi</em>, la maggior parte dei ceppi di MRSA/MRSP mostrano ancora una certa sensibilità.</p>
<p>La sua attività battericida è basata su una inibizione della RNA polimerasi batterica. Data la sua lipofilia, il suo buon assorbimento e distribuzione così come la sua capacità di penetrare nella parete cellulare, può essere usato anche contro patogeni intracellulari come micobatteri o appunto Rhodococcus equi.</p>
<p>Dosaggio per Staph. pseudintermedius:</p>
<p>5 mg/kg 1 x dì per 10 giorni, si può aumentare il dosaggio fino a 10 mg/kg, in questo caso però suddividere la somministrazione in 2 x dì.</p>
<p>Dato che l‘uso della sola rifampicina può portare velocemente a una resistenza data da mutazioni, in medicina umana viene usata sempre in abbinamento con un altro antibiotico battericida. Questo dovrebbe essere fatto ugualmente in medicina veterinaria, anche se questo sviluppo di resistenza sembra comparire in un arco di tempo maggiore.</p>

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			<p>A causa del cattivo gusto, il farmaco viene assunto con riluttanza. I cani mostrano spesso come effetto collaterale (in circa il 20% dei casi) un aumento degli enzimi epatici, così come ci possono essere un colore rosso arancio della sclera e dell‘urina; il proprietario va informato per tempo di ciò.</p>
<h2>Doxiciclina / Tetraciclina</h2>
<p>A volte i ceppi di risultano sensibili a questo gruppo di sostanze. La doxiciclina può venire somministrata per via orale alla dose di 5 mg/kg 2 x dì. Effetti collaterali come disturbi gastrointestinali o danni al fegato sono molto rari. La temuta colorazione dei denti che avviene con la somministrazione della tetraciclina, non avviene con la doxiciclina. L‘assorbimento non è influenzato da mangimi contenenti calcio.</p>
<p>Dal momento che nei preparati è presente come Doxiciclinidroclorito, la compressa può causare gravi ustioni nell‘esofago se si blocca a quel livello. Per evitare questo la somministrazione della compressa deve essere accompagnata immediatamente rispettivamente da molta acqua e dalla somministrazione di cibo.</p>
<h2>Cloramfenicolo</h2>
<p>La sensibilità dei ceppi di MRSA/MRSP verso questa sostanza ha portato negli ultimi anni ad un suo maggiore uso. Come Cloramfenicolpalmitato è, al contrario del florfenicolo, somministrabile facilmente per via orale. Il florfenicolo, approvato per gli animali da reddito, può come regola essere solo iniettato, ma il breve tempo di dimezzamento in cani e gatti ne rende necessaria una somministrazione di 3 meglio 4 volte al dì.</p>
<p>Dosaggio: Cloromicetinpalmitato  50mg/kg  p.o. 3 x dì, in modo che venga mantenuto un livello sierico sufficientemente elevato, così da poter essere un vero battericida contro gli stafilococchi.</p>
<p>Se viene usato il Florfenicolo, nel cane e nel gatto viene consigliato un dosaggio di 25-50 mg/kg 2 &#8211; 3 x dì con somministrazione intramuscolare. Secondo la letteratura è possibile anche una somministrazione orale, il dosaggio e la frequanza non cambiano.</p>
<p>A differenza di ciò che accade negli uomini, il cloramfenicolo è ben tollerato dai nostri animali da compagnia, soprattutto i danni irreversibili al modollo osseo che compaiono nell‘uomo sono sconosciuti nei nostri animali. Per questo motivo però il proprietario deve conoscere molto bene come somministrare il farmaco per salvaguardare la propria salute.</p>
<p>Per quanto riguarda gli animali si deve prestare attenzione perchè il cloramfenicolo può inibire diversi enzimi come l‘inibitore del citocromo, così come il metabolismo di altri farmaci come oppiacei, barbiturici, propofol e altri ancora.</p>
<h2>Aminoglicosidi (Gentamicina, Kanamicina, Neomicina, Amikacina)</h2>
<p>Gli aminoglicosidi, in particolare la gentamicina, hanno una buona efficacia anche contro i ceppi di MRSA/MRSP. Accanto alla nefrotossicità e ototossicità, lo svantaggio della gentamicina risulta nella sua applicabilità. È utilizzabile solo localmente, p.es. tramite preparazioni per occhi o orecchie oppure deve essere iniettata. L‘effetto battericida può essere raggiunto con una somministrazione di 1 x dì i.v., i.m. o s.c. con una dose di 10 mg/kg. Si segnala che le iniezioni sottocutanee possono dare una irritazione locale.</p>
<p>Anche se con la iniezione i.v. vengono raggiunti livelli plasmatici molto alti (la MIC per gli Stafilococchi è solitamente &lt; 2 µg/ml), l‘efficacia viene ridotta notevolmente da pus e lisi cellulare.</p>
<p>Effetti collaterali:</p>
<p>Il peggior effetto tossico può comparire a livello renale, particolarmente colpiti sono animali disidratati, con danni renali preesistenti, animali in una fase setticemica. La nefrotossicità è correlata con la durata della somministrazione. Per diminuire al minimo il rischio, le somministrazioni devono essere monitorate strettamente e accompagnate da un controllo regolare dei valori renali.</p>
<h2>Enterococchi</h2>
<p>Temuti da molto tempo in medicina umana come agenti infettivi nosocomiali, questi cocchi gram + iniziano a creare molti problemi anche in medicina veterinaria.</p>
<p>I ceppi più comunement isolati, <em>Enterococcus fa</em><em>ecalis </em>e <em>Enterococcus faecium</em>, si comportano in modo molto diverso. Mentre Enterococcus faecalis viene coltivato più spesso, la resistenza data da Enterococcus faecium porta a problemi sempre più frequenti.</p>
<p>Fin‘ora gli Enterococchi isolati si sono dimostrati sensibili a Penicillina G e Ampicillina o Amoxicillina. Sempre più spesso tuttavia, anche in medicina veterinaria, si osserva una resistenza degli Enterococchi verso Cefalosporine e Fluorchinoloni. Questi ceppi mostrano poi spesso anche una resistenza a Sulfonamidi combinati con Trimethoprim o antibiotici macrolidi. Anche se si mantengono sensibili ai Fluorchinoloni, questo gruppo non è una buona alternativa. Questo è quello che ha dimostrato la medicina umana. Così aumenta il tasso di infezioni correlate agli enterococchi nosocomiali, causato dall‘uso di inibitori della girasi e cefalosporine, che intrinsecamente non possiedono una buona attività contro gli enterococchi. In medicina veterinaria questa tendenza non viene ancora rispettata, c‘è solo una segnalazione di una tendenza in aumento per le infezioni del tratto urinario causate da enterococchi.</p>
<p>Nel caso in cui vengano isolati gli Enterococchi, se sensibili alla Penicillina G, dovrebbero venire usate Ampicillina o Amoxicillina per la loro applicabilità, sicuramente alla dose più alta possibile.</p>
<p>Nel caso di infezioni gravi, dovrebbe venire usata una combinazione di antibiotici ß-lattamici e Aminoglicosidi. Nel caso di ferite infette, infezioni del tratto urinario o peritonite, durante i quali accanto agli enterococchi possono venire isolati anche altri patogeni come per es. Batteri Gram – e anaerobi, dovrebbe essere eseguito in primo luogo un antibiogramma. L‘esperienza riporta che in questi casi una terapia mirata risulterà talmente efficace che gli enterococchi non risulteranno più essere un problema.</p>
<h2>Batteri Gram negativi multiresistenti – Pseduomonas aeruginosa, ESBL</h2>
<p>Spesso, quando rileviamo batteri Gram negativi, possiamo supporre che essi siano sensibili a Fluorchinoloni e Aminoglicosidi. Ugualmente dovremmo tenere conto che le Cefalosporine di prima generazione così come Ampilcillina o Amoxicillina per lo più non sono più efficaci. La situazione è simile nel caso di agenti ESBL (ß-lattamasi ad ampio spettro), questi sono componenti intestinali comuni, come E. Coli e altre enterobacteriaceae come Klebsiella spp., Proteus spp., ma anche Salmonella, che possono mostrare le medesime resistenze.</p>
<h2>Antibiotici ß lattamici</h2>
<p>Contro Pseudomonas aeruginosa, in questo gruppo risultano validi solo le Ureidopenicilline; a queste appartengono Mezlocillina, Azlocillina così come Piperacillina e le Carboxypenicilline Carbencillina e Ticarcillina. Questi antibiotici sono solo ad uso umano e anche nell‘uomo abbiamo delle riserve. Per questo in medicina veterinaria dovrebbero essere usati solo in casi estremi e a seguito di precise indicazioni.</p>
<p>Queste sostanze possono essere solo iniettate. L‘applicazione frequente, almeno 4 x dì, così come il breve tempo di conservazione dopo la preparazione della soluzione e il prezzo alto, sono a sfavore del loro uso.</p>
<h2>Cefalosporine</h2>
<p>Solo le Cefalosporine di III e IV generazione dimostrano una buona efficacia contro i batteri Gram negativi. Purtroppo questi farmaci in medicina veterinaria sono approvati solo come preparati iniettabili o applicabili localmente. La Cefovecina, antibiotico a lungo termine, registrata per infezioni cutanee e del sistema urinario di cani e gatti, mostra un‘azione relativamente buona contro i batteri Gram negativi ma non anche contro Pseudomonas aeruginosa. Per quanto riguarda l‘applicabilità a livello locale, tra le Cefalosporine di IV generazione, Cefoperzon (Peracef® Euterinjektor) mostra una buona attività contro i batteri ESBL e anche contro Pseudomonas aeruginosa, purtroppo però lo si può usare solo localmente come preparato per l‘orecchio o per le sacche anali.</p>
<p>In particolare per la medicina veterinaria come Cefalosporina di IV generazione è stato sviluppato il Cefquinom, registrato per bovino, suino, cavallo. Il suo spettro di azione include batteri Gram positivi ma è anche molto buono contro i Gram negativi. Purtroppo Pseudomonas aeruginosa spesso si dimostra resistente verso questa cefalosporina. Per cani e gatti può essere usato con un dosaggio (iniettabile) di 1-2 (3-4) mg/kg s.c. 1 x dì.</p>
<h2>Fluorchinoloni</h2>
<p>Questo gruppo di inibitori della girasi ha ancora una buona attività contro Pseudomonas aeruginosa e anche contro i batteri ESBL. Tra i Fluorchinoloni, secondo la letteratura e anche per nostra esperienza, in vitro quelli più efficaci sono Enrofloxacina e Marbofloxacina, così come la nuova Pradofloxacina. Una efficacia leggermente inferiore la mostrano Difloxacina e Ibafloxacina.</p>
<h2>Aminoglicosidi</h2>
<p>Questa classe di farmaci di solito è ancora efficace contro batteri ESBL e anche contro Pseudomonas aeruginosa.</p>
<p>Amikacina e Tobramicina, entrambi farmaci ad uso umano, sono i più efficaci contro questi germi molto resistenti. Negli animali dovrebbero venire usati solo se specificatamente indicati; Amikacina con un dosaggio di 5-10 mg/kg i.v., i.m., oppure s.c. 1 x dì, Tobramicina 5-10 mg/kg 3 x dì. A causa della loro nefrotossicità si consiglia di monitorare la funzionalità renale.</p>

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			<p><a href="https://laboklin.com/wp-content/uploads/2023/03/2013_01-lab_akt_1301_it.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Agenti infettivi multi resistenti – Approcci terapeutici</strong></a></p>

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